Andrea Frediani.
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La Guerra Infinita.
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2019. Newton Compton Editori, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Spagna, 137 A.C. Quella tra i conquistatori romani e i ribelli celtiberi  una guerra sanguinaria, che sembra non avere mai fine. Muzio Spurio, veterano pluridecorato, ne ha abbastanza: ha deciso di chiedere il congedo e di tornare da quella famiglia che ha trascurato per troppi anni. Ma, dopo tanto tempo trascorso sui campi di battaglia, il vecchio soldato non  pi lo stesso e il ritorno alla vita civile si rivela pi difficile del previsto. E quando l'orrore
travolge la sua stessa casa, portandogli via ci che ha di pi caro, Muzio comprende che non sar mai libero finch durer quel brutale conflitto. Accompagnato dalla figlia maggiore e dal suo amico pi fidato, il veterano si avventura cos in territorio ostile, tra feroci avversari e pericoli di ogni sorta, in cerca della propria vendetta e di una bambina rapita. I tre romani, divisi da anni di incomprensioni e di segreti, si confronteranno, si perderanno e poi
si ritroveranno davanti alle mura di Numanzia, la roccaforte dove si sono rinchiusi gli ultimi ribelli. E proprio l, nella citt-simbolo della pi strenua resistenza al dominatore, oggetto di un implacabile assedio, si compir il loro destino e quello della guerra infinita.
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L'AUTORE.
Andrea Frediani (Roma, 1963)  uno scrittore, saggista e storico italiano.Nato e cresciuto a Roma fin da bambino Frediani ha espresso un forte interesse verso la storia. Frequentato il liceo classico, ha seguito un corso di laurea in Lettere. Dopo essersi laureato in Storia Medievale, Frediani inizia a collaborare a riviste storiche come "Storia e Dossier". Nel 1997 pubblica il suo primo libro Gli assedi di Roma per Newton Compton Editori; con questo libro vince l'anno seguente il premio Orient-Express nella sezione romanistica. Nel 2007 pubblica il suo primo romanzo intitolato 300 guerrieri, la battaglia delle Termopili, che raggiunse il settimo posto nella classifica dei libri pi venduti. Successivamente collabora con svariate riviste di storia, come Focus Wars, Focus Storia, Storia militare, Medioevo, RID - Rivista italiana di difesa. Fa parte del comitato scientifico di Focus Wars. 
Nel 2011 ha vinto il premio Selezione Bancarella con "Dictator, il trionfo di Cesare".
Nel 2014 ha vinto il Premio "Torre di Castruccio" nella sezione letteratura.
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La Guerra Infinita.
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A John Ford, per tutte le emozioni che provo tuttora rivedendo i suoi film
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1.
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Penisola iberica, 137 a.C.
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Il soldato si tuff precipitosamente nel fiume Tago, cercando di recuperare la testa dell'ennesimo prigioniero celtibero giustiziato, rotolata in acqua e trascinata via dalla corrente.
Muzio Spurio apr la bocca per richiamare il soldato e impedirgli di compiere quel gesto insensato, ma poi decise di lasciar perdere, quando si rese conto che la sua affannosa rincorsa stava provocando l'ilarit dei commilitoni: un po' di divertimento, in quell'orrore senza fine, non poteva che far bene alla truppa.
E anche a lui.
Si accorse che perfino le sue labbra si erano increspate in un accenno di sorriso. Era molto tempo che non accadeva. Ignor gli altri prigionieri e rimase a seguire con lo sguardo i patetici sforzi del legionario, incitato dal tifo sempre pi farsesco dei camerati. Il macabro cimelio galleggiava sulla superficie dell'acqua, sballottato dalla corrente, e si sottraeva a ogni tentativo del soldato di afferrarlo per i lunghi capelli fluttuanti. L'uomo alternava goffe bracciate e saltelli nell'acqua ancora bassa, ma la testa dell'ispanico procedeva sempre pi verso il centro del fiume e il suo inseguitore inizi ad annaspare.
Neanche fosse una bella ragazza!, gli grid un legionario.
Infatti si  allenato inseguendo le donne che scappano via da lui allo stesso modo!, url un altro, sbellicandosi dalle risate.
Ricordati che hai la lorica indosso, imbecille!, si sent in dovere di gridargli Muzio, che aveva preso la faccenda con leggerezza nella convinzione che il subalterno non fosse tanto stupido da spingersi lontano dalla sponda.
Solo allora il legionario sembr prestare attenzione alle parole provenienti dalla riva. Si blocc improvvisamente, disorientato, poi gett uno sguardo sconsolato alla testa che si allontanava. Scosse il capo, fece una smorfia e torn indietro, lottando contro la corrente che lo spingeva nella direzione opposta. Usc dall'acqua come un pulcino bagnato, tra gli sguardi ironici dei compagni e quello, pi severo, di Muzio.
Non ti preoccupare, una testa in meno non far alcuna differenza con quei bastardi!, dichiar un altro legionario accogliendolo con una pacca sulle spalle.
Ma il soldato scosse ancora la testa. Si avvicin a uno dei prigionieri inginocchiati lungo la sponda con le mani legate dietro la schiena, estrasse il gladio e sferr un fendente che recise di netto il capo dell'ispanico. Quindi guard il centurione con imbarazzo: Perdonami, signore, ma se il tribuno ha stabilito di lanciare cento teste nel campo celtibero, suppongo che debbano essere proprio cento, non una in meno..., precis, riponendo il gladio insanguinato nel fodero.
Muzio gli rivolse uno sguardo di disapprovazione. Magari eri tenuto ad aspettare che ti autorizzassi a sostituire la testa finita in acqua con un'altra. E lo avrei fatto, se non altro per premiarti del tuo sforzo nel fiume. Ma non hai chiesto il permesso, rispose con il tono pi autoritario di cui disponeva e che sapeva bene essere molto intimidatorio. Il soldato, infatti, si fece subito piccolo piccolo.
Anche le risate degli altri soldati si spensero all'improvviso. Tutti, e non solo nella centuria di Muzio, conoscevano la severit dell'ufficiale, diventata proverbiale in tutte le armate stanziate in Spagna nel corso dell'interminabile ribellione celtibera. E adesso tutti si aspettavano una punizione esemplare.
Ma Muzio ne aveva abbastanza. Di tutto. E gli attimi di divertimento che quello sprovveduto gli aveva regalato meritavano un premio. Indic la pila di teste che la sua unit aveva disseminato lungo la sponda del fiume e dichiar: Radunale tutte e mettile sul carro. Sei responsabile di ognuna di esse. Le voglio sistemate e a disposizione della centuria entro mezz'ora. Subito dopo, trascina nel fiume i corpi decapitati, tutti quanti: finiranno a valle, davanti ai villaggi dei ribelli, come monito. Poi si rivolse agli altri. E che nessuno lo aiuti. Voi riportate i prigionieri superstiti al loro recinto. Domattina all'alba marceremo verso il campo nemico e lanceremo le teste dentro il vallo.
Il soldato punito emise un sospiro di sollievo, nonostante la prospettiva lo costringesse a lavorare da solo per ore, probabilmente fino a notte fonda, senza potersi asciugare n riposare, sferzato dal freddo vento autunnale proveniente dai Pirenei. Ma conosceva abbastanza il suo comandante di unit da sapere che se l'era cavata fin troppo bene e fin per annuire con convinzione.
Muzio diede un'occhiata agli ispanici sopravvissuti. Tutti lo fissavano con l'odio che aveva imparato a riconoscere nei lunghi anni in cui li aveva affrontati. Aveva combattuto su tanti fronti lungo tutto il Mediterraneo, dai galli ai cartaginesi, dai numidi ai macedoni, ma non aveva mai affrontato avversari tanto tenaci e invasati, uomini che facevano della guerra la loro unica occupazione. Nei loro occhi, che nessuno abbassava quando incrociava il suo sguardo, leggeva una fierezza e un orgoglio che le umiliazioni della cattura, del dileggio e dei tormenti subiti dai romani non avevano minimamente incrinato. Neppure quando aveva lasciato i suoi uomini liberi di aggirarsi tra i prigionieri e decidere sul momento chi dovesse essere decapitato e chi potesse continuare a vivere da schiavo. Muzio conosceva i celtiberi abbastanza da sapere che speravano tutti di morire, piuttosto che vivere in schiavit.
Nessuno di loro aveva detto una parola. Erano rimasti in silenzio da quando li avevano catturati, per poi legarli, torturarli e decapitarli, restituendo loro ci che i romani subivano ogni volta che cadevano in mani ispaniche. Ne aveva viste, Muzio, di teste spiccate dal corpo dei legionari, negli anni di servizio nella penisola iberica, dapprima contro i lusitani, pi a nord-ovest, poi contro i celtiberi, la cui ribellione durava da ben diciassette anni senza che i romani riuscissero a venirne a capo. E aveva visto morire dozzine dei suoi uomini al punto che quasi tutti i componenti della sua centuria erano reclute o rimpiazzi o, tutt'al pi, avevano al massimo un paio d'anni di servizio nella penisola. Li aveva visti morire trafitti o sgozzati o tagliati a pezzi in battaglia, ma ancor pi spesso ne aveva rinvenuto i cadaveri orrendamente mutilati, scannati e quasi sempre decapitati. E ora lanci uno sguardo di compatimento ai suoi subalterni, chiedendosi quanti di loro avrebbero fatto la stessa fine entro breve tempo.
Ma non lo riguardava. Non lo riguardava pi, ormai, si disse sollevato.
Signore, il pretore ti vuole nella sua tenda. Un portaordini interruppe le sue riflessioni.
Forse ci siamo, pens Muzio, che aspettava quella chiamata da diversi giorni.
Si diresse verso il praetorium con il timore che la sua richiesta fosse stata rifiutata.
Ma allo stesso tempo, temendo anche che fosse stata accolta.
Ogni volta che Muzio Spurio entrava nell'alloggio del comandante, veniva assalito da un senso di irritazione. Come sempre, varcata la soglia si guard intorno prima ancora di fissare il pretore e riusc a stento a trattenere il disgusto per quel lusso ostentato. Nulla poteva essere pi distante dal suo animo e dallo spirito militare quanto l'arredamento di cui il generale amava circondarsi perfino nei momenti pi duri delle campagne contro i ribelli, nei campi di marcia giornalieri, obbligando i soldati a perdere tempo e sprecare energie per trasportare, montare e mettere in ordine le suppellettili che si portava dietro.
Non c'era da meravigliarsi, si disse Muzio, se Roma non riusciva a schiacciare i ribelli. Se gli eserciti inviati dalla citt capitolina continuavano a essere guidati da uomini tanto imbelli, prima o poi i celtiberi avrebbero prevalso una volta per tutte e avrebbero cacciato gli invasori dalle loro terre. Spesso il centurione si meravigliava di come Roma fosse riuscita a creare un impero e a sconfiggere nemici temibili mettendo a capo delle proprie armate dei politicanti che dedicavano alla carriera militare solo una piccola frazione della loro esistenza. Erano gli di, probabilmente, a intervenire di tanto in tanto, donando a Roma un comandante di genio che risolveva annosi conflitti e situazioni drammatiche.
In fin dei conti, l'Urbe era riuscita a schiacciare Cartagine e a sottrarle proprio la penisola iberica solo grazie all'avvento di un comandante capace e dotato di spessore militare come Scipione l'Africano: se non fosse stato per lui, Roma non sarebbe mai riuscita a possedere neppure uno spicchio di Iberia e, forse, neppure gran parte dell'Italia. E Muzio lo sapeva bene: suo nonno era stato centurione primipilo nella prima guerra punica, suo padre aveva raggiunto lo stesso grado nella seconda, finendo coinvolto nel disastro di Canne prima di prendersi la sua rivincita agli ordini di Scipione a Zama. E lui aveva avuto il privilegio di servire il nipote del grande condottiero, Scipione Emiliano, quando solo nove anni prima si era reso protagonista della distruzione definitiva della grande rivale di Roma. Era stato proprio Muzio a comandare il distaccamento incaricato di spargere il sale sulle rovine di Cartagine perch non vi crescesse pi l'erba, cos come il senato aveva disposto.
Un affresco... Sulla parete alle spalle del legato, c'era un affresco raffigurante una elegante domus con un laghetto al centro pieno di ninfee, bagnanti tutt'intorno che giocavano a palla e civili intenti a sorseggiare bevande sdraiati sui triclini. Probabilmente casa sua. Lo portava sempre con s, come se avesse nostalgia della sua vita da civile... I soldati, tutt'al pi, si portavano dietro il monile della fidanzata, il giocattolo di un figlio; ma un affresco... secondo Muzio, era quello, pi del vasellame cesellato che vedeva sul tavolo, pi dell'elegante baldacchino su cui il comandante amava dormire, pi dei bei triclini con cuscinetti ricamati su cui faceva adagiare i suoi ospiti di rango, a testimoniare la sua inadeguatezza: se un uomo pensava continuamente alla sua vita da civile, non poteva essere responsabile di migliaia di militari. E poi, se un giorno i ribelli avessero espugnato il suo campo, avrebbero avuto di che divertirsi: con la roba da femmine che avrebbero rinvenuto nel praetorium, la loro legione sarebbe diventata lo zimbello di tutto l'esercito e delle schiere nemiche.
Finalmente Muzio fiss il comandante, Gaio Ostilio Mancino. Neanche il suo aspetto era rassicurante, per un militare di professione: non sarebbe potuto essere meno marziale, con l'abbondante adipe che la corazza faticava a contenere e la statura modesta. A Muzio ricordava un altro legato sotto cui aveva servito per poche settimane, tale Aulo Vitellio, caduto in un'imboscata anni prima contro i lusitani, che lo avevano ucciso insieme a molti altri legionari ignorandone l'identit: il guerriero che lo aveva trafitto si era giustificato per aver privato i celtiberi di un prezioso ostaggio, si diceva, sostenendo che non avrebbe mai pensato che un uomo tanto goffo e ridicolo potesse essere un comandante.
Per fortuna, fino al quel momento al suo generale non era mai toccato affrontare in battaglia i celtiberi, altrimenti, sospettava il centurione, avrebbe fatto la stessa fine di Aulo Vitellio. E l'avrebbe fatta fare ai suoi uomini. Muzio non riusciva a ricordare le volte in cui lui, da centurione, aveva dovuto mettere una toppa agli errori degli alti comandi; e quando era abbastanza fortunato da servire un generale di buon senso, che comprendeva i propri limiti e si affidava all'esperienza dei suoi subordinati, le cose si potevano aggiustare; ma quando capitava un personaggio tronfio e vanesio, che non pensava ad altro che al proprio lignaggio, la disfatta era assicurata.
Con Mancino non era ancora successo nulla di rilevante, n in positivo n in negativo. Era giunto al fronte solo da due mesi, in fin dei conti. Ma Muzio lo aveva conosciuto nove anni prima, in occasione dell'assedio di Cartagine, quando da console aveva comandato le truppe prima dell'avvento decisivo di Scipione Emiliano: Mancino si era dimostrato inconcludente e imbelle in Africa e non c'era ragione di sperare che se la cavasse meglio su uno scacchiere, come quello iberico, se possibile ancor pi insidioso.
Centurione primipilo Muzio Spurio a rapporto, pretore, dichiar infine, mettendosi sull'attenti.
Mancino lo fece aspettare con studiato sadismo. Sentiva su di s, evidentemente, il disprezzo che un militare di carriera nutriva per uno come lui e intendeva tenerlo sulle spine. Erano le meschine vendette dei patrizi sui plebei pi in gamba di loro. Il legato fiss a lungo e in silenzio una tavoletta cerata con una smorfia in viso, e poi alz lo sguardo.
A quanto pare, qui tu hai finito, disse con sufficienza.
Muzio attese qualche dettaglio in pi. Signore?.
Mancino sbuff. La tua domanda di congedo  stata accettata, centurione, precis. La tua carriera  terminata, come desideravi: l'esercito ha deciso di riconoscere il prezioso contributo alla Repubblica nei tuoi trentadue anni di servizio e di concederti il meritato riposo. Da domani non sarai pi al comando della prima centuria della prima coorte della legione.
Era fatta, dunque. Aveva chiuso con tutto quel marciume. Muzio si concesse un sospiro di sollievo. Grazie signore, si sent in dovere di dire, anche se sapeva bene che la decisione non era dipesa dal pretore.
Non ringraziarmi, disse infatti il governatore. Fosse stato per me, non avrei smobilitato alcun ufficiale in questa fase delicata della rivolta. Non possiamo privarci di uomini di esperienza proprio in questo momento, con le difficolt che abbiamo a espugnare Numanzia e l'estensione della rivolta ai vaccei. Basterebbe un ultimo sforzo, con tutte le truppe di cui disponiamo, e sono certo che nell'arco di poco tempo stermineremmo questi selvaggi!.
Mancino non sapeva nulla di quei selvaggi, si disse Muzio soffocando con difficolt l'indignazione. Per fortuna, il suo congedo era stato approvato dal predecessore di Mancino, Marco Popilio Lenate, e confermato dal senato: l'attuale pretore non poteva impedirlo.
Credo di aver dato abbastanza alla causa dell'Urbe, pretore, come tu stesso hai detto. Sono stanco e un vecchio stanco non sarebbe di grande aiuto, con questi prodi guerrieri, replic asciutto.
Ne dubito. Sei ancora gagliardo, a quanto mi dicono, insist il generale. Ho letto nel rapporto del tribuno che l'altro giorno hai ucciso personalmente tre arevaci in combattimento, dopo aver soccorso con la tua unit quella di Gaio Favonio caduta in un'imboscata. A me serve gente come te: non c' un modo in cui possa convincerti a rimanere?
No, signore. Nessun modo. Voglio tornare dalla mia famiglia.
Il pretore scatt in piedi. Ecco perch i soldati non dovrebbero avere una famiglia! Ci sar un motivo per cui non possono sposarsi! Ma a che serve non farvi sposare se poi si tollerano le vostre unioni? Vi rammollite!, si lament.
Muzio avrebbe voluto rispondere che nessun soldato si sarebbe mai rammollito quanto un civile prestato occasionalmente all'esercito. Ma tacque.
Il comandante, per, non aveva finito. La verit  che vuoi goderti tutti i soldi che hai accumulato col bottino di guerra, prosegu frustrato. Credi che non sappia che voi centurioni vi prendete la gran parte del bottino ogni volta che le truppe saccheggiano un villaggio o una citt? Tu devi averne saccheggiate a centinaia, in trent'anni... E voi poveracci, non appena avete un po' di soldi, vi montate la testa... sperate di vivere come noi patrizi, di concedervi gli stessi lussi? Siete degli idioti: non ci siete abituati e vi mangiate subito tutto. Accadr anche a te e a sessant'anni vorrai tornare nell'esercito per non morire di fame, ma a quel punto s che non sapremo che farcene di un vecchio come te....
Era troppo. Chiedo il permesso di andare a riposare, signore.  tardi, rispose Muzio stizzito.
Mancino scosse la testa e torn a sedere. Ma s, ma s... vatti a riposare... che domattina ti voglio in forma per il tuo ultimo incarico. Dopo aver fatto quel regalino ai ribelli, esigo che la tua centuria torni entro mezzogiorno qui al campo. Ora puoi andare.
Muzio chin il capo in segno di saluto, si volt e usc dal locale. Aveva sperato che il pretore lo dispensasse da quel meschino compito, che poteva benissimo svolgere il suo optio. Non era edificante che uno dei personaggi di pi alto rango dell'esercito di stanza in Spagna concludesse la propria carriera con un incarico di profilo tanto basso. E qualunque comandante dotato di un minimo di sensibilit militare avrebbe dovuto capirlo. Ma Mancino non era un militare; o forse, pi semplicemente, considerava il suo congedo come un affronto, e quindi voleva fargli un dispetto e umiliarlo per non aver rinnovato la ferma.
Cos, gli toccava terminare la carriera, che lo aveva visto comandare truppe sui campi di battaglia di mezzo mondo e contro nemici come Asdrubale il beotarca, Viriato e re Perseo di Macedonia... scagliando teste mozzate in un villaggio di celtiberi.
Se mai aveva avuto dei dubbi sul congedo, l'atteggiamento di Mancino glieli aveva fugati del tutto.
Di nuovo!, grid Muzio ai serventi della ballista. Uno dei soldati afferr un'altra testa dalla catasta accanto all'ordigno e la pose nel cucchiaio; il commilitone addetto ai tiranti azion la leva di sgancio e il braccio scatt in avanti con violenza, andando a sbattere contro il cuscinetto mentre il proietto tracciava un'ampia traiettoria nell'aria. Il centurione lo segu distrattamente con lo sguardo, vedendolo scomparire oltre il vallo della roccaforte nemica. I suoi uomini esultarono per il successo del tiro, mentre Muzio osserv sconsolato il mucchio delle teste residue. Ne aveva utilizzate pi o meno la met, quindi la faccenda era ancora lunga.
E lui non vedeva l'ora di concluderla.
Non se ne vede pi nessuno sugli spalti. Hanno paura di essere colpiti da uno dei nostri tiri!, grid un soldato rivolgendosi a lui.
Ti immagini? Colpito dalla testa di un compagno..., comment un altro.
Muzio non riusciva a condividere l'entusiasmo dei suoi uomini. Avendo sperimentato ben pi a lungo di loro la tenacia dei celtiberi, sapeva gi che quel sistema di intimidazione sarebbe servito solo a renderli ancor pi determinati a resistere e a vendicarsi. Mancino e i suoi ragazzi si aspettavano che se la facessero sotto e si arrendessero, e che magari il loro esempio costituisse un monito per tutte le altre comunit. Ma non funzionava cos, in Spagna. Non c'era nulla di scontato, su quello scacchiere insidioso. I romani avevano pagato con perdite inimmaginabili ogni progresso, solo per scoprire, poco dopo, di dover ricominciare tutto da capo. Quella missione non era solo stupida e sgradevole; era anche inutile, perfino dannosa.
Per fortuna era la sua ultima missione.
Centurione?. Un legionario richiam l'attenzione dell'ufficiale: erano pronti per il nuovo lancio.
Muzio diede il suo assenso, ma la catasta era ancora troppo alta e lui cominciava a spazientirsi. Non era diventato il centurione primipilo della sua legione per guidare banali azioni di rappresaglia. Ne aveva abbastanza di dover provocare terrore in gente che non sembrava capace di provarne, in guerrieri impavidi le cui mogli e i figli sembravano perfino pi feroci di loro. Era un gioco perverso e senza fine, in cui ciascuna delle parti rimaneva ottusamente fedele al principio di non cedere di un palmo. E nessuno dei due contendenti sembrava avere i mezzi per prevalere definitivamente sull'altro. Talvolta si era sorpreso a sperare che il senato decidesse di rinunciare alla Spagna perch la sua conquista si stava rivelando troppo gravosa; ma sapeva bene che Roma non aveva mai fatto un passo indietro: se aveva costituito un impero era proprio per la sua capacit di riprendersi dalle sconfitte e superare tutte le difficolt, a costo di impiegarci secoli. Come era avvenuto coi sanniti, per esempio.
Dall'altra parte, gli iberi non erano da meno: i predecessori dei romani, i cartaginesi, avevano occupato solo le zone costiere, senza sprecare risorse per dominare l'entroterra. Dopo i primi rovesci, avevano capito che era la cosa migliore da fare, con quei popoli insofferenti a qualunque forma di autorit e strettamente legati alla convinzione che i loro di li proteggessero; d'altra parte, i punici erano una potenza marinara, e si accontentavano di controllare i porti e i punti di approdo. Ma i romani no: i romani volevano tutto, avevano sempre voluto tutto.
Muzio nutriva da tempo dubbi sul diritto dell'Urbe di dominare quelle genti. Fosse stato al posto degli iberi, si sarebbe comportato allo stesso modo. In fin dei conti, era quello che avevano fatto i romani quando si erano ritrovati Annibale alle porte. Ma non aveva mai osato confidarsi con nessuno, nell'esercito, anche perch non aveva veri e propri amici: tutti lo temevano per la sua severit, pur rispettando il suo valore e la sua efficienza. Le falere che aveva sulla lorica erano la testimonianza dei suoi innumerevoli atti di coraggio, che gli erano valsi il grado di primo centurione della prima coorte per merito, non certo per anzianit: lo era da tanti anni, ma non si era mai tirato indietro quando si era trattato di condividere disagi e rischi della truppa. Aveva dato tutto all'esercito, tutta la sua esistenza, aveva fatto della guerra una ragione di vita, proprio come i nemici che affrontava su quello scacchiere; ma adesso che era tutto finito, si chiedeva quale buona ragione aveva avuto per farlo. Non certo per la gloria di Roma, nella quale non credeva pi. E neanche per propria ambizione: aveva conseguito il suo grado come conseguenza delle sue imprese, non perch vi aspirasse.
Gli sarebbe piaciuto rispondere a quella domanda, ma non ci riusciva.
Signore.... Di nuovo, un legionario lo richiam ai suoi noiosi doveri.
Muzio si limit ad annuire.
Signore, guarda gli spalti..., insist il soldato.
Muzio si volt e osserv in direzione della palizzata. Not del movimento e, strizzando gli occhi, distinse alcuni guerrieri celtiberi dagli elmi crestati. Attorniavano due individui in tunica rossa.
La tunica dei soldati romani.
Nessuno aveva detto loro che in quella roccaforte c'erano prigionieri romani. Forse gli alti comandi non lo sapevano, o forse lo sapevano ma avevano taciuto quell'informazione, per non compromettere la strategia del terrore che avevano in mente di perseguire a ogni costo, sebbene non avesse portato mai a nulla di buono. Se i legionari avessero saputo di condannare a morte altri commilitoni, avrebbero esitato, o messo in discussione gli ordini. Era cos che funzionava, in Spagna. In Spagna pi che altrove, perch il nemico era pi ostico e il conflitto pi feroce.
Fece sospendere il tiro della ballista e rimase a guardare, sapendo gi, dentro di s, cosa sarebbe avvenuto di l a poco. E forse lo sapevano anche i suoi uomini, perch si fece improvvisamente silenzio tutt'intorno. I celtiberi sollevarono le loro falcate, le spade corte e ricurve che Muzio aveva visto recidere tanti arti, e le lame luccicarono alla luce del sole. Un attimo dopo, i corpi dei due prigionieri si accasciarono oltre la palizzata, decapitati. Trascorsero pochi istanti, poi due guerrieri si chinarono a raccogliere le teste, le afferrarono per i capelli, caricarono il braccio destro e le scagliarono oltre il vallo.
Muzio e i suoi uomini rimasero attoniti a osservare i miseri resti dei commilitoni atterrare a un centinaio di passi dal drappello romano e rotolare verso di loro, sobbalzando sul terreno piatto intorno alla roccaforte. Poi fu la volta dei corpi, che i celtiberi gettarono nel fossato che circondava l'abitato.
I legionari si guardarono l'un l'altro, disorientati, mentre dagli spalti si levavano grida di provocazione, perfino di trionfo, e incredibilmente... risate.
I romani guardarono Muzio, in attesa di ordini. Il centurione non poteva far altro che portare a termine la sua ultima missione. Se era questo che voleva da lui il pretore, lo avrebbe fatto, e poi nessuno avrebbe pi potuto chiedergli niente.
Riprendete i lanci. E non dategli soddisfazione: se loro ci mostrano di non avere paura, lo stesso dobbiamo fare noi, dichiar ad alta voce, ma con scarsa convinzione. Gli uomini esitarono qualche istante, e lui dovette assumere la sua espressione pi feroce per indurli ad agire.
Solo quando ebbero ripreso i lanci, Muzio si accorse che sugli spalti erano comparsi altri prigionieri romani. Una delle teste scagliate ne centr uno in pieno, facendolo scomparire dietro il parapetto. Gli altri cominciarono ad agitarsi e cercarono di divincolarsi arretrando; ma da dietro li spingevano a ridosso della palizzata, fino a schiacciarli contro i pali. Di nuovo, gli assedianti esitarono e anche Muzio non pot fare a meno di bloccarsi. In tanti anni di carriera, non gli era mai capitato nulla del genere.
Poco dopo, tuttavia, si rese conto che la sola cosa che gli importasse, ormai, era di allontanarsi da tutti quegli orrori. Voleva farla finita e basta. E prima avrebbe concluso quella spregevole missione, che si era rivelata ancor pi raccapricciante del previsto, e prima avrebbe potuto iniziare, forse, a dimenticare.
E a rispondere all'annosa domanda sui motivi che lo avevano spinto a dedicare un'intera vita alla guerra.
Non possiamo lasciarci intimidire. Roma non sarebbe contenta di noi. Continuate a tirare, dichiar freddamente, cercando di vincere il tumulto interiore che lo avrebbe spinto ad assalire la roccaforte per liberare quei disgraziati, pur sapendo di condurre al macello i suoi stessi uomini.

2.

Nevia fiss il promesso sposo mentre gli ripeteva la classica formula Ubi tu Gaius, ego Gaia, vedendolo gonfiarsi di orgoglio.
E lo trov strano: credeva che avrebbe dovuto commuoversi, piuttosto. Lei si sentiva commossa, per quel passo importante che l'avrebbe trasformata in donna. La sera precedente aveva pianto di sollievo, mentre bruciava i propri giocattoli come voleva la tradizione, per testimoniare la definitiva chiusura col passato infantile.
E aveva pianto anche perch il padre non era giunto in tempo. Il matrimonio rappresentava il rito di passaggio dalla manus del padre a quella del marito, ma in realt per lei non c'era stato alcun passaggio: l'autorit del padre, sempre assente, era stata solo nominale e sebbene questo avesse comportato una maggiore libert per lei, avrebbe preferito di gran lunga subire le limitazioni prodotte dalla sua presenza.
Eppure aveva detto che sarebbe venuto in tempo, si disse ancora una volta irrigidendo la mano destra che la pronuba congiungeva a quella dello sposo, sancendo la loro unione. Aveva riletto mille volte la sua lettera, che costituiva la sola testimonianza della sua esistenza negli ultimi mesi. E non era neppure diretta a lei: era solo una fredda, generica e impersonale comunicazione alla famiglia, che si limitava a prendere atto delle nozze annunciate, approvandole implicitamente e dichiarando che per quell'epoca avrebbe di certo concluso il servizio e sarebbe stato presente. Il solo componente della famiglia che il padre aveva gratificato di un'attenzione speciale era stato il piccolo fratello maschio, che aveva ricevuto perfino una spada in regalo, oltre a un profluvio di parole se non affettuose, perlomeno piene di orgoglio e di aspettative.
Sent gli occhi inumidirsi, e si forz a non piangere. Suo marito, evidentemente convinto di essere la sola causa delle sue lacrime, finalmente le rivolse un ampio sorriso, abbandonando quell'espressione sostenuta che aveva assunto fin dall'inizio della cerimonia. Aulo Bebio era un uomo che si prendeva molto sul serio: il solo vero difetto che Nevia avesse notato in lui, per il resto rassicurante e protettivo, assennato, sufficientemente giovane da poter essere solo suo padre e non suo nonno, e... ricco. Era il miglior partito che la madre avesse potuto scegliere tra gli uomini facoltosi di quella zona di frontiera, recentemente caduta nell'orbita di controllo di Roma e ancora tutta da costruire e civilizzare: Bebio era stato uno dei commercianti pi solleciti nel fornire agli abitanti e alle truppe stanziate lungo il confine tutto ci di cui avevano bisogno per ricreare gli agi delle zone pi pacificate della Repubblica, e ci sapeva fare. Perci, quando la madre aveva privilegiato il suo corteggiamento rispetto a quello di altri pretendenti, il padre, informato per lettera, aveva inviato il suo assenso, e da quel momento il destino della ragazza era stato segnato. D'altra parte, non le era piaciuto nessuno degli aspiranti alla sua mano, quindi tanto valeva scegliere un buon partito, che le avrebbe assicurato un sereno futuro in quei luoghi per tanto tempo logorati dalla guerra, dalle rivolte e dalle scorribande dei razziatori.
Nevia sent alle spalle i singhiozzi della madre e si volt a guardarla. Le due donne si sorrisero, poi la ragazza si stacc dal marito e and ad abbracciarla. La sent fremere di commozione e cap che era certa di averla resa felice, scegliendo Aulo Bebio. Lei non ne era cos convinta, ma in fin dei conti la madre era riuscita a farsi una ragione dell'assenza del compagno, vivendo serenamente con la responsabilit di tirare avanti da sola tre figli; perci forse il suo equilibrio le consentiva di vedere pi lontano. Non aveva patito come lei la latitanza del capofamiglia, anzi col tempo pareva perfino essersi ringiovanita, ed era pi bella adesso di quanto non fosse i primi tempi, quando il suo uomo aveva iniziato a non tornare a casa neppure durante le licenze. Aveva trovato comunque una sua dimensione, e tutti i figli ne avevano tratto vantaggio. Chiss, magari aveva scelto Aulo Bebio perch pensava che Nevia si sarebbe innamorata di lui.
Le mie pi sentite felicitazioni, Nevia: questo  un grande giorno per te e per la tua famiglia! Sei una donna, adesso, esclam Arrio Salvio, comparendo alle spalle della madre e abbracciandola a sua volta. Poi le scost il velo arancione che le pendeva dal capo e la baci sulla guancia.
Lo sar stasera, semmai, rispose ammiccando Aulo Bebio, con un'espressione che a Nevia parve un po' volgare. La ragazza arross per l'imbarazzo, di fronte al pi stretto amico di famiglia, l'uomo che pi di ogni altro li aveva aiutati e sostenuti prima ancora della nascita dei due gemelli, nove anni prima, facendo quasi le veci del padre. Nevia si era domandata spesso se quest'ultimo gli avesse chiesto espressamente di badare alla sua famiglia; Arrio era vedovo da dodici anni: la moglie gliel'avevano ammazzata i celtiberi proprio all'inizio della rivolta, e proprio pochi giorni dopo il matrimonio. Da allora, aveva preferito non risposarsi pi, sebbene fosse un uomo molto attraente e affascinante, assai pi di Bebio, e benestante quasi quanto lui. Se fosse stato uno dei suoi pretendenti, si era detta pi volte, gli avrebbe dato pi credito rispetto agli altri.
Arrio era sempre stato irreprensibile, affidabile, discreto e presente nei momenti di maggiore difficolt. Lui e il padre di Nevia si erano conosciuti a Cartagine, dove Muzio gli aveva salvato la vita e in seguito, probabilmente, l'amico si era sentito in dovere di ripagare il debito che aveva contratto con lui in Africa: da ragazzino, infatti, era stato catturato dai punici durante le loro scorrerie nei territori costieri colonizzati dai civili romani al seguito dell'esercito d'invasione. Muzio lo aveva liberato, insieme al fratello maggiore, poco prima che morissero di fame nella citt assediata, dove gli abitanti trovavano a stento il cibo per s e avevano smesso da tempo di darlo ai prigionieri. Sua sorella e sua madre non ce l'avevano fatta.
Arrio, poi, aveva perso il fratello, diventato legionario, durante la rivolta celtibera. In fin dei conti, ormai aveva solo loro, e si poteva dire che fossero diventati la sua famiglia.
Neppure lui parve prendere troppo bene la battuta di Bebio. Ma ogni possibile polemica fu smorzata dall'arrivo dei due gemelli, Muzio il giovane e Muzia, che si fecero largo tra la folla e si gettarono sulla palla galbeata della ragazza, il mantello giallo che avvolgeva la sua tunica bianca. La bambina si atteggi a sua volta a sposa con uno dei lembi, il fratello se ne poggi un altro sulle spalle a mo' di mantellina, assumendo pose da guerriero con un'espressione arcigna che per un attimo ricord a Nevia il padre.
Quando toccher a me?, chiese la sorella minore a Nevia e alla madre, muovendosi in modo lezioso e ancheggiando per farle il verso.
Le sorrisero entrambe, e Nevia lasci che fosse la madre a risponderle. Non aver fretta di crescere, figlia mia. C' tempo.
Io per non voglio distruggere tutti i miei giocattoli, quando mi sposer. Me li porter a casa di mio marito!, protest la bambina.
Io spero solo di non dover aspettare quanto lei. Sono gi pronto per combattere, io!, intervenne il fratello, simulando un affondo di gladio con il braccio.
Il suo atteggiamento suscit l'ilarit generale, e perfino di Bebio, solitamente non incline al divertimento.
Io dico a te quello che tua madre ha detto a tua sorella. Una voce profonda e cavernosa sovrast le risate, interrompendole improvvisamente. Non avere fretta. Potresti voler fare qualcos'altro, da grande. Poi una figura massiccia e imponente sembr avvolgerli tutti con la sua ombra.
L'espressione divertita sul viso dei presenti cedette il passo a espressioni di perplessit, diffidenza, timore reverenziale e soggezione. In tutti, tranne che in Nevia e nel fratellino, che si gettarono subito entusiasti tra le braccia del nuovo arrivato.
Suo padre aveva mantenuto la parola. Era tornato in tempo per lei.
Muzio Spurio  di nuovo tra noi, amici!, esclam Bebio quando si riprese dalla sorpresa, per attirare l'attenzione di tutti i convitati.
Il veterano scrut uno a uno i visi delle persone che lo circondavano, cercando di concentrare l'attenzione solo su quelli che avevano il suo stesso sangue. E si sent sopraffare dallo sgomento, quando si rese conto che non gli erano meno indifferenti e misteriosi di tutti gli altri.
Muzio il giovane e Nevia lo assalirono entusiasti, ma tutti gli altri parenti e amici pi stretti sembravano nutrire le sue stesse perplessit, e lo fissavano con sconcerto. Strinse a s i figli con scarsa convinzione, guardandosi intorno spaesato: invece di attendamenti essenziali e passi marziali, si vedeva circondato da vestiti eleganti, donne truccate e ricche libagioni. Prov improvvisamente un impeto di nostalgia per il suo acquartieramento e biasim s stesso per essere arrivato proprio al momento della festa: forse un rientro pi graduale sarebbe stato meno traumatico.
Signore, non immagini quanto hai reso felice tua figlia, con la tua presenza in questo giorno, che adesso sar davvero il pi felice della sua vita!, esclam il tizio che aveva visto congiungere le proprie mani a quelle di Nevia; era una delle persone con cui avrebbe dovuto avere a che fare adesso che era tornato alla vita civile. Aulo Bebio, gli pareva che si chiamasse.
Annu distratto, chinandosi leggermente e afferrando sotto le ascelle il figlioletto, che sollev studiandolo in viso; forse con lui si sarebbe potuto intendere. Sei cresciuto..., riusc solo a dire, attirandosi uno sguardo di disapprovazione della sua donna.
...L'ultima volta hai visto tuo figlio due anni fa. Mi stupirei, se non lo vedessi cresciuto..., disse sarcastica Leuka, nei cui tratti riconobbe la fierezza che aveva combattuto senza sosta nell'ultima fase della sua carriera. La donna era del popolo degli oretani, tra i primi ispanici a cadere nell'orbita romana, e aveva sempre conservato quell'orgoglio e quell'autonomia di giudizio che avevano impedito a Muzio di renderla realmente sottomessa. Ma a quanto ne sapeva, era il destino cui erano andati incontro tutti i suoi commilitoni che avevano deciso di metter su famiglia in quella penisola, cos densa di insidie per i conquistatori.
Muzio non volle giustificarsi. Non l e non in quel momento. Volse lo sguardo verso Muzia, la sorella gemella del figlio: anche lei era molto cambiata, anzi, se possibile, lo era ancora di pi. Allung il braccio libero per attirarla a s, ma la ragazzina, spaventata, si ritrasse, andando poi ad abbracciare la madre. Leuka si chin verso di lei e le sussurr: Quest'uomo  tuo padre, Muzia. Lo hai visto poche volte perch  stato molto impegnato a fare in modo che non capitasse nulla di brutto a te, a noi e a tutti i nostri amici che vedi qui presenti. Il mondo  pieno di eventi orribili, e il suo lavoro  tenerli sempre lontani da noi, le spieg.
Muzio sospir. Lui non avrebbe mai saputo parlarle cos. Mai. E non pot non ammirare la sua saggezza, che era solo uno dei motivi per cui aveva scelto lei e non una delle tante altre indigene che si offrivano con grande generosit ai conquistatori, intravedendo in un'unione con un soldato l'opportunit per assicurarsi un futuro pi che dignitoso in una terra vessata dalle guerre e dai saccheggi, dai soprusi dei conquistatori stessi e dalle rappresaglie degli autoctoni.
Ma non pot neppure fare a meno di notare la sua bellezza, che dopo diciassette anni da quando l'aveva conosciuta, e ben tre figli, era rimasta intatta. Si accorse di desiderarla ardentemente, ma sapeva che Leuka non era una di quelle donne che si mettevano a disposizione del proprio uomo in silenzio.
Con lei nulla era scontato. Avrebbe dovuto riconquistarla, adesso che era tornato a casa in pianta stabile. E per il momento, l'impresa gli pareva pi ardua che espugnare una roccaforte celtibera. Per combattere i nemici aveva gli strumenti necessari, ed era uno dei pi bravi a usarli, ma per conquistare il cuore di una donna non sapeva pi, ormai, cosa serviva.
Si volt verso Arrio, che lo guardava con ammirazione. Riusciranno a fare a meno di un uomo come te, alla legione?, gli chiese scherzosamente il vecchio amico, dandogli una pacca sulla spalla.
Dovranno. E comunque, i miei uomini e i miei subalterni li ho istruiti bene: la mia centuria  la pi efficiente dell'esercito e ormai ciascuno sa cosa deve fare. Hanno scelto uno in gamba come sostituto e non ho dubbi che.... Si interruppe: si era congedato perch non ne poteva pi dell'esercito, ma riusciva a parlare solo di quello.
Padre, ho finalmente occasione di presentarti mio marito Aulo Bebio. Ha ragione: hai reso davvero felice questo giorno, intervenne Nevia per stemperare l'imbarazzo. Bebio gli tese la mano, e Muzio la strinse. Lo guard negli occhi e non gli piacque; ma d'altra parte in quel contesto non gli pareva di essere attratto da niente e da nessuno e cap di non poter essere obiettivo. Si sent soffocare ed ebbe bisogno di uscire.
Ma gli schiavi annunciarono che il banchetto era pronto. Muzio era terrorizzato all'idea di doversi sdraiare a tavola con tutta quella gente e di dover fare conversazione. Fare conversazione. Non riusciva a pensare a nulla di pi spaventoso. Di cosa parlava la gente comune? Quella che non aveva visto e vissuto gli orrori della guerra, i massacri e le stragi, le imboscate e le torture, le decapitazioni e le rappresaglie, i disagi di una vita al fronte? Stava riflettendo su come svincolarsi, quando Nevia gli afferr con decisione la mano e lo trascin con s, facendolo sdraiare su uno dei triclini. La vide cambiare in fretta e furia la disposizione dei convitati intorno alla mensa, probabilmente per adeguarla alla sua presenza. Sul suo divanetto fece mettere Leuka, su un altro si dispose lei col marito, e infine, sull'ultimo divanetto riservato alla famiglia, i due gemellini.
Muzio era confuso e anche un po' scandalizzato. Non riusciva a credere che vi fosse una mensa mista, con uomini e donne sdraiati allo stesso tavolo. Si guard intorno e vide infatti che tutte le altre mense erano disposte per genere: i maschi tutti insieme, le femmine per conto loro. Fece per protestare ma si sent addosso lo sguardo ammonitore di Leuka e decise di lasciar perdere. Doveva essere un giorno felice per Nevia.
Ma pi il tempo trascorreva, e pi il veterano si rendeva conto che era un giorno triste per lui. Non pot fare a meno di ripensare con rammarico alla sua decisione di abbandonare l'esercito: era evidente che nella vita civile era un pesce fuor d'acqua, si sentiva a disagio e, cosa ancor pi importante, metteva a disagio gli altri. Fu certo che perfino Nevia, che pure era entusiasta di vederlo, presto si sarebbe stancata della sua scontrosit; e lei non doveva vivere con lui: cosa sarebbe accaduto con il resto della famiglia, con cui avrebbe dovuto condividere lo stesso tetto?
Aveva la nausea della guerra, ma non era in grado di affrontare la pace, si disse sconsolato, accorgendosi che la figlia minore, Muzia, lo spiava fissandolo di sottecchi e distogliendo lo sguardo ogni volta che lui se ne accorgeva. A un tratto la bambina gli sorrise e lui prov a fare altrettanto, ma si rese conto che doveva essergli venuta fuori una smorfia, perch Muzia si volt con un'espressione terrorizzata a cercare disperatamente la protezione della madre.
No, non faceva per lui. Rischiava solo di renderli infelici, tutti quanti.
Almeno quanto era infelice lui.
Nevia pens che il padre non fosse come se lo ricordava. S, era sempre stato ombroso e chiuso, severo e rigido, ma si era convinta che non esistesse nulla di pi rassicurante e protettivo al mondo della sua imponente figura. Con lui in giro, lei si era sempre sentita tranquilla e serena, perfino quando udiva i genitori discutere. Ma ora... ora le sembrava confuso, frastornato, privo dell'abituale sicurezza che lo aveva sempre contraddistinto, e pertanto non in grado di rassicurare chi lo circondava.
Mai avrebbe pensato che un personaggio come il padre potesse ridursi alla stregua di un uomo comune, con gli stessi dubbi, le medesime incertezze. Il suo atteggiamento granitico era sempre stato il suo limite ma, allo stesso tempo, il suo maggior pregio. Non disponendo del dono della simpatia, adesso Muzio perdeva valenza, ai suoi occhi, e la metteva a disagio. Lo osservava mentre teneva il capo chino, come se si sentisse un estraneo, in imbarazzo, un imbucato in una festa che non lo riguardava. Nessuno osava rivolgergli la parola e lui non sembrava proprio intenzionato a instaurare una qualsiasi forma di dialogo.
Decise di provarci lei, sollevando le sole questioni che lo avevano sempre interessato, ovvero quelle militari. I pochi momenti di loquacit che ricordava durante i suoi soggiorni a casa, in passato, erano legati ai racconti di guerra, che avevano esaltato il suo fratellino e affascinato lei. Se hai deciso di lasciare il tuo amato esercito, dobbiamo dedurre che ormai i territori sono sulla via della pacificazione, giusto? Era ora che romani e ispanici vivessero in armonia: i miei figli nasceranno e vivranno in una provincia sicura..., disse, allungando la mano per prendere un po' di pasticcio di lenticchie e funghi dalla tavola.
Muzio Spurio fece una smorfia e si schiar la voce, poggiando nel piatto la sampsa, il composto di olive su pane abbrustolito che Leuka aveva disposto su vassoi decorati con uova sode tagliate a met. A Nevia fece tenerezza, e non credeva che sarebbe mai potuto accadere: quell'uomo aveva un disperato bisogno di un appiglio, per socializzare. In realt, io sono solo un vecchio che ne ha abbastanza. Ho mollato prima dei celtiberi, spieg. Ancora pochi giorni fa ero davanti a una loro roccaforte a scagliare teste di prigionieri entro le mura, e loro hanno risposto decapitando i nostri camerati nelle loro mani, e lanciandocele contro. Delle volte ho l'impressione che non si arrenderanno mai e che dovremo ucciderli tutti... Me ne sono andato perch mi sono reso conto dell'inutilit dei miei sforzi.
L'espressione di disgusto e di terrore dipinta sul volto dei convitati che avevano udito il suo discorso fece capire a Nevia di aver fatto la mossa sbagliata: suo padre pareva proprio non rendersi conto di ci di cui si poteva parlare a un banchetto matrimoniale.
Scagliare teste? Non vedo l'ora di farlo anch'io!, esclam entusiasta il piccolo Muzio, stringendo un coltello e abbattendolo sulle uova disposte con tanta pazienza e attenzione dalla madre sul vassoio. La sorella, sfiorata dalla lama, fece un istintivo balzo all'indietro, cadendo dal triclinio. Batt violentemente la spalla e si mise a piangere.
Leuka scosse la testa e fece una smorfia di disprezzo all'indirizzo del marito, poi si alz e and ad aiutare la figlia, che accarezz dolcemente sulla testa tranquillizzandola in pochi istanti. Muzio allarg le braccia sconsolato. Dalle altre mense si alz una voce: Ma  una cosa orribile! Siamo dunque diventati dei selvaggi come loro?. Era stata un'amica di famiglia a parlare, prevenendo l'evidente tentativo del marito di farla tacere.
Muzio si volt verso di lei per risponderle. Ma Arrio lo anticip. Non credo sia questa l'occasione n il momento per parlare di certe cose, intervenne. Siamo qui riuniti per celebrare un lieto evento, che ci induce a guardare con ottimismo al futuro. Bandiamo quindi ogni brutto pensiero dalle nostre menti, oggi, e dedichiamoci a incentivare la felicit dei due novelli sposi, che gli di senza dubbio sono intenzionati a proteggere da ogni insidia.
Nevia tir un sospiro di sollievo, vedendo che tutti annuivano. Come sempre, Arrio dimostrava prontezza e buon senso. La ragazza spost lo sguardo sul padre, che stava scuotendo la testa. Bandire i brutti pensieri dalle nostre menti non significa eliminare il pericolo, badate bene!, prosegu Muzio con sguardo assente, come se parlasse a s stesso. Basta allontanarsi un po' dai luoghi dove Roma ha portato la civilt e si finisce torturati, violentati e decapitati. Perfino se si  dei soldati: sapeste quante volte siamo stati aggrediti e ce la siamo cavata a stento, lasciandoci dietro una scia di morti. Sbucano fuori all'improvviso, brandendo le loro spade ricurve e agitando i loro piccoli scudi, con gli occhi iniettati di sangue, pronti a sfogare su chiunque gli capiti a tiro tutto il loro odio. Non vi immaginate neppure di quale ferocia siano capaci! Ho ritrovato cadaveri scuoiati, tagliati a pezzi, martoriati in modi che neppure la mente pi perversa potrebbe figurarsi... Ho torturato io stesso ispanici per far rivelare loro i nascondigli dei camerati, ma sono stati capaci di morire tra i pi atroci tormenti senza mai parlare: non sono mai riuscito a cavare alcunch da nessuno... eppure non sono stato da meno di loro, che gli di mi perdonino.... Adesso sembrava completamente assorbito dai ricordi e la sua espressione contratta lasciava intendere gli orrori che stava rivivendo.
Anche io li torturer, quei bastardi!, lo sostenne il piccolo Muzio, continuando a tormentare i rimasugli delle uova.
Ma insomma, basta, basta! Non sei in uno dei tuoi accampamenti insieme ai tuoi commilitoni!, lo interruppe Leuka, disgustata.
Ma il veterano sembrava non averla sentita. Che ne sapete voi di quello che si prova a dormire nel pieno del territorio nemico? Anche se sai di poter contare sulle sentinelle mentre ti prendi qualche ora di sonno, non riesci a chiudere occhio, immaginando che sguscino furtivi nell'accampamento come solo loro sanno fare, entrino nella tua tenda e ti cavino gli occhi o ti taglino la lingua... Sapeste quante volte sono stato svegliato dalle urla dei miei uomini, soprattutto dalle reclute pi giovani, che si rivoltavano nella branda in preda agli incubi e.... Lo schiaffo di Arrio lo interruppe.
Nella sala cal un silenzio carico di tensione. Forse  opportuno che tu esca di qui, Muzio. Non stai bene..., disse l'amico afferrandogli il braccio e invitandolo ad alzarsi.
Il veterano lo fiss con aria interrogativa, come se non lo riconoscesse. D'improvviso, un barlume di consapevolezza gli si accese in viso. Tu non mi cacci da casa mia, idiota!, sibil, e i suoi occhi si caricarono d'odio.
Non ho alcuna intenzione di cacciarti via da..., replic Arrio, ma un violento spintone lo fece finire per terra. Insieme a met dei vassoi disposti sulla mensa accanto. L'uomo si ritrov sul pavimento, in mezzo a polpette, bietole alla senape, crostini al formaggio, fagioli e ceci al camino, lumache ingrassate col latte, pur di foglie di lattuga e tutti quei deliziosi antipasti che gli schiavi avevano depositato sulla tavola.
Nevia e Aulo si precipitarono ad aiutare Arrio, ma Leuka fu pi rapida di loro, lo fece alzare e si preoccup di ripulirgli gli schizzi di cibo dalla toga; nel frattempo si rivolse al compagno:  la seconda persona che cade a terra per colpa tua. A quanta gente vuoi fare del male ancora?, dichiar sprezzante.
Solo allora Muzio sembr rendersi conto di ci che aveva fatto. Fece qualche passo in direzione di Arrio, e allung il braccio per dargli una pacca sulla spalla, ma l'altro si ritrasse istintivamente.
Muzio guard Nevia. Mi dispiace, disse scuotendo la testa, poi si volt e si diresse verso l'uscita. Tutti coloro che si erano alzati in piedi per meglio assistere allo spettacolo si affrettarono a scansarsi, lasciando libero un corridoio tra due ali di persone, che Muzio percorse a capo chino, per poi scomparire oltre la soglia senza pronunciare un'altra parola.
Nessun altro, nella stanza, fu capace di rompere il silenzio negli istanti successivi.
Muzio non ricordava pi cosa fosse successo durante il banchetto. I pochi frammenti di memoria a breve termine che affioravano nella sua mente annebbiata dal vino raccontavano di un litigio che lo aveva visto coinvolto, e che forse aveva provocato proprio lui, e della colossale sbornia che si era preso in una taverna vicina subito dopo, per far svanire, almeno per un po', l'amarezza.
Di certo, nessuno era pi venuto a cercarlo, dopo. Si era risvegliato accanto a una fontana, nella piazzetta del villaggio e nel buio della notte; dovevano averlo buttato fuori perfino dalla taverna. Quando gli era tornata un po' di lucidit, era andato a cercare i convitati, ma gli schiavi lo avevano informato che si erano avviati in corteo verso la casa di Aulo Bebio in citt, seguendo gli sposi verso la loro dimora comune, per presenziare all'ultima parte della cerimonia, quella in cui l'uomo faceva varcare la soglia alla moglie e dava inizio alla loro intimit.
Il tragitto tra il villaggio dove Muzio aveva il suo ampio podere e la citt era piuttosto lungo, e il veterano non si era sentito in condizioni di affrontarlo; ma, ancor pi, non si sentiva in grado di stare di nuovo in mezzo a gente che faceva festa. Man mano che le immagini di quanto era successo tornavano a fare capolino nella sua mente, si rendeva conto di essere andato molto vicino a rovinare l'atmosfera gioiosa che i suoi parenti e amici avevano creato nella sua casa. Quindi era meglio se se ne stava per conto suo.
D'improvviso, cap cosa c'era che non andava. Nulla era come avrebbe dovuto essere. I suoi parenti gli erano ormai estranei, i suoi amici a stento li riconosceva, e la sua casa, l'elegante domus che aveva fatto costruire e ampliare nel tempo coi ricchi proventi delle sue campagne militari, era diventato un luogo del tutto sconosciuto.
E poi, lui non aveva alcun motivo per festeggiare. E provava fastidio, ma forse anche invidia, per chi riusciva a farlo.
Era stato un soldato per un tempo talmente lungo che gli risultava impossibile pensare di poter fare qualcos'altro, perfino se la vita del soldato lo disgustava. E ora non aveva pi uno scopo, un obiettivo, un desiderio da realizzare, una passione da soddisfare. Il suo animo era vuoto, la sua mente confusa e spaventata come quella di un bambino.
Soprattutto adesso che doveva rientrare in casa e affrontare la donna che aveva scelto come compagna.
Le sue ultime, brevi licenze risalivano ormai a molto tempo prima, quando ancora non si sentiva svuotato e demotivato come adesso. In quei periodi Leuka lo aveva ricevuto con cordialit, senza fargli mancare nulla n pesare la sua assenza, e una volta superato l'imbarazzo, l'ultimo giorno prima di ripartire, erano riusciti perfino a fare l'amore. Ma entrambi, in quelle occasioni, si erano sentiti rassicurati dalla sua imminente partenza, e lui non era ancora cos logoro e consumato dalle esperienze belliche. Ora era tutto diverso: era l per restare, per crescere i figli rimasti a casa con loro e invecchiare insieme alla sua compagna. Tutte cose che gli sembravano troppo impegnative, al momento. E l'esordio non aveva certo contribuito a rassicurarlo.
Tornare nell'esercito, tuttavia, sarebbe stata una sconfitta: aveva lasciato un buon ricordo di s, almeno nelle legioni, e non intendeva rovinarlo facendosi prendere in giro dai giovani perch diventava sempre pi decrepito e rimbambito.
Non aveva scelta. Si forz ad alzarsi e, dopo aver barcollato a lungo, si avvi deciso verso casa, senza pensare troppo a ci che avrebbe detto a Leuka. Era lui il padrone, il loro benessere lo dovevano tutto a lui, quindi la donna lo avrebbe accettato cos com'era.
La brezza notturna fu rigenerante e a ogni passo gli consent di schiarirsi le idee. Aveva paura, ma aveva affrontato ben di peggio, nella sua carriera militare. Raggiunse l'uscio della domus e a dispetto dell'ora tarda buss vigorosamente, dando per scontato che fossero ancora tutti a casa di Aulo Bebio o che fossero appena tornati. Gli apr una schiava, una giovane che non aveva mai visto prima: almeno la met della servit gli era del tutto sconosciuta.
La ragazza lo fiss timorosa. Bentornato, dominus, balbett.
La signora  in casa? E i miei figli?, chiese, accorgendosi di avere ancora la voce impastata. Forse avrebbe fatto meglio a sciacquarsi ancora la faccia nella fontana.
Sono rientrati da poco, s. I ragazzi sono gi a dormire, ma la domina  ancora sveglia. Le ho appena portato da bere nel cubicolo, replic la schiava.
Muzio annu ed entr. La stanza che un tempo aveva condiviso con Leuka se la ricordava ancora, se non altro. Non aveva la minima intenzione di giacere con lei, ma non si erano praticamente rivolti la parola, durante il breve tempo in cui lui era stato presente alla cerimonia, ed era necessario parlare. Di cosa, per, ancora non lo sapeva.
Buss e poi entr nella stanza senza attendere risposta. Trov Leuka seduta davanti alla postazione della toletta, con al fianco una schiava intenta a struccarla e a sciogliere l'elaborata acconciatura che si era fatta fare per il matrimonio.
Lei lo fiss nello specchio con espressione neutra senza dire nulla, e Muzio non lo trov incoraggiante. La guard e ancora una volta not quanto fosse bella. L'aveva presa con s appena ventenne ed era ancora una donna giovane, rispetto a lui che aveva passato il mezzo secolo d'et. Ricordava ancora di averla trovata regale, quando l'aveva vista, sebbene non fosse di nobile stirpe tra il suo popolo, e anche adesso non poteva fare a meno di giudicare maestosi i suoi tratti.
Per molto tempo, i suoi amici e commilitoni avevano messo in dubbio che una pastorella ispanica si potesse considerare degna compagna di un romano, per giunta un centurione pluridecorato. In tanti gli avevano suggerito di liberarsene e di legarsi a qualche nobildonna romana della provincia, come avevano fatto altri centurioni di origine plebea, che avevano approfittato del prestigio acquisito per contrarre relazioni pi proficue. Ma a lui non erano mai davvero interessate n la ricchezza n la politica, e si era lasciato guidare solo dall'attrazione, forse perfino dall'amore... finch c'era stato.
Adesso, per, era Muzio a non sentirsi pi degno di lei. Leuka si era dimostrata una compagna impeccabile, una giudiziosa amministratrice delle sue propriet, una madre encomiabile. Non c'era nulla che non andasse in lei: mai un lamento, mai una critica, mai uno sbaglio. E questo lo faceva sentire ancor pi inadeguato, adesso che doveva viverle accanto. Decise di iniziare concedendo qualcosa.
Desidero scusarmi per il mio comportamento, oggi. Spero di non aver compromesso la felicit di nostra figlia, esord imbarazzato.
Leuka sospir e ordin alla schiava di uscire dalla stanza. Prese il tampone e, guardandosi allo specchio, termin lei stessa di pulirsi il viso.
Era troppo felice della tua presenza per dispiacersi della tua scenata. Ha capito che non stavi bene e mi ha detto di salutarti. Quando vorrai andarla a trovare nella sua nuova casa, sarai sempre il benvenuto, rispose infine con voce ferma e calma. Muzio si ritrov a invidiare il suo equilibrio.
 vero, non sto bene. Ma le cose miglioreranno. Ho intenzione di diventare come ci si aspetta che sia un capofamiglia, replic con scarsa convinzione.
Ne sono lieta.
Muzio si scopr piuttosto deluso dalla freddezza della sua reazione. La trovava molto distaccata. Non si era aspettato grandi feste, dopo la sua lunga assenza, ma era l per restare, finalmente, e Leuka non sembrava particolarmente entusiasta di fronte a quella prospettiva. Si avvicin e le poggi una mano sopra la spalla, in un goffo tentativo di manifestare tenerezza. La sent irrigidirsi e si stacc subito, come se si fosse scottato.
Forse ti eri abituata a stare senza di me e ora non sei contenta di avermi tra i piedi, disse, senza riuscire a contenere la frustrazione.
Leuka fece una smorfia e si gir verso di lui. Muzio, abbiamo dovuto trovare un nostro equilibrio, nel corso degli anni, gli spieg. Questa  una famiglia cresciuta senza un capofamiglia.  normale, coi soldati, lo so, ma tu sei rimasto con noi ancor meno di quanto facciano i tuoi commilitoni, n hai mai considerato l'ipotesi di portarci nei pressi della tua zona di operazioni, per poterci vedere pi spesso. Abbiamo imparato a fare a meno di te... a fatica, ma ci siamo riusciti. Ora si tratta di trovare nuovi equilibri. Riusciremo anche in questo.
Muzio si sent punto sul vivo. Non pot trattenersi e sferr un pugno sul tavolino da toletta, facendo sobbalzare boccette e piattini. Portarvi vicino a me? E dove? Al fronte, dove il tuo popolo e il mio si scannavano ogni giorno? Secondo te non vi volevo tra i piedi? O piuttosto, sei tu, adesso, a non volere pi tra i piedi me? Avete imparato a fare a meno di me... ma non dei miei soldi, vero? Adesso che avete quelli, io sono di troppo, certo. Eppure, ci sono molti modi per badare alla propria famiglia, e io l'ho fatto come ho potuto, senza mai farvi mancare nulla!, strepit. Sapeva bene che stava strumentalizzando le parole della donna, ma non poteva fare a meno di scaricarle addosso la delusione per la tiepida accoglienza che lei gli stava riservando. Si era gi scusato; cosa voleva, che si inginocchiasse implorandola di perdonarlo? E per cosa?
Non  questo che ho detto... Io ho un'infinita gratitudine per..., tent di rispondere la donna.
Gratitudine? Gratitudine?. Muzio la interruppe, alzando ancora di pi la voce.  solo questo che provi? Ho lasciato l'esercito, dove ero rispettato da tutti, proprio per poter dedicare alla mia famiglia l'ultima parte della mia vita, e quello che trovo qui sono persone cui pesa la mia presenza... e che si sentono obbligate a sopportarmi solo per gratitudine.. e per poter continuare a vivere nel lusso!.
Not che gli occhi di Leuka si erano inumiditi. Si alz e prov ad avvicinarsi a lui. Tu non immagini quanto ti ho amato..., gli sussurr. Quanto mi sono sentita orgogliosa che un uomo bello, prestante, valoroso e deciso come te scegliesse una persona insignificante come me... La tua considerazione mi ha dato fiducia... la fiducia di potermela cavare anche senza che tu mi tenessi per mano, e di questo non ti sar mai abbastanza grata, ma....
Certo, la gratitudine, sempre e solo quella, ormai, riprese a strillare lui. La gratitudine ti obbliga a sopportare un vecchio ubriacone disilluso e amareggiato, segnato dalla guerra, burbero e sgradevole. Che gran sacrificio! Forse sarebbe stato meglio se fossi morto in battaglia! Almeno non dovresti sopportare questo relitto, adesso. E io non dovrei sopportare la tua condiscendenza!.
Non ne pot pi. Abbandon la stanza, poi la casa, senza avere un'idea precisa della sua meta. Aveva perso il suo ruolo nell'esercito, e non riusciva a capire come trovarne uno altrove.
Aveva smesso i panni del centurione, ma non riusciva a capire come indossare quelli del compagno e padre.
Sembrava non esserci pi posto per lui da nessuna parte.

3.

Nevia era delusa. Terribilmente delusa. La cerimonia nuziale non era andata come aveva sperato. Il matrimonio non era come se l'era immaginato. La convivenza non stava andando come pensava che dovesse andare.
Guard il marito alzarsi dal letto che avevano condiviso per tutta la notte, com'era accaduto puntualmente ogni giorno di vita in comune, da un mese a quella parte. Nella penombra appena rischiarata dai raggi di luce che penetravano dalle imposte, Aulo le lanci una frettolosa occhiata abbozzando un sorriso, poi usc dalla stanza per andare a lavorare. Lei, invece, sarebbe rimasta a gingillarsi nel letto ancora un po', prima di chiamare la sua ancella per farsi preparare per la giornata.
Ma farsi preparare per cosa? Se lo chiedeva da qualche giorno, senza riuscire a darsi una risposta. La sua giornata trascorreva nell'attesa del ritorno del marito, senza nulla da fare o persone da vedere. In citt non conosceva ancora nessuno e i pochi tentativi di Aulo per procurarle delle amiche erano naufragati di fronte a una cortina di scuse di circostanza: in un centro popolato di romani e italici nessuno vedeva di buon occhio una campagnola mezzosangue; sua madre l'aveva avvertita, ed era stata dura constatare quanto avesse ragione.
E quando arrivava la notte, le cose non si facevano pi esaltanti. Fin da quella nuziale, aveva provato un vago senso di ripugnanza al contatto con Aulo. Il marito era un uomo premuroso e coscienzioso, perlomeno per le loro necessit pratiche, ma non rispondeva in alcun modo all'immagine che Nevia si era fatta della passionalit maschile. I loro amplessi, con l'andar del tempo, le apparivano sempre pi meccanici, degli esercizi mirati solo alla procreazione e non al piacere. E se le prime notti il fastidio si era alternato al dolore e talvolta anche al piacere, in quelle successive ogni emozione aveva progressivamente ceduto il passo a una pigra e noiosa routine. Perfino Aulo dava l'impressione di farlo soprattutto per procurarsi un erede, non perch desiderasse condividere l'intimit con lei. E Nevia si era resa conto, tristemente, che le andava bene cos: non era certa che avrebbe gioito di fronte all'eventuale irruenza di un marito che non era in grado di farle palpitare il cuore.
Non avevano neppure molto da dirsi, lei e Aulo. Per fortuna si vedevano poco, perch lui era fuori tutto il giorno a gestire i suoi commerci. In seguito, le aveva spiegato, sarebbe stato ancor meno presente, poich i suoi affari lo avrebbero portato a partire molto spesso e a stare lontano per lunghi periodi: Aulo aveva filiali e soci ovunque, nella Spagna romana, ma anche in Italia e in Gallia.
Nel poco tempo in cui potevano conversare, per lo pi la sera a tavola, il marito le parlava delle sue attivit, le snocciolava una sequela interminabile di conti e vantava la qualit delle sue merci, perdendosi nella descrizione particolareggiata dei loro pregi tecnici. Nevia si distraeva presto, lasciando che la sua mente vagasse alla ricerca di qualche argomento pi avvincente e appassionante.
Ma non ne trovava. Perlomeno, non nell'esistenza che conduceva. E cos la mattina, ogni mattina, rimaneva a letto ben oltre il lecito a riflettere sulla sua vita e sulle sue scelte che, ne aveva sempre pi la certezza, non l'avrebbero resa n felice n fiera di s stessa. E cos trascorreva il resto della giornata. La sola differenza era che stava seduta o in piedi, e non sdraiata, a riflettere e a cercare disperatamente un modo per occupare il tempo.
Meditava da qualche giorno di andare a trovare la madre e confidarsi con lei. Ma Aulo le aveva fatto capire di non gradire che si allontanasse fino a quando non avessero avuto la certezza che fosse incinta, e si era rassegnata ad aspettare che lui partisse. Leuka si era unita a Muzio per amore, e se non si erano sposati, a suo tempo, era solo perch ai soldati era proibito il matrimonio. E nonostante il suo uomo fosse quasi sempre lontano, nonostante fosse evidente che il loro amore era svanito presto, era rimasta serena, e le era parsa perfino felice, talvolta. Forse i tre figli erano diventati la sua sola ragione di vita, e si era sentita appagata cos. Forse si era sentita comunque lusingata di essere almeno nominalmente la donna di un importante ufficiale dell'esercito romano, lei che era un'ispanica e neppure di buona famiglia...
Magari la madre l'avrebbe aiutata a superare il breve periodo dell'attesa e ad accettare il suo destino; magari bisognava solo stringere i denti fino alla nascita del primo figlio, e poi le gioie della maternit avrebbero fatto il resto. E poco importava che tra lei e il marito non ci fossero n amore n attrazione.
Cercava di convincersi di questo, mentre si costringeva ad alzarsi e a dare inizio alla sua giornata. Ma aveva la sensazione di non essere tagliata per fare la madre. Perlomeno, non solo la madre. Doveva pur esserci qualcos'altro che una donna potesse fare, oltre che sfornare figli e limitarsi a sorvegliarne la crescita, mentre gli schiavi risolvevano ogni incombenza di ordine pratico.
Chiss, forse avrebbe potuto aiutare il marito nei suoi affari... Ma la realt era che trovava ben poche cose meno interessanti delle transazioni commerciali e dei conti. Fin da piccola, si era sempre sentita portata per attivit fisiche e azione, ed era certa che se fosse nata uomo avrebbe intrapreso la carriera militare. Forse, inconsciamente, la figura del padre aveva esercitato su di lei un influsso molto profondo.
Non riusciva a essere arrabbiata con lui per averle rovinato il giorno delle nozze. Molti si erano sentiti in dovere di manifestarle il loro dispiacere per come era andato a finire quello che doveva essere il giorno pi importante della sua vita, ma in realt il comportamento del padre aveva perso importanza man mano che si era resa conto di quanta tristezza le stesse ingenerando il matrimonio. Muzio non le aveva rovinato niente di bello perch non c'era niente di bello da rovinare. E la gioia per averlo rivisto aveva superato, e di gran lunga, il dispiacere per il suo comportamento. Casomai, le dispiaceva di pi aver saputo che il vecchio non ce l'aveva fatta a rimanere a casa con la madre, e se n'era andato da uno dei suoi fittavoli, in attesa di prendere una decisione riguardo al proprio futuro.
Il veterano era soprattutto da compatire, pens mentre l'ancella le faceva indossare la tunica nuova. In quel momento, era un po' come lei: spaesato, triste, disorientato, senza uno scopo ben preciso. E poteva capirlo: dopo una vita trascorsa nell'esercito, adattarsi a una nuova esistenza non doveva essere facile. Allo stesso modo non lo era per lei fare la moglie, dopo una vita trascorsa a fare la figlia e la sorella. Si sentiva pi a suo agio, per il momento, a desiderare di badare ai fratellini, piuttosto che ad allevare figli.
Lo sai, domina, che i celtiberi hanno sconfinato e saccheggiato dei villaggi pi a nord, lungo il Tago?, le disse la ragazza che si prendeva cura di lei.
Nevia si distrasse dalle sue riflessioni. Aveva sempre seguito le operazioni di guerra, forse per sentirsi pi vicina a suo padre. O forse, semplicemente perch le interessavano pi delle normali attivit che ci si sarebbe aspettati da una donna.
Non li hanno fermati?, chiese.
Hanno bloccato una banda e un'altra l'hanno respinta lungo il fiume. Ma altre sono ancora entro il confine della provincia. E ho sentito parlare di cose terribili che avrebbero fatto ai coloni e agli ispanici sotto il dominio romano. Ville incendiate, donne stuprate, uomini torturati, bambini squartati....
Nevia non si faceva impressionare mai troppo da notizie del genere. Forse era il suo sangue ispanico a rendere la sua tempra pi forte e dura di quella delle ragazze della sua et e condizione.  orribile. Proprio quello che diceva mio padre nel suo delirio. Ma il Tago non  lontano da qui. Ci sar il rischio che arrivino da noi?, indag.
La schiava allarg le braccia. Probabilmente s. Stamattina presto un banditore  passato per le strade e ha annunciato che gli abitanti della citt devono prepararsi a ospitare dei profughi, spieg. I decurioni hanno ordinato di richiamare entro le mura tutti i coloni dei dintorni finch la crisi non sar passata.
Nevia ne fu contenta. Almeno avrebbe avuto l'occasione di parlare subito con la madre, senza attendere di essere incinta o che Aulo partisse. Fin di vestirsi piuttosto soddisfatta. Nella sua monotona vita da donna sposata, le circostanze le avevano dato un obiettivo, se non altro.
 cos, signora, annunci il messo inviato dalle autorit cittadine davanti a una costernata Leuka. Dovete andare a stare in citt finch tutte le bande di predoni non sono state debellate.  a rischio la sicurezza delle comunit a sud del Tago che non siano difese dalle mura. I saccheggiatori non hanno i mezzi per attaccare le citt, ma le ville e i villaggi sono esposti alle loro razzie.
Ma... avete detto che i saccheggi ci sono stati sul Tago, ad almeno ottanta miglia da qui. Non possono spingersi cos a sud in un territorio presidiato dalle truppe romane, obiett dubbiosa la donna.
Purtroppo, signora, molte truppe sono state richiamate a nord per stroncare l'epicentro della ribellione, che  nella zona di Numanzia, le spieg l'uomo. Quindi la provincia  pi sguarnita del solito. Le autorit contano di intercettarli presto, ma non si pu coprire l'intero confine con le truppe attualmente a disposizione e le maglie sono larghe. Si tratta di pochi giorni, senza dubbio. Visto che questa  la casa del centurione primipilo pi decorato dell'esercito di stanza in Spagna, sono certo che il tuo uomo si affretter a tornare quanto prima, non appena lo verr a sapere.
Leuka annu e il suo figlioletto Muzio, che assisteva incuriosito all'annuncio dell'ospite, si chiese se fosse davvero cos. Non sapeva dove si trovasse esattamente il padre; sapeva solo che ormai non c'era pi alcuna ragione che lo trattenesse lontano e, se davvero erano in pericolo, doveva trovarsi l al loro fianco per difenderli. Ma d'altra parte, se non lo avesse fatto, ci avrebbe pensato lui: fino al suo ritorno definitivo, era lui l'uomo di casa.
Quindi dobbiamo andare in citt, madre?, le chiese non appena il messo se ne fu andato.
Pare di s, figliolo. E anche in fretta, replic la donna, richiamando l'attenzione degli schiavi.
Ma se andiamo via e nostro padre torna, non ci trova, obiett.
La madre parve colpita dalle sue parole. Lo guard intensamente riflettendo.
Perch... torna, vero?, insist lui.
La donna esit qualche istante, prima di rispondere. Certo che torna. Bisogna solo dargli tempo di sconfiggere i suoi demoni, ribatt infine.
Il bambino riflett. Ha cos tanti nemici da sconfiggere, nostro padre? Gli ispanici... i demoni....
Certa gente ha la sfortuna di averne pi di altri, gli rispose la madre.
Io non voglio andare via. Se arrivano i ribelli, voglio combattere al suo fianco, finalmente, dichiar ostinato. Perch sono sicuro che lui li combatter ancora.
No, Muzio, lui non li combatter pi. Roma non si aspetta pi da lui che li combatta. Ha gi compiuto il suo dovere di fronte allo stato. Il suo dovere, adesso,  proteggere la sua famiglia.
E allora chiamalo e digli di venire subito, replic lui, esortando con un gesto della mano la sorellina a sostenerlo. Ma Muzia rimase esitante: lei era piuttosto spaventata dalla figura del padre, ancor pi da quando aveva fatto quella scenata al matrimonio di Nevia.
La madre annu. In ogni caso, deve sapere dove siamo, ammise, poi si rivolse a uno schiavo: Raggiungi subito il dominus e digli che siamo andati in citt per via delle scorribande dei ribelli. Staremo da Nevia, ovviamente. Subito dopo, si mise a impartire disposizioni agli altri schiavi affinch preparassero i bagagli e ne segu uno all'esterno per scegliere i carri su cui stiparli, lasciando i bambini soli in casa.
Io non voglio che nostro padre torni.  cattivo, disse Muzia al gemello.
Cattivo?  duro come deve essere un soldato. E lo sono anche io!, ribatt il ragazzino. Ma a noi vuole bene. Solo che  cos abituato a combattere che non sa dimostrarlo, precis, augurandosi che fosse vero.
Se sa solo combattere e uccidere, non  un buon padre. E non doveva fare i figli. Forse i soldati non dovrebbero fare figli, obiett la sorella. Tanto stanno sempre in guerra....
E allora tu e io non esisteremmo. Saresti contenta di questo?, gli venne spontaneo ribattere.
Frattanto la casa era in fermento. Tutto il personale domestico si era mobilitato per preparare la partenza. I due ragazzi vedevano sfrecciare gli schiavi intorno, senza che nessuno facesse caso a loro.
Io preferirei che fosse Arrio nostro padre, rispose lei decisa, sorprendendolo.
Muzio inarc le sopracciglia. Arrio era simpatico e buono, generoso e disponibile... ma non era un soldato. Forse andava bene come padre per una femmina come Muzia, ma per lui, come esempio, come modello da seguire, ci voleva un militare. E non gli importava che il carattere del padre fosse burbero e scostante: era un eroe, il suo eroe ma anche quello di tutti i romani nella penisola iberica; e agli eroi si perdonava di peggio.
Arrio  una mammoletta. Non saprebbe difenderci; nostro padre s, replic con fierezza. E poi nostro padre  un uomo famoso: Arrio non lo conosce nessuno!.
Non mi importa, prosegu ostinata Muzia. Lo conosco io e mi basta. Lui  buono e dolce. Ci vuole bene davvero e lo dimostra.  sempre con noi e aiuta nostra madre. Forse dovremmo avvertire anche lui che andiamo via.
A che scopo? Ce lo ritroveremo tra i piedi anche in citt. Abita l.... Muzio storse il naso: sua sorella non aveva che una vaga idea dei luoghi in cui vivevano, n capiva bene la differenza tra la citt, il villaggio e la loro villa. In citt c'era stata molte meno volte di lui: si era perfino spaventata, l'ultima volta che l'aveva vista, per tutta la gente e i mezzi che affollavano le strade. A lui invece piaceva, e quando gli schiavi ci andavano per fare rifornimento, insisteva per unirsi a loro; e talvolta la madre lo accontentava.
All'improvviso, sentirono delle grida all'esterno. Grida di paura. Muzio and deciso verso la porta per vedere cosa stava accadendo, ma fu quasi investito dalla madre che rincasava, seguita da alcuni schiavi. Dietro di loro, altra gente della tenuta correva precipitosamente verso l'uscio.
Leuka attese che anche l'ultimo degli schiavi e dei fattori fosse entrato, poi grid: Mettete i mobili davanti alle porte e sbarrate le finestre, presto! Forse si accontenteranno di predare i campi, i magazzini, le stalle e gli alloggi della servit!.
Cosa succede madre?, gli chiese Muzio, disorientato. Ma dovette chiederglielo pi volte, perch lei non gli dava retta.
Infine Leuka si blocc, afferr i figli per le spalle e si chin verso di loro, guardandoli intensamente negli occhi. Sono gi arrivati. State tranquilli: dobbiamo solo rimanere qui dentro in silenzio e ci lasceranno in pace, disse con un tremolio nella voce.
Muzio Spurio vide il cinghiale irrigidirsi, inarcarsi sulle zampe posteriori e stramazzare sul terreno, seminascosto dalle fronde degli alberi. Avanz verso la sua preda facendosi largo tra gli arbusti e la vide sussultare. Quando gli fu sopra, poggi un piede sul dorso e spinse pi a fondo il giavellotto con cui l'aveva colpito, finch non vide l'animale esalare l'ultimo respiro.
Allora estrasse l'arma e si prepar a squartarlo, estraendo il gladio dalla cintola. Affond la lama nelle carni e le fece a brandelli, sporcandosi le gambe e le mani di sangue. Il calore del liquido lo stord, ricordandogli le decine e decine di volte in cui ne era stato investito in battaglia, o durante i tormenti che aveva dovuto infliggere ai prigionieri. Erano sensazioni che avrebbe voluto dimenticare e si sent frastornato. Lasci cadere la spada e si accasci a terra, lottando per scacciare dalla propria mente le immagini cruente che la affollavano.
Da quando era tornato alla vita civile, dormiva peggio che mai. I ricordi lo tormentavano di notte pi che di giorno, e si svegliava madido di sudore, urlando come un animale ferito. Le sue grida notturne avevano spaventato i bambini che abitavano nella casa in cui si era fatto ospitare, presso un suo fittavolo, e cos se n'era andato a dormire in una capanna nei boschi. Da allora viveva come un selvaggio, isolato da tutto e da tutti, ai margini della propriet che aveva affittato. Cercando di capire cosa fare della propria vita.
Rimase seduto accanto alla carcassa della bestia a riflettere e a vergognarsi di s stesso: dei compiti svolti come soldato, che lo avevano trasformato in un carnefice, e della propria inadeguatezza come compagno e come padre. Era l'ufficiale pi decorato di Spagna, ma anche l'uomo pi fallito. Quindi le sue benemerenze militari non avevano alcun valore. Adesso, avrebbe preferito essere benvoluto dalla famiglia; al contrario, nei brevi momenti che aveva passato con compagna e figli, si era sentito un intruso, appena sopportato, nella migliore delle ipotesi. Proprio come presso la famiglia cui aveva imposto di ospitarlo in quei giorni di riflessione.
Dentro di s, avvertiva il bisogno di fare in modo che i suoi familiari non lo considerassero pi un estraneo, sentiva la necessit di conquistarli. Sarebbe stato un bell'obiettivo da perseguire, per l'esistenza che gli rimaneva da vivere. Ma nello stesso tempo, gli pareva un'impresa ben oltre le sue possibilit. Forse sarebbe stato ancora in grado di combattere i ribelli, sebbene avesse perso le motivazioni e la tempra di un tempo; ma non si sentiva capace di conquistarsi l'affetto e la considerazione di persone che di certo lo avevano amato ben pi dei commilitoni.
Lasci perdere il cinghiale, si alz di scatto e corse verso il pi vicino fiumiciattolo. Non sopportava tutto quel sangue addosso, e non appena raggiunse la sponda spicc quasi un salto e vi si tuff. Il contatto con l'acqua fresca lo rinfranc immediatamente. Si strofin la tunica e le gambe e le braccia, finch non vide una scia rossa fluire via nella corrente, quindi fece qualche bracciata e infine recuper la riva, sdraiandosi a terra per farsi riscaldare dai raggi del sole che l, ai margini della boscaglia, lo colpivano diretti.
Ormai per il sangue dell'animale aveva scatenato un'ondata di immagini che restavano vivide anche a occhi chiusi. Desider correre nella sua capanna a bere vino fino a ubriacarsi, come faceva di solito per annebbiare la mente, ma si sentiva stanco per la caccia e rimase in bala dei ricordi. Delle espressioni agonizzanti delle sue vittime, sul campo di battaglia e in prigionia, delle urla di terrore delle donne e dei bambini nei villaggi aggrediti e saccheggiati dai suoi uomini, di cui non aveva mai limitato gli eccessi, del fuoco che si sollevava dalle messi che aveva bruciato per privare del sostentamento il nemico, degli edifici in fiamme con la gente dentro.
Lo turbavano anche le immagini delle sue imprese gloriose, le battaglie cui aveva partecipato contribuendo alle vittorie romane, le imboscate e le incursioni che aveva condotto con successo, le pi brillanti manovre delle sue unit, i gesti di coraggio per rompere uno stallo o un blocco o per salvare qualche commilitone. Ne aveva compiute tante, di azioni meritorie agli occhi dei comandanti, ma adesso gli sembravano solo parte di un gioco perverso che alimentava l'odio reciproco tra i popoli in lotta, svuotando l'animo dei partecipanti di ogni umanit. Al termine di quel confronto, tutti si sarebbero ridotti come lui: relitti incapaci di comunicare e di assaporare ci che di bello la vita sapeva e poteva offrire.
Gli tornava spesso in mente la frase che aveva pronunciato davanti a Leuka per ferirla: sarebbe stato meglio se fosse caduto in battaglia. Almeno avrebbe assolto fino in fondo a quello che era lo scopo di un soldato romano: sacrificarsi per la Repubblica. E non avrebbe dovuto affrontare il compito, apparentemente impossibile, di reinventarsi essere umano, dopo decenni di crudele e disumano servizio. Adesso era l a scannare cinghiali per sfamarsi, invece di provvedere a sfamare la propria famiglia. Era da vigliacchi, fuggire le proprie responsabilit, per giunta dopo aver ferito la donna che gli aveva dedicato una vita e rovinato il matrimonio alla figlia.
Anzi, era perfino peggio: era da infami.
Nell'esercito, non si era mai sottratto alle sue responsabilit. Rispettarle senza metterle in dubbio era stato il suo credo. Solo non pensando alle conseguenze delle sue azioni era riuscito a fare tutto ci che gli avevano ordinato, arrivando talvolta a eccedere in zelo al punto da guadagnarsi onore, stima e premi. Forse adesso avrebbe dovuto fare la stessa cosa: comportarsi secondo quanto ci si aspettava da lui come padre e come compagno, senza pensarci troppo e accantonando ogni scrupolo o paura. Forse era il solo modo per affrontare l'ignoto. Era stato ignoto anche ci che lo attendeva nel servizio militare, quando era stato una recluta, eppure ce l'aveva fatta semplicemente facendo quello che andava fatto.
E ora, ci che andava fatto era badare nel migliore dei modi alla propria famiglia. Ecco uno scopo. Non era necessario che lo capisse, o che lo approvasse. Andava fatto e basta.
Confortato da questa conclusione, riusc a trovare la forza di alzarsi. Non si diresse verso la capanna, ma verso l'abitazione del fittavolo, per prendere le sue cose e andare via, da Leuka e i bambini.
Man mano che procedeva verso l'edificio, si sentiva pi rinfrancato. Non doveva pi cercare uno scopo: aveva un ruolo da interpretare, e questo era un compito pi facile. Pi alla sua portata, perlomeno. E se interpretare il centurione spietato lo aveva consumato, interpretare il padre e il marito esemplare non poteva che redimerlo.
Quando giunse a casa del fittavolo, fu sorpreso di trovarvi uno dei propri schiavi. Ti abbiamo cercato nel tuo capanno ma non c'eri, disse l'affittuario.
La domina mi ha detto di avvertirti che sta andando in citt, per rispettare le disposizioni delle autorit in vista delle possibili razzie di bande di ribelli, spieg il servo.
Ci stiamo preparando a sgombrare anche noi, conferm il fittavolo. Dicono che i predoni sono stati avvistati sul Tago, ma non si sa mai dove possono spingersi. Di tuoi commilitoni non se ne vedono molti da queste parti, ultimamente.
Muzio dovette ammettere che era proprio cos. Quindi, la guerra lo stava raggiungendo anche l. Ma gli stava anche dando un'occasione per prendersi subito cura della sua famiglia. Non pens neppure pi alle cose da portare con s. Annu, sell il proprio cavallo e, accompagnato in silenzio dallo schiavo, part al galoppo verso casa, che distava una cinquantina di miglia.
Aveva un ruolo da interpretare.
Il fumo che si levava in lontananza dalla villa non lasciava intuire nulla di buono. Lingue infuocate salivano al cielo rosato di un tramonto presago di morte. L'ex centurione guard disorientato lo schiavo che procedeva al suo fianco, e lesse il panico sul suo viso, poi spron il cavallo e si lanci al galoppo dalla cima del monte dal quale aveva avvistato la sua propriet.
Man mano che si avvicinava, Muzio pot distinguere meglio i dettagli dello scempio. Le coltivazioni erano devastate, una distesa di terra rimossa e piante estirpate. Gli animali, che fossero cavalli, buoi, asini, pollame, mucche e cani, giacevano a terra squartati. Vaste porzioni degli edifici stavano bruciando, dalla villa padronale agli alloggi degli schiavi.
Era uno spettacolo cui aveva assistito tante volte, ma era sempre stato uno dei carnefici, mai la vittima.
Sper solo che i suoi fossero partiti in tempo. Varc l'ingresso spalancato della propriet e continu a galoppare verso la porta della domus, ma non pot fare a meno di rallentare fino a bloccare il cavallo quando incontr i primi cadaveri.
Senza testa.
Li scrut per identificarli, ma nessuno gli parve uno dei suoi familiari. Scese da cavallo e si avvicin al corpo senza vita di una donna. Giaceva con la schiena appoggiata a un carro, aveva gambe e braccia allargate e il bordo inferiore della tunica insanguinato. Che avessero abusato di lei, prima di decapitarla, era evidente. Cap subito che non era Leuka e procedette oltre, ma dovette arrestarsi per un istante davanti a un altro cadavere, un uomo nudo appeso per i testicoli ai rami pi alti di un albero. Era pieno di squarci, lividi ed ecchimosi, ed era chiaro che i razziatori si erano divertiti a fare il tiro al bersaglio con le pietre dopo averlo messo in quella posizione.
Lo aveva concesso anche lui, ai suoi uomini, e pi di una volta. Cerc di rammentare in quali occasioni, ma i suoi ricordi erano pi confusi che mai e quelli pi lontani, agli esordi della carriera militare, si perdevano in quelli pi recenti. Si sentiva troppo in ansia per pensare lucidamente. I ribelli avevano fatto una strage e la scia di sangue che percorreva il vialetto di accesso alla domus gli fece capire che avevano trascinato fuori i suoi occupanti giustiziandoli uno a uno, e ciascuno in modo diverso.
Muzio sapeva bene che la fantasia dei celtiberi in fatto di sevizie non aveva limiti: l'aveva sperimentata centinaia di volte sulla pelle dei soldati e l'aveva a sua volta inflitta ai prigionieri per rappresaglia. O forse le rappresaglie erano quelle dei celtiberi ai danni dei romani conquistatori... Ormai non sapeva pi chi avesse iniziato e chi si fosse dimostrato pi feroce, tra i due blocchi contrapposti: da oltre mezzo secolo i romani combattevano in quelle terre selvagge una serie di guerre che sembravano interminabili; non si faceva in tempo a ottenere la resa e la sottomissione di un popolo che se ne sollevava un altro, e quando questo veniva soggiogato, quello precedente insorgeva di nuovo. E poco pi in l, emergeva regolarmente la minaccia di altri guerrieri di una trib che i romani, fino ad allora, non avevano preso neppure in considerazione. Quelle singole guerre erano finite per diventare una guerra infinita; tanto che sembrava volerlo inseguire anche adesso che aveva deciso di tirarsene fuori.
Riconobbe subito ci che rimaneva del corpo di un'anziana schiava che era stata la sua nutrice. Era cos grassa che da piccolo non faceva altro che tormentarla con impietosi e crudeli motteggi per i quali pi volte il padre lo aveva ripreso. E lui stesso aveva ripreso severamente il giovane Muzio quando aveva cominciato a dileggiarla a sua volta: era stato il suo modo per scusarsi con la domestica che lo aveva cresciuto. Adesso, le sue budella erano sparse tutt'intorno al cadavere sventrato.
Il suo cuore sobbalz quando vide il tronco di un bambino. Solo il tronco: arti e testa erano altrove. Poi li vide addosso a una donna che non avevano decapitato e ricord che era una giovane schiava con due figli pi o meno della stessa et dei suoi. Anche lei era piena di lividi e il veterano si rese conto che l'avevano ammazzata di botte con gli arti che avevano strappato ai figli davanti ai suoi occhi.
Si avvicin alla porta di casa scansando carcasse di animali e un carro stipato di vettovaglie. Dovevano averlo preparato per partire, ma non avevano fatto in tempo. Si appigli alla speranza che si fossero accorti dell'arrivo dei ribelli e fossero scappati mollando tutto e tutti, ma quando vide un'altra donna decapitata sulle scale che conducevano alla porta d'ingresso, pens subito a Leuka. Si precipit verso di lei e si inginocchi: la sua donna era invecchiata lontano da lui e non gli era pi familiare come una volta.
Non  lei, Muzio Spurio, disse una voce appena sopra di lui.
Il veterano alz lo sguardo e vide Arrio Salvio uscire dalla porta.
Che... che fai qui?, balbett Muzio, sorpreso.
Mi sono precipitato appena  corsa la voce che fossero passati di qui, rispose l'amico.
Muzio lo fiss. Poi fiss la penombra all'interno dell'edificio alle sue spalle. Scatt in piedi e si precipit verso l'uscio, deciso a entrare. Ma Arrio lev un braccio e gli sbarr la strada scuotendo il capo. Il veterano fece una smorfia e scost con forza il braccio, poi oltrepass la soglia. Si ritrov in un ambiente che non riconosceva, e non perch la flebile luce del tramonto lo rischiarava a malapena, ma perch tutto era a soqquadro. Non un mobile era al suo posto o ancora integro, le suppellettili e i soprammobili erano sparsi per terra, gli affreschi alle pareti graffiati e incisi. Perfino le statue dei suoi Lari e Penati erano frantumate in mille pezzi.
E il calore del fuoco che bruciava nell'ala a fianco si avvicinava. Presto le fiamme avrebbero raggiunto e divorato anche ci che rimaneva della sua domus.
Continu a guardarsi intorno sentendo montare dentro di s la paura per ci che avrebbe potuto trovare. Per ci che l'espressione di Arrio lasciava presagire. E quando lo trov, desider non averlo mai visto.
Usc di getto dalla casa, si lanci lungo le scale, si inginocchi e vomit. Aveva visto ogni sorta di orrore, da quando militava in Spagna, ma nulla gli aveva fatto la stessa impressione.
Pens solo che avrebbe dovuto essere l, accanto a lei. Forse sarebbe riuscito a evitarle lo straziante destino cui era andata incontro diventando la compagna di un ufficiale romano.
Parl senza voltarsi n alzare la testa. E i gemelli?. Poi attese la risposta di Arrio, che era rimasto accanto all'uscio a osservarlo.
Non ci sono. Devono avreli portati via, rispose l'amico con la voce rotta dall'emozione.

Muzio risollev la testa. Allora sono vivi! Devono essere vivi!, esclam, rimettendosi in piedi.
 quello che spero, replic Arrio, che non aveva nulla della sua abituale baldanza. Ho seguito la centuria inviata dai decurioni cittadini non appena hanno saputo che i razziatori erano arrivati in zona. Alcuni scampati da un villaggio saccheggiato e distrutto a trenta miglia da qui ci avevano avvisato della loro presenza. Ma siamo arrivati tardi per loro, purtroppo, ammise, indicando i cadaveri decapitati e martoriati. Pare che i celtiberi non fossero pi di una trentina, quindi quando li raggiungeranno saranno una preda facile.
Muzio scosse la testa. Se li raggiungeranno. Gli ispanici sanno muoversi molto meglio di noi. Sapessi quante volte li abbiamo inseguiti inutilmente, dopo che ci avevano teso un'imboscata. In ogni caso, se li dovessero raggiungere, i primi a subirne le conseguenze sarebbero i prigionieri.
Arrio rabbrivid visibilmente. Allora cosa facciamo?.
Muzio lo guard di traverso. Cosa facciamo? Ti dico cosa far io: in che direzione  andata la centuria?.
Arrio indic il nord.
Bene. La raggiunger e li guider alla ricerca dei miei figli. Nessun soldato romano da queste parti ha la mia esperienza: di guarnigione ci mettono solo i pivelli, e gli ufficiali che hanno dimostrato scarsa attitudine alla battaglia.
Molto bene. Mi avrai al tuo fianco, allora. Andiamo, dichiar Arrio.
Non pensarci neanche. Non  roba da civili, questa, rispose stizzito Muzio. Era la sua battaglia, e solo sua, adesso.
Ma Arrio era gi salito a cavallo. Non ci sono civili n soldati tra noi. Solo due amici con lo stesso obiettivo, disse.
Muzio stava per ribattere, ma non c'era pi tempo da perdere. Mont a sua volta a cavallo senza nascondere il fastidio. Non era il loro obiettivo. Era il suo. Era lui il padre. Ed era lui che doveva rimediare all'errore fatto andandosene via quando sarebbe dovuto rimanere accanto alla propria famiglia. Aveva mancato di interpretare il ruolo che si era prefissato e ora aveva di nuovo uno scopo. Un obiettivo con cui dare un senso alla sua vita, per il momento.
E non intendeva spartirlo con nessuno.

4.

Arrio Salvio continuava a ripetersi che se c'era un uomo in grado di salvare i gemellini, era proprio Muzio.
Era ancora scosso per quanto aveva visto alla villa del veterano, e solo per questo era rimasto sul posto senza raggiungere subito l'unit inviata all'inseguimento dei razziatori. Avrebbe voluto, ma gli era parsa una mancanza di rispetto lasciare l i resti di Leuka e delle altre persone che aveva conosciuto, come se fossero solo detriti. Continuavano a tornargli alla mente le immagini di ci che aveva trovato dentro quella casa: ancora non riusciva a immaginare come degli esseri umani potessero arrivare a tanto, per giunta nei confronti di una donna. Per sua fortuna, aveva esaurito le lacrime prima che arrivasse Muzio: se lo avesse trovato ancora a piangere, il rude centurione lo avrebbe considerato una donnicciola; sapeva com'era fatto l'amico. Cos aveva vegliato su quello scempio, pregando gli di che quei soldati ne raggiungessero gli autori, e dando a s stesso il tempo per riprendersi. L'arrivo di Muzio lo aveva aiutato a sviluppare l'istinto di rivalsa. Ma sapeva gi che non sarebbe stato mai pi lo stesso uomo, da quel momento in poi.
Adesso si sentiva pronto e per nulla al mondo avrebbe permesso a Muzio di andare da solo. Il centurione era stato capace di reagire subito e non c'era da stupirsene: era un soldato, e anche dei migliori. Non una lacrima, non un urlo di dolore per la sua famiglia, non un'esitazione. Che fosse cos perch non gli importava, come aveva dimostrato rinunciando a vivere con loro anche dopo aver lasciato l'esercito, o perch abituato all'orrore, Arrio non poteva dirlo. Ma se avesse dovuto scommettere, avrebbe puntato tutto sulla prima ipotesi.
Da anni lui e Muzio si erano allontanati. Al tempo dell'assedio di Cartagine, quando il centurione lo aveva salvato, Arrio si era legato a lui come a un padre, e per un periodo lo aveva seguito ovunque: se adesso si trovava in Spagna era proprio perch, anni prima, aveva deciso di aprire la sua attivit commerciale dove prestava servizio il suo salvatore. E se si era presto fatto un nome, se aveva creduto tanto in s stesso, era stato anche grazie alla fiducia che aveva tratto dalle esortazioni di quella figura carismatica. Ed era ancora lui che doveva ringraziare per aver superato il lutto per la morte della moglie. Poi per la guerra aveva portato Muzio sempre pi spesso e pi a lungo lontano dalla civilt, dai suoi amici e dalla sua famiglia, e ogni volta che tornava avevano sempre meno cose da dirsi. Ogni volta che lo rivedeva, per un tempo sempre pi breve, il centurione gli dava l'impressione di aver perso un brandello di umanit. Arrio lo aveva sentito sempre pi distante. Ed era la stessa impressione che aveva avuto la povera Leuka.
La guerra in Spagna lo aveva cambiato come, nella sua lunga carriera, non erano riusciti a fare i conflitti sugli altri fronti, gli aveva detto la donna, e Arrio non poteva che darle ragione.
Lo fiss. Cavalcava in silenzio da quando erano partiti. Non una sola volta si era girato a controllare se Arrio gli stesse ancora dietro. Poteva darsi che fosse perch gli bastava sentire lo scalpiccio degli zoccoli... o magari, semplicemente, non gli importava: Muzio ormai viveva in una sua dimensione dalla quale escludeva tutti gli altri, come si era visto al matrimonio di Nevia. E Arrio non aveva intenzione di provare a penetrarvi proprio in quel momento; cos, si limitava a seguirlo sperando di fare la cosa giusta.
Cavalcarono per miglia in direzione del Tago, che tagliava quasi in due la Spagna Ulteriore, dove si trovavano loro, da quella Citeriore, dove c'era l'epicentro della rivolta. La strada era un continuo saliscendi tra monti e vallate, forre e colline, che sembravano costituire ciascuno un mondo a s. Non c'era da stupirsi che i romani faticassero tanto ad assumere il controllo della regione: bastava guardarsi intorno per capire quanto fosse facile, per il nemico, nascondersi e continuare a resistere in un modo che qualunque esercito convenzionale avrebbe trovato complicato affrontare. Ed era tutt'altro che inusuale sottomettere una comunit e non riuscire a controllarne un'altra stanziata nei pressi.
Quando not in lontananza il drappello dei cavalieri romani che si avvicinava al Tago, si sent rassicurato: cont una sessantina di soldati e ci voleva dire che disponevano di una forza perlomeno doppia rispetto al nemico. Per un po' aveva temuto che Muzio fosse intenzionato a scovare gli ispanici da solo, e in due avrebbero potuto fare ben poco. L'amico aument l'andatura del proprio cavallo e Arrio fece ancor pi fatica a stargli dietro. Coprirono la distanza in breve tempo, soprattutto perch i cavalieri si erano fermati. Fissavano tutti un punto pi in alto e, seguendo il loro sguardo, Arrio si accorse di un altro drappello di cavalieri le cui sagome si stagliavano in lontananza sulla cima di una modesta altura in prossimit del fiume. Vide Muzio avvicinarsi a quello che doveva essere il comandante, distinguibile dagli altri per la cresta pi imponente sull'elmo e alcuni dischi sulla corazza.
Che ci fate voi qui?  zona di guerra, interdetta ai civili. Andate via!, grid l'ufficiale, visibilmente infastidito.
Sono stato nell'esercito fino all'altroieri, bamboccio, replic secco Muzio avvicinandosi fin quasi a far sfiorare i cavalli, mentre gli altri soldati si chiudevano istintivamente intorno al loro capo. Sono il centurione primipilo Muzio Spurio. Se quelli sono i celtiberi che hanno aggredito le comunit pi a sud, assumo il comando del drappello.
L'ufficiale lo fiss come se fosse pazzo. Ammesso che fossi davvero centurione primipilo, hai appena detto di non fare pi parte dell'esercito. Quindi lasciaci lavorare e vattene, dichiar spocchioso.
Arrio vide Muzio irrigidirsi. Evidentemente, non era abituato a farsi trattare cos: probabilmente, perfino i suoi superiori si rivolgevano a lui con rispetto e perfino con soggezione, e Arrio temette che l'ex centurione aggredisse l'interlocutore. I muscoli dell'amico vibrarono per qualche istante.
Hanno catturato i miei figli. Devo salvarli, disse infine il veterano.
Il comandante assunse un'espressione pi comprensiva. Capisco. Lascia fare a noi. Se sono ancora vivi, te li riporteremo, rispose con condiscendenza.
E come? Se li attaccate subito li uccideranno di certo, lo incalz Muzio.
L'altro soppes la situazione. Infatti, ho intenzione di bloccarli e costringerli alla resa, spieg. Avanzeremo frontalmente verso l'altura, forzandoli a scendere verso il fiume. Una volta sulla riva, non potranno pi andare da nessuna parte, concluse con apparente sicurezza.
Ad Arrio parve un buon piano, ma Muzio fece una smorfia di disprezzo. E tu credi davvero che una volta sulla riva si fermeranno?, replic.
Naturalmente. Dove vuoi che vadano? Quello non  un guado e la corrente  forte.
Il veterano scosse la testa. Si vede che non conosci i celtiberi. Hanno gi pensato a come attraversare il fiume e di sicuro hanno gi un sistema. Non si sarebbero fermati.
Si sono fermati perch ci hanno visti e sono indecisi sul da farsi. Ora che hanno il Tago davanti a loro, sanno gi che se continuano a cavalcare verso ovest li raggiungeremo, se vanno verso est, finiscono in bocca ad altri presidi romani della Citeriore..., obiett l'ufficiale.

Non  cos. Li conosco molto meglio di te. Li hai mai affrontati?, lo incalz.
Io... no, ma me ne hanno parlato tanto.
Sciocchezze. Quella  gente che non si arrende. Puoi solo sconfiggerli e se vuoi avere qualche probabilit di farlo, devi schierare i tuoi uomini su ambo i lati della collina e avanzare concentricamente fino a circondarli e a tagliar loro la strada per il fiume: dovranno combattere ma non potranno prevalere contro una forza di entit numerica doppia che li attacca da pi direzioni, stabil Muzio.
Non esiste. Non rischio i miei uomini in uno scontro con una banda di predoni, ribatt l'ufficiale. I decurioni della citt mi hanno raccomandato di evitare combattimenti inutili e di risparmiare le forze, che servono a presidiare la regione.
Muzio rugg. Dalli a me, i tuoi uomini, e te li riporter vincitori!.
L'altro scosse la testa e non ritenne neppure opportuno rispondergli. Si rivolse ai suoi soldati e disse: Avanziamo verso l'altura in colonna. Andiamo a raccogliere la loro resa!. Poi si mise alla loro testa e riprese a cavalcare, lasciando Muzio sul posto. Per qualche istante, il veterano valut se unirsi a lui, poi fece una smorfia e cavalc sul fianco dell'altura, senza degnarsi di fare un cenno ad Arrio. Questi, indispettito, fin per seguirlo, tenendo nel frattempo d'occhio i movimenti dei romani in pianura e dei celtiberi sull'altura.
Quando i cavalieri furono prossimi alle pendici, gli ispanici iniziarono a ridiscendere la collina verso il fiume, scomparendo agli occhi degli inseguitori. Muzio era gi parecchio avanti e, trovandosi sul lato, probabilmente riusciva ancora a vederli. Arrio dovette aggirare le pendici per poterli osservare anche lui. Stavano scendendo decisi verso la sponda e non parevano avere intenzione di arrendersi. Strizz gli occhi per vedere se era in grado di scorgere i ragazzi, ma not solo due carri, dove probabilmente i razziatori avevano stipato bottino e prigionieri.
I celtiberi si fermarono sulla riva mentre, dall'altra parte, i soldati romani risalivano le pendici con sempre minor convinzione: avevano paura di uno scontro al quale il loro comandante non li aveva preparati.
Muzio si ferm a osservarli da una distanza che gli permetteva di rimanere al sicuro da un possibile assalto. Arrio gli si affianc e rimase a guardare con lui. I celtiberi non persero tempo. In un attimo, dai carri tirarono fuori dei sacchi, forse il loro bottino, e li legarono in groppa ai cavalli, che fecero scendere in acqua. Le bestie toccavano a malapena il fondale e stentavano a resistere alla corrente, ma sembravano potercela fare. Poi i guerrieri estrassero dai carri delle pelli, ciascuna ripiegata pi volte e legata, e le gettarono in acqua, a monte dei cavalli, trattenendole con delle corde.
Quindi dal carro uscirono due bambini. Arrio ebbe un sussulto. Eccoli!, grid. Anche Muzio fremette.
I razziatori, infine, si gettarono a loro volta in acqua, direttamente sulle pelli, portando con s i gemelli. Arrio guard sgomento i soldati romani. Erano ancora in cima alla collina.
I ribelli stavano scappando. Con i bambini.
D'improvviso, Muzio spron il cavallo e part al galoppo.
Da solo.
Il veterano era furioso e disperato. Se quell'imbecille del decurione gli avesse dato retta, i celtiberi non avrebbero mai attraversato il fiume. Adesso, con i romani ancora distanti, gli toccava fare tutto da solo, se voleva salvare i gemelli.
E se anche ci fosse riuscito, non si sarebbe mai potuto vendicare di chi li aveva rapiti dopo aver ridotto Leuka nel modo in cui l'aveva trovata.
Non bad ad Arrio n controll che lo seguisse, ma si augur che non lo facesse: l'amico non aveva mai combattuto in vita sua e lo avrebbe solo impacciato, costringendolo a vegliare sulla sua incolumit. Aveva spronato il cavallo d'istinto, senza sapere esattamente in che modo avrebbe recuperato i ragazzi. Ma mentre cavalcava si concentr sulla situazione. Sui soldati non poteva contare: prima che raggiungessero la riva, i nemici sarebbero stati dall'altra parte. Doveva cavarsela da solo. Not che i gemelli si trovavano insieme ai celtiberi partiti per ultimi dalla sponda meridionale del Tago.
Poteva farcela.
Raggiunse la riva e proprio in quel momento riusc a incrociare lo sguardo disperato del giovane Muzio, che protese un braccio verso di lui. Ma era gi troppo lontano perch il padre riuscisse ad afferrarlo. Muzia era appena pi avanti, e non si era accorta del suo arrivo: la bambina si agitava, terrorizzata dalle fluttuazioni della corrente e dall'energica stretta del guerriero sul natante con lei. Il ragazzino url una richiesta di aiuto e solo allora la sorella si volt verso la sponda che avevano abbandonato, notando la presenza del padre. Ma continu a strillare e a piangere. Il veterano rimase per un istante incerto, poi vide che l'ultimo guerriero della fila gridava qualcosa ai compagni, ma il rumore dell'acqua non gli permise di capire cosa.
Tuttavia, quando il celtibero url pi forte, distinse chiaramente la parola. Conosceva la loro lingua per averli combattuti e interrogati per tanti anni, ma quella parola, soprattutto quella, gli era fin troppo familiare.
Non esit pi. Sapevano chi era e non doveva dar loro il tempo di vendicarsi. Spron di nuovo il cavallo e discese in acqua, cercando di raggiungere Muzio, intanto. Ma dopo pochi passi la bestia perse gli appoggi e ondeggi paurosamente avanzando a rilento. Il veterano impugn la spada puntandola contro il guerriero che teneva suo figlio avvinghiato a s. Nonostante le difficolt del cavallo, riusc a guadagnare terreno e arriv a portata di fendente. Il celtibero, per, cambi posizione usando Muzio come scudo. Il veterano cap di non avere scelta. Con un balzo si iss sulla sella e spicc un salto in avanti, cadendo accanto al natante su cui si trovava il figlio.
Con una mano si aggrapp al bordo, con l'altra men il fendente, che stacc di netto l'avambraccio del nemico. L'urlo del giovane Muzio fu di trionfo, ma il veterano ud anche quello di spavento e disgusto della sorella: si volt verso la bambina e vide che il moncone era finito proprio accanto a lei. Muzia lo guard inorridita, come se fosse lui il nemico.
Intanto, il guerriero mutilato ringhiava di dolore ma non accennava a mollare la presa sul gemello. Il ragazzino gli era ormai troppo vicino per sferrare un nuovo fendente, cos lasci la spada e cerc di sferrare un pugno al barbaro. Lo centr sul viso e lo tramort, facendolo scivolare nel fiume. Il contatto con l'acqua fredda, per, rinvigor subito il guerriero, che nonostante la mutilazione subita ebbe ancora la forza di reagire. Ma Muzio non se ne meravigli: era abituato alla tenacia di quei combattenti. Determinato a finirlo, bad che il figlio continuasse a tenersi avvinghiato alla pelle, e reggendosi a sua volta al natante con una mano, con l'altra spinse l'avversario sotto l'acqua per farlo annegare. L'ispanico annaspava, ma lui continu a spingere frustrando ogni suo tentativo di riemergere.
Il figlio grid di stare attento e Muzio not, con la coda dell'occhio, che un altro guerriero stava nuotando verso di loro. Il romano spinse ancora pi a fondo, ma il celtibero resisteva e il suo moncone si agitava a pelo dell'acqua sfiorandogli il viso. Finalmente smise di agitarsi, e Muzio afferr il figlio per il braccio, ma prima che potesse stringere la presa, gli fu sottratto dall'altro celtibero. Questi lo strinse a s, rivolse al romano un ghigno perverso e nuot verso l'altra riva.
Muzio lo insegu, per un istante indeciso se dirigersi verso la figlia, che nel frattempo procedeva sempre pi vicina alla sponda opposta. Ma d'improvviso vide luccicare una lama appena sulla testa del gemello. L'uomo che lo tratteneva, ormai a ridosso della riva, lanci un ruggito, scandendo le sillabe di quella parola che Muzio aveva gi udito in precedenza. Il bambino lanci al padre uno sguardo implorante protendendo le braccia verso di lui, poi la lama cal sul suo viso, scendendo lentamente dalla fronte al mento, dapprima sul lato destro, poi sul sinistro. Un attimo dopo, era una maschera di sangue.
Il piccolo lanci grida lancinanti, mentre il guerriero lo issava afferrandolo per le cosce e lo scagliava verso valle. Muzio, inorridito, cerc di intercettare il figlio, ma lo vide compiere un arco nell'aria appena davanti a s, ricadere oltre, nell'acqua, per essere poi portato via dalla corrente. Il veterano guard la figlia e si accorse che aveva osservato tutta la scena, con un'espressione di incredulit mista a terrore. Ma adesso doveva pensare al maschio. Lo sentiva urlare tra i flutti: era ancora vivo e annaspava, cercando inutilmente di opporsi alla corrente. Muzio nuot verso di lui, e in quello stesso momento ud la sguaiata risata del celtibero che lo aveva scannato. Non se ne cur e continu a nuotare, ma il bimbo aveva superato lo sbarramento di cavalli e carri e la corrente se lo stava portando via, sbattendolo ripetutamente sott'acqua.
Lo segu con lo sguardo, guadagnando lentamente terreno, ma presto non lo sent pi urlare n lo vide muoversi. Prosegu e fin per raggiungerlo, afferrandolo e stringendolo al petto con un braccio. Il suo viso lasciava una scia di sangue nell'acqua ma Muzio bad solo ad arrivare sulla terraferma per rianimarlo. Lott contro la corrente per tagliare il fiume in orizzontale. Non era molto distante dalla riva e riusc a toccare i fondali pi bassi, dove pot aiutarsi anche con le gambe fino a quando non raggiunse la sponda. Il figlio era esanime, non avrebbe saputo dire se per le ferite o per l'acqua. Lo poggi delicatamente a terra e cerc di non fare caso alla maschera deforme e scarnificata in cui si era trasformato il suo viso. Si chin su di lui per fargli la respirazione bocca a bocca, ma si rese conto che le labbra non c'erano pi.
Si fece forza, poggi la bocca in corrispondenza della cavit rimasta ed espir con vigore, pi volte, e poi spinse sul petto, e poi di nuovo soffi, e spinse ancora, macchiandosi il viso di sangue e dei brandelli di carne che staccava dal viso del figlio ogni volta che vi si poggiava.
Ma nulla, neppure un sussulto.
Per gli di, ma cosa gli hanno fatto?. La voce di Arrio lo riscosse dalla meccanica gestualit in cui si stava perdendo. Uno scalpiccio di zoccoli risuon alle sue spalle: stavano arrivando anche i cavalieri romani.
Muzio scosse la testa e riprese a tentare di rianimare il figlio, ma dopo pochi istanti si sent afferrare il braccio. Lascia stare. Non ce l'ha fatta, amico mio, gli sussurr singhiozzando Arrio, poi si inginocchi accanto a lui e accarezz con tenerezza la testa del bambino. Ma poco dopo si stacc e, voltando la testa dall'altra parte, rigett, accasciandosi a terra. Poi, con gli occhi velati di lacrime, scrut l'altra riva: ormai quasi tutti i celtiberi avevano raggiunto l'altra sponda. Muzio distolse lo sguardo dal volto deturpato del figlio e cerc la gemella. La vide in braccio a un guerriero, mentre gli altri gioivano per lo scampato pericolo; l'uomo la sollev e gliela mostr con orgoglio, provocando uno scoppio di risa tra i compagni.
Il comandante romano si sent in dovere di parlare. Mi dispiace, amico. Abbiamo fatto tutti il possibile, dichiar con imbarazzo.
Muzio scatt in piedi, ringhiandogli in faccia. Se solo mi avessi dato retta, idiota... Ora andiamo a prendere mia figlia: conosco un facile guado a monte.
Il decurione assunse un'espressione contrariata. Non sono autorizzato. I miei ordini erano di....
Al diavolo i tuoi ordini!, gli strill in faccia Muzio. I miei sono di proseguire: sono un centurione primipilo e pretendo che voi mi seguiate!.
I soldati si strinsero intorno al loro comandante. Muzio not che erano quasi tutte giovani reclute, sicuramente terrorizzate all'idea di avventurarsi da soli in territorio nemico. Finch avessero avuto la possibilit di nascondersi dietro le disposizioni degli alti comandi e di evitare una missione tanto rischiosa, non si sarebbero mai schierati dalla sua parte.
Il nostro compito era di cacciarli dalla provincia, e l'abbiamo fatto. Ora possiamo tornare alla base. In caso contrario, sarebbe insubordinazione, replic il decurione che, dopo un istante di sbandamento, aveva recuperato la sua determinazione.
Muzio si rese conto di non poter fare nulla. N per suo figlio, n per sua figlia.
Per il momento, almeno. Aveva fallito, ma aveva ancora la possibilit di riparare, almeno in parte, ai propri errori.
E di dare un significato a ci che gli restava da vivere.
Io credo che dovresti mangiare. Quello che potrebbe essere successo alla tua famiglia non  una buona ragione per lasciarti andare fino a farti del male.  da ieri sera che non mangi, mi hanno detto, dichiar Aulo infastidito, esortando lo schiavo a riempire il piatto della moglie. Ma Nevia fece ancora segno di no al domestico, che rimase con il vassoio in mano accanto al tavolo, senza sapere cosa fare.
La ragazza non pot impedirsi di scoppiare in un pianto dirotto. Ancora una volta. Da quando avevano saputo che la villa di sua madre era finita sulla direttrice di marcia degli scorridori non mangiava e non dormiva. La sera del giorno precedente dei soldati erano rientrati in citt dichiarando di aver assistito a scene raccapriccianti, seminando panico e disperazione tra gli abitanti, molti dei quali avevano parenti fuori le mura. Nevia aveva cercato di informarsi, ma non aveva acquisito alcuna certezza sulla sorte dei suoi, il che non le aveva evitato di precipitare immediatamente in uno stato di prostrazione. Aulo l'aveva consolata nel suo modo freddo e distaccato, ma non aveva minimamente preso in considerazione l'idea di rimanere a casa con lei il giorno seguente: aveva i suoi affari ed era uscito presto di casa, per ritornare solo verso l'ora di cena, come se fosse stata una giornata qualsiasi.
Ma a Nevia non era dispiaciuto troppo: la sua incapacit di provare empatia le sarebbe risultata particolarmente irritante, in quel momento. E preferiva vivere da sola quello stato di dolore misto ad ansia per la sorte dei suoi cari. Le avevano detto che probabilmente la villa era stata bruciata e tutti gli occupanti erano morti, ma non sapeva se si riferissero davvero alla sua famiglia e se nel massacro fosse finito coinvolto anche il padre che, per quel che ne sapeva, poteva anche essere tornato a casa, in quel periodo. Durante il giorno era andata da Arrio Salvio per parlare con lui e scoprire se avesse notizie pi dettagliate, ma non lo aveva trovato, e la sua ansia non aveva fatto che aumentare.
Nessuno le aveva confermato la morte dei suoi familiari, in realt, e dentro di s coltivava la remota speranza che vi fosse qualche superstite.
Non fasciarti la testa prima di essertela rotta, cara. Magari i soldati hanno confuso le propriet. Non hanno parlato esplicitamente della tua..., cerc di rassicurarla il marito, rimanendo per rigido come uno stoccafisso all'altro capo della tavola. Nevia pens che un compagno avrebbe dovuto alzarsi ad abbracciarla, stringendola forte a s: ma aveva capito da tempo che Aulo non era quel tipo d'uomo.
Hanno detto che tutte le propriet a nord di qui sono state assalite. Dovremmo andare a vedere, propose. Non sopportava l'idea di rimanere a letto un'altra notte a macerarsi, interrogandosi sulla sorte dei suoi. Doveva agire.
Il marito assunse un'espressione spaventata. Scherzi? Le autorit hanno vietato espressamente di uscire fuori le mura a chiunque, e per qualsiasi motivo..., protest.
Ma tu potresti corrompere qualche guardia. Potremmo uscire questa notte. Chi vuoi che ci faccia caso?, insist.
Di notte, in un territorio dove scorrazzano liberamente i ribelli? Vuoi morire? Vuoi essere stuprata e torturata? Lo sai cosa fanno quelli l ai romani? E alle mezzosangue come te?.
Nevia conosceva gi a sufficienza il marito da sapere che era per s stesso che temeva, prima di tutto. E per quanto riguardava lei, temeva soprattutto di perdere la possibilit di avere un erede.
I soldati non hanno incontrato nessuno, sulla via del ritorno. Hanno visto i ribelli superare il Tago, quindi ormai sono fuori dalla provincia, replic sprezzante.
Quella banda che hanno inseguito. Ma ce n'erano altre, lo avevano detto nei giorni scorsi, e non  detto che le abbiano debellate tutte, obiett Aulo, irremovibile.
E allora, secondo te, cosa dovrei fare? Starmene qui ad aspettare che qualcuno mi dica se mia madre e i miei fratelli sono vivi o morti?, scatt.
Il marito la guard senza un minimo di comprensione. Con una calma serafica che rendeva ancor pi irritante il suo atteggiamento, specific: In realt, te l'hanno gi detto, ma non vuoi accettarlo, mia cara. Quando le acque si saranno calmate, cercheremo di recuperare quanto si  salvato.
Aulo li dava gi per morti, quindi. Nevia ne fu sgomenta. Allora potremmo pagare qualcuno perch vada l e ci dia notizie pi precise. O perch trovi mio padre: lui sapr cosa fare....
Il marito si spazient. Stava per rispondere quando un domestico li interruppe. Arrio Salvio e il centurione Muzio Spurio sono qui, dominus, dichiar, suscitando un moto di speranza in Nevia, che si alz e si diresse verso la soglia del triclinio. Poco dopo comparvero i due uomini, sporchi e impolverati. Nevia si ferm davanti al padre con il cuore palpitante.
Da dove venite? Sapete qualcosa?, chiese, prevenendo i formali saluti del marito.
Il veterano sbuff, fece una smorfia, la scans e si mise a sedere. La guard, apr la bocca ma non riusc a dire una parola. Allora Nevia rivolse uno sguardo interrogativo ad Arrio.
L'uomo avanz di qualche passo, l'abbracci e la strinse forte. Mi dispiace, Nevia. Mi dispiace tanto, disse con la voce rotta dall'emozione.
Voi... sapete qualcosa?, chiese lei, dopo essersi fatta riscaldare da quell'umanit che il padre e il marito erano incapaci di dimostrare.
Siamo stati l, ieri, rispose Arrio, annuendo mentre si staccava da lei. Tua madre... non ce l'ha fatta. Si sono portati via i gemelli. Li abbiamo inseguiti ma non siamo riusciti a raggiungerli e il piccolo Muzio... Be', se lo sono lasciato dietro, ma quando tuo padre lo ha raggiunto non c' stato niente da fare neanche per lui.
Nevia sent il proprio animo frantumarsi in mille pezzi. Uno sconquasso interiore che non aveva mai vissuto in precedenza. Pens che sarebbe morta. Dovette accasciarsi sul triclinio, mentre il marito si precipitava a sostenerla insieme ad Arrio. I ricordi della madre e dei fratelli si susseguirono frenetici, e la consapevolezza di non poterli pi rivivere fece montare in lei la disperazione. Nella sala si udirono solo i suoi singhiozzi.
Ma poi si rese conto che non le avevano parlato della sorella. Quindi Muzia  ancora viva?, chiese singhiozzando.
Lo era, quando li abbiamo visti attraversare il Tago, rispose Arrio. Se la sono portata via.
E io me la riprender. Te lo giuro, Nevia, intervenne il padre, che finalmente si era riscosso dal suo torpore. L'avrei gi ripresa, se i soldati che li inseguivano avessero collaborato con me. Oggi sono andato dai decurioni per richiedere delle truppe di supporto per avviare la ricerca oltre il Tago, ma me le hanno negate. Mi rivolger al pretore Mancino.
E io andr con lui, precis Arrio.
Non se ne parla, te l'ho gi detto.  una mia battaglia. E solo mia. Hai visto cosa hanno fatto..., accenn Muzio, poi si interruppe.
 anche mia, allora. Sono... erano la mia famiglia, dichiar Nevia, che sentiva montare dentro di s una forte volont di combattere l'impotenza dell'attesa. Dovrei affiancarti io, padre.
Il marito intervenne con una risata sprezzante che la irrit. Non diciamo sciocchezze. Il tuo ruolo  un altro: lascia che questo compito lo svolgano i soldati o gli ex soldati. Anche tu, Arrio, secondo me lo impacceresti soltanto, aggiunse, rivolgendosi all'amico. Ma a Nevia parve chiaro che il suo intento era di escludere Arrio dall'impresa per escludere s stesso, nel caso in cui qualcuno gli avesse chiesto di parteciparvi.
Questi non sono affari tuoi, rispose infastidito Arrio.
Neppure tuoi, precis Muzio, rivolgendosi a lui.
So cavalcare bene, lo sai. E so anche usare la spada e l'arco, come mi hai insegnato tu. Posso seguirti ed esserti utile, insist Nevia.
Stavolta fu il veterano a fare un sorriso sprezzante. Ti riporter tua sorella, sta' tranquilla. Non c' altro cui vorrei dedicarmi. Domani all'alba partir per raggiungere il governatore, dichiar in tono conclusivo, voltandosi per andarsene.
Arrio guard Nevia scuotendo la testa, poi lo segu. Nevia si sent abbracciare dal marito, che le sussurr: Vedrai. Ci riuscir. In quel genere di cose  imbattibile, dicono.
La ragazza si chiese a quale genere di cose si riferisse Aulo.

5.

Nevia si deterse per l'ennesima volta il sudore dalla fronte. Perlomeno, si disse, Aulo aveva avuto la decenza di lasciarla in pace, quella notte, rinunciando alla sua ossessione di avere un erede il prima possibile. Non era un cattivo marito, ma il modello di vita che le imponeva era, ormai la ragazza lo aveva capito, del tutto inaccettabile per lei. Soprattutto adesso che aveva perso la famiglia, la sola cosa che avrebbe potuto renderglielo sopportabile.
Aveva proposto al padre di andare con lui d'impulso, senza pensare davvero che fosse possibile. Si rendeva conto che non aveva alcun senso: il suo posto era accanto al marito, e una vita da soldato, o da esploratore, era quanto di pi lontano ci si sarebbe aspettato da lei. E forse, quanto di pi lontano ci fosse dalle sue capacit. Eppure... eppure, da piccola, quando ancora il padre dedicava del tempo alla famiglia, Muzio le aveva insegnato molto riguardo alla guerra. A quel tempo lei era il suo solo erede, e il centurione aveva finito per insegnare a lei ci che avrebbe voluto trasmettere a un figlio e che gli era pi familiare. Cos, era andata a caccia con lui, aveva costruito zattere su cui attraversare i fiumi e navigare, sapeva accendere un fuoco, centrare un bersaglio da lunga distanza, sapeva maneggiare una spada... tutte attivit che le donne della sua et o di qualsiasi altra et erano ben lontane dal poter anche solo concepire. Poi erano nati i gemelli, e il padre aveva rivolto le attenzioni al piccolo, povero Muzio.
Adesso che si sentiva cos delusa dal suo matrimonio, quell'eredit che il padre le aveva lasciato esercitava un forte richiamo su di lei, e le circostanze le offrivano la possibilit di metterla a frutto. Se sua sorella poteva ancora essere salvata, lei non voleva rimanere a guardare.
Restare a casa ad attendere che Aulo la ingravidasse? Crescere figli accanto a un marito che non le faceva ardere alcun fuoco dentro? Non era quello che voleva. Ci che desiderava veramente adesso era aiutare il padre a salvare Muzia, che lui lo volesse o meno.
Ti ho seguito, ti ho sostenuto, ora ti sto ospitando a casa... e ho visto prima di te cosa hanno fatto a Leuka. Voglio venire, ti dico, dichiar Arrio non appena not che Muzio si era alzato e si preparava alla partenza. Non aveva chiuso occhio tutta la notte e aveva gi preparato ci che aveva scelto di portarsi dietro, all'insaputa dell'amico.
E io ti ho gi detto che non ti voglio tra i piedi, fu la secca risposta del veterano.
Muzio, tu mi salvasti la vita, tanto tempo fa, e io te ne sar eternamente grato. Proprio per questo, permettimi di fare qualcosa per te, adesso, insist.
Non faresti nulla per me. Mi saresti solo d'intralcio, precis Muzio, spazientito. E poi, forse non ti sei reso conto che si tratta di andare in mezzo ai celtiberi. Si rischia la vita e non posso avere anche te sulla coscienza.
Non mi avresti sulla coscienza perch  una mia libera decisione. Il suo tono divenne disperato.
Finirei per preoccuparmi per te e non sarei efficiente come serve. Muzio mise la sella sul cavallo, poi sistem con una cinghia intorno alla groppa la sacca con vettovaglie e coperta.
Me la cavo da solo, prosegu Arrio. Ti ricordo che sono cresciuto a Cartagine durante la guerra. Tutti hanno dovuto imparare a essere guerrieri, allora. Tre anni di assedio romano ci hanno forgiato tutti, dal primo all'ultimo, uomini e donne, vecchi e bambini. Ed era solo dodici anni fa. Io la guerra ce l'ho dentro, anche se non lo faccio di mestiere come te.
Muzio fece una smorfia e si strinse nelle spalle, ma non disse nulla. Forse si stava aprendo uno spiraglio. Quel che non so lo imparer presto. Lo sai che sono sveglio. Non per niente, sono diventato benestante nonostante sia arrivato qui senza nulla, a parte il tuo aiuto. So cavarmela. Nulla mi spaventa, continu Arrio.
Muzio sbuff, si blocc e gli rivolse uno sguardo di ghiaccio. Ma perch vuoi venire per forza e rinunciare a tutto ci che hai costruito qui? Non  la tua famiglia, gli chiese.
Arrio sospir. Non poteva certo dirgli la verit. Esit a lungo prima di rispondere.  quanto di pi vicino alla famiglia ci sia per me. Mi sono sposato appena arrivato qui per crearmene una, ma ne ho perso subito la possibilit, con la morte di mia moglie. Poi ho avuto l'occasione di stare molto vicino a Leuka e ai ragazzi, mentre tu eri via. Mi sono sentito... in dovere di aiutarli, ogni volta che hanno avuto un problema, per sdebitarmi con te, e poi sempre pi per affetto. E ora mi sentirei incompiuto, se non venissi con te.
Muzio fece un'altra smorfia sdegnata. Io non ti avevo chiesto nulla. E non ti chiedo nulla neanche ora, sibil stizzito. Ho sempre pensato io alla mia famiglia, anche da lontano. I veri problemi glieli ho sempre risolti io. Il fatto che tu sia stato pi presente di me non ti d il diritto di pensare che siano la tua famiglia!.
Arrio cap di aver fatto un errore. Rimarcare il proprio contributo alla famiglia poteva sembrare una velata accusa alla latitanza dell'amico. Ma non riusc pi a contenersi. Ah s? Gli hai risolto sempre i problemi? Come hai fatto anche ora? Ma se non c'eri neppure dopo aver lasciato l'esercito! Hai preferito andare via piuttosto che imparare a stare con loro! Li hai lasciati ancora soli e questo  il risultato! E stavolta non avevi neppure la scusa del servizio militare.... Le parole gli erano scappate senza che se ne rendesse conto. Ma anche lui aveva subto dei lutti e non aveva ancora avuto modo di sfogarsi.
Vide il viso dell'amico farsi rosso di rabbia, un attimo prima che il pugno gli si abbattesse sulla guancia. L'impatto lo fece arretrare fino a sbattere contro un tavolo; perse l'equilibrio e fin a terra. Il suo primo impulso fu di rialzarsi e reagire, pur sapendo che in una rissa con Muzio avrebbe avuto la peggio. Ma non era quello che voleva.
Sei solo un idiota che non sa di cosa parla, infier il veterano. Non sarai tu a insegnarmi cosa fare per la mia famiglia, n puoi insegnarmi nulla su come si ritrova una bambina in mezzo a dei selvaggi che ti scuoierebbero non appena ti avessero a portata di coltello. Scapperesti alla prima minaccia: ho visto gente molto pi tosta di te sciogliersi di fronte ai loro sguardi d'odio. Tu non immagini neanche cosa bisogna affrontare qui in Spagna quando sei al fronte. Tu sei abituato alla civilt, non alla ferocia di quelle montagne. Se sono stato lontano dalla mia famiglia,  stato proprio per evitarle di vivere tutto quell'orrore attraverso me. Non ci sono riuscito e ora devo rimediare. Ma  una cosa personale, che riguarda solo me!.
Arrio trov la forza di alzarsi e di sfidarlo. Intuiva che c'era qualcosa che Muzio non gli diceva: Certo che  una cosa personale. Perch hanno fatto a Leuka e a Muzio quello che hanno fatto? Perch solo a loro e non agli altri, agli schiavi e ai liberti? Neppure negli altri villaggi saccheggiati sono arrivati a tanto... Cosa ti ha urlato quel celtibero mentre seviziava tuo figlio?.
Muzio lo guard e non rispose. Ma non accenn a colpirlo di nuovo.
Cosa hai fatto ai celtiberi per spingerli a infliggere quelle cose orribili alla tua famiglia?, insist.
L'amico si volt senza rispondere. Ma non gli viet ancora di seguirlo. Sal a cavallo, diede di sprone e part. Poco male. Sapeva dov'era diretto.
Arrio tir un sospiro di sollievo. A quanto pareva, anche il veterano aveva qualcosa da nascondere. Qualcosa che non poteva dirgli.
Cos come lui non poteva rivelargli il vero motivo per cui voleva andare con lui.
Nevia sapeva di dover prendere una decisione. Ed era certa che se non avesse accompagnato il padre se ne sarebbe pentita per tutta la vita. Ma sapeva anche che, comunque fosse andata, al suo ritorno non avrebbe trovato Aulo ad attenderla a braccia aperte. Si sarebbe guadagnata il suo biasimo e il divorzio, o peggio ancora, l'espiazione della sua colpa con una sudditanza totale; senza alcuna garanzia di ricevere la gratitudine e l'ammirazione del padre per il suo gesto. O di ritrovare Muzia viva. Sarebbe rimasta da sola, probabilmente, per il resto della sua vita.
Come suo padre.
Non era quello che voleva. Non pensava di avere la forza d'animo della madre, che era riuscita a vivere serena nonostante fosse stata tanto trascurata dal suo uomo. Ma Nevia non voleva neppure rimanere a soddisfare le aspettative di Aulo, soprattutto dopo quel che era successo alla sua famiglia.
C'era una guerra in corso, da quando era nata, e aveva colpito direttamente anche lei, dopo averle reso il padre una sorta di estraneo. E ora si sentiva pi che mai la figlia di un soldato. Non poteva tenersene ancora fuori e comportarsi come se nulla fosse successo, facendo finta di ignorare che la gente si scannava quotidianamente al di qua e al di l della frontiera, come avrebbe voluto suo marito. No, non avrebbe chiuso occhi e orecchie, n il suo animo alla vendetta e il suo cuore alla passione.
Voleva vivere, vivere davvero; e se questo significava rischiare di andare incontro alla morte, o anche solo guadagnarsi il disprezzo degli altri, non le importava. Le persone che le volevano pi bene e al cui giudizio teneva di pi erano morte, ormai, e la sola rimasta in vita era scomparsa. Messa cos, si disse, non avrebbe dovuto avere dubbi sulla scelta da fare.
Da quel momento, infatti, non ne ebbe pi. Si alz dalla pozza di sudore che aveva formato nel letto e si mise indosso una nuova tunica, muovendosi con circospezione per non svegliare nessuno in casa, soprattutto Aulo. Decise di non portare nulla con s. Non le servivano altro che delle armi, e gliele avrebbe date il padre, o se le se sarebbe procurate da sola. Sent montare dentro di s l'eccitazione per l'avventura che l'attendeva, e si impose di non pensare a quello che avrebbe fatto se il veterano l'avesse respinta. Quando fu fuori di casa, si disse che ormai era fatta, Aulo non gliel'avrebbe perdonata comunque, quindi tanto valeva andare fino in fondo e cercare la sorella anche da sola, se necessario.
Buss alla porta delle stalle e attese con impazienza che le venissero ad aprire. Uno dei due schiavi addetti a cavalli e buoi si present sulla soglia, assonnato e sorpreso.
Ho bisogno di un cavallo, subito. Sellamelo, ordin Nevia, sentendo il cuore batterle sempre pi forte.
Ma il padrone....
Il padrone sa tutto. Devo andare da mio padre, che  in partenza, per salutarlo come si conviene. Ma  quasi l'alba e rischio di non trovarlo pi. Quindi sbrigati!. Si stup della facilit con cui aveva mentito. Dopo un istante di perplessit, l'uomo sembr tranquillizzarsi. Non era la prima volta che lo faceva: di tanto in tanto, quando Aulo era al lavoro durante il giorno, si era sfogata con lunghe cavalcate appena fuori citt, per recuperare almeno una parvenza della vita selvatica che era stata libera di condurre nella propriet del padre.
Non appena l'uomo le port il cavallo, Nevia balz in sella e diede di sprone, lanciandosi al galoppo verso la casa di Arrio. L'alba era prossima ma le strade erano ancora deserte, a parte qualche conciatore che girava con i carri dell'orina raccolta nei serbatoi davanti alle abitazioni. La ragazza respir a pieni polmoni l'aria fresca della notte appena rischiarata dalle prime luci e si sent libera per la prima volta da molto tempo. Aveva preso una decisione senza renderne conto a nessuno e senza dare peso alle conseguenze, ed era padrona di s stessa. Se anche lo stalliere fosse subito andato ad avvertire Aulo, non si sarebbe fatta raggiungere e riconfinare a casa: ammesso che il marito fosse il tipo da inseguirla, cosa che le pareva poco probabile. Aulo era il tipo d'uomo che si sarebbe offeso mortalmente, e non teneva abbastanza a lei per mandare all'aria i suoi programmi solo per inseguirla.
Quando giunse davanti all'abitazione di Arrio Salvio, un elegante palazzo di cui l'amico occupava il piano nobile, scese agilmente da cavallo con un salto e leg le redini a un palo; poi irruppe nella corte e sal decisa le scale. A ogni gradino sent aumentare il timore di non trovare pi nessuno. Si ferm davanti alla porta d'ingresso dell'appartamento e si accinse a bussare, ma proprio in quel momento il battente si apr e il familiare volto di Arrio si materializz davanti ai suoi occhi.
Che ci fai qui?, chiese meravigliato l'uomo, che aveva un vistoso ematoma sulla guancia.
Secondo te?, rispose, fissando con aria interrogativa la ferita.
Non vorrai venire, spero, reag lui.
Mio padre?, chiese Nevia, eludendo la domanda.
 andato.
E suppongo che quello sia stato il modo per dirti che non ti voleva con s, comment lei indicando la ferita.
Abbiamo... avuto una divergenza di vedute pi generale. Ma diciamo che l'ho convinto.  partito un'ora fa, ma so che  diretto al quartier generale del governatore, quindi sto partendo per raggiungerlo, spieg Arrio.
Bene. Sono pronta, dichiar lei risoluta.
Scherzi? Gi non vuole me, figuriamoci cosa mi fa se vede che mi sono portato dietro sua figlia... Per non parlare di tuo marito, protest l'uomo.
Me la vedo io con lui, chiar Nevia. E anche con mio marito. Tu non c'entri nulla nel mio rapporto con loro due.
Tuo padre non la vedr cos. E comunque, rischiare  una mia scelta. Tu non sei tenuta a farlo e il tuo posto  accanto a tuo marito.
Arrio non avrebbe potuto scegliere parole pi infelici. Soprattutto in quel momento. Nevia non riusc pi a contenersi. Anche tu vuoi decidere per me? Tutti quanti avete deciso per me! E io? Io conto qualcosa? A qualcuno interessa cosa voglio io? E se avessi deciso di non accettare il destino che avete stabilito per me? Se avessi deciso di costruirmelo io il mio destino?
Forse  un po' troppo tardi per cambiarlo. Dovevi pensarci prima di sposarti..., azzard lui.
Ma ora  cambiato tutto. Ci che  stato stabilito prima che la mia famiglia fosse massacrata non vale pi. Il mio ruolo non  pi quello di moglie e madre. Perlomeno non ora e non senza che io abbia provato a salvare mia sorella.
Lui la guard e tacque.
Aiutami, ti prego. Sei il solo che possa farlo. Se vuoi davvero aiutare la mia famiglia, come hai sempre fatto, comincia da me!, lo implor.
Lui scosse la testa, perplesso e combattuto.
Non sono pi una bambina, ormai. Mi sono sposata, quindi sono una donna. Nessuno potr dire che mi hai costretto a venire con te o che non mi hai impedito di farlo. Ho molti pi motivi di te per cercare Muzia e non hai alcun diritto di fermarmi.
Arrio trasse un profondo sospiro. Se non mi uccideranno i celtiberi, lo far tuo padre. Andiamo, disse infine, rassegnato, provocando in Nevia un moto di gratitudine che la spinse ad abbracciarlo.
E il contatto con lui la fece sentire molto pi protetta e riscaldata di quanto fosse mai avvenuto con Aulo. Probabilmente, si disse guardandolo, perch era in un momento di euforia per la libert appena conquistata.
Muzio leg le redini al palo davanti al praetorium e si diresse verso l'ingresso. Sapeva che avrebbe dovuto sudarsela, con Mancino. Ma almeno, da quando aveva varcato la porta del campo di marcia dell'armata principale romana, si era sentito rinfrancato. Le sentinelle di guardia sulle torri lo avevano riconosciuto subito e gli avevano tributato un caloroso saluto, attirando l'attenzione dei commilitoni all'interno, che si erano affrettati a farglisi intorno.
Si sentiva di nuovo a casa e, per un istante, rimpianse di non aver proseguito il servizio. Ma poi ricacci via quell'idea: sapeva bene che un conto era stare nel campo e far rigare dritta quella marmaglia, un altro era avventurarsi alla ricerca di un nemico elusivo e scoprire sempre nuovi orrori. Dentro il campo non aveva mai smesso di sentirsi a suo agio, in effetti; ma fuori, ormai, si sentiva spaesato, e il cameratismo all'interno del vallo era stato soppiantato, all'esterno, da una inesauribile sete di sangue da ambo le parti, che non era pi in grado di sopportare.
Perfino coloro che lo avevano temuto e detestato per i suoi metodi duri gli erano venuti a tributare omaggio, ammettendo con disarmante franchezza che non avrebbero potuto desiderare scuola migliore per affrontare i nemici pi temibili e le privazioni della guerra. In quel periodo di delusioni, sofferenza e sbandamento era beneaugurante e un'iniezione di fiducia, in vista dell'impresa che lo attendeva. I commilitoni lo avevano riempito di pacche sulle spalle e di complimenti, e alcune reclute che non aveva mai visto erano accorse apposta per vedere quella che veniva descritta come una leggenda vivente dell'unit. Gli altri ufficiali lo avevano invitato a bere qualcosa insieme e a rinverdire i vecchi tempi, ma se c'era una cosa che proprio non voleva ricordare erano le imprese sempre pi truci e miserabili di cui era stato protagonista.
E poi, non aveva tempo da perdere.
Le guardie appostate davanti all'entrata del caseggiato del governatore lo riconobbero a loro volta. Dopo un saluto marziale, una di esse gli chiese: Hai un appuntamento col pretore, centurione?.
Muzio si compiacque dell'accoglienza. Gli piaceva ancora essere chiamato col suo grado, sebbene ormai fosse solo un civile. Gli attribuiva un ruolo e una collocazione, in una societ in cui sembrava non esserci pi posto per lui.
No. Ma ho grande urgenza di vederlo, rispose.
L'uomo annu ed entr nell'edificio intimandogli di aspettare. Ne usc poco dopo. Il pretore al momento  molto occupato. Se vuoi attendere, ti far chiamare lui appena possibile. Altrimenti, se preferisci, ripassa domattina, disse il soldato.
Muzio fece fatica a trattenere la rabbia. Era pronto a giurare che Mancino lo stesse facendo apposta: non gli aveva perdonato di essersene andato. Ma non aveva scelta: doveva attendere. E intanto, i razziatori si allontanavano sempre di pi con sua figlia.
Che voi sappiate, tra i prigionieri ci sono alcuni dei celtiberi che hanno razziato i villaggi lungo il confine meridionale?, chiese alle guardie.
Mi pare di s. La gran parte hanno preferito farsi ammazzare, ma credo che un paio li abbiano catturati, rispose evasivamente uno dei due. Muzio annu e and a cercare quello che era stato il suo optio, sul cui aiuto era certo di poter contare. Lo scov in libera uscita nella taverna e non pot trattenere un sorriso amaro: quando era un suo subalterno, mai avrebbe osato prendersi certe libert prima che fosse sera. Senza uomini come lui, l'esercito tendeva al lassismo, e questo non poteva far altro che prolungare all'infinito quella guerra atroce.
Non gli disse nulla sulla propria famiglia. I soldati cui aveva dovuto confidarlo in precedenza, nei pressi della citt, erano di stanza altrove e la notizia non si era diffusa pi a nord. Preferiva che continuassero a stimarlo e a temerlo, per evitare che lo compatissero considerandolo un povero vecchio avversato dalla sorte. La verit era solo per Mancino, e solo perch ne aveva bisogno.
Gli spieg cosa voleva e l'uomo non ebbe difficolt a scortarlo nel magazzino dove tenevano i prigionieri e a intercedere presso il responsabile. Forse hai sentito parlare del centurione primipilo Muzio Spurio. Non milita pi nell'esercito ma  un uomo al quale tutti ci siamo ispirati e ora ha bisogno di parlare con i prigionieri pi recenti tra quelli catturati entro il confine della provincia. Cos'hai per noi?, chiese il sottufficiale.
L'uomo riflett. Proprio ieri ne sono arrivati due, conferm. Ma uno si  dato la morte stanotte... sapete come sono questi qui: ha sbattuto la testa contro la parete finch non gli si  aperto il cranio... Sono stato fino a mezzogiorno a far lavare via i pezzi di cervella dal muro..., dichiar.
Muzio fece una smorfia. Non gli diceva niente di nuovo. Fammi parlare col superstite, intervenne.
L'uomo apparve perplesso. Se non sei della legione, ho bisogno dell'autorizzazione del pretore o dei suoi legati....
Intervenne l'optio. Ma hai capito chi  costui? Ne ha catturati pi lui con la sua centuria che un'intera legione messa insieme!  un eroe! Non si merita forse un favore?, insist. Muzio, intanto, scalpitava.
L'uomo era combattuto ed esitava ancora. Muzio decise di tagliar corto ed estrasse dalla borsa un po' di monete che si era portato dietro. Forse questo ti aiuter a decidere..., lo esort.
Il soldato si produsse in una smorfia imbarazzata ma fece subito sparire il denaro, poi si alz e gli fece segno di seguirlo. Lo condusse lungo il corridoio su cui davano i locali di immagazzinamento riconvertiti in celle e, dopo qualche esitazione, si ferm davanti a una porta. Dovrebbe essere qui, disse, poi apr. Dal locale usc una violenta zaffata d'aria densa di umori, prima ancora che Muzio vedesse tre uomini incatenati a degli anelli al muro: era uno scenario che aveva visto mille volte e con cui non avrebbe pi voluto confrontarsi. Anche perch non di rado aveva contribuito a renderlo ancor pi sgradevole e cruento.
Eccolo,  lui, dichiar il responsabile, indicandogli un uomo che non doveva avere pi di trent'anni, dalle lunghe trecce sulla nuca.
Muzio lo studi. Aveva vistose cicatrici sul petto e sul braccio destro; probabilmente era un prode ed esperto guerriero. L'ispanico lo fiss con diffidenza.
Il veterano gli parl nella sua lingua. Eri col gruppo che si  spinto fin nei dintorni di Segobriga?, gli chiese.
L'uomo non rispose.
Muzio gli ripet la domanda, ma l'atteggiamento dell'ispanico non mut.
Amico, ti conviene rispondere. Non sai con chi stai parlando? Con Muzio Spurio, lo Scorticatore! Vuoi che faccia a te quello che ha fatto ad altri tuoi compagni?, intervenne l'optio.
L'uomo sbianc, ma non di paura. Era meraviglia, la sua. Ma anche Muzio si turb: era un soprannome indegno del suo onore, e quando al fiume quei guerrieri glielo avevano gridato dietro aveva suscitato brutti ricordi che faceva ancora fatica a rimuovere.
E un senso di colpa insopportabile per ci che era accaduto a Leuka e al piccolo Muzio.
A dimostrazione che non aveva alcun timore, l'ispanico si permise perfino un sorriso sprezzante.
Ho sentito dire che non fai pi parte dell'esercito, quindi non mi farai niente, replic infine il celtibero con aria di sfida.
Ma te lo faremo noialtri, invece di mandarti a fare il gladiatore in Italia. Cosa preferisci?, intervenne di nuovo l'optio.
Preferisco morire tra i tormenti che vivere in schiavit.
Muzio sapeva che era vero e che, se c'era una speranza di cavargli qualcosa, era solo strapazzandolo per bene. E anche in quel caso, le probabilit di ottenere informazioni erano assai scarse. Si accorse di ragionare ancora nel modo che l'aveva indotto a scappare da tutto questo e si detest.
Siamo alle solite. Ci costringono a essere incivili come loro, comment l'optio.
Ovviamente non potete farlo. Gli interrogatori sono di pertinenza del pretore, specific il responsabile.
Il sottufficiale guard Muzio e allarg le braccia, non potendo che confermare quanto detto dall'altro soldato. Il veterano lanci uno sguardo d'odio all'ispanico, che gli restitu un'espressione di sufficienza. Si sent impotente e, in quel momento pi che mai, rimpianse di non essere rimasto nell'esercito. Non avrebbe impedito il massacro della sua famiglia, ma la vendetta e il recupero di Muzia, forse, sarebbero stati meno complicati.
E anche la sua esistenza.
Si rassegn e usc dal magazzino, dirigendosi verso il praetorium dove le sentinelle gli dissero che c'era ancora da aspettare.
Si obblig a pazientare, con la rabbia e la disperazione che montavano nel suo animo ogni istante di pi.

6.

Tu hai visto cos'hanno fatto alla mia famiglia, vero?, chiese all'improvviso Nevia ad Arrio, rompendo il silenzio mentre cavalcavano fianco a fianco.
Non  una cosa di cui vorrei parlare, si limit a rispondere Arrio.
Forse ho diritto di saperlo, non credi?
Solo tuo padre pu deciderlo, eventualmente. Io non mi prender questa responsabilit, dichiar.
E non era il solo motivo. L'immagine di Leuka in quello stato, e del viso del piccolo Muzio, non avevano smesso di tormentarlo; parlarne non avrebbe fatto altro che acuire la sofferenza per la sorte delle persone che pi aveva amato nella sua vita. Si era rassegnato all'idea di perdere Leuka con il ritorno in via definitiva del compagno, e da quando avevano ricevuto la lettera che comunicava loro le dimissioni di Muzio dall'esercito avevano discusso a lungo sulle modalit dell'inevitabile distacco; ma lo aveva confortato la convinzione di poterla continuare a vedere e starle vicino. Quando poi Muzio se n'era andato di nuovo, aveva coltivato la segreta speranza di tornare a essere per lei qualcosa di pi di un amico.
Di fronte a qualsiasi altro uomo non si sarebbe fatto scrupoli. Aveva imparato ad amare troppo quella donna straordinaria per rinunciare facilmente a lei. Ma Muzio era colui che gli aveva salvato la vita e lo aveva cresciuto, che gli aveva permesso di diventare ci che era adesso, e gli doveva tutto. Gi gli aveva fatto un torto, instaurando una relazione con la sua donna, ma si era giustificato pensando che le aveva permesso di vivere serenamente quegli anni di solitudine, e quindi, tutto sommato, aveva fatto un favore anche a Muzio, oltre che aver gratificato s stesso.
In fin dei conti, aveva rinunciato a cercarsi una donna da sposare, aveva rifiutato interessanti prospettive di unione con figlie di facoltosi notabili della Spagna Citeriore, pur di rimanerle vicino, e non se n'era mai pentito. I momenti trascorsi con Leuka, di nascosto dai figli e sempre nell'ombra, lo avevano ripagato di qualsiasi rinuncia; e se lo scarso interesse di Muzio per la famiglia gli aveva permesso di sviluppare un rapporto cos profondo, dall'altro gli dispiaceva che l'amico non fosse stato in grado di apprezzare le doti di una donna tanto straordinaria.
Alla loro relazione era mancata solo l'ufficialit; soprattutto dopo essere stata coronata dalla nascita dei due gemelli. Muzio era troppo distratto dalle sue imprese per accorgersi che i tempi non coincidevano del tutto con una delle sue licenze. Da quel momento Arrio era stato ancor pi presente nella vita domestica della famiglia, anche se ogni aspirazione a considerarla la sua famiglia cozzava con l'affetto che nutriva per Muzio. Era sicuro, ormai, che non avrebbe pi saputo ricostruire un rapporto tanto profondo con un'altra donna. Con Leuka, attrazione e stima si erano fuse in un sentimento potente, la cui sola limitazione era il rispetto e la gratitudine che lui nutriva per Muzio, ma anche il grande senso del dovere che aveva sempre caratterizzato la donna: sebbene non amasse pi il compagno da molto tempo e ne fosse stata trascurata, Leuka non aveva mai messo in discussione il proprio ruolo.
Pi volte Arrio si era fatto un esame di coscienza e mai una volta si era sentito in colpa. I loro sentimenti erano troppo nobili e puri, il loro rispetto per Muzio prioritario, perch dimenticassero qual era il loro posto. E cos, non le aveva mai chiesto di scappare con lui, n lei gli aveva chiesto di portarla via. Avevano solo fatto in modo di rendere la loro vita migliore. Arrio non biasimava l'amico: era un soldato, un eroe, un uomo che aveva salvato migliaia di vite romane, e non era tagliato per una famiglia. Non era colpa sua, semplicemente... Cos come Arrio non si sentiva in colpa, se si era innamorato di Leuka...
Mio padre non me lo dir. Crede che io sia solo una ragazzina impressionabile. Ma io voglio saperlo. Le proteste di Nevia interruppero i suoi pensieri.
Non lo saprai da me, ribad lui, lottando con s stesso per cacciare via dalla propria mentre quelle immagini cruente.
Ma era una battaglia persa in partenza: sapeva gi che lo avrebbero perseguitato per tutta la vita.
Era ormai sera, quando il pretore si degn di far chiamare Muzio. In qualche modo, nel corso della giornata, la notizia della sua sventura era trapelata nel campo e molti commilitoni si erano sentiti in dovere di andare a porgergli le loro condoglianze. Ma molti altri, come il veterano temeva, si erano limitati a fissarlo da lontano con aria di compatimento, scuotendo la testa, e a parlottare tra loro. E la lunga attesa cui l'aveva sottoposto il governatore non prometteva nulla di buono.
Muzio entr nel padiglione del comandante rammentando pi volte a s stesso che avrebbe dovuto mantenere la calma, qualunque cosa fosse successa. E non reag quando Mancino tenne la testa sui documenti ignorandolo ostentatamente, pur sapendo che era giunto al suo cospetto. Si impose educazione e rispetto e disse: Signore, le circostanze mi portano a rivestire i panni di soldato. Ho bisogno del tuo aiuto.
Finalmente Mancino alz la testa e lo guard. Ma solo per un istante.  un brutto periodo questo, Muzio Spurio, si limit a dire, chinando di nuovo il capo.
Come sai, i barbari hanno sconfinato pi volte, in questi giorni, prosegu il veterano. E sono arrivati molto pi a sud, colpendo le comunit dove viveva la mia famiglia. Alcune bande sono state intercettate, ma almeno una ha potuto riattraversare il confine indisturbata... portandosi dietro mia figlia.
Mi dispiace per tua figlia. Abbiamo fatto quanto era possibile con le truppe che abbiamo a disposizione, replic l'altro senza guardarlo.
Lo so. Ma credo che il prestigio di Roma potrebbe essere compromesso, di fronte agli ispanici soggiogati, se non la facciamo pagare anche a quella banda. Dovremmo dimostrare che l'Urbe non lascia invendicato nulla... e a tale scopo, mi offro di guidare almeno una centuria, o le truppe che vorrai assegnarmi, per andare a scovare gli scorridori nel loro territorio.
Mancino alz di nuovo lo sguardo e con una smorfia rispose: ...E magari recuperare tua figlia..., osserv con una punta di ironia.
Muzio non replic.
Il governatore sospir. In questa fase della rivolta, il prestigio di Roma impone soprattutto che venga conquistato l'epicentro della sommossa, ovvero Numanzia, su cui stiamo concentrando tutti i nostri sforzi, gli spieg con sussiego. Espugnata quella citt, ogni resistenza cesser. Quindi non posso permettermi di distaccare anche un solo reparto per altri compiti che non siano il presidio della provincia, mandandolo per giunta al macello sicuro in territorio nemico. La nostra storia, passata e recente,  piena di episodi in cui intere legioni sono state massacrate in imboscate degli ispanici.
Muzio sapeva che Mancino aveva ragione, ma non si dette per vinto. Eppure sai bene che se c' un uomo che pu condurre alla vittoria un'unit in territorio nemico, quello sono io, si permise di dire. Pensa che danno morale infliggeremmo ai ribelli se li andassimo a colpire proprio a casa loro, sgusciando tra le loro guarnigioni. Dimostreremmo la nostra superiorit....
Mancino si alz in piedi. La sua espressione non era pi ironica ma contrariata. Visibilmente contrariata. Sciocchezze! Solo Numanzia conta, ormai, dopo tanti anni di guerra e rivolte! Dopo tante disfatte e perdite!, strepit. E poi, l'esercito non  al servizio di un singolo cittadino, Muzio Spurio, tanto meno di un civile. E io non sono disposto ad aiutare chi non  stato disposto ad aiutare me... Proprio perch ti ritieni tanto in gamba, mi saresti servito a Numanzia, ma avevi fretta di andartene dalla tua famiglia, che il fato, forse per punirti della tua ingratitudine, ti ha tolto subito!.
Muzio si sent ribollire il sangue e fece un passo avanti, con l'impulso di aggredire il comandante. Ma un recesso di razionalit gli fece rammentare che in tal modo si sarebbe preclusa ogni residua possibilit di salvare la figlia, cos rimase sul posto. Si rassegn, chin il capo e usc senza dire un'altra parola. Aveva fallito nel proteggere la propria famiglia, nel salvare i figli, col prigioniero ispanico, col pretore: pareva che non fosse pi in grado di combinare nulla.
Hai ottenuto un'unit?.
La domanda lo meravigli, tanto pi quando si rese conto che a fargliela era stato Arrio. Ma la sua sorpresa fu totale quando, accanto a lui, not la presenza di Nevia.
Sapeva che l'amico lo avrebbe raggiunto: lo aveva visto fin troppo determinato, ma non avrebbe mai pensato che sarebbe stato tanto folle da portarsi dietro anche sua figlia.
Che ci fai tu qui?, chiese a Nevia. La rabbia per il fallimento dell'incontro con Mancino rendeva il suo tono pi aspro di quanto avrebbe voluto.
Te l'avevo detto, che intendevo venire con te, rispose lei con fierezza.
Siete pazzi, entrambi. Tu, torna da tuo marito che  meglio..., le intim.
Ormai  troppo tardi. Me ne sono andata di nascosto. Non mi vorr pi, dichiar Nevia. Ma non mi importa: quello che desidero  partecipare alle ricerche per mia sorella. E tu, anche se non te lo ricordi pi probabilmente, mi hai addestrato a farlo, da ragazzina... Quando ancora ti dedicavi alla famiglia.
Muzio si sent combattuto. Avrebbe voluto punire la figlia per la sua insubordinazione, per aver mandato all'aria il matrimonio, ma era colpito dal suo orgoglio, che era forse la sola eredit che avesse lasciato dietro di s.
Non ci saranno ricerche. Il governatore non mi ha dato alcuna risorsa. Se ne fregano di una ragazzina scomparsa, coi problemi che hanno coi celtiberi, dichiar infine.
I due interlocutori assunsero un'espressione delusa e disorientata. Si guardarono l'un l'altro costernati.
E tu cosa hai intenzione di fare?, lo incalz Arrio.
Andr da solo, naturalmente.
No, non da solo. Io verr con te, rispose l'amico.
E io anche, puntualizz la figlia.
Muzio proruppe in una risata sprezzante. Credete che sia un gioco? Avete idea di cosa fanno i celtiberi ai romani?
Direi che ne abbiamo un'idea esatta, adesso, replic Arrio. Proprio per questo voglio salvare Muzia. Ma sul fatto che Nevia non debba venire, sono d'accordo con te.
Decido io per me. Non mi lascerete indietro. E comunque, non tornerei pi da mio marito, afferm lei decisa.
A quanto pareva, si disse il veterano, Nevia aveva preso da lui, in quanto a testardaggine e determinazione: si stava rendendo conto di non conoscere affatto sua figlia, ma quello che stava apprendendo gli piaceva. Muzio sapeva per di doverla dissuadere e decise che c'era un solo modo per farlo. Non ti voglio tra i piedi, ragazzina. Ci sar un motivo per cui non sono mai stato a casa in tutti questi anni: i legami familiari sono un peso per me... te compresa. Quindi vattene!, sibil.
Ma Nevia non si lasci intimidire. Se cos fosse, non rischieresti la vita per andare a cercare l'altra tua figlia in territorio nemico, per giunta da solo. No, non ci credo. Hai solo un modo di fare che non piace a nessuno, ma a noi tieni eccome!, gli rispose.
S, decisamente gli piaceva. Proprio per questo doveva salvarla dal destino che aveva colpito Leuka. Se l'avessero vista con lui...
Ci pens Arrio. Nevia, prima non ti ho voluto dire di tua madre..., intervenne. Ma sappi che non l'abbiamo trovata semplicemente uccisa o decapitata, come tutti gli altri. Temo che alle mezzosangue riservino un trattamento particolare....
Nevia si irrigid per qualche istante. Ma poi sembr recuperare la propria baldanza. Sono la figlia di un soldato. Anzi, dell'ufficiale pi decorato dell'esercito della penisola, dichiar fieramente. E sono nata e cresciuta in tempo di guerra, lungo la frontiera col nemico. Non saranno i vostri racconti dell'orrore a spaventarmi. Non sono quel tipo di donna. Che ti piaccia o meno, io sono come te e verr con te.
Muzio era troppo ammirato da lei... e troppo disperatamente solo per negarle ancora qualcosa. E poi, quell'Aulo che aveva sposato gli era parso un idiota. Fin solo per dire, rassegnato: Non ti auguro affatto di essere come me. N lo voglio. Ma fai come vuoi.  una tua scelta.
Cosa si fa adesso?, chiese Arrio.
Ci si procura informazioni, rispose infine Muzio, rassegnato ad affrontare l'impresa senza che nulla andasse come desiderava e come si era aspettato.
Arrio guard ancora una volta Nevia e not che aveva socchiuso gli occhi. Da tempo non avevano pi la forza di parlare e la ragazza era stata pi volte sul punto di addormentarsi. L'attesa, resa ancor pi angosciante da una notte cupa, fredda e senza stelle, sembrava non finire mai.
E Muzio era scomparso.
Aveva detto loro di aspettarlo fuori dal campo, tra i caseggiati sorti intorno al vallo. Li avrebbe raggiunti durante la notte, dopo essersi procurato le informazioni necessarie a rintracciare gli scorridori che avevano rapito Muzia. Ma la notte era scesa e, ormai, erano trascorse cos tante ore che l'alba non era lontana. E del veterano, nessuna notizia. Lo avevano lasciato insieme agli ex commilitoni, con i quali aveva improvvisamente cambiato atteggiamento, invitandoli a bere qualcosa insieme nella taverna. Arrio non aveva idea di cosa avesse in mente. Ma pi le ore passavano, e pi si convinceva che non fosse riuscito a realizzarla.
E intanto, lui e Nevia si maceravano nel dubbio, di fronte alle incognite che li attendevano. Avrebbero dovuto fare tutto da soli. Muzio aveva ragione quando asseriva che loro due non sarebbero serviti a niente. Neppure due veri soldati, al loro posto, sarebbero stati sufficienti ad assicurare il successo all'impresa.
Ma non tollerava che Muzio cercasse la bambina nella convinzione che fosse sua figlia. Se l'avesse salvata senza che lui facesse nulla, sarebbe stato come rinunciare a lei e alla propria paternit. Al contrario, partecipare alle sue ricerche rappresentava un modo per perpetuare la sensazione di averla avuta davvero, una famiglia. E sarebbe stato mille volte meglio morire nel tentativo, ma con la consapevolezza di averci provato, piuttosto che vivere il resto dell'esistenza con l'impressione che l'amore per Leuka fosse stato solo un sogno.
Ma non vedeva ragione perch venisse anche Nevia e si era stupito che Muzio non si fosse impuntato per mandarla via. Forse suo padre, semplicemente, non riusciva a negarle pi niente, dopo averle negato per tutta la vita la propria presenza; o forse, peccando di nuovo di egoismo, voleva averla vicino a s dopo averla sempre trascurata. La ragazza, da parte sua, aveva mostrato una certa incoscienza: al di l dell'affetto per Muzia, che Arrio ben conosceva, sembrava solo cercare un pretesto per non tornare dal marito. Evidentemente, non era stato un matrimonio riuscito.
Sent dei passi risuonare lungo la stradina accanto alla quale si era seduto. Mise mano al pugnale che aveva alla cintola: anche nei pressi di un accampamento legionario potevano aggirarsi dei malintenzionati. Not due ombre avvicinarsi e subito diede uno scossone a Nevia perch si svegliasse. La ragazza spalanc gli occhi all'improvviso e lui le fece segno di nascondersi sul retro dell'edificio. Ma poi si accorse che una delle due sagome aveva la mole massiccia di Muzio ed entrambi si limitarono ad alzarsi in piedi, finch non apparvero i lineamenti dell'amico.
Il veterano trascinava un uomo dietro di s, le mani legate dietro la schiena.
Non  che adesso ci ritroviamo inseguiti dall'intera legione?, gli chiese Arrio allarmato, scrutando il buio alle sue spalle.
Non ti preoccupare. Avevo parecchi crediti da riscuotere e ho trovato chi mi ha aiutato.
E questo chi sarebbe?, chiese Nevia, incontrando lo sguardo ostile del prigioniero.
Uno degli ispanici che hanno partecipato alle razzie.
Quindi  uno dei responsabili della morte di..., dichiar la ragazza, avanzando con decisione verso l'uomo ed estraendo il pugnale dalla cintola.
Ma il padre le sbarr la strada. No. Non apparteneva a quella banda. Ma ci dir chi erano e dove trovarli.
Che io sappia, questa  gente che non parla facilmente..., si permise di intervenire Arrio.
A me qualcosa dir, asser con sicurezza Muzio.
Come tutti i ribelli di questa penisola, preferisce morire che vivere da schiavo. E sa che io gli dar la morte. Che tipo di morte, lo stabilir lui in base alla sua disponibilit a fornirmi informazioni. Andiamo dove non ci sono edifici, concluse Muzio, riprendendo a muoversi e tirandosi dietro il prigioniero.
Arrio incontr per pochi istanti lo sguardo dell'ispanico, che lo fece rabbrividire. I suoi occhi erano iniettati di sangue e non sembrava nutrire alcun timore per la sorte che lo attendeva. Quella, dunque, era la gente con cui si sarebbe dovuto confrontare.
Camminarono in silenzio per diverse centinaia di passi, finch non iniziarono a risalire un pendio che li condusse alla sommit di una modesta altura. Sul lato opposto, a malapena distinguibile alla flebile luce proveniente dal cielo, si apriva un terreno frastagliato.
Quando raggiunsero una forra, Muzio si arrest. Voi fermatevi qui e aspettatemi. Fatevi una bella dormita perch potrei metterci parecchio, disse.
Sia Arrio che Nevia lo fissarono disorientati. Ma lui era gi ripartito, dando un violento strattone per far muovere il prigioniero. La ragazza si rassegn: era visibilmente stanca e accolse con gratitudine quella nuova pausa. Ma nella testa di Arrio continuava a ronzare un'idea... la stessa che gli aveva impedito di dormire fino a quel momento. Segu l'amico, lo raggiunse, lo prese per un braccio e gli disse: Loro sapevano chi era il proprietario della casa, vero? E al fiume ti hanno riconosciuto... Sanno cosa sei capace di fargli. Per questo si sono accaniti su Leuka e Muzio.... Avrebbe voluto adottare un tono neutro, ma non riusc a evitare una sfumatura di astio e di accusa.
Muzio lo guard per un istante con espressione assente, socchiuse gli occhi e poi volt la testa dall'altra parte, liberando il braccio con un vigoroso movimento e riprendendo a camminare.
Arrio non os seguirlo. In quel fugace sguardo inespressivo, aveva letto una totale assenza di emozioni.
E gli si era gelato il sangue.
Nevia apr gli occhi e guard la volta scura che la avvolgeva. Le sembrava di non aver dormito affatto, o di essere semplicemente svenuta per la stanchezza solo per pochi istanti. Volse gli occhi accanto a s e vide che, al contrario di lei, Arrio dormiva rannicchiato sul terreno roccioso.
Poi si guard intorno cercando di capire dove fosse il padre. Infine si ricord perch non era riuscita a prendere sonno quando si era sdraiata: l'idea che il veterano se ne stesse poco pi in l a tormentare un uomo per estorcergli informazioni l'aveva messa in agitazione. Sapeva che non avevano molti modi per rintracciare i rapitori, ma accettare che il padre agisse come i selvaggi che avevano massacrato la sua famiglia... be', era al di l delle sue attuali capacit.
Ma doveva rendersi pi forte. Se voleva rimanere accanto a un eroe di guerra come Muzio, doveva mostrarsi degna di lui. Mai avrebbe voluto rappresentare un peso, per un uomo della sua tempra, n avrebbe voluto in alcun modo rallentare, complicare o addirittura compromettere la loro impresa.
Non sapeva ancora cosa pensare di lui. Era un uomo molto respingente, apparentemente incapace di affetto, eppure Nevia era ancora legata ai ricordi dell'infanzia, quando il padre le aveva trasferito con entusiasmo parte delle sue conoscenze belliche. Ed era anche ammirata dalla fama che si era conquistato con le sue imprese, dai racconti sul suo valore che aveva udito in citt e dai conoscenti. Era orgogliosa di essere figlia di un eroe, ma ne era anche intimorita e provava soggezione nei suoi confronti. E anche pena, dal giorno del matrimonio, quando lo aveva visto gravato dal peso delle sue gesta.
Si chiese dove fosse andato a finire. Erano ormai distanti dal forte romano, isolati in mezzo alla natura e a ridosso del confine: l'assenza del padre la faceva sentire insicura. Sapeva bene che Arrio non era un guerriero e non avrebbe saputo proteggerla dall'aggressione di qualche malintenzionato. Ma non solo Muzio non si vedeva; nel silenzio della notte, interrotto solo dal frinire delle cicale e dal sibilo del vento, Nevia non riusciva a udire alcun rumore che ne attestasse la presenza nei dintorni. Sent montare l'ansia dentro di s e si alz, facendo qualche passo nella direzione in cui si era allontanato il padre. Era possibile che gli fosse successo qualcosa? Che il guerriero ispanico fosse riuscito a liberarsi e avesse preso il sopravvento su di lui? Decise di cercarlo e avanz ancora, badando a dove metteva i piedi e abituando progressivamente la vista all'oscurit.
Cerc di memorizzare il percorso e il punto in cui aveva lasciato Arrio per non perdersi. Continu a procedere finch non le parve di distinguere una sagoma umana poco pi avanti tra le rocce e i cespugli. Si avvicin e la figura massiccia del padre si deline pi chiaramente. Se ne stava con il busto curvato in avanti e quando si accorse di lei le intim con voce rauca: Fermati, Nevia, senza voltarsi.
La ragazza si chiese come avesse fatto a capire che era lei. Ma non si ferm e continu a sfruttare l'abbrivio del pendio in discesa, giungendo in pochi istanti vicino al padre. Quest'ultimo le ringhi di nuovo di fermarsi e solo allora Nevia, intimorita dal suo tono, si blocc. Ma non pot impedirsi di guardare nella sua direzione.
Sulle prime, non distinse chiaramente l'ombra che si stagliava appena al di sotto del padre. Le parve un cespuglio o una serie di arbusti. Poi aguzz gli occhi e cap che era una figura umana.
O perlomeno, che doveva esserlo stata, fino a poco prima.
Ci che rimaneva del prigioniero era un busto con una testa ciondolante sulle spalle, senza pi arti, che giacevano accatastati al suo fianco. Ma Nevia non riusciva neppure a distinguere i tratti somatici del guerriero, e non a causa dell'oscurit: sul viso non c'erano pi occhi, n naso, n bocca, n orecchie.
E neanche pi la pelle. Sembrava una maschera di cuoio grezzo.
Ma quello che fece pi rabbrividire Nevia fu che l'ispanico era ancora agonizzante.
Che fai ancora qui? Ti ho detto di andartene!, sibil il padre, voltandosi finalmente verso di lei. Nevia trasfer lo sguardo inorridito su di lui, e vide che era ricoperto di sangue da capo a piedi. E in quell'istante, ci che sent per il genitore fu solo terrore. Arretr di qualche passo, poi si volt e inizi a correre, senza riuscire ad arrestare le lacrime. Risal il pendio fino al punto in cui aveva lasciato Arrio, che fu svegliato dal rumore dei suoi passi concitati.
Cosa c'? Che  successo?, le chiese alzandosi in piedi.
Nevia si gett su di lui e lo abbracci, stringendolo pi forte che poteva, singhiozzando a lungo. Arrio non la incalz e la strinse a sua volta lasciandola sfogare, poi la fece sedere e si accost a lei continuando a confortarla senza dire nulla.
Nevia gli fu grata per la sua discrezione. Non avrebbe mai saputo descrivere ci che aveva visto. Ma non lo avrebbe mai dimenticato, ne era certa.
E non avrebbe mai dimenticato in cosa era capace di trasformarsi il padre.
Il veterano comparve poco dopo, ancora sporco di sangue. Arrio lo guard senza parlare e un barlume di consapevolezza gli si accese negli occhi.
Hai ottenuto quello che volevi?, gli chiese.
Ho una traccia. Andiamo, rispose Muzio, facendo loro cenno di alzarsi.
Nevia alz la testa e trov il coraggio di cercare il suo sguardo.
Ma lui no.

7.

Non una parola. Arrio aveva rinunciato da tempo a fare conversazione e, dopo aver capito che gli altri due compagni di viaggio volevano stare in silenzio, aveva badato a rimanere con la bocca chiusa, limitandosi a tenerli d'occhio. Ma per controllare Nevia doveva voltarsi: la ragazza si teneva a distanza dal padre, come se ne avesse un sacro terrore, e tendeva quindi a restare sempre in coda al convoglio. Da parte sua, Muzio cavalcava deciso senza mai voltarsi e senza parlare, come se stesse da solo. Non aveva ritenuto opportuno condividere con loro le informazioni che aveva estorto alla sua vittima, e nessuno dei due si era azzardato a interrogarlo al riguardo.
Quello che era successo la notte precedente aveva modificato, forse per sempre, i rapporti tra padre e figlia. Arrio sapeva che Muzio era capace di una ferocia inaudita, se costretto dalle circostanze: lo aveva visto combattere in Africa, e a Cartagine era stato testimone delle sue gesta pi efferate. Ma in questo caso, non si sentiva di biasimarlo; se ne avesse avuto la forza e le capacit, anche lui avrebbe usato ogni mezzo per salvare sua figlia e vendicare il giovane Muzio e Leuka. Si vergognava perch lo stava usando, e per la codardia con cui lasciava fare all'amico il lavoro sporco, ma era consapevole che solo Muzio era in grado di ritrovare la bambina: temeva che se gli avesse detto la verit, il veterano avrebbe abbandonato la ricerca.
Agli occhi di Nevia, adesso, il padre era un mostro. Ma se la ragazza avesse saputo la verit sulla paternit dei gemelli, avrebbe disprezzato anche lui. Arrio sapeva gi che il loro viaggio sarebbe stato all'insegna della menzogna dall'inizio alla fine. Ed era un peso, quello della sua paternit celata, che avrebbe desiderato condividere con qualcuno, prima di avventurarsi in un'impresa che poteva condurlo alla morte. Non lo aveva mai detto a nessuno, per non rischiare di ferire Muzio o rovinare Leuka, per non confondere i ragazzi e compromettere la precaria armonia che si era creata negli anni in quella famiglia; e adesso, non era escluso che si portasse quel terribile segreto nella tomba.
Se mai avesse avuto una tomba, in quel territorio aspro e selvaggio, che gli appariva quanto di pi lontano dai luoghi in cui aveva trascorso l'adolescenza: le rigogliose e fertili pianure costiere intorno a Cartagine, ricche di acqua e coltivazioni, di boschetti curati e di approdi pieni di vita. La Spagna attraverso cui Muzio lo stava conducendo, a confronto, sembrava una terra primordiale che, se non fosse stato per le stradine su cui cavalcavano, nessun essere umano pareva aver mai calcato. Non stupiva che i suoi abitanti fossero i pi bellicosi che i romani avessero mai affrontato: la quantit di anfratti e potenziali nascondigli davano ad Arrio la sensazione di essere spiato in continuazione, e che qualche guerriero li potesse aggredire da un momento all'altro. Ma confidava nell'istinto di Muzio, che probabilmente avrebbe intuito una minaccia in anticipo.
Erano entrambi nelle mani del veterano, lui e la ragazza. Dipendevano completamente da un uomo di cui lui aveva tradito la fiducia e da cui Nevia si teneva lontana. Solo un inguaribile ottimista avrebbe potuto auspicare un esito positivo per la loro missione.
Devo fermarmi, sent dire alle spalle. Si volt e vide Nevia scendere da cavallo, con l'espressione corrucciata che aveva tenuto per tutto il tragitto. Il padre, invece, continu a procedere. Nevia si acquatt dietro una roccia scomparendo dietro il suo profilo.
Fermati. Tua figlia ha i suoi bisogni... e gi che ci sono faccio la stessa cosa, si costrinse a dire, Muzio sbuff, ma se non altro, si arrest. Arrio scese a sua volta da cavallo e si svuot la vescica rimanendo accanto alla bestia. Poi concluse, rimase in piedi a sgranchirsi le gambe, mentre Muzio era ancora in sella, pressoch immobile. Quell'uomo cominciava a fare paura anche a lui: non scendeva mai da cavallo, non mangiava, non aveva esigenze e bisogni, non parlava... non sembrava neppure umano. Ma Arrio era sicuro che fosse rimasto molto scosso dalla reazione della figlia. Se fosse arrabbiato con lei per avergli disobbedito mentre si lavorava il prigioniero, o solo turbato per averle mostrato una parte di s che intendeva nasconderle, non avrebbe saputo dirlo.
D'improvviso, un urlo squarci il silenzio. Era di Nevia e Arrio si mise subito a correre nella sua direzione, sguainando la spada. Alle sue spalle sent Muzio lanciarsi al galoppo. In pochi istanti l'amico lo super e raggiunse la roccia dietro la quale si era acquattata Nevia. Poi si iss sulla sella e fece un balzo di lato con la spada in pugno, scomparendo dietro il masso. Ne emerse un attimo dopo, inseguendo un animale che Arrio riconobbe solo in un secondo momento come un lupo. Muzio lo raggiunse con la lama calando un fendente che provoc alla bestia un taglio profondo nel posteriore. Il lupo si arrest e il veterano ebbe modo di menare un nuovo affondo, che gli squarci il collo facendolo stramazzare a terra con la testa penzolante.
Ma proprio quando la minaccia era stata neutralizzata, Nevia si rimise a urlare. Usc da dietro la roccia con le mani davanti al viso, guardando inorridita il lupo. Il padre le si avvicin e cerc di afferrarle il braccio, ma lei si divincol gridando in modo isterico: Stammi lontano! Stammi lontano! Vai via!.
Muzio non cambi espressione, non insist, rimise la spada insanguinata nel fodero e senza dire una parola si diresse verso il proprio cavallo, passando accanto ad Arrio senza degnarlo di uno sguardo. Il giovane si avvicin a Nevia aggirando la carcassa del lupo. Prov a confortarla mettendole una mano sulla spalla. Lei in un primo momento si ritrasse, ma poi lo lasci fare, continuando a singhiozzare. Arrio pot cingerla con entrambe le braccia e la ragazza si abbandon appoggiandosi al suo petto. In breve i sussulti diminuirono di intensit fino a cessare del tutto. Arrio rivolse un'occhiata a Muzio, che nel frattempo era risalito in sella ed era ripartito senza voltarsi.
Dobbiamo andare, Nevia, le disse dolcemente, indicandole il padre.
La vide fissare l'uomo con astio e dovette attendere che Muzio si fosse allontanato prima che la ragazza si decidesse a staccarsi da lui e a risalire a cavallo.
Deve essere spietato, per combattere gente spietata come i celtiberi..., azzard, provando a tranquillizzarla. Solo pochi giorni prima non avrebbe mai pensato di dover parlare a favore di Muzio con Nevia: la ragazza aveva sempre avuto una grande considerazione del padre, mantenendosi pervicacemente attaccata al ricordo che aveva di lui.
Nevia tacque qualche istante e poi, guardando in direzione del veterano, la cui sagoma si stagliava gi piccola contro l'orizzonte, rispose: Ma lui  ancora pi spietato di loro. Molto di pi.
Arrio rabbrivid. Se Nevia avesse visto il trattamento che avevano riservato alla madre e al fratello, avrebbe avuto la sua stessa impressione: i celtiberi sapevano che erano suoi parenti e probabilmente, conoscendo le sue imprese pi efferate, lo avevano ripagato della stessa moneta.
Forse Nevia aveva ragione. Forse Muzio era peggiore dei nemici pi spietati che Roma avesse mai affrontato. Forse erano stati proprio i soldati come lui a farli divenire tali.
Se quella guerra sembrava non finire mai, se una rappresaglia ne provocava un'altra ad opera della parte avversa, e se lui aveva perso la donna che amava, era colpa della gente come Muzio.
Il veterano strizz gli occhi e osserv il villaggio che si estendeva nella vallata. A quanto pareva, era ancora in piedi: la guerra non lo aveva spazzato via. Era un buon posto per rifocillarsi e per cercare delle informazioni. Era molto tempo che non incontravano testimonianze di presenza umana, in quell'ampia fascia di terra che costituiva una zona cuscinetto tra la provincia romana e i territori dove i conquistatori si sarebbero avventurati a loro rischio e pericolo.
Perfino se si fosse trattato di un'intera legione.
E lui, riflett, ci stava portando sua figlia.
Non avrebbe mai dovuto, si disse ancora una volta. Sia per non esporla a rischi, sia per non mostrarle il lato oscuro di s stesso. Se si era vergognato di come si era comportato al suo matrimonio, lo spettacolo che le aveva offerto la notte precedente avrebbe dovuto indurlo a sparire una volta per tutte dalla sua vita. Ma non aveva la forza di imporsi con lei: e forse non lo voleva neppure. Era un modo per attirarsi la sua compassione, mostrandole come lo avevano ridotto trent'anni di guerre? Ma forse il solo risultato che stava ottenendo era di farsi odiare...
Ci fermeremo l, si limit a dire ai suoi due compagni di viaggio, nessuno dei quali aveva osato affiancarlo nelle ultime ore. Procedevano sempre uno dietro l'altro, in silenzio, ciascuno perso nei propri pensieri e Muzio si rendeva conto che dipendeva da lui: sapeva di non essere una compagnia piacevole per dei civili. Anzi, negli ultimi tempi non lo era stato neppure per i suoi uomini.
Come fai a essere certo che non ci scanneranno senza tanti complimenti?, gli chiese Arrio. Qui non siamo pi in territorio controllato da Roma.
Non siamo in territorio controllato direttamente da Roma,  vero. Ma la gente che vive da queste parti sa di essere esposta alle rappresaglie romane e preferisce vivere in pace. Fanno anche affari coi mercanti romani, acquistano e vendono merce. E gli altri ispanici li lasciano in pace perch da loro traggono informazioni sui nostri movimenti. Li usano come informatori: noi lo sappiamo e diciamo solo ci che ci fa comodo. Funziona cos. Insomma, si barcamenano tra i due blocchi....
Arrio tacque, come aveva fatto per tutto il viaggio. Forse adesso faceva paura anche a lui, pens Muzio, che aument l'andatura del cavallo. Non poteva farci niente, concluse: per ritrovare sua figlia, doveva ricorrere alla parte pi brutale di s. Proprio quella che era giunta a fargli ribrezzo al punto da indurlo ad abbandonare l'esercito, per non dover pi vivere nell'orrore che aveva contribuito a creare.
Prima ancora di raggiungere i primi edifici, modeste case in mattoni cotti e terriccio distribuite su una superficie limitata accanto a un corso d'acqua, inizi a respirare la caratteristica aria di diffidenza con cui venivano accolti i romani in qualsiasi zona non strettamente costiera della Spagna. La gente per strada, qualche vecchio e un paio di donne, scrut i tre cavalieri con espressione astiosa e timorosa al tempo stesso. E Muzio non poteva dar loro torto: troppe volte si era avvicinato ai villaggi alla testa di un drappello con il solo scopo di farne terra bruciata, e il suo inconfondibile portamento militare non ispirava certo fiducia, sebbene fosse accompagnato da civili.
Si volt e fece segno a Nevia di affiancarlo. Se stai davanti, si sentiranno pi tranquilli. Vieni qui, le disse in modo pi burbero di quanto avrebbe voluto. La ragazza obbed senza parlare. Quando furono vicini a un anziano che camminava tirandosi dietro un mulo carico di sacchi, il veterano gli chiese: Dove possiamo trovare un posto per dissetarci un po'?.
L'uomo sembr studiare tutti e tre per qualche istante, poi indic un edificio appena pi grande degli altri. Quello  quanto di pi simile a una taverna troverai da queste parti, precis.
Muzio annu, diede uno strattone alle briglie e fece ripartire il cavallo, per poi scendere di sella non appena arriv davanti all'ingresso del caseggiato. Fece cenno agli altri di lasciare le bestie accanto alla sua ed entr nel locale, che della taverna, in effetti, aveva ben poco. C'erano tre tavolacci con qualche sedia, e il banco consisteva semplicemente in un altro tavolo, appena pi lungo, su cui erano accatastate stoviglie, caraffe e otri. Altri otri erano disposti lungo degli scaffali addossati alla parete e per terra, a fianco di una porta semiaperta da cui usciva il fumo caratteristico della cucina.
Muzio si guard intorno. Un tavolo era occupato da due avventori, che il romano giudic viaggiatori ispanici, mentre alla mescita c'era una donna di mezza et. Si sent i loro occhi addosso e, per un istante, fu aggredito dal ricordo di una circostanza simile, in cui a un suo cenno i suoi legionari avevano mozzato le mani ai clienti e stuprato la ragazza che serviva al banco. Ramment di aver ucciso personalmente il padre della donna, che era emerso dalla cucina brandendo un coltello e avventandosi su di lui. E subito dopo era uscito dal locale, inseguito dalle urla e dai pianti della poveretta, che talvolta lo perseguitavano ancora, di notte come nei suoi incubi diurni.
Sper di non essere costretto a rivivere quell'orrore, uno dei tanti con cui conviveva suo malgrado.
Portaci da bere, donna. Celia per tutti e tre. E acqua. Cos'hai da mangiare?, chiese.
L'ispanica esit, poi guard Nevia e per qualche motivo sembr distendersi. Stiamo cucinando del cinghiale. Posso portarvene un po', se volete, rispose.
Muzio guard i suoi compagni, che annuirono, poi fece loro cenno di sedersi al tavolo pi vicino, accanto a quello occupato dai due soli altri avventori presenti nel locale. Per la prima volta da quando avevano iniziato la loro improbabile avventura, erano tutti e tre riuniti intorno a un tavolo, ma la tensione era cos densa che si poteva tagliare col coltello. Il veterano osserv di sottecchi Nevia e vide che evitava accuratamente di incrociare il suo sguardo. Arrio, da parte sua, sembrava in imbarazzo. Si poteva ben dire che fossero tutto, fuorch una squadra.
Dormiremo qui?, chiese l'amico, pi che altro, gli parve, per rompere il silenzio.
Se fossimo in inverno, forse... Ma adesso non c' bisogno di correre rischi inutili.
Ma... avevi detto che questi qui non ci sono ostili, obiett Arrio.
Ma neppure amici. E possono sempre tagliarci la gola nel sonno, se glielo ordina qualcuno che gli fa pi paura di noi. No, si dorme all'addiaccio. Mi dispiace per te.
Arrio lo guard in tralice. Pensi che sia uno smidollato viziato perch non ho mai combattuto, vero?  questo che pensi? Che non possa fare a meno delle comodit?.
Muzio fece una smorfia e scosse la testa, ma non rispose.
Lo so che mi consideri solo un peso... Magari un patetico idiota che non saprebbe neppure accendere un fuoco e che ti affligger con le sue lamentele..., continu a protestare l'amico. Be', lo vedremo!.
Muzio si strinse nelle spalle. In effetti, Arrio si stava comportando da patetico idiota.
Posso almeno chiederti cosa hai saputo dal celtibero? Hai detto di avere una traccia.... Arrio sper che il proprio tono non risultasse troppo querulo.
Muzio sospir. Perch credi che sia venuto qui? Siamo lungo la direttrice di marcia per i territori dei vettoni. Sono vettoni, quelli che hanno razziato dalle nostre parti.
Gli hai estorto solo questo?, chiese meravigliato Arrio.
No, non gli ho estorto nulla. L'ho dedotto: non mi avrebbe mai detto nulla.
Da cosa l'avresti dedotto?.
Muzio esit. Dal suo modo... di soffrire, tagli corto.
Vide l'amico rabbrividire, poi volse lo sguardo verso Nevia e colse la sua espressione di disgusto.
Proprio in quel momento arrivarono le bevande, che tutti accolsero con avidit. Muzio, per, blocc il braccio della donna prima che andasse via e le chiese: Di recente da queste parti  passato un gruppo di guerrieri?.
La donna assunse un'espressione preoccupata. Guard gli altri avventori, guard Muzio, poi volse la testa altrove. Qui passa della gente, ogni tanto..., dichiar guardinga.
Non ho parlato di gente. Ho detto guerrieri. Una banda di celtiberi, magari reduci da una razzia. E forse con dei prigionieri.... Le strinse ancor pi forte il braccio.
No. Nessuno reduce da una razzia, disse infine la donna.
Muzio sbuff. Portaci il cinghiale, allora, replic deluso.
Perdonami, signore... Sei un soldato?, intervenne uno dei due avventori del tavolo a fianco.
Perch?, chiese Muzio sospettoso, scrutando l'interlocutore, un untuoso grassone che indossava abiti di un certo pregio.
Io sono sempre felice di aiutarvi... Rifornisco le guarnigioni di vino, talvolta... e vorrei avere un appalto pi consistente. Se puoi mettere una buona parola....
Sai qualcosa o no?, tagli corto Muzio, assumendo un'espressione pi truce.
Il mercante si freg le mani, di fronte all'incalzare di Muzio. Anche Arrio tese le orecchie. Ebbene... Ero pi a sud, ieri... E avevo con me un carico di vino. Lungo la strada, un drappello di vettoni mi ha fermato e mi ha comprato alcune anfore, pagandomi con monete romane....
Arrio lo guard inarcando il sopracciglio e l'uomo se ne accorse. Be', io sono un mercante e faccio affari con chiunque. E non potevo sapere che avevano razziato i territori romani... Sto solo facendo due pi due, dichiar.
Avevano dei prigionieri?, chiese Nevia, anticipando la domanda che gli altri due volevano fargli.
Io non ne ho visti, ma non posso saperlo: si tiravano dietro un carro coperto, e pu darsi che ne tenessero qualcuno l dentro, insieme al bottino, spieg il mercante.
Quanti erano?, lo incalz Muzio.
Una trentina circa, cavalieri, rispose l'uomo dopo averci riflettuto.
Corrisponde, anche se i carri erano due, disse Arrio all'amico, che annu. E dove erano diretti?, prosegu Muzio.
Hanno preso la strada verso i loro territori, a ovest. Da quella parte c' la citt di Segovia. Forse saranno andati l.
Arriv anche il cinghiale. I tre romani si concentrarono sui loro piatti evitando di parlare in presenza del mercante, il quale fin per alzarsi e andarsene, dopo aver dato a Muzio il proprio nome con la raccomandazione di parlare di lui ai comandanti di guarnigione.
Vale la pena tentare. Sono vettoni, erano reduci da una razzia ed erano lo stesso numero di cavalieri che abbiamo avvistato noi, dichiar Arrio. Inoltre, ci  stato detto che quella  la sola banda che  scampata al rastrellamento delle truppe romane.
Ma certo che sono loro! Non possono essere tutte coincidenze. Che aspettiamo?, gli fece eco Nevia, che sembrava essersi ridestata dal suo torpore.
Muzio sospir, guardando nel piatto. Hanno un solo carro, non due come abbiamo visto noi.
Arrio non capiva che razza di obiezione fosse. E che significa? Possono averne abbandonato uno dopo aver passato il Tago o in qualsiasi altro momento. O magari hanno venduto parte del bottino lungo la strada... O si pu essere rotto..., disse.
Forse... E forse no. Muzio si mostr ancora perplesso.
Be',  la sola traccia che abbiamo, quindi dobbiamo seguirla, insist Nevia.
Questa gente direbbe qualunque cosa per compiacere un romano. E poi farebbe lo stesso con un conterraneo. Come ho detto, si barcamenano....
Arrio non riusciva a capire come mai Muzio non mollasse subito tutto e non si precipitasse alla ricerca della figlia. Era convinto che fosse sua figlia, per gli di, cosa aspettava? Lui lo avrebbe fatto, perch ragionava da padre: cosa c'era invece nella mente e nell'animo di Muzio? Non poteva essere certo pi stanco di lui.
Si indispett. Come fa la povera gente in ogni parte del mondo, quando si trova stritolata..., comment, ricordando fin troppo bene come Cartagine cercasse di sopravvivere senza finire risucchiata dalle ambizioni dei numidi e dalla volont di rivalsa di Roma, prima che quest'ultima decidesse di farla finita una volta per tutte con la citt punica. Il popolo voleva solo essere lasciato in pace, ma gli interessi di pochi finivano sempre per determinare il destino di molti.
Si aspettava una difesa dell'Urbe a oltranza. Aveva voglia di litigare, per scaricare tutta la tensione accumulata in quei giorni e l'ansia per la sorte della figlia superstite. Ma Muzio non rispose. Si strinse nelle spalle e continu a mangiare.
Arrio rimase ancora una volta disorientato. Il veterano aveva assicurato una serie infinita di vittorie a Roma e pi volte, in passato, lo aveva sentito vantarsi con orgoglio delle proprie imprese, e della missione che la Repubblica conduceva per civilizzare i popoli barbari. Ne aveva sentiti, di militari esaltati che nascondevano la loro sete di sangue dietro il pretesto di combattere per il bene della Repubblica. Quando entrava in una taverna, era spesso costretto ad ascoltare qualche soldato mezzo ubriaco che straparlava della superiorit dell'Urbe su tutti gli altri popoli e del fulgido destino stabilito per essa dagli di. E poi seguiva una lunga lista di gesta che nelle intenzioni del narratore doveva essere una testimonianza del suo valore militare, ma che altro non era se non un lungo elenco di violenze gratuite, compiute di propria iniziativa o per ordine di qualche superiore che voleva instaurare un regime di terrore nelle terre conquistate: stupri, massacri, distruzioni e incendi, saccheggi e ruberie, soprusi e ingiustizie, che con una presunta missione civilizzatrice non avevano nulla a che fare.
Un tempo, Arrio aveva sinceramente pensato che Muzio non fosse come tutti gli altri: lo riteneva un uomo valoroso che svolgeva con sommo zelo il mestiere per il quale veniva pagato. Ma quello che aveva visto e appreso in quei giorni gli stava facendo rivedere l'opinione che aveva dell'amico: se c'era qualcuno che sembrava avere l'istinto del sangue radicato nel profondo del suo animo, era proprio Muzio. E ora che avrebbe avuto modo di raggiungere presto la figlia, si mostrava perfino flemmatico, come se non gli importasse. Come se cercarla non fosse altro che un esercizio per occupare il tempo nella sua nuova vita di soldato smobilitato.
Se non avesse avuto bisogno di lui, sarebbe andato subito a cercare Muzia da solo, o insieme a Nevia.
Ma non poteva fare a meno di Muzio e si rassegn, posando una mano sull'avambraccio di Nevia, che stava scalpitando. Cosa hai intenzione di fare, dunque?, gli chiese.
Quello che va fatto... dopo esserci rifocillati, concluse serafico il veterano, alimentando lo sconcerto di Arrio.
Sono loro, disse Muzio scrutando il piccolo convoglio che procedeva in lontananza sulla strada nel mezzo della pianura. Almeno, sono quelli di cui ci ha parlato il mercante.
Che hai intenzione di fare?, chiese Arrio, consapevole che era arrivato il momento di mostrare allo scontroso amico di non essere il peso morto che reputava.
E di dimostrarlo anche a s stesso. Non era del tutto sicuro che Muzio avesse torto: doveva ancora mettersi alla prova.
Intanto, di capire se hanno davvero Muzia, replic il veterano, scendendo da cavallo e appostandosi dietro una roccia.
E come, se non ci avviciniamo?, intervenne Nevia.
In ogni caso, non potr agire prima che sia notte, precis il padre. Li sorveglieremo e li seguiremo, tenendoli d'occhio finch non si fermeranno per riposare. Se c' davvero qualcuno nel carro, prima o poi lo vedremo uscire.
Arrio non trov nulla da obiettare. Guard Nevia, che annu senza rinunciare a rivolgere l'ennesimo sguardo torvo al genitore.
Poi per gli rivennero in mente le parole dell'amico: Non potremmo agire, vorrai dire..., obiett. Qualunque cosa ci sia da fare, la faremo io e te insieme.
La faremo in tre, precis Nevia.
Ah? E cosa vorreste fare, irrompere tra le loro file schierandovi a falange con me e brandendo le spade?, ironizz Muzio. Cos mi toccherebbe pure farvi da scudo?
Ci sar pure un modo meno... diretto, per avvicinarsi a loro. Tanto pi se lo faremo di notte, insist Arrio.
Io potrei distrarli, mentre voi prendete Muzia.
Muzio fece una smorfia. Intanto vediamo se Muzia c' davvero, dichiar per tagliar corto. Poi si mise a scrutare la carovana, che procedeva lentamente a fondovalle. Era lontana, ma non tanto da impedirgli di studiare l'equipaggiamento dei guerrieri. Solo alcuni avevano protezioni sulla testa, da semplici caschi a elmi con pennacchio o cresta, mentre pochissimi indossavano un'armatura: not solo tre soldati con un corsetto di cuoio e due con una corazza a scaglie. La gran parte portavano sulle spalle il caratteristico scudo piccolo e rotondo, oppure uno ovale allungato, e sul fianco la temibile falcata, ma alcuni disponevano di spade pi lunghe e di giavellotti. Un paio di celtiberi erano dotati di schinieri a protezione delle gambe, tutti gli altri indossavano stivaletti.
In ogni caso, erano bene armati, e non sarebbe stato facile affrontarli da solo. Doveva trovare il modo di utilizzare i suoi compagni di viaggio, se non altro per distrarli.
Sembrano ben armati.... Arrio parve aver letto i suoi pensieri.
Ho affrontato di peggio, rispose Muzio, cercando di infondergli sicurezza. Muoviamoci, altrimenti li perdiamo. Ripresero a camminare, acquattati dietro le rocce pi alte. Muzio ordin ai due compagni di nascondere sotto i mantelli la spada che avevano a tracolla, per evitare che il riflesso del sole mettesse sull'avviso gli ispanici.
Seguirono a lungo il convoglio e il veterano tenne d'occhio soprattutto il carro, ma non vide uscire nessuno. La possibilit che vi fosse Muzia lo obbligava alla cautela, anche se l'istinto lo spingeva soprattutto a vendicarsi, sterminando tutti i celtiberi che gli avevano distrutto la famiglia. Non poteva evitare di pensare al momento in cui avrebbe tagliato la gola ai componenti del convoglio, pregustando la loro espressione di sorpresa mista a terrore, e si vergogn: era come se si sentisse grato agli di per avergli offerto un'altra occasione di uccidere. Prov a concentrarsi su Muzia, sul suo sorriso tenero e dolce, ma presto subentr l'immagine che gli era rimasta del matrimonio: l'espressione di diffidenza, perfino di paura, che aveva quando lo guardava.
Era sua figlia, ma era come se fosse un'estranea, accidenti! Gli erano pi familiari quei guerrieri che osservava da lontano, e con i quali aveva condiviso i momenti pi intensi della sua vita. Gli era pi familiare lo scontro, la sfida tra combattenti, e adesso sentiva montare di nuovo dentro di s quell'istinto per il sangue che la guerra permanente gli aveva donato, corrodendogli l'animo, e che si era illuso di sopire semplicemente lasciando l'esercito. E invece, la guerra era venuta a scovarlo anche a casa, e tutto era ricominciato pi ferocemente che mai. Seppure era stato capace di costruire qualcosa, in mezzo a tanta distruzione, si trattava di una caratteristica che quella guerra infinita gli aveva sottratto, forse per sempre.
D'altra parte, si disse continuando a procedere in silenzio, il modo in cui lo guardava l'altra sua figlia, Nevia, era pi che eloquente: aveva accolto con gioia il suo ritorno, ma lui l'aveva delusa subito, rovinandole il matrimonio, lasciando sola la famiglia durante il pericolo e mostrandole ci in cui la guerra l'aveva trasformato. Ebbene, se c'era un modo di farsi perdonare, era salvando sua sorella.
Finalmente, quando il sole era prossimo a scomparire dietro le alture pi imponenti che coronavano lo scenario selvaggio intorno a loro, la carovana si arrest. I guerrieri scesero di sella e iniziarono a preparare il bivacco. L'uomo con l'elmo crestato, presumibilmente il capo, diede disposizioni e distribu i compiti tra gli altri. Qualcuno si allontan per fare legna, altri per cacciare selvaggina. E finalmente qualcuno usc dal carro.
Due donne e tre bambini. Muzio osserv con attenzione questi ultimi e gli parve che due di essi fossero femmine. Ma non poteva esserne certo, da quella distanza. Tanto meno era in grado di riconoscere Muzia, che aveva visto solo per breve tempo negli ultimi anni.
Eccola,  lei!, esclam subito Nevia.
Come fai a dirlo?, obiett lui.
Ma non lo vedi?  bionda, come lei, e ha la stessa corporatura.  lei, ne sono sicura.
S, sembra lei, conferm Arrio.
Erano entrambi molto pi emozionati di lui. Il veterano li invidi, invidi la loro capacit di provare sentimenti, ma nello stesso tempo li compat.
Non posso rischiare senza esserne certo, replic.
Rischieremo tutti insieme. Pensi davvero di potercela fare contro tutti quei guerrieri?, ribatt Arrio.
Muzio fece una smorfia. Sono il solo che pu affrontarli in combattimento. Ma avr comunque bisogno di voi, ammise, rivelando infine il piano che aveva abbozzato. Voi due rimarrete qui sulle cime e accenderete dei fuochi in due punti distinti. Loro non capiranno se si tratta di altri celtiberi o di una minaccia, temeranno di essere caduti in un'imboscata e invieranno qualcuno a scoprire di cosa si tratta. Allora io potr introdurmi nel carro di nascosto e portare via Muzia... o chiunque ci sia con loro. E voi, nel frattempo, vi sarete allontanati dai fuochi, perch se vi troveranno qui quando arriveranno a controllare, per voi non ci sar speranza.
Ti serviamo solo per distrarli, quindi, osserv Nevia.
Non voi. I fuochi che accenderete. Non ho certo intenzione di usarvi come esca.
Invece dovresti, insist sorprendentemente la figlia.
La guard come se fosse pazza. E forse lo era davvero, dopo gli sconvolgimenti di quei giorni. Muzio fece un chiaro segno di diniego e si mise di nuovo a osservare i celtiberi, concentrando l'attenzione sulle bambine. Pi le guardava, per, pi gli parevano delle sconosciute: le missioni di esplorazione che aveva fatto nella sua carriera gli avevano insegnato a valutare con gli occhi, e raramente si era sbagliato. A me non pare proprio Muzia. Lasciamoli perdere e andiamo via, sentenzi infine.
Ma come puoi dirlo?, si inalber Nevia. E ammesso che non sia lei, come puoi lasciare dei prigionieri nelle loro mani e infischiartene della loro sorte?
Magari non sono neppure prigionieri. Magari sono le donne di alcuni guerrieri con i loro figli... Non lo vedi che non sono legati?
Ma certo che non sono legati! Dove vuoi che vadano?, protest ancora Nevia, pi testarda che mai.
Ma poi intervenne anche Arrio. Ha ragione. Dobbiamo fare qualcosa in ogni caso: e finch c' una sola possibilit che una di quelle bambine sia Muzia, non possiamo abbandonarle, sostenne.
Muzio avrebbe voluto assecondare Nevia. Disperatamente. Avrebbe voluto mostrarle che non era il mostro che la ragazza si stava convincendo che fosse. Ma non potevano permetterselo. Non erano nelle condizioni di farlo. Non per qualcuno che non fosse Muzia. E nessuna di quelle bambine lo era. Fece un nuovo cenno di diniego e si mise a sedere. Riposiamoci per un'oretta. Poi ripartiremo verso ovest. Troveremo un'altra traccia, prima o poi, concluse, socchiudendo gli occhi.
Non sent proteste. A quanto pareva, il suo atteggiamento deciso li aveva convinti. Ma dopo pochi istanti, ud la voce di Arrio: Temo che dovrai rivedere i tuoi programmi, Muzio.
Il veterano riapr gli occhi e si guard intorno. L'amico fissava un punto a valle e Nevia era scomparsa. Muzio si alz in piedi e si affianc a lui.
La figlia stava discendendo decisa le pendici del monte, dirigendosi verso i celtiberi.

8.

Nevia era gi a met pendio quando si rese conto di ci che aveva fatto d'impulso. Si ferm, tentata di tornare indietro, ma poi cap che avrebbe solo attirato l'attenzione dei celtiberi sulla posizione dei suoi compagni. Probabilmente l'avevano gi avvistata, ora che si trovava in uno spazio aperto, e avrebbero seguito i suoi movimenti. Cos, riprese a camminare verso il convoglio, sempre pi consapevole della follia del piano che aveva elaborato in un istante.
Ad ogni passo verso il fondovalle, le appariva sempre pi chiaro che con quella iniziativa aveva voluto mettere in difficolt il padre, vendicarsi della sua indifferenza e costringerlo a salvare gli altri per poter salvare lei. Che avesse ragione o meno sulla presenza di Muzia nel carro, in quel momento ci che pi le importava era contrapporsi al genitore, dimostrargli che non era come lui... proprio lei che aveva iniziato quell'avventura orgogliosa dell'eredit che quell'uomo le aveva trasmesso.
Continu a dirsi che non le avrebbero fatto niente. Suo padre era l vicino e glielo avrebbe impedito. Ma quando inizi a distinguere le espressioni dure e diffidenti degli uomini, che ormai si erano accorti di lei, il modo in cui la fissavano, non ne fu pi tanto sicura. E quando li vide scambiarsi qualche sorriso complice e malizioso, fu certa di aver commesso un'idiozia di proporzioni spaventose.
Non aveva neppure pensato a come giustificare la sua presenza da quelle parti. Non le conosceva neppure, quelle parti. Non le avevano mai permesso di andare al di l della zona controllata dai romani, e della penisola conosceva ben poco. Le sole informazioni di cui disponeva le derivavano dai racconti del padre e dei viaggiatori di Segobriga. E sebbene i genitori le avessero messo a disposizione dei maestri, non era mai stata un'alunna diligente e aveva sempre privilegiato le attivit ginniche allo studio.
Improvvisamente, si sent del tutto indifesa e consapevole dei propri enormi limiti. Forse non avrebbe mai dovuto lasciare la casa di Aulo: almeno lui avrebbe pensato a lei, l'avrebbe protetta e tutelata, e le avrebbe indicato la via da seguire. Con quello che aveva appena fatto, era chiaro che lei la ignorava e che andava guidata.
Adesso riusciva a distinguere ognuno dei guerrieri cui si stava consegnando. I loro sguardi truci la fecero rabbrividire. Ne aveva tanto sentito parlare, ma non ne aveva mai visto nessuno, e cap subito cosa intendeva il padre quando, da piccola, le raccontava di non aver mai incontrato, nelle sue campagne, combattenti pi fieri e capaci. Quella era gente che non si fermava davanti a nulla e non aveva paura di nessuno. Erano belve assetate di sangue, che vivevano per dimostrare il loro valore in guerra, e suo padre, per combatterli, era dovuto diventare simile a loro.
Chi sei? Hai bisogno di aiuto?, le chiese il guerriero che avevano messo di guardia sul lato rivolto all'altura da cui proveniva lei.
Dovette improvvisare. Mi chiamo Leuka... Sono stata fatta prigioniera dai romani ma sono riuscita a scappare..., disse. Essere figlia di un'ispanica e conoscere la loro lingua le faceva guadagnare un po' di tempo, se non altro.
Ma guarda un po'... E di dove sei?. L'uomo la squadrava diffidente.
Di... Numanzia. Sapeva che quella citt era sotto assedio ed era plausibile. I romani dovevano averne fatti parecchi di prigionieri, da quelle parti.
Un'arevacia, dunque. Sei un bel po' lontana dalla tua terra, direi, comment l'uomo, non ancora convinto. Stringeva la lancia in pugno, pronto a brandirla.
Nevia si chiese se il padre e Arrio stessero osservando la scena. Infatti. Sono finita nelle mani di un'unit che poi  stata mandata di guarnigione pi a sud, spieg, sperando di risultare convincente.
Il guerriero continu a scrutarla. Ma ora non puoi pi rientrare a Numanzia.  sotto assedio, le disse.
Lo so. Cercher di raggiungere certi miei parenti nel Meridione. Per ora ho solo bisogno di rifocillarmi.
L'uomo sembr riflettere. Alla fine, le fece cenno di avvicinarsi e la condusse verso il campo che gli altri stavano allestendo. Nevia lo segu in silenzio, studiando la situazione. Nei pressi c'erano circa una ventina di uomini, forse meno, mentre delle donne e dei bambini che aveva notato da lontano non c'era traccia. Not armi accatastate vicino al carro. Si sent subito tutti gli occhi addosso. Molti smisero di fare ci in cui erano impegnati e la scrutarono.
La sentinella la port al cospetto di un soldato che si stava togliendo un'armatura apparentemente di pregio. Doveva essere il loro comandante. Gli spieg quello che Nevia aveva detto a lui.
L'altro la studi a lungo senza parlare. Infine disse: Ci stavi seguendo?
Be', s... Quando vi ho avvistati, ho pensato di raggiungervi, ribatt Nevia. L'uomo sembrava decisamente pi sveglio della guardia che l'aveva appena interrogata.
Non siamo proprio vicini al confine con la zona controllata dai romani, obiett il celtibero.
Nevia deglut. Un soldato mi aveva preso come schiava e mi portava sempre con s... per fare i suoi comodi. Lo hanno mandato in perlustrazione con un reparto, che si  spinto ben oltre il confine. Ed  stato allora che sono fuggita.
Un soldato cui viene permesso di portarsi una schiava in missione? Doveva essere proprio un pezzo grosso....
A Nevia venne un'idea improvvisa. Proprio cos. Era il centurione primipilo Muzio Spurio. Un grande guerriero, a quanto so....
Muzio Spurio? Lo Scorticatore? Davvero? Proprio lui?, esclam meravigliato l'ispanico.
La ragazza annu. Ma rabbrivid anche, nell'apprendere quale agghiacciante soprannome si era procurato il padre presso i nemici.
E saresti arrivata fin qui a piedi? Non sembri ridotta male... Eppure dovresti averne fatte di miglia..., continu a interrogarla il guerriero.
Avevo un cavallo... Glielo avevo rubato. Ma era stremato, alla fine, e l'ho dovuto lasciare per strada.
L'uomo riflett. Nevia ne approfitt per indagare. E voi che ci fate qui? Avete fatto qualche razzia lungo il confine per farla pagare a quei porci romani?, gli chiese.
Il celtibero non abbandon la sua espressione diffidente. Qui le domande le faccio io, ragazzina. Hai detto che i romani ti hanno fatta schiava, giusto? E che hai soddisfatto i bisogni di un ufficiale?.
Nevia dovette annuire.
Be', anche se fosse vero, noi non abbiamo nulla a che spartire con gli arevaci. E dubito che uno in gamba come lo Scorticatore si lasci sfuggire cos una ragazzina, facendosi perfino rubare il cavallo. Se  vero qualcosa di quello che hai detto, vorr dire che continuerai a fare per noi la stessa cosa che hai fatto per i romani, concluse l'uomo, rivolgendosi poi alla guardia. Tu, mettila a fare qualcosa di utile, per ora. Poi stasera ce la giochiamo. Per una volta, avremo una posta in palio per le nostre sfide di lotta....
Nevia fu assalita dallo sgomento. Che aument quando, da un boschetto l vicino, vide uscire le donne e i bambini che aveva notato da lontano.
Nessuno di loro era Muzia.
Arrio sentiva ancora dolore per la ferrea stretta di Muzio, che gli aveva arpionato il braccio quando aveva tentato di lanciarsi all'inseguimento di Nevia.
Se vogliamo avere qualche speranza di salvarla, dobbiamo rimanere nascosti, gli aveva detto Muzio, imperturbabile.
Troppo imperturbabile. Pi tempo trascorreva col suo vecchio amico dopo anni di distacco, pi stentava a riconoscerlo. La guerra in Spagna lo aveva davvero cambiato.
Cosa diavolo gli star dicendo?, chiese Arrio, osservando la ragazza parlare con i celtiberi.
Chi pu immaginare cosa passa per la testa di una ragazza impazzita?, gli rispose Muzio scuotendo il capo.
Pensi davvero che sia impazzita?.
Muzio lo guard come se il pazzo fosse lui. A te che sembra? Sar stato il dolore per le perdite subite....
Ad Arrio pareva, invece, che si fosse trattato di un gesto disperato, incosciente, perfino coraggioso, per indurre il padre a salvare chiunque ci fosse con i celtiberi. Ma prefer non entrare in polemica.
E cosa pensi di fare adesso?, fin per chiedergli.
La salver e poi la riporter dal marito, rispose deciso Muzio.
Stavolta si sent in dovere di ribattere. La salveremo, vorrai dire.
Muzio tacque e continu a guardare la scena nel fondovalle. Proprio in quel momento, da un bosco nel campo celtibero uscirono le donne e i bambini che avevano visto in precedenza scendere dal carro. Adesso li poteva vedere con maggiore chiarezza e si rese conto che nessuno dei piccoli poteva essere Muzia.
L'amico aveva ragione.
Si biasim per non averlo capito subito. In fin dei conti, era sua figlia e l'aveva avuta sotto gli occhi sempre, negli anni, al contrario di Muzio.
Subito dopo, vide Nevia spintonata verso i cavalli, che erano stati radunati tutti accanto al carro. Poi le diedero un panno e una bacinella d'acqua e la misero a strigliare gli animali, come se fosse una schiava.
Qualunque cosa avesse detto loro, non doveva essere risultata molto convincente. E questo significava che avevano poco tempo per agire, prima che le facessero del male.
Ma le cose precipitarono in fretta. Un paio di guerrieri nullafacenti le si avvicinarono e iniziarono a palpeggiarla. Uno le sollev il bordo inferiore della tunica e la spinse verso il ventre della bestia pi vicina, cercando di baciarla. Nevia cerc di schiaffeggiarlo, ma l'altro ispanico le blocc il braccio.
Arrio si sent ribollire il sangue. Guard Muzio e not che non si scomponeva. Nessun cambio di espressione, nessun gesto di stizza.
Dobbiamo intervenire!, esclam costernato.
Per farci ammazzare anche noi? Non ora, replic con un sussurro Muzio.
Cosa vuoi aspettare, che la ammazzino?
Non la ammazzeranno. Adesso si vogliono solo divertire, ribatt l'amico, sempre con lo stesso tono neutro.
E a te sta bene?, lo incalz.
No. Ma se l' cercata. La prossima volta ci penser due volte, prima di fare idiozie... se non  fuori di testa, ormai.
Non intervieni perch vuoi che abbia una lezione?, esclam Arrio.
Finalmente il veterano volse lo sguardo verso di lui. Lo fiss con astio, prima di rispondergli: Se intervenissi ora, sarei stupido come lei e non servirebbe a salvarla. Se verr abusata, sar il prezzo che avr pagato per essere salvata... e per aver sfidato suo padre.
Arrio sent montare dentro di s una collera incontrollabile. Non sei pi un centurione, Muzio! Non puoi trattare tua figlia come tratteresti gli uomini che ti hanno disubbidito! Ma cosa ti ha fatto l'esercito?.
Muzio sospir. Sentiamo. Cosa vorresti che facessi?.
Arrio non poteva saperlo. Allarg le braccia e disse: Non lo so... sei tu il soldato.
Appunto. Quindi decido io come e cosa fare. A quanto pare, per voi due sono un soldato solo quando vi fa comodo e per quello che vi fa comodo..., precis con una punta di disprezzo nella voce.
Arrio ci pens un po' su e poi ritenne opportuno tacere, tornando a seguire le vicende di Nevia e invocando l'arrivo del buio. Il sole era ormai quasi del tutto scomparso dietro i picchi pi alti, ma la sua luce rossastra diffondeva ancora un debole chiarore nella valle, che avrebbe inevitabilmente rivelato i loro movimenti.
Intanto la ragazza non se la passava troppo bene. Ma, se non altro, la stavano solo molestando, senza passare a cose pi pesanti. Si augur che non andassero oltre: difficilmente ce l'avrebbe fatta ad assistere impotente. Ma subito dopo uno dei due uomini le cinse la vita e la iss di traverso sul dorso del cavallo, in modo che la sua testa pendesse dal lato opposto. Quindi le sollev di nuovo la tunica e le si schiacci addosso, mettendo il viso tra le sue natiche. Nevia si diede a scalciare all'impazzata e riusc a colpirlo alla testa. L'uomo dovette allontanarsi barcollando. Visibilmente indispettito, la afferr per i capelli e la sbatt a terra, sferrandole a sua volta un calcio sullo sterno. E poi continu a colpirla, anche sulla testa, finch il compagno non lo blocc.
Arriv quello che aveva indossato l'elmo crestato a redarguirli, facendoli allontanare, ma non prest soccorso a Nevia. Arrio rimase col cuore in gola vedendo che la ragazza rimaneva distesa a terra. Ormai l'oscurit non gli consentiva di distinguere se si muoveva ancora. Guard Muzio e si accorse che fissava un altro punto nel fondovalle. Segu il suo sguardo e not che stavano rientrando i guerrieri mandati a cercare foraggio. Poi torn a osservare Nevia. Ma ormai vedeva solo la sua ombra.
E ancora non si muoveva.
Il cuore prese a battergli sempre pi forte. Potrebbe essere morta..., mormor.
Muzio volse finalmente lo sguardo verso la figlia, ma la sua espressione, ancora una volta, non trad alcuna emozione. Tu che hai ancora degli di in cui credere, pregali che non sia cos, si limit a rispondere.
Arrio strizz gli occhi, ma ormai era sempre pi difficile distinguere qualcosa. Tuttavia, dopo un po' not una delle donne avvicinarsi all'ombra che giaceva ai piedi dei cavalli. Rimase chinata su Nevia per qualche istante, poi si alz e si spost accanto al carro. Ne prese qualcosa e si chin di nuovo sulla ragazza. Finalmente, Nevia parve muoversi. La donna la aiut ad alzarsi. Dovette sostenerla a lungo, prima che la ragazza tornasse a essere autosufficiente. Arrio tir un sospiro di sollievo e guard Muzio. Con suo grande stupore, si accorse che si era sdraiato; incredibilmente, se ne stava con gli occhi chiusi a riposare.
Se ti interessa, tua figlia  viva e si  ripresa. Una delle donne l'ha aiutata, gli disse in tono sarcastico.
Bene, fu la lapidaria risposta dell'amico.
Ora  buio. Possiamo agire, qualunque cosa tu abbia in mente, gli sugger.
Devono ancora mangiare e sono tutti svegli. Quando dormiranno. Approfittane per riposare e recuperare le forze, dichiar Muzio in tono lapidario, sistemandosi meglio sul terreno roccioso.
Nevia si massaggi la costola che le faceva male e le impediva di respirare senza affanno. Si appoggi al carro per rifiatare e contempl l'ultimo cavallo che aveva strigliato. Alla flebile luce della torcia pi vicina, le parve che il lavoro fosse concluso.
Forse poteva finalmente riposarsi. Sempre che la lasciassero in pace.
Strofinare con vigore il manto del cavallo con i dolori che la affliggevano era stata una vera tortura. Ma temeva che non sarebbe stato nulla al confronto di ci che avevano intenzione di farle i guerrieri durante la notte. Da quando aveva ripreso il suo compito, si era guardata continuamente intorno per trovare il modo di scappare, ma non aveva visto alcuna via d'uscita. Si era augurata di poter sgattaiolare via non appena fosse calato il buio, ma i celtiberi avevano disposto sentinelle ai quattro lati del campo, e anche nell'oscurit la sua ombra sarebbe stata notata. Aveva sperato che almeno un paio di guardie venissero richiamate intorno al fuoco per mangiare, lasciandole la possibilit di sfruttare un settore sguarnito; ma i celtiberi si erano limitati a portar loro del cibo, e i quattro guerrieri erano rimasti dov'erano.
A quanto pareva, la sua sola speranza di uscire dal guaio in cui si era cacciata con le sue stesse mani era proprio l'uomo al quale aveva voluto fare il dispetto: suo padre.
Vide un'ombra venire verso di lei e un brivido di paura le corse lungo la schiena. Poi si rese conto che si trattava della donna che l'aveva aiutata a rimettersi in piedi dopo che l'avevano aggredita. La celtibera le offr una scodella con della polenta, che lei prese con gratitudine: non mangiava da ben prima di cadere prigioniera.
Cerca di essere forte. Se non reagisci, non ci andranno tanto pesante. E magari presto si stuferanno di te, le disse la donna.
Nevia sent lo stomaco vuoto stringersi in una morsa di terrore. La sola idea di diventare un oggetto di piacere la inorridiva. Si era fatta passare come tale e le si era ritorto contro: ma forse l'avrebbero trattata come una preda in ogni caso. Non penso di potercela fare, le rispose.
Dovrai invece, se vuoi vivere, le disse la donna con una smorfia di compatimento.
Tu l'hai fatto. Ti sta bene cos?, le chiese Nevia.
La donna si abbandon a una risata. Io non ho fatto nulla! Io sono la donna del capo e lo seguo ovunque per mia scelta! E lei  mia sorella, che sta con un altro guerriero, precis, indicando l'altra donna del gruppo, che sedeva accanto agli uomini intorno al fuoco. E i bambini sono i nostri figli.
Nevia si sent assalire dalla frustrazione. Aveva proprio sbagliato tutto. Quella era solo una compagnia di guerrieri che se ne andava per i fatti suoi.
Hai anche partecipato alle recenti razzie contro i romani di cui ho sentito parlare lungo il confine?.
La donna la guard perplessa. No, non abbiamo mai varcato il confine, noi. Ed  una fortuna, perch so che tutti quelli che ci hanno provato hanno fatto una brutta fine. Noi semmai tendiamo imboscate alle pattuglie che si spingono nei nostri territori, ma non ci azzardiamo ad avventurarci nei loro con pochi uomini. Perch me lo chiedi?.
E cos, non solo se ne andavano per i fatti loro, ma non avevano avuto nulla a che fare con i saccheggi.
Niente.  che i soldati con cui stavo ne parlavano tanto... E per me  sempre un piacere quando i romani soffrono per causa nostra, si giustific.
La celtibera le sorrise. Mi dispiace che ti trattino come una di loro. Non so se sia vera la tua storia, ma chiunque tu sia davvero non meriti di essere schiava. Parler con il mio uomo e vedrai che tornerai libera. Cerca di stringere i denti, nel frattempo: ti ha promessa al vincitore delle sfide e non pu rimangiarsi la parola, se vuole mantenere il comando del gruppo.
Nevia avrebbe preferito morire, piuttosto. Ma si sent grata a quella donna che senza conoscerla, nel pieno di una guerra senza quartiere, era capace di umanit. La ringrazi e riprese a mangiare, mentre la donna raggiungeva la compagnia. Subito dopo ebbero inizio le sfide di cui le aveva parlato. E la posta in palio era lei. Quattro guerrieri si alzarono dal bivacco intorno al quale si erano seduti per mangiare, salirono a cavallo e formarono delle coppie che, sotto lo sguardo degli altri, iniziarono a duellare con i giavellotti usati in affondo con la parte posteriore, priva di punta.
Suo malgrado, Nevia fu costretta a riconoscere la loro bravura. Ciascun guerriero si mostrava abilissimo a evitare i colpi dell'avversario e rapido nei movimenti, maneggiando con destrezza l'arma quasi come se fosse un giocoliere. Era proprio vero che vivevano per la guerra, come aveva sempre sostenuto suo padre. I compagni intorno li incitavano quando li vedevano menare un affondo efficace o li canzonavano quando mancavano il bersaglio, e applaudivano quando i contendenti facevano compiere ai cavalli evoluzioni eleganti. Sembrava una danza, pi che un combattimento: Nevia aveva sentito parlare dell'agone ispanico, una sorta di danza rituale dei combattenti celebrata in tutta la penisola, ma era la prima volta che assisteva a un'esibizione di veri guerrieri celtiberi, e non di schiavi messi a scimmiottare i loro movimenti per il divertimento dei decurioni della citt.
Quello spettacolo le fece dimenticare per qualche istante il pericolo che stava correndo. Ma quando il primo guerriero cadde di sella, dopo un violento impatto col giavellotto dell'antagonista, sancendo cos la fine del primo incontro, torn alla realt. E mentre l'altra coppia continuava a combattere e un nuovo paio di guerrieri subentrava all'incontro appena terminato, Nevia riprese a scrutare il buio. E si augur di vedere due ombre avvicinarsi. Ma sapeva che il padre non era avventato come lei, e non era neppure certa che fosse ancora intenzionato a salvarla.
Doveva contare sulle sue sole forze.
Torn a guardare i guerrieri. Nel frattempo, si erano avvicendate altre coppie. Quel che le parve di notare fu che, man mano che il tempo passava, spettatori e contendenti erano sempre pi ubriachi. Molti tracannavano otri di celia mentre assistevano allo spettacolo, e poi salivano in sella con la tunica intrisa della bevanda. E qualcuno pareva barcollare, in groppa al cavallo. Un guerriero dovette essere aiutato a salire in sella, per poi cadere a terra subito dopo, troppo ubriaco per combattere.
Gli incontri si susseguivano rapidi, i concorrenti venivano progressivamente eliminati e ci significava, ne dedusse Nevia, che presto sarebbe stato decretato un vincitore. Not tuttavia che almeno due sentinelle erano state coinvolte nella competizione e intravide una possibilit di fuga. Stava gi pensando al momento per avventurarsi nel buio, quando un guerriero comparve accanto a lei con una corda. Puzzava di celia e barcollava, ma fu sufficientemente lucido da afferrarle la caviglia e passarle intorno la cima, facendole poi un nodo molto stretto e legandola all'asse del carro cui si era appoggiata a riposare.
Nevia cerc di scalciare, ma l'unico risultato che ottenne fu un violento manrovescio, che and a rinnovare il dolore per il pugno subto in precedenza. Sta' attenta a te, ragazzina: oggi non potr averti perch ho gi perso, ma nei prossimi giorni nessuno mi negher un po' di divertimento... Quindi fai la brava, se non vuoi che cominci adesso, le sussurr il guerriero, avvicinando il proprio viso al suo e investendola col suo alito fetido. Poi le tast il petto, strizzandole il seno, si fece una crassa risata e si allontan barcollando, per andare a mingere poco oltre e raggiungere infine i compagni.
Nevia guard sconsolata la corda che le avvolgeva la caviglia, la afferr e saggi la consistenza della stretta. Tir per allentare la presa ma non ci fu verso: quel nodo era inamovibile. L'unico modo di liberarsi era tagliare la corda con un'arma. Ma non c'erano armi nel raggio in cui poteva muoversi. Le pi vicine erano accatastate in prossimit del fuoco, dove si teneva la competizione.
Una competizione alle battute finali, si rese conto con un brivido.
Ora, disse Muzio, che da un pezzo era tentato di sgusciare via nel buio senza farsi notare da Arrio. Ma l'amico era rimasto vigile: non lo aveva visto appisolarsi neppure per un momento, nonostante fossero ormai svariate ore che aspettavano acquattati dietro le rocce in attesa di entrare in azione. A quanto pareva, gli sarebbe toccato portarlo con s, il che complicava maledettamente la faccenda.
Sper che eseguisse i suoi ordini senza fare storie. Solo in quel modo non gli avrebbe complicato le cose e, anzi, avrebbe perfino potuto rendersi utile.
Da che parte andiamo?, gli sussurr Arrio.
Due delle quattro sentinelle si sono unite alle sfide e si sono ubriacate con gli altri. Quindi dobbiamo tener conto solo di due guardie. Ci avvicineremo, per capire su quali lati sono rimaste, e le elimineremo, gli spieg.
Ma come hai fatto a capire che ne sono rimaste solo due se tutt'intorno al campo  buio pesto?
Ho contato quelli intorno al fuoco. Ora seguimi e stai acquattato come me, concluse, alzandosi e iniziando a procedere verso il fondovalle. Le sfide erano finite ma c'era ancora qualcuno sveglio intorno al bivacco che parlottava o continuava a bere: nel tempo che avrebbero impiegato ad avvicinarsi loro due, anche gli ultimi guerrieri, Muzio ne era sicuro, sarebbero finiti a dormire.
Il terreno era frastagliato, ondulato e pieno di ostacoli, e ci, se li celava alla vista delle sentinelle, complicava alquanto la discesa. Non tanto per lui, che sapeva come muoversi, quanto per Arrio, che rischiava di prendersi una storta. E in un certo senso Muzio lo sperava: avrebbe avuto un pretesto per lasciarlo sul posto e agire da solo. Il pendio si fece pi sdrucciolevole, con pietraie e ghiaia che rendevano instabile ogni passo; il veterano si volt spesso per vedere come se la cavava l'amico. Si meravigli che riuscisse a seguire la sua andatura. Prosegu pi rilassato e si concentr sui nemici.
Man mano che si avvicinava, poteva rendersi conto pi nel dettaglio delle loro condizioni e della loro sistemazione e farsi un'idea pi precisa dell'operazione. Aveva seguito i movimenti di Nevia e sapeva dove si trovava, legata e impotente. Un altro paio di guerrieri, poco prima ancora seduti, si erano sdraiati accanto al fuoco e ora ne contava tre ancora svegli. Le donne e i bambini non si vedevano, e suppose che fossero dentro il carro. D'improvviso, uno dei tre celtiberi ancora svegli si alz in piedi e, barcollando, si diresse verso il punto in cui si trovava Nevia. Gli altri due lo seguirono borbottando. Muzio dovette fermarsi, nel timore che lo vedessero, e accenn ad Arrio di fare altrettanto.
Vide l'uomo raggiungere la figlia, piazzarsi davanti a lei e sollevarsi la tunica. Gli altri due gli stavano intorno e ridevano sguaiatamente, esortando il compagno a darsi da fare. Nevia volt la testa, ma uno dei due spettatori gliela afferr e la spinse verso il bacino di quello che, presumibilmente, era stato il vincitore del torneo.
Muzio sent Arrio stringergli il braccio. Interveniamo, maledizione!, sussurr.
Non ancora... Ci sono le sentinelle. Dobbiamo localizzarle.
Ma come fai a pensare alle sentinelle vedendo quello che succede a tua figlia!, sibil ancora l'amico, stizzito.
Il veterano si costrinse a non guardare. Non poteva farci nulla e ogni momento di disperazione si traduceva in un ritardo nel soccorrerla. Concentr la sua attenzione sulla ricerca delle due guardie e finalmente individu l'ombra della pi vicina. Cerc sul lato opposto e gli parve di notare anche l'altra.
Vieni con me. Ma stammi sempre dietro, mormor ad Arrio. Muovendosi carponi, si mosse verso la prima sentinella. Man mano che si avvicinava al campo, dovette costringersi a ignorare del tutto ci che stava succedendo a Nevia, di cui ormai riusciva a udire i mugolii di ribrezzo e protesta, subissati dai commenti e dagli insulti dei suoi tre tormentatori. Quando arriv a una cinquantina di passi dall'obiettivo, disse ad Arrio: Aspetta qui. Quando ti faccio segno, vieni. E senza attendere risposta, prosegu deciso.
La sentinella era voltata. Si avvicin badando a non fare alcun rumore, con il pugnale tra i denti. Poi la guardia si volt e inizi a camminare nella sua direzione. Muzio si blocc, sdraiandosi a terra. Ne sorvegli i movimenti, pronto ad aggredirlo, ma poi il celtibero si ferm e guard il cielo stellato. Il romano riprese ad avanzare carponi con cautela. Arrivato a pochi passi dall'ispanico, si acquatt tendendo tutti i muscoli del corpo e spicc un balzo.
Fu addosso al nemico in un attimo, cos rapidamente che lo sbatt a terra e gli atterr sopra senza dargli il tempo di fiatare. Il suo pugnale saett veloce lungo la gola della vittima, aprendo uno squarcio dal quale erutt un fiotto caldo di sangue. Muzio ne fu investito in pieno viso e quando l'avversario fu esanime, si pul strofinando la faccia sulla tunica del cadavere. Poi si alz in piedi, mostrandosi all'altra sentinella e facendosi passare nella penombra per il compagno appena ucciso. Infine, fece segno ad Arrio di raggiungerlo.
Attese guardandosi intorno con disinvoltura, ma all'ennesimo lamento di Nevia non pot fare a meno di voltarsi. Intravide sua figlia tenuta per le braccia da due uomini, mentre un terzo le si strofinava addosso.
Giur a s stesso che l'avrebbe fatta pagare a tutti.
Arrio lo raggiunse camminando carponi. Muzio ebbe bisogno di qualche istante per recuperare lucidit. Reag tardi alla presenza dell'amico e si accorse che si stava alzando in piedi solo all'ultimo momento.
Riusc a bloccarlo mettendogli una mano sulla spalla e spingendolo energicamente verso il basso. Aspetta ad alzarti. L'altra guardia deve pensare che c' ancora il suo compagno, qui.
Subito dopo si acquatt. Ora puoi farlo. E aspetta qui, finch non ho eliminato anche l'altro. Anzi, aspetta qui finch non ho finito tutto, precis, riprendendo a camminare carponi verso il suo successivo bersaglio.
Non bad ai sussurri di protesta di Arrio.

9.

Nevia era combattuta tra l'istinto di urlare per il ribrezzo e la volont di trattenersi per non attirare l'attenzione degli altri barbari, che sembravano dormire, ed evitare guai peggiori.
E i guai in cui si trovava erano gi abbastanza grossi. I due uomini erano riusciti a bloccarle le braccia, ma non erano in grado di fermarle le gambe e lei scalciava a pi non posso, impedendo all'uomo davanti a lei, nudo dalla cintola in gi, di possederla come avrebbe voluto. Per sua fortuna, il celtibero era abbastanza ubriaco da non riuscire a forzarla; si limitava a proseguire nei suoi patetici tentativi di tenerla schiacciata contro il carro col proprio corpo per poterla penetrare.
Ma l'energia nelle gambe le stava venendo meno. Le muoveva senza sosta da tempo e non ce la faceva quasi pi. Quando il suo aguzzino si stacc per rifiatare, Nevia ne approfitt per sferrargli una ginocchiata al bassoventre, che lo costrinse a piegarsi in due con un urlo strozzato. Ma non appena pot rialzarsi, il celtibero le allent uno schiaffo potente, che rinnov il dolore delle precedenti contusioni e la tramort.
Basta! Se non ci riesci lascia perdere!. Era la voce di una donna, e solo in un secondo momento Nevia si rese conto che era quella che l'aveva aiutata in precedenza. La vide spuntare fuori dal carro, sporgendosi dal bordo a guardare con severit il celtibero che cercava di stuprarla.
Fatti gli affari tuoi tu. Mi ha autorizzato il tuo uomo, quindi faccio come mi pare, replic il celtibero con la voce impastata.
Ma non ci riesci, quindi smettila di tormentarla e lasciala in pace!, insist la donna, dando a Nevia il tempo per recuperare le forze.
Stai zitta donna! Rientra nel carro! Al tuo uomo non far piacere sapere che lo hai contraddetto!, sibil uno degli altri due celtiberi, che sembrava meno ubriaco.
La ispanica sospir. Per un istante, i suoi occhi incrociarono quelli di Nevia in un fugace sguardo di compassione. Poi obbed e scomparve all'interno del carro. Ma la ragazza aveva recuperato parzialmente le forze e non appena l'uomo si avvicin, inizi a sferrare di nuovo calci senza sosta.
Le arriv un nuovo manrovescio, e stavolta sent il volto esplodere. L'energia flu via da lei e fu impotente quando l'altro le strapp la tunica denudandola. Poi sent la mano di lui armeggiare tra le sue cosce per allargarle le gambe. La testa le scoppiava e lo lasci fare. Anche quando sent che le alitava sul collo e appoggiava il bacino al suo.
Di nuovo, Muzio non pot trattenersi dal dare un'occhiata a Nevia, mentre avanzava verso il suo secondo bersaglio. Not che per qualche istante i suoi aguzzini si erano fermati per parlare con una donna nel carro, ma poi avevano ripreso a tormentarla con decisione ancora maggiore, tramortendola con uno schiaffo che pareva averle tolto, infine, qualunque volont di resistenza.
Il veterano si sent fremere di indignazione. Vide che la sentinella superstite aveva concentrato la sua attenzione sulla scena e pot avvicinarsi aumentando l'andatura, senza il rischio di essere notato. Adesso andava pi che mai di fretta, quindi, quando raggiunse il celtibero, lo afferr per le caviglie e lo fece cadere, poi gli piant il coltello nella gola, affondandolo con una tale violenza che la punta si conficc nel terreno dopo averlo trapassato.
Non c'era pi un attimo da perdere. Pass il pugnale insanguinato nella mano sinistra, estrasse il gladio dal fodero e si precipit in soccorso della figlia, tagliando di corsa il campo e lambendo il bivacco intorno al quale si erano sdraiati gli altri guerrieri. Nessuno dei tre aguzzini si accorse del suo arrivo. Il primo a subire la sua foga fu l'uomo che stava abusando di Nevia. Muzio gli affond la lama del gladio nella nuca, e la punta gli usc dalla guancia arrivando a sfiorare il viso della ragazza.
Solo allora Nevia si accorse della presenza del padre. I loro occhi si incontrarono solo per un istante, proprio mentre il pugnale di Muzio trafiggeva al costato uno dei due uomini che la sostenevano. Il terzo lanci un urlo, che gli si spense in gola quando il romano, estratta la spada dal cranio della sua prima vittima, sferr un nuovo fendente che apr uno squarcio alla base del collo del celtibero. Nevia fu investita da uno zampillo di sangue e si gett istintivamente a terra, coprendosi il petto nudo con i due lembi della tunica strappata. Poi si raggomitol su s stessa, tremando e singhiozzando. Muzio ebbe l'impressione che avesse paura di lui.
Le mise una mano sulla spalla, ma non riusc a essere delicato. Pens che avrebbe dovuto farla alzare e portarla via con lui. Poco pi in l c'erano dei cavalli. Doveva solo metterla in sella, prendere anche Arrio e scappare via. Ma sentiva montare dentro di s un'onda che non sapeva pi frenare. Conosceva bene quella sensazione. Era ci da cui aveva voluto fuggire abbandonando l'esercito.
La sete di sangue era ben lungi dall'essersi placata. E adesso, solo la vendetta avrebbe potuto soddisfarlo.
Volse lo sguardo verso il bivacco. Vide due uomini alzarsi da terra e fissare nella sua direzione. L'urlo della sua terza vittima doveva aver attirato la loro attenzione. Muzio imprec: sarebbe stato pi difficile, ora. Vide uno dei due chinarsi e svegliare un compagno. Decise di non dargli altro tempo, emise un ringhio e inizi a correre verso di loro.
Ma all'improvviso, dall'ombra spunt la figura di Arrio, che si frappose tra lui e i celtiberi.
Brandiva il suo gladio.
Quando Arrio incontr lo sguardo feroce dei due guerrieri che si erano svegliati e li vide estrarre dalla cintola i rispettivi pugnali, si chiese se non avrebbe fatto meglio a rimanere al suo posto. Ma era stato pi forte di lui: quando l'urlo dell'ultima vittima di Muzio aveva svegliato i guerrieri al bivacco, aveva ritenuto di dover fare la sua parte e si era precipitato ad arginarne la probabile reazione, sperando di arrivare prima che i nemici riuscissero a impugnare le armi, accatastate tutte insieme in un punto distante dai loro giacigli.
Non aveva calcolato che avevano conservato i loro pugnali indosso.
Sent un brivido corrergli lungo la schiena. Le loro espressioni truci apparivano addirittura demoniache alla sinistra luce del fuoco. Poi not che altri celtiberi si stavano svegliando e si rese conto di essere spacciato. Ma doveva guadagnare tempo, per dar modo a Muzio e Nevia di scappare. Doveva salvarli, perch Muzia potesse essere ritrovata.
Avanz di qualche passo, con scarsa convinzione, puntando ad affrontare il nemico pi vicino. Ma notando le sue esitazioni, i due uomini gi in piedi avanzarono a loro volta. In un attimo, Arrio se li trov su ambo i lati e cerc di spostarsi per non farsi circondare. Muovendosi verso destra, men un affondo contro la figura dell'avversario ma fu troppo lento. L'altro lo scans con facilit e cerc di pugnalarlo, ma la distanza era eccessiva e la punta non arriv neppure a sfiorare il suo corpo.
Arrio trasse fiducia dalla consapevolezza di avere perlomeno il vantaggio dell'arma e inizi a far volteggiare il gladio davanti a s per tenerli lontani. Ma cos facendo avrebbe dato tempo agli altri di svegliarsi e venire a dare manforte ai compagni. Doveva essere lui a prendere l'iniziativa. Sper che Muzio e Nevia fossero montati a cavallo e spariti nell'oscurit della notte. Non aveva tempo di voltarsi a verificarlo. Si avvent di nuovo contro l'uomo pi vicino e lo incalz con ripetuti fendenti, ma dovette anche badare all'altro, che attendeva una sua distrazione per aggredirlo sul fianco.
Finalmente riusc a colpire il primo avversario, ma non bast a metterlo fuori combattimento. Gli apr un taglio sulla spalla sinistra, che fece barcollare per qualche istante il celtibero, prima che questi riprendesse, sospinto dall'ira, a minacciarlo. Con la coda dell'occhio, Arrio not che se ne stavano avvicinando altri; i loro tempi di reazione, condizionati dal vino, erano lenti, ma presto si sarebbe trovato con l'intera colonna nemica addosso. E non era ancora riuscito a ucciderne neanche uno.
Con un ruggito, l'uomo ferito si gett verso di lui senza badare a proteggersi. D'istinto, Arrio protese il gladio in avanti, e un attimo dopo si accorse di aver penetrato lo stomaco dell'avversario. Non fece in tempo a gioire per l'inatteso successo, che con la coda dell'occhio not un altro guerriero attaccarlo sul fianco. La paura, pi che l'esperienza, lo indussero a far leva sulla lama per spostare il corpo della sua vittima e frapporlo tra s e l'assalitore. Vi riusc giusto in tempo: il nuovo antagonista fin per trafiggere il compagno con il fendente destinato a lui.
Ma poi Arrio non riusc pi a tenere in piedi il cadavere, che croll a terra costringendolo a tentare di estrarre la lama. Tuttavia si accorse che non era tanto facile: il metallo era avviluppato in filamenti e sostanze vischiose, e il romano fu obbligato a poggiare un ginocchio a terra e a spingere il corpo con l'altra mano per fare forza. Troppo tardi not che un nuovo celtibero si avvicinava col coltello in pugno. In un attimo, l'uomo gli fu sopra, pronto a vibrargli un fendente direttamente sul cranio.
Arrio si rassegn alla fine imminente. Ma un istante dopo ci che gli cadde davanti agli occhi non fu il pugnale, ma l'intero braccio che lo brandiva.
Si volt e vide Muzio torreggiare sopra di lui.
Volteggiava il gladio con un'espressione di belluina ferocia dipinta sul viso. Non sembrava pi neanche umano, quando vibr un nuovo fendente che squarci come un frutto il viso del celtibero rimasto senza pugnale.
Nevia non sapeva se si sentiva pi scossa per ci che aveva subto da quei tre uomini o per il modo in cui suo padre li aveva uccisi. Era spuntato fuori dal nulla, come uno spirito malefico, e in un istante li aveva trasformati in cadaveri. Gli era stato facile come per lei afferrare del cibo e metterselo in bocca. Per un attimo, aveva temuto che non riuscisse a fermarsi: lo aveva visto cos selvaggio che le era parso un animale inferocito e assetato di sangue, che non sapeva pi distinguere le prede.
Ma poi Muzio aveva guardato verso il bivacco e, senza dirle nulla, con un semplice, violento gesto della mano, si era allontanato. Nevia si era resa conto solo poco dopo, vedendo le sagome muoversi alla tenue luce del fuoco, che si era precipitato in aiuto di Arrio, quasi circondato dagli avversari. Cerc di rimettersi in piedi ma la testa le scoppiava. Dovette aggrapparsi alla ruota pi vicina per potersi mettere almeno in ginocchio, poi la sua attenzione fu rapita da quanto stava avvenendo intorno al fuoco. Il padre era appena arrivato ad affiancare l'amico e il suo primo atto era stato di tagliare un braccio all'uomo che stava per pugnalare Arrio. Un attimo dopo, anche un altro barbaro era a terra, trafitto dal suo gladio.
Ma sempre pi celtiberi si alzavano in piedi e si univano allo scontro. Qualcuno, invece di affrontare i due romani, prese ad aggirarli per arrivare a impossessarsi delle armi accatastate pochi passi pi in l. Nevia doveva fare qualcosa... Doveva aiutare i suoi due compagni, ma quando tent di nuovo di rimettersi in piedi, sent le gambe tremarle e ancora una volta dovette appoggiarsi al fianco del carro. Frattanto, il padre mulinava il gladio con la destra e il pugnale con la sinistra come una furia, e un altro celtibero cadde sotto i suoi colpi. Arrio estrasse la spada dal corpo in cui l'aveva infilata in precedenza e tent di affiancarglisi per affrontare l'avversario che stava caricando Muzio sul lato pi debole, quello del pugnale; ma il padre si spost e si frappose tra lui e il celtibero, riuscendo in qualche modo a piantare la lama nell'addome del nemico e a squarciargli lo stomaco.
Nello stesso tempo, scalci un altro celtibero facendolo cadere in avanti, poi lo decapit calando un fendente deciso verso il terreno. Ma ormai tutti gli ispanici erano svegli e, sebbene qualcuno di essi ancora barcollasse, stavano circondando i due intrusi. Neppure suo padre, pens Nevia, sarebbe riuscito a sgominarli tutti. Prov ancora una volta ad avvicinarsi alle armi. Moll la presa del carro e azzard qualche passo. Attese qualche istante di aver acquisito stabilit, poi prese la torcia appesa al carro e inizi ad avanzare. Tuttavia, quando prov ad accelerare il passo, rischi di incespicare. Dovette procedere pi lentamente di quanto avrebbe voluto, e ci le consent di osservare ancora le gesta del veterano.
Ormai gli ispanici tendevano pi a cercare di raggiungere le armi che ad affrontarlo. Ma Muzio li inseguiva e, implacabilmente, mozzava mani, arti, teste, mulinando instancabile le sue armi e usando anche le gambe per sbilanciare chiunque si trovasse a portata di piedi. Nevia fu colpita dalla violenza, dalla rabbia dei suoi fendenti e dei suoi colpi, che non si limitavano quasi mai ad aprire ferite, ma finivano sempre in profondit. Dalla sua posizione, nonostante l'oscurit, poteva vedere esplosioni di sangue intorno a lui. Poi osserv il padre infierire anche su due uomini che, evidentemente del tutto ubriachi, erano rimasti addormentati.
Quando raggiunse la catasta di armi, alcuni celtiberi erano gi riusciti a impossessarsi di giavellotti e falcate. Ma non badarono a lei e Nevia pot gettare indisturbata la torcia sul mucchio. Il metallo degli attrezzi pi in alto si arrovent subito, rendendoli inutilizzabili per chiunque tentasse di impossessarsene. Intanto Arrio, da parte sua, cercava di difendersi come poteva dagli assalti nemici, usando cadaveri per ripararsi o affiancandosi a Muzio. Tuttavia a un certo punto perse l'equilibrio e cadde all'indietro, finendo alla merc dell'avversario che aveva di fronte. L'amico dovette intervenire, piantando la spada nel ventre del celtibero, ma poi fu costretto a rivolgere la propria attenzione a un altro barbaro che lo attaccava dalla sinistra e non fece in tempo a recuperare l'arma.
Nevia temette che fosse finita: per quanto abile fosse il padre, non poteva liberarsi di tutti e quindici gli ispanici che ancora lo circondavano. Lo vide guardarsi intorno e soffermare la propria attenzione sulla catasta di armi che bruciava. Il veterano arretr facendo cenno ad Arrio di seguirlo, si accost alle armi, si pass il pugnale sulla mano che teneva il gladio e afferr la torcia. Gli ispanici cercarono di stringersi intorno ai due romani, che per si sottrassero alla morsa riprendendo a ripiegare verso di lei. Muzio continu a duellare con due degli avversari pi vicini, ma la sua priorit sembrava la fuga. Nevia si chiese come avesse intenzione di riuscirci, con i cavalli distanti e lei non in condizione di correre.
Poi il padre la raggiunse. Non la degn di un sguardo e concentr la propria attenzione sul carro, nel quale gett la torcia. La ragazza lanci un urlo di terrore, sapendo che le donne e i bambini erano l dentro. I celtiberi che lo inseguivano rallentarono, disorientati. D'istinto, Nevia si avvicin al carro per aiutare gli occupanti a uscire, ma il cuoio della copertura aveva gi preso fuoco e un attimo dopo si sent tirare via. Si accorse che era stato Arrio e si ritrov a terra con lui. Sent le urla dei bambini all'interno e cerc di rialzarsi, ma l'amico la trattenne, rivolgendole uno sguardo implorante. Nel frattempo, il padre era andato dietro al carro e aveva iniziato a spingere. Il terreno era in leggera discesa e il mezzo inizi a muoversi in direzione dei celtiberi, prendendo velocit.
Nevia era combattuta tra il desiderio di osservare la scena e il ribrezzo che questa le suscitava. Lanci un'occhiata fugace al carro e le parve di notare una piccola pira di fuoco che usciva dall'apertura frontale e si gettava a terra rotolando nell'erba. Subito dopo, interi brani della copertura si sbriciolarono, rivelando figure infuocate che danzavano in modo macabro e convulso.
Nevia volse lo sguardo verso i celtiberi e vide il capo del gruppo portarsi le mani alla testa e lanciare un ruggito. Era il primo della fila all'inseguimento di Muzio, ma cambi direzione e si lanci contro il carro, seguito da una parte dei suoi uomini. Il padre per continuava a spingere il mezzo, che ormai aveva preso velocit, e lo invest in pieno, gettandolo a terra insieme agli ispanici che lo seguivano e passandogli sopra con le ruote.
Con met dei celtiberi superstiti a terra, Muzio abbandon la parte posteriore del carro, ormai avvolta dalle fiamme, la super e si gett contro i nemici ancora in piedi. Nevia lo vide falciarli uno a uno mulinando sia la spada che il pugnale a un velocit impressionante, che faceva sembrare lentissimi i movimenti dei suoi avversari. Il romano fece calare il gladio sulla testa del capo ispanico, aprendogliela in due, mentre pugnalava in un occhio l'uomo alla sua sinistra. Poi comp una giravolta su s stesso e si ritrov esattamente di fronte a un altro guerriero sul lato opposto, che non fece in tempo a reagire quando Muzio cal un fendente squarciandogli il petto.
Devo andare ad aiutarlo..., mormor Arrio, alzandosi in piedi.
Ma Nevia lo trattenne afferrandogli la mano. Ti sembra che abbia bisogno di aiuto... quel mostro?, gli disse. E subito dopo, come a conferma delle sue parole, il padre sgozz un altro nemico, facendolo crollare in ginocchio ai suoi piedi con la testa penzolante mentre pugnalava allo stomaco un celtibero che cercava di assalirlo da dietro, come se avesse occhi anche sulla nuca. Arrio esit, e mentre si macerava nel dubbio, Muzio trov tempo e modo di massacrare altri tre ispanici: dapprima apr due gole con un solo colpo di gladio sferrato a semicerchio da sinistra a destra, poi conficc il coltello nel polso di un altro che brandiva la falcata sopra la sua testa, facendogli cadere dal pugno la spada e attirandolo cos a s con la lama, prima di finirlo con un affondo al petto.
Ormai i pochi superstiti non apparivano pi cos baldanzosi come in precedenza. Avevano perso il loro capo e la gran parte dei compagni per mano di un solo uomo e, se non fossero stati celtiberi, forse avrebbero pensato di pi alla fuga. Ma erano celtiberi e, come le aveva detto suo padre, non rinunciavano mai a immolarsi in battaglia, cos ripartirono all'attacco. Tuttavia erano troppo sconcertati, ormai, per coordinare i loro movimenti e si lanciarono in avanti uno alla volta, man mano che recuperavano coraggio e determinazione. Ci favor il romano, che ebbe facile gioco nell'eliminarli in singolar tenzone. Il primo non dur che un istante: il romano lo trapass da parte a parte, facendolo crollare a terra con la spada ancora levata in alto per menare il fendente.
Il secondo riusc a duellare per due stoccate, prima di perdere la falcata per un impatto pi violento e rimanere disarmato alla merc del veterano, che non esit a centrarlo allo sterno. Il successivo non ebbe sorte migliore: il braccio che reggeva la spada vol per aria, prima che anche la testa facesse la stessa fine.
Devo andare... Non pu ammazzarli tutti: ci servono informazioni..., mormor ancora Arrio, scattando in avanti.
Nevia non pot fare a meno di gridargli dietro: Ma non lo vedi com' invasato? Forse neppure distingue pi gli amici dai nemici e rischi di farti uccidere. Ma non da loro, da lui!, gli grid Nevia. Tuttavia Arrio ormai era distante e alla ragazza non rimase che contemplare inorridita la fornace ardente in cui si era trasformato il carro, sopra il quale non si muoveva pi alcuna figura. Le venne da pensare alla gentilezza della donna che aveva cercato di aiutarla, e si sent devastata per non essere riuscita a fare nulla per lei o per i suoi figli.
Arrio trov incredibile che gli ispanici non si arrendessero alla furia omicida di Muzio. Continuavano ad andargli incontro e a farsi falciare uno dopo l'altro senza neppure riuscire a impegnarlo in un combattimento serio, quasi che si consegnassero a lui come vittime sacrificali. Il veterano non aveva pi nulla di umano ed era come se tutti gli di degli inferi si fossero dati convegno nel suo corpo, permettendogli di sprigionare una forza che poteva essere solo di origine divina. Si chiese se combattesse sempre cos o se il pericolo corso dalla figlia lo avesse reso pazzo di dolore e bramoso di vendetta.
Ma intanto, il primo quesito cui doveva dare una risposta era come avvicinarsi senza fare la fine degli avversari. Muzio protendeva gladio e coltello non solo in avanti, ma anche di lato e dietro, e nonostante fosse di fatto circondato, continuava a sembrare invulnerabile. Un vero Achille impegnato a vendicare Patroclo sterminando quanti pi troiani possibile.
Lasciane vivo almeno uno! Ci serve!, gli grid. Ma Muzio parve non sentirlo e men l'ennesimo fendente, che tronc di netto la gamba di un nemico all'altezza del ginocchio. Poi, il romano infier sull'uomo menomato, ormai disteso ai suoi piedi, chinandosi e piantandogli il pugnale nel collo. Subito dopo, oppose la lama di traverso all'assalto di un altro celtibero, parandone l'affondo.
Arrio vide che ne erano rimasti soltanto tre. Doveva impedire che li uccidesse tutti. Strinse la spada e cerc di attirare l'attenzione di almeno un ispanico, sperando che si sentisse spinto a scegliere un bersaglio pi abbordabile. Si spost lateralmente allo scontro e men un affondo disturbando il nemico in posizione pi arretrata. Quello fu ben contento di dedicarsi a lui e non tard a scagliarglisi contro. Arrio si trov disorientato di fronte alla sua foga e non pot far altro che opporre la lama, parando la gragnola di colpi che si abbatt su di lui.
Con la coda dell'occhio, not che intanto Muzio eliminava un altro celtibero, afferrandolo per l'orlo della tunica e trafiggendolo una dozzina di volte, mentre lo usava come scudo contro gli assalti dell'altro superstite. Infine gett via il cadavere come fosse un fuscello e si dedic al compagno. Ma Arrio non pot vedere che fine faceva la vittima successiva: il suo antagonista era molto incalzante. Continu a parare i suoi colpi cercando un modo per sorprenderlo mentre caricava il braccio, ma l'altro era talmente veloce da non consentirgli di trovare alcuno spiraglio. Anzi, i suoi fendenti erano cos violenti da farlo vacillare costringendolo a un precario equilibrio.
Un fendente pi forte degli altri gli fece perdere la presa sulla spada. L'arma cadde a terra e lui fece per raccoglierla, ma poi si blocc, rendendosi conto che cos avrebbe offerto il collo alla spada del nemico. Arretr di un passo, ma non aveva pi modo di difendersi. Proprio allora la massiccia sagoma di Muzio comparve alle spalle del celtibero. Il romano caric il braccio per colpirlo, ma non era quello che Arrio voleva.
No!, grid, lanciandosi contro l'ispanico. Quest'ultimo si accorse della presenza alle sue spalle e si volt, proprio quando il romano stava per vibrare il colpo. Arrio si gett nello spazio tra i due, urlando di nuovo: Lascialo stare! Ci serve vivo!. La spada di Muzio era ormai protesa in avanti e la lama gli squarci la tunica sul petto, graffiandogli la carne. Arrio cerc di non badare al bruciore e, una volta caduto a terra, afferr le caviglie del nemico e lo blocc, facendolo cadere a sua volta. Quindi si rialz in piedi e si piant di fronte all'amico. Hai capito cosa ho detto?, gli ribad guardandolo negli occhi alla fioca luce del bivacco.
Lo sguardo di Muzio era allucinato, i suoi occhi attraversati da venature sanguigne, dilatati, privi di umanit, i muscoli del viso contratti in una smorfia, il respiro affannoso. Arrio sper che lo avesse riconosciuto. Gli afferr il braccio per scuoterlo, ma Muzio si scans, rugg, lo spinse di lato, cos violentemente da farlo cadere di nuovo a terra e avanz di un passo, torreggiando sull'ispanico che giaceva in ginocchio. Poi afferr l'impugnatura del gladio con entrambe le mani, indirizzando la punta in basso, e si prepar a calare la lama.
No! Fermo!. La figura di Nevia prese improvvisamente forma accanto al celtibero, frapponendosi tra l'arma e il nemico. Muzio rimase con il gladio sospeso a mezz'aria; il braccio vibr a lungo, poi il veterano emise un sinistro ululato e affond la lama nel terreno, sfiorando la figlia.
Arrio tir un sospiro di sollievo. Strapp la falcata di mano al prigioniero e si frappose a sua volta tra lui e Muzio, sbrigandosi a interrogarlo prima che l'amico avesse un nuovo accesso della sua furia.
Tu! Se vuoi vivere, dicci cosa sai delle scorribande dei tuoi connazionali in territorio romano nei giorni scorsi!, gli intim.
Ma l'uomo lo fiss in modo beffardo, senza rispondere.
Sappiamo che siete stati voi vettoni. Conosci chi si  spinto pi a sud di tutti? Dimmelo!.
Altrimenti che mi fai? Mi fai scuoiare vivo dallo Scorticatore l dietro?, replic finalmente l'uomo, senza perdere la sua baldanza.
Arrio rimase disorientato. Anche costui sembrava conoscere la triste fama che si era conquistato Muzio.
Non sono responsabile di quello che ti far..., si limit a dire per mettergli paura.
Sembra che la ragazza dicesse la verit... Stava con lo Scorticatore... Be',  un privilegio essere uccisi da un guerriero cos valoroso!, esclam il celtibero con fierezza, mantenendo uno sguardo di sfida negli occhi.
Non si limiter a ucciderti..., cerc di minacciarlo Arrio, sebbene gli ripugnasse l'idea di assistere a un'altra tortura. Quindi dicci quello che sai sugli autori di quelle scorrerie.
Non dir nulla. Non sono vettoni, questi qui. Sono titti, la voce cavernosa di Muzio risuon alle sue spalle.
Arrio fiss l'amico. Aveva ancora quello sguardo demoniaco, reso ancor pi sinistro dal gioco di luci e ombre che il fuoco vicino tratteggiava sul suo viso. Poi si volt ancora e guard il celtibero, che annu con una smorfia.
Ma anche loro devono pagare, aggiunse il veterano, mettendo una mano sulla spalla di Arrio e scansandolo con forza. Il giovane rischi di perdere l'equilibrio. Quando recuper stabilit, vide una lama fuoriuscire dal petto dell'ispanico.
Ma non era quella in mano a Muzio. La impugnava Nevia, che rimase immobile a sostenere l'uomo agonizzante con la spada, mantenendo uno sguardo di sfida verso il padre.

E Arrio si rese conto che non l'aveva fatto per vendicarsi, ma per impedirgli di infierire sul prigioniero.

10.

Si pu sapere quindi dove stiamo andando?. Nevia si era tenuta la domanda a lungo, ma dopo una notte insonne e tante miglia percorse in un territorio selvaggio e inospitale, si sent in diritto di chiedere. Da quando si era conclusa la mattanza, nessuno dei tre aveva fiatato. Il padre si era messo a riposare senza neppure prendersi il disturbo di allontanarsi dai cadaveri che aveva disseminato intorno al bivacco... Come se dormire in mezzo alla morte fosse la cosa pi normale del mondo, per lui.
Loro due non ce l'avevano fatta a imitarlo. Si erano semplicemente spostati pi lontano, preferendo senza esitazione il freddo al tanfo della carneficina.
E alla prossimit col demone che si stava rivelando ogni giorno di pi suo padre.
Nevia non aveva chiuso occhio, naturalmente. E presto si era augurata che giungesse l'alba, con la speranza che la luce cancellasse dalla sua mente le immagini della donna pietosa e dei bambini che bruciavano nel carro, delle teste e degli arti che i fendenti del padre avevano fatto volare per aria, del sangue che scorreva copioso sul terreno, dell'espressione feroce ed eccitata del veterano mentre uccideva.
Ma il sole non aveva fatto sparire gli incubi. E vedendo la faccia di Arrio, si era resa conto che neanche lui era riuscito a riposare. Non si erano detti nulla: era bastato loro guardarsi negli occhi un istante per capirsi, per avere la consapevolezza di essere stati anche loro vittime dell'orrore cui avevano assistito.
Non avrebbero mai dimenticato, Nevia ne era certa, ed era sicura che lo pensasse anche Arrio. Avevano visto gli Inferi, avevano visto l'odio personificarsi nel padre, ed era difficile figurarsi che sulla terra potesse esistere qualcosa di pi raccapricciante dello spettacolo in cui erano stati coinvolti. Nevia non aveva immaginato nulla di simile, quando si era unita alla ricerca. E ora si stava chiedendo se volesse davvero finire in quel vortice: se la guerra aveva reso il padre ci che era diventato, non correva anche lei il rischio di trasformarsi e di perdere la sua umanit?
Doveva ricordarsi in continuazione che lo faceva per Muzia. Non per s stessa, per sfuggire a una vita che non le piaceva, e neppure per vendicarsi dell'assassinio della sua famiglia. Il suo unico scopo era salvare la sorellina. Forse per il padre valevano di pi le altre motivazioni, pi meschine e spregevoli; in fin dei conti, lui Muzia non la conosceva neanche; ma non valevano per lei. E forse neppure per Arrio, che cavalcava con aria stanca e assente alle spalle di Muzio.
Il silenzio, adesso, era spettrale. Dopo la strage perpetrata da Muzio, che non aveva risparmiato donne e bambini, si era creato un vero e proprio muro tra loro.
Allora? Dove stiamo andando? Hai qualche traccia?, ripet Nevia. Il padre continuava a cavalcare senza rallentare n voltarsi, come se fosse solo.
Finalmente rispose. No. Nessuna traccia.
Nevia era sgomenta. Cosa? Hai ucciso tutte quelle persone per niente?.
Stavolta il padre tir le redini e fece fare al cavallo un mezzo giro. Avevo detto che non c'entravano niente e che dovevamo lasciarli perdere. Ma tu non hai voluto darmi retta..., replic con voce glaciale.
La voce che ci si aspetterebbe da uno spettro, si disse Nevia, indignandosi ancora di pi.
Sapeva di aver sbagliato, ma non intendeva dargliela vinta. Se la ragione era dalla parte di uomini tanto repellenti, allora il mondo andava alla rovescia. Io non ho voluto lasciare nulla di intentato. C'erano degli innocenti, tra loro. Una donna che mi ha aiutato. Dei bambini come Muzia. E li hai bruciati vivi.
I loro bambini non sono come Muzia. Loro da grandi faranno ad altri romani quello che hanno fatto a tua madre e tuo fratello, precis lui. Nessuno  innocente, in questa terra.
Se ti piace tanto uccidere, perch hai lasciato l'esercito?, gli chiese, pi che altro per avere l'ultima parola.
Il padre volt di nuovo il cavallo e riprese a cavalcare. Poi dichiar, quasi tra s e s: Forse avresti imparato di pi se ti avessi lasciato nelle loro mani.
Nevia sent gli occhi inumidirsi. Aveva appena imparato che, se tentava di ferire il padre, il padre non si faceva scrupoli a ferire lei.
Non dare peso alle sue parole, la consol Arrio, affiancandosi a lei.  in guerra con tutto e tutti, in questo momento.  il suo modo di essere sconvolto. Lo sapeva, e anche per questo non ci voleva con lui.
Nevia rispose stizzita. Non credo proprio che volesse usarci questa cortesia. Voleva solo evitare di preoccuparsi di noi e del nostro giudizio, per sentirsi libero di condurre la sua guerra personale. Muzia  solo un pretesto, per lui. Io sono stata solo un pretesto per lui, quando mi ha liberata.
Io lo conosco meglio di te, ragazza, insist Arrio. Mi ha salvato la vita, e oltre me ha liberato tanti altri romani prigionieri dei punici, in Africa. E non solo: l'ho visto trarre in salvo dalle fiamme tre bambini cartaginesi cui i soldati avevano ucciso i genitori. Io li conoscevo e giocavo con loro, quando ero schiavo. Glieli ho indicati e lui non ha esitato: la loro casa stava bruciando ma si  precipitato oltre la soglia e li ha tirati fuori. E grazie a lui solo uno  rimasto ustionato. Per non parlare di come mi ha aiutato a rifarmi una vita qui in Spagna.
Nevia fece una smorfia di disprezzo. E ti sembra lo stesso uomo che hai visto ieri sera in azione?.
Arrio allarg le braccia. Ha appena perso la famiglia. E in questi anni deve averne viste di tutti i colori.
E deve averne anche fatte di tutti i colori. Io sono diversa solo per aver assistito allo scempio di ieri sera. Figuriamoci lui, se ci che ha fatto ieri non  altro che la replica di ci che ha vissuto per anni con l'esercito al fronte.
L'amico sospir. Sei molto saggia per la tua et. Tuo marito ha fatto un affare... cio, lo avrebbe fatto, se fossi rimasta con lui, si sforz di sorridere.
Ma Nevia non aveva alcuna voglia di ridere. Lo diventer senz'altro, dopo questo viaggio... sempre che il nostro tragitto porti da qualche parte, comment.
Dovrebbe. A quanto pare, stiamo andando a Obila, la capitale dei vettoni. Potrebbero essersi diretti l, le spieg Arrio.
La ragazza si sent un po' rassicurata alla prospettiva di avere una meta. Ma non troppo. Ma come facciamo, noi che siamo romani, a entrare dentro una citt nemica?, lo incalz.
Muzio ha un piano, ma non mi ha voluto dire quale. Si  limitato a dirmi di non preoccuparmi, e che se avevo paura potevo anche tornare indietro e portarti con me.
Nevia sospir. Arrio, mi chiedo come mai tu sia voluto venire con noi... Non  la tua famiglia.
Arrio parve esitare. Guard altrove e ribatt: Gli devo tutto e non potevo tirarmi indietro.
Ma non ti ha chiesto aiuto. Anzi, non ti voleva, obiett Nevia.
L'amico sospir. Be', diciamo che vi sento come la mia famiglia, allora, tagli corto, e diede di sprone aumentando l'andatura del cavallo, lasciandola a chiudere la fila.
Nevia rimase a guardare la schiena dei suoi compagni che sobbalzavano sulla sella, chiedendosi se potessero ancora considerarsi una famiglia.
Un carro in lontananza. Avanzava nella loro direzione serpeggiando lungo la stradina sterrata, ben diversa da quelle lastricate delle zone sotto il controllo dell'Urbe. Era l'unico elemento mobile in un paesaggio altrimenti fisso come una pittura murale, in cui le brulle alture dalle creste severe facevano da corona al fondovalle chiazzato di un verde pallido, sporcato dalle varie sfumature di marrone e ocra di un terreno che sembrava non essere mai stato calpestato da piede umano.
Arrio lanci uno sguardo preoccupato a Nevia e l'espressione della ragazza lasci intendere che anche lei nutriva i suoi stessi timori.
Era solo un carro, in fin dei conti. Non poteva che contenere pochi civili. Eppure, avevano entrambi paura. Ma non degli occupanti del carro, bens della reazione di Muzio all'incontro con chiunque non fosse un romano.
Man mano che proseguivano, Arrio si sentiva sempre pi in difficolt. Avrebbe voluto parlare con Muzio, entrare in sintonia con lui, anche per poter alleggerire la tensione che si era creata con la figlia: era gi difficile, per Nevia, partecipare a quell'impresa senza che il padre rendesse il suo compito un supplizio col proprio comportamento. Ma l'amico, ormai, si era chiuso in s stesso, come se si vergognasse di aver mostrato loro il suo lato oscuro.
Ad Arrio non importava. C'era in ballo la vita di sua figlia e sebbene fosse turbato dall'orrore che il veterano era capace di sprigionare, non aveva intenzione di imbrigliarlo. N supponeva che ci sarebbe riuscito, anche volendo. Ma quando il carro si avvicin e not che a condurre i buoi era un vecchio, si sent in dovere di sorvegliare le mosse di Muzio e di accertarsi che la sua sete di vendetta non si estendesse ad altri innocenti. Era il solo modo che aveva per non precipitare nella spirale di violenza da cui era stato risucchiato l'amico.
Forse potremmo chiedere loro quanto manca alla citt..., azzard, avvicinandosi a Muzio.
L'amico non distolse lo sguardo dal carro ormai vicino. So benissimo quanto manca a Obila. Ho percorso queste strade in lungo e in largo, durante le campagne degli anni scorsi, per pacificare questi territori, replic in tono monocorde.
Arrio immagin in che modo li avessero pacificati, lui e i suoi uomini. E sper che Muzio non avesse intenzione di ripetersi. O che gli occupanti del carro non gliene dessero motivo. Entro breve tempo giunsero a incrociare il mezzo; dalla fessura frontale del cuoio Arrio vide sporgersi un ragazzo e una ragazza, probabilmente poco pi grandi di Nevia, e poi una donna pi anziana. Muzio si ferm in mezzo alla strada, obbligando il carro a bloccarsi. Arrio si chiese cosa diavolo avesse intenzione di fare, se non aveva bisogno di informazioni sulla loro destinazione.
Salute, signore. Siete diretti a Obila?, chiese il vecchio che, se pure era infastidito o impaurito dall'atteggiamento di Muzio, si sforzava di non darlo a vedere.
Venite da l?, rispose subito Arrio, affiancandosi a Muzio e anticipando qualunque cosa l'amico avesse intenzione di dire. O di fare.
Certamente. Stiamo andando da mio fratello, pi a nord, per aiutarlo coi raccolti. Poi torneremo in citt a rivendere una parte di quello che ci dar. Lo facciamo due volte l'anno, spieg l'uomo, sforzandosi di essere gioviale. Ma Arrio not alcune gocce di sudore imperlare la sua fronte nonostante non facesse caldo. E le espressioni degli altri occupanti del carro lasciavano chiaramente intendere quanto fossero spaventati; dopo qualche istante, le due donne si nascosero all'interno e solo il ragazzo rimase a fianco del vecchio, mantenendo uno sguardo circospetto e fiero.
Sono romani, padre. Non devi dirgli per forza tutto, intervenne infatti il giovane, lanciando un'occhiata in tralice a Muzio e Arrio.
Negli ultimi giorni  arrivato in citt un gruppo di guerrieri?, chiese Muzio al conducente.
Di guerrieri ne vediamo spesso. Vanno e vengono..., rispose il figlio in vece sua.
Dovresti tenere a freno tuo figlio, vecchio. Non mi piace il suo tono ed  a te che ho rivolto la domanda, lo redargu Muzio, ignorando il ragazzo.
Ma  cos, signore. Ne abbiamo visti diversi, ultimamente come sempre.... L'uomo allarg le braccia.
Ma questi erano reduci da una razzia in territorio romano. E se ne saranno vantati, precis Muzio.
Se  cos, hanno fatto bene. Vorrei avere l'et per farlo anch'io, dichiar il ragazzo, e Arrio inizi a temere il peggio.
Il padre lo invit con un cenno a fare silenzio. Per favore, signore, non dare peso alle sue parole.  solo un ragazzo, si affrett a dire.
Allora? Li avete visti o no?, ribad il veterano.
Non so dirti se avessero compiuto delle razzie. Io mi faccio gli affari miei e non frequento le taverne..., replic il vecchio.
Muzio accolse la risposta con un lungo silenzio, che nessuno os interrompere. Arrio segu il suo sguardo corrucciato, ma anche quello del ragazzo, che non sembrava propenso a voler adottare l'atteggiamento prudente del padre.
Sciocchezze. Se sono scampati alle rappresaglie romane lo avr saputo subito l'intera citt. Quindi non puoi non esserne venuto a conoscenza, insist Muzio.
Signore, io non sono in guerra coi romani. Se delle bande di guerrieri hanno sconfinato, io non ci posso fare nulla. La rivolta  pi a nord, non nei nostri territori. So che alcuni gruppi di vettoni si stanno unendo agli arevaci, ma io non ne conosco nessuno. Io sono uno dei tanti vettoni che vogliono vivere in pace e che hanno accettato i termini degli accordi, si sforz di spiegare il vecchio.
A sentir parlare tuo figlio, non si direbbe che la pensiate tutti cos in famiglia, precis il veterano.
 giovane ed  una testa calda. Col tempo sapr apprezzare i vantaggi della pace.
Oppure si far lusingare dalle imprese dei banditi che state proteggendo, lo incalz Muzio, ponendo la mano sull'impugnatura del gladio.
Arrio si irrigid. Non gli sembravano affatto pericolosi, ma Muzio li stava volutamente provocando. A quanto pareva, la carneficina della sera precedente non lo aveva saziato. D'improvviso, Nevia avanz frapponendosi tra i due romani e il carro. Stiamo cercando mia sorella, amici.  solo una bambina. Per caso avete visto degli ostaggi, con i guerrieri arrivati negli ultimi giorni in citt? Vogliamo solo pagare per recuperarla. I vostri connazionali hanno tutto da guadagnarci.
Arrio fu ammirato dalla sua iniziativa. Nevia stava cercando di smorzare i toni prima che l'incontro degenerasse.
Il vecchio riflett, mordendosi le labbra pi volte, e infine disse: In effetti una bambina c'era, con un gruppo di guerrieri. Dei cavalieri.
Quando sono arrivati?, chiese Arrio, che sent il cuore pulsare pi forte.
Due giorni fa, mi pare.
Padre, ma che fai, gli dici tutto? Sono romani!, esclam scandalizzato il figlio.
E allora? Sono solo due uomini e una ragazza. Cosa vuoi che facciano? Sono davvero qui per ricomprare la bambina!, si giustific il padre, che non sembrava certo un cuor di leone, per loro fortuna.
Quanti erano? E chi li guidava?, li incalz Arrio.
Una trentina, pi o meno. E il capo  Retogene, un guerriero valoroso e famoso, tra la mia gente. Stavolta a rispondere fu il ragazzo, con un'aria di sfida. Avrete solo da rimetterci ad avere a che fare con lui.
Arrio ritenne di aver saputo abbastanza. Senza badare alle parole del giovane, sugger a Muzio di riprendere il cammino. Ma l'amico non si mosse.
I vestiti, sibil il veterano.
Come?
Dateci i vostri vestiti, voi due. E quelli della ragazza all'interno del carro.
Ma..., prov a protestare il vecchio.
Preferisci che me li prenda da solo?, insist Muzio sfoderando il gladio e puntandogli l'arma alla gola. Il ragazzo gli lanci uno sguardo d'odio, ma rest immobile. Nessuno si mosse.
Va bene. Spostati. Inizier da tua figlia, disse infine Muzio, scendendo da cavallo e avviandosi nel carro, spada in pugno.
Sono sicuro che non c' bisogno. Qui nessuno vuole guai, intervenne Arrio, frapponendosi tra il mezzo e il veterano. Ora ci darete quanto il mio amico vi ha chiesto e poi ciascuno se ne andr per la sua strada.
Muzio lo guard con livore e Arrio not che stringeva l'impugnatura della spada fino a far diventare livide le nocche. Ma poi il vecchio fece un profondo sospiro. Va bene. Vai dentro, togliti la tunica e d a tua sorella di fare altrettanto, disse al figlio, iniziando a svestirsi.
Il giovane romano guard Nevia. La ragazza gli rivolse uno sguardo di gratitudine.
Per il momento, erano riusciti a non precipitare nel mondo di orrore di Muzio.
Nevia scese da cavallo e si massaggi il fondoschiena, poi si stiracchi cercando di sciogliere i muscoli irrigiditi dalla lunga cavalcata. Da quando avevano saputo della presenza di Muzia a Obila, il padre aveva imposto un ritmo pi serrato al loro cammino e solo adesso che il sole stava tramontando aveva acconsentito a una sosta. E solo perch i cavalli apparivano sfiancati, nonostante ne avessero a disposizione due ciascuno e li avessero cambiati almeno una volta.
Andate a trovare della legna. Io preparo il bivacco, ordin il veterano, togliendo le bisacce dal proprio cavallo. C'era un bosco quasi ai margini della strada e i due vi si diressero. Nevia fu felice di non vedere il padre per un po': sentiva di aver iniziato a odiarlo e, se solo avesse potuto, avrebbe fatto a meno del suo aiuto per rintracciare la sorella. In breve tempo aveva demolito ogni frammento dell'immagine eroica che aveva di lui e si sentiva disorientata, frustrata, disillusa. Solo pochi giorni prima aveva un matrimonio, il sostegno di una madre e due fratelli con cui aveva uno splendido rapporto, e un padre che non vedeva mai ma che, nei suoi ricordi, era stato un modello da seguire. Ora non aveva pi nulla.
Guard Arrio raccogliere legna e si rese conto che, curiosamente, era proprio lui la persona pi familiare che le fosse rimasta.
Sai, se non ci fossi tu, non so come farei a resistere accanto a mio padre..., fin per confessargli.
L'amico si arrest e la guard. I suoi occhi erano sempre rassicuranti. Forse, dopo che questa storia sar finita, ritroverai tuo padre. Ora dobbiamo accettarlo cos e fare come abbiamo fatto con quel carro: impedire che gli anni trascorsi al fronte prendano il sopravvento su di lui quando non  necessario. Sei stata brava e coraggiosa, in quella circostanza.
Anche tu, gli rispose con sincerit, ricevendo in cambio un franco e caldo sorriso, che restitu subito volentieri.
Arrio apr la bocca per parlare, ma poi la richiuse. Esit, poi disse: Certe volte, quando sorridi, mi ricordi molto tua madre. Ti si illumina il viso, e la tua bellezza fiera diventa improvvisamente dolce. Proprio come lei. Non immagini quanto sia piacevole veder apparire la tenerezza in un viso fiero come il vostro.
Nevia si sent riscaldare dalle sue parole. E non solo perch sembravano dei complimenti. Le ricordarono la madre e si rese conto che Arrio aveva ragione: Leuka era una donna completa, orgogliosa soprattutto, ma che sapeva essere tenera, all'occorrenza. Il pensiero di poter essere come lei la confortava e fu grata all'amico.
Torn al bivacco con l'animo rasserenato. Per la prima volta dopo tanti giorni, guard con rinnovata fiducia al futuro, sebbene non sapesse affatto cosa ne sarebbe stato di lei, ora che aveva lasciato il marito.
Muzio accese il fuoco con la pietra focaia che si portava dietro e lei tir fuori dalle sacche le scorte di carne salata e le bisacce con l'acqua. Iniziarono a consumare il pasto in silenzio; Arrio fu il primo a parlare. Ci hai fatto prendere i vestiti di quella gente perch vuoi farci passare per dei vettoni, una volta a Obila?, chiese.
Il veterano guard un punto indefinito di fronte a s, poi annu masticando. Ma non disse nulla.
Nevia si sent in dovere di intervenire. Potresti anche fornirci qualche dettaglio sulle tue intenzioni. In fin dei conti, dobbiamo partecipare all'azione. E poi, se non fosse stato per noi, non avresti saputo che Muzia  l..., azzard.
Il padre volse lo sguardo su di lei. I loro occhi si incontrarono e Nevia prov di nuovo un'opprimente sensazione di angoscia. Ogni volta che lo osservava, rivedeva ci che quell'uomo era capace di fare.
Io ci sarei andato subito, una volta saputo che si trattava di vettoni. Era la meta pi ovvia dei razziatori, replic gelido.
Il mio errore ti ha dato l'opportunit di massacrare un po' di celtiberi, cosa che pare ti piaccia in particolar modo. Non sei contento? Dovresti essermi grato..., ribatt lei sarcastica. Vide Arrio fare una smorfia e cap il suo disappunto; ma non riusciva a evitare che tutto il rancore che aveva accumulato nei confronti del padre venisse allo scoperto.
La figura possente di Muzio vibr di sdegno. L'atmosfera cambi in un attimo. Il padre sbatt a terra il cibo che teneva in mano e sibil: Lo sai cosa hanno fatto a tua madre? E a tuo fratello? Lo sai? Forse avrei dovuto fartelo vedere. Cos forse non mi giudicheresti. E allora  il caso che te lo dica....
Arrio intervenne: Lascia stare, Muzio.  scossa, non la biasimare.
Stai zitto tu, che non mi giudichi meglio di lei, anche se sei pi furbo e non parli!, reag. Credi che non sappia come mi vedi adesso? Credi che non sappia che mi sopportate a malapena e solo perch sono l'unico in grado di ritrovare Muzia? No, Nevia, devi sapere cosa hanno fatto alla tua famiglia.  ora che tu lo sappia, cos capirai che non  un gioco, questo!.
Arrio si alz e cerc di afferrargli un braccio, ma Muzio lo respinse, mantenne lo sguardo incollato agli occhi di Nevia e dichiar, scandendo bene le parole: Ti dir come l'ho trovata. Il suo corpo era da una parte... e la sua pelle appesa a brandelli lungo le pareti. L'avevano scuoiata viva, pezzo dopo pezzo... E lo stesso hanno fatto con la faccia del piccolo Muzio. L'hanno fatto davanti ai miei occhi, mentre li inseguivo: con un coltello gli hanno scarnificato il viso. Era ancora agonizzante quando l'ho trovato....
Nevia rimase in un silenzio pieno di sgomento.
Il padre ne approfitt per infierire. A tua madre non avevano lasciato un solo lembo di pelle sul corpo. Era solo un ammasso sanguinolento di carne. A malapena poteva dirsi un essere umano! E tuo fratello aveva lembi di pelle penzolanti dal viso. Se li avessi visti, saresti come me. Proveresti le mie stesse pulsioni. Sono delle bestie e come tali vanno trattati. Per batterli, devi essere come loro!, concluse, con i tratti del viso deformati da un misto di disperazione e odio.
Ma ne aveva anche per Arrio. Quindi, se vi fate tanti problemi, non so che farmene di voi due ipocriti! Tu li hai visti, Arrio. Eppure ti permetti di giudicarmi. A che titolo sei qui? Solo perch ti senti in dovere di restituirmi il favore che ti ho fatto anni fa salvandoti la vita? E come? Mostrandomi che tu sei una persona perbene e io un animale? Ma sono gli animali come me che vi hanno permesso per anni di stare tranquilli e diventare persone perbene! Quelli come me, che quegli orrori li hanno dovuti vivere tutti i giorni al fronte!.
E perpetrare, a quanto pare, replic stizzita Nevia, anticipando Arrio che stava per rispondere. Ormai non poteva pi contenersi: adesso sapeva la verit. L'ho sentito, da quei celtiberi che hai massacrato, che ti chiamavano Lo Scorticatore! Quello che hanno fatto a mia madre e a Muzio  solo una vendetta per quello che tu hai fatto a loro.  colpa tua se li hanno ridotti cos! Solo colpa tua!. E a quel punto non fu pi in grado di arginare le lacrime che le sgorgarono copiose dagli occhi.
Si aspett una replica del padre, ma Muzio abbass la testa e tacque.
Arrio intervenne. Forse questo  un buon momento per chiarire qualcosa con tua figlia, Muzio. Io posso anche farmi una passeggiata, osserv.
Il veterano scosse la testa. Voi non sapete nulla... Nulla. Continuate a giudicarmi, ma non sapete nulla..., disse infine.
Cosa dovrei sapere?, riprese Nevia. Lo vide sconsolato, e perci debole: ebbe voglia di infierire, come lui aveva fatto con lei. Dovrei sapere che ti sei conquistato la fama di aguzzino e torturatore presso gli ispanici? Che oltre a ucciderli in battaglia, come il tuo dovere ti imponeva, ti divertivi a torturare i prigionieri? E che se gli abitanti di questi luoghi resistono a oltranza e sono disposti a vivere in uno stato di guerra permanente, pur di non accettare la dominazione romana,  per colpa di soldati come te, senza onore n dignit, di sadici che approfittano della loro posizione per tormentarli? Torturando loro, hai condannato anche mia madre e mio fratello! E magari a quest'ora anche la povera Muzia sta subendo le loro vendette! Quel Retogene posso capirlo, adesso!.
Muzio fece un gesto di stizza, si alz e si allontan, scomparendo nell'oscurit.
Ma Nevia non si sent meglio per averlo umiliato.

11.

La cerchia muraria della cittadina di Obila era un ben misero spettacolo, di fronte alle possenti mura di cui i romani avevano dotato i centri abitati sotto il loro controllo lungo la costa, o le citt greche di cui erano entrati in possesso dopo il crollo dell'influenza cartaginese in Spagna. Muzio la fiss in lontananza con una smorfia di disprezzo, pensando a quante vite romane era costata la conquista di alcune di quelle roccaforti, la cui forza difensiva era costituita non dalle strutture, ma dal valore degli occupanti. Ben poche volte, nelle sue campagne su altri scacchieri, gli era capitato di fronteggiare una resistenza tanto tenace e capace di coinvolgere l'intera popolazione di un caposaldo. Gli era perfino capitato di scalare una palizzata e di trovarsi di fronte, una volta sugli spalti, una donna che brandiva un giavellotto. Oppure, di veder cadere dalla scala un soldato colpito da una pietra scagliata da un bambino.
E col tempo, aveva dovuto imparare a non farsi influenzare dall'aspetto di chi si trovava davanti: che fosse un guerriero, un bambino, una donna o un vecchio, era tenuto a spazzarlo via, per assicurare a Roma il conseguimento dell'obiettivo e ai propri soldati la salvezza. Erano fin troppe le immagini di ragazze squartate e bambini gettati dagli spalti o trafitti insieme alle madri, che lo perseguitavano nei suoi incubi notturni: quegli stessi incubi che lo avevano indotto a mollare l'esercito una volta per tutte. Quegli incubi che aveva anche di giorno, da quando l'istinto di vendetta aveva preso il sopravvento. E che adesso non voleva pi ricacciare via, perch erano il solo motore che alimentava la sua determinazione.
Ma non era uno scorticatore, maledizione.
Sei sicuro che potremo passare per dei vettoni?, gli chiese Arrio affiancando il proprio cavallo al suo.
Se tenete la bocca chiusa, pu darsi, rispose spazientito. Se entrassi solo io sarebbe meglio.
Non se ne parla, sent dire alle sue spalle dalla figlia. Guard Arrio, che gli restitu un'espressione di rassegnazione.
Ma alla fine i vettoni li abbiamo soggiogati, no? Non sono in pace con noi? Quella di Retogene  solo una banda di ribelli, ma il resto della popolazione non vuole rogne, mi pare di aver capito, e anche se qualcuno scoprisse che siamo romani non si azzarderebbero a farci del male, disse Arrio, mentre le mura si facevano sempre pi vicine.
Ti ricordo che quella di Retogene non  l'unica banda che ha saccheggiato i nostri territori.  l'unica che  riuscita a scampare alla cattura, questo s. E per quanto riguarda l'affidabilit dei vettoni..., esit prima di proseguire, ma poi decise che se c'era un modo di dissuaderli dal venire con lui, era solo quello. Ho visto delle madri uccidere i propri figli, trapassandoli da parte a parte con un giavellotto, piuttosto che permettere che diventassero nostri tributari. Ho visto vecchi darsi la morte per non dover concludere la propria vita da soggiogati. Questa gente  fatta cos. E chi ha accettato la resa non lo ha fatto per paura, ne sono certo.
E perch lo avrebbe fatto, se non per vivere in pace?, lo incalz Arrio.
Per rimanere vivo in attesa del giorno in cui potr farcela pagare. E quel giorno potrebbe essere arrivato, se gli arevaci di Numanzia riusciranno a tenere in scacco i romani ancora per molto, dichiar. Il loro esempio rischia di fomentare un pi vasto movimento di ribellione da un momento all'altro. Se non li schiacciamo, presto o tardi anche gli altri popoli che abbiamo sconfitto in passato risolleveranno la testa e si uniranno alla loro rivolta.
Se avevi tanto desiderio di schiacciarli, mi chiedo perch hai abbandonato l'esercito..., intervenne in tono sarcastico Nevia.
Muzio sospir. Sentiva l'odio della figlia trasudare da ogni sua parola. Ma non poteva permettersi di mostrarsi pi umano: l'umanit gli era solo di ostacolo, per ci che era necessario fare. Non capiresti... Sappi solo che contro questa gente ci vuole qualcuno come me. Sono anni che li combatto e so come prenderli.
Gi. L'ho visto....
Muzio apr la bocca per replicare, ma si rese conto che non aveva senso. Le energie gli servivano per ben altro, non per convincere la figlia di non essere il mostro che credeva. Continu al trotto finch non fu quasi alle porte dell'abitato, che erano aperte e non presidiate. C'erano delle sentinelle sulle torri ai lati, ma il loro compito era solo quello di individuare eventuali assembramenti di truppe o potenziali gruppi di razziatori in avvicinamento: tre viandanti lungo la strada, uno dei quali donna, non costituivano una minaccia maggiore degli altri civili che entravano e uscivano, a piedi, a cavallo o su mezzi di trasporto.
Varcarono l'ingresso indisturbati e Muzio fu sopraffatto dai ricordi legati al giorno in cui aveva partecipato alla conquista della citt. C'era una cosa che aveva evitato di dire ai suoi due compagni di viaggio: qualche abitante avrebbe potuto riconoscerlo, e difficilmente lo avrebbe perdonato per ci che aveva contribuito a fare. Era stato l diversi anni prima, durante la fase pi acuta della repressione della rivolta dei vettoni, e vi si era trattenuto solo pochi giorni, per stabilizzare l'occupazione e insediare la guarnigione romana. Ma non aveva potuto fare a meno di mettere in atto le disposizioni del pretore di allora, che prevedevano punizioni esemplari per i guerrieri responsabili della resistenza a oltranza. E quando giunse nella piazza del foro, le immagini delle forche che aveva fatto innalzare per impiccare i caporioni si ripresentarono vivide davanti ai suoi occhi.
Le forche per non c'erano pi, e questo non era un buon segno.
Ma non dovrebbe esserci una guarnigione romana qui?, gli chiese Arrio. Non c'era in tutte le pi importanti citt soggiogate?
Mancino ha ritirato quelle disposte nelle postazioni pi avanzate, sia per evitare ai soldati il pericolo di rimanere isolati in territorio nemico in caso di rivolta, sia perch gli servono effettivi al nord gli spieg. E a quanto vedo, non appena la guarnigione ha smobilitato, gli abitanti si sono affrettati a togliere il patibolo che avevamo eretto per impiccare i ribelli, e che doveva rimanere come monito.
Tu sei stato qui? E hai impiccato della gente?, si meravigli Arrio, rendendosi evidentemente conto delle implicazioni.
Io sono stato dappertutto, replic lapidario Muzio.
Segu un tetro silenzio, denso di significato, interrotto da Nevia: E ti sei divertito a impiccare la gente, vero? E ora ci faranno la pelle, se qualcuno ti riconoscer....
La porta  quella e puoi tornartene indietro in qualsiasi momento, ragazza, ribatt Muzio spazientito.
Nevia non replic e lui prosegu, procedendo lentamente e a capo chino per non attirare l'attenzione. Tuttavia continu a lanciare sguardi attenti in ogni direzione, per capire in quale situazione si fosse andato a cacciare. I vettoni erano davvero pronti ad aderire alla rivolta degli arevaci e degli altri celtiberi, o preferivano defilarsi ed evitare guai? E questo Retogene era un cane sciolto, un oscuro capobanda, o era in grado di trascinarsi dietro il suo popolo? Di certo non era un nome di richiamo, altrimenti avrebbe sentito parlare di lui: questo gli lasciava qualche speranza di riuscire nell'impresa; quell'uomo non avrebbe avuto tutti gli occhi addosso e forse lo si poteva avvicinare, se si fosse trovato ancora in citt.
Fece appello ai suoi ricordi e si avvi nella direzione in cui gli pareva di poter trovare una taverna. Se c'era un luogo dove avrebbe potuto acquisire informazioni, era di certo un punto di ristoro.
Si rese conto che si respirava un'atmosfera particolare, per le strade. I volti della gente che incrociavano non avevano l'espressione di chi conduceva una vita serena. Non si sentivano urla n risate, e a stento le persone si parlavano. Aleggiava qualcosa di sinistro nell'aria, e Muzio aveva sufficiente esperienza di guerra per capire che quella non era una cittadina che viveva in pace. Tutti si aggiravano furtivi, come se avessero una gran fretta di rincasare.
Avevano paura.
Di cosa, non poteva saperlo. Stando a quanto aveva sentito al campo di Mancino, per il momento i romani non avevano intenzione di concentrare le proprie rappresaglie su altri popoli che non fossero quelli che si erano ribellati in forze. E in citt non c'era pi una guarnigione romana in grado di imporre un ferreo regime di occupazione. Non vide uomini armati in giro e c'erano ben pochi maschi adulti; perlopi incontr artigiani che trasportavano materiale utile al loro mestiere, ragazzini che sfrecciavano da una parte all'altra inseguendosi a vicenda, donne con figli piccoli in grembo, anziani che mormoravano preghiere all'indirizzo di qualcuno dei loro di, le cui immagini Muzio ricordava di aver ripetutamente distrutto.
Super una lunga serie di edifici accatastati l'uno dietro l'altro, con le pareti divisorie in comune, fatte di mattoni crudi e argilla su un basamento in pietra, e i tetti costituiti da frasche e canne rivestite di argilla. Not che la locanda di cui conservava il ricordo aveva ancora l'insegna di un otre di vino appesa sopra la porta e vi si ferm davanti, scendendo da cavallo. Qualcuno doveva aver rilevato l'attivit, dopo che i suoi soldati ne avevano massacrato il proprietario per essersi rifiutato di servirli al momento della loro irruzione in citt.
Se non altro, non correva il rischio di essere riconosciuto, per il momento.
Ma quando apr la porta socchiusa ed entr nel locale, la sua sicurezza vacill. Diverse paia di occhi lo accolsero scrutandolo con diffidenza nella penombra.
Individu un tavolo libero e fece cenno ai suoi due compagni di accomodarsi insieme a lui. Gli sguardi degli avventori non lo abbandonarono un attimo, se non per spostarsi su Nevia, visibilmente nervosa.
Muzio sper solo che gli dessero il tempo di capire dove fosse quel Retogene, prima di essere costretto ad ammazzarli tutti.
Cosa vi servo?, si decise finalmente a chiedere l'oste, dopo aver fissato a lungo e in silenzio i tre nuovi arrivati.
Vino. Per tutti e tre. E poi qualcosa da mangiare, rispose Muzio, continuando a guardarsi intorno. Arrio pens che stesse valutando gli avventori per capire a chi rivolgere le domande su Retogene.
Ho del pollo. Vi va bene?.
Muzio annu.
Non siete di qui voialtri, vero? Cosa vi porta a Obila?, chiese ancora l'uomo mentre prendeva l'ordinazione.
Tutti gli sguardi degli altri finirono per convergere nuovamente su Muzio. Arrio si augur che l'amico avesse una risposta pronta e convincente, o perlomeno sufficiente a garantire loro di non essere linciati seduta stante.
Sono un disertore romano, replic sorprendentemente il veterano. E questi qui sono i miei figli. Voglio unirmi a qualche capo prode e valoroso per farla pagare ai miei connazionali. Sto cercando qualcuno di voi che abbia del fegato.
L'oste parve disorientato. Io rispetto il trattato di pace, quindi non so di cosa parli, rispose guardingo, affrettandosi a tornare al banco.
L'oste torn reggendo un vassoio con una caraffa e delle coppe, e si defil in silenzio non appena le ebbe depositate sul tavolo. Arrio si vers il vino, ma proprio allora un avventore prese con s la sedia e si sedette tra lui e Muzio.
Sei davvero un disertore, amico?. L'ispanico era piuttosto anziano per essere un guerriero. Gli mancavano parecchi denti ed era anche ubriaco.
 quello che ho detto, ribatt Muzio, guardandolo con diffidenza.
Sei piuttosto avanti con l'et. Devi avere parecchi anni di servizio sulle spalle..., prosegu l'uomo.
E a te che importa?
Se mi offri da bere, qualche informazione interessante posso dartela.
Muzio sospir e gli pass la propria coppa semipiena. L'ispanico la afferr con un movimento repentino e un attimo dopo il contenuto era gi sparito nella sua bocca. Fiss avidamente la caraffa e Muzio si decise a versargli altro vino.
Come pu essere che uno diserti da vecchio?, insist l'ispanico.
Capita, se non ti ricompensano come vorresti per il tuo servizio, replic Muzio.
Forse non eri un soldato cos abile. Per questo non ti hanno premiato. E quindi non serviresti molto a uno dei nostri capi..., lo provoc l'avventore.
No. Ho solo avuto la sfortuna di entrare in urto col pretore Mancino, rispose Muzio, e Arrio guard Nevia, sapendo che non stava propriamente mentendo. Mi ha liquidato senza tanti complimenti perch ho reagito quando ha tentato di sedurre mia figlia. Quindi sono andato via e me la sono portata dietro.
L'ispanico sorseggi il vino che il romano gli aveva offerto. A quanto pareva, aveva deciso di farlo durare pi del primo assaggio. Per un po' valut le parole di Muzio, poi disse: Non dovresti sventolare troppo la tua condizione, amico. Met della citt ti farebbe la festa, probabilmente, ma l'altra met potrebbe decidere di consegnarti ai romani per ingraziarseli....
A sentirti, sembrerebbe che tu voglia descrivermi un clima da guerra civile..., indag Muzio.
Ci arriveremmo se i romani si interessassero a noi e sostenessero il partito filoromano, ammise l'uomo. Ma ora l'attenzione dei conquistatori  rivolta a nord e noi siamo abbandonati a noi stessi. Cos ognuno fa come gli pare e la pensa come gli pare. C' chi spinge per liberarsi definitivamente della tutela romana, contando sul fatto che gli arevaci la spunteranno, perch Numanzia  imprendibile, e chi, invece, pensa che sia inutile opporsi perch i romani, alla fine, vincono sempre, e ha paura di nuove rappresaglie. Qualcuno si  anche scannato per strada, in questi giorni. Ci sono state risse, e ci  scappato anche il morto, in un paio di occasioni, da quando la guarnigione se n' andata. Perfino i nobili che governano la citt sono divisi.
E tu a quale partito appartieni?, intervenne Arrio, guadagnandosi un'occhiataccia da parte di Muzio.
L'uomo sorrise e allarg le braccia. Io mi faccio gli affari miei..., dichiar.
Non mi pare, visto che sei venuto a ficcare il naso qui, replic il giovane.
Ma l'ho fatto proprio per gli affari miei, ovvero per scroccare da bere..., specific.
Te ne offriremmo ancora, se sapessi indicarci qualcuno che  in grado di passare dalle parole ai fatti, riprese Muzio. Magari qualcuno di quelli che ce l'ha coi romani ha gi pensato di passare all'azione. Io li colpirei a sud, per esempio, adesso che sono impegnati a nord. Se uno ne avesse il fegato, lo seguirei ovunque....
L'uomo annu. In effetti, qualcuno che  appena arrivato in citt e che si  vantato di aver fatto una cosa del genere c'..., ammise.
Arrio sent i battiti del proprio cuore aumentare d'intensit. Era davvero vicino a sua figlia, finalmente! Strinse i bordi del tavolo fino a far diventare livide le nocche, e solo in un secondo momento si rese conto di non dover mostrare troppo entusiasmo.
Ah s? Cosa ha fatto?, indag Muzio.
L'uomo fece una smorfia. Be', ti ho detto che mi faccio gli affari miei... Quindi cosa me ne viene?.
Muzio annu e dalla propria borsa estrasse un sacchetto, da cui prelev qualche sesterzio, che gett sul tavolo sotto il naso dell'ubriacone. La bocca sdentata dell'ispanico si spalanc in un sor-
riso.
Insomma...  arrivato l'altroieri con una trentina di guerrieri al seguito... So che va dicendo di aver bruciato diverse fattorie e ucciso molti romani. Ha esibito il bottino e ne ha promesso in quantit a chiunque voglia unirsi a lui.
Quindi sta arruolando altri guerrieri!, esclam Muzio, e Arrio cap la portata della sua considerazione: se le sue forze erano gi aumentate, diventava ancor pi difficile sottrargli Muzia.
Proprio cos. Ma non gli sar facile: la sua presenza ha messo in imbarazzo i nobili che vogliono rimanere in pace coi romani e qualcuno gli ha gi fatto pressione per mandarlo via. Se un'armata romana venisse qui, l'intera citt pagherebbe per la sconsideratezza di un piccolo gruppo....
Il cuore di Arrio prese a battere ancor pi velocemente. Bisognava far presto, dunque.
Per  proprio quello che fa per me. Come si chiama e dove lo trovo?, lo incalz Muzio.
L'uomo esit e il veterano gli diede altre monete. Soddisfatto, l'ispanico disse: Il suo nome  Retogene.  giovane, troppo per aver partecipato alla guerra che ha condotto alla sconfitta dei vettoni, ma dicono che sia in gamba. E poi odia profondamente i romani.
Ha qualche motivo particolare per farlo?, intervenne ancora Arrio.
Agisce per vendetta, pare. Non ne so di pi. Per  probabile che gli interessi avere con s un disertore esperto come te, amico... Se non si fa prendere la mano dal suo odio per qualunque cosa sappia di romano, dichiar l'ispanico rivolgendosi ancora a Muzio.
E dove lo troviamo, questo fenomeno?, si limit a chiedere Muzio.
Adesso, a quanto so,  ospite presso uno dei nobili antiromani, Ambon, che ha un palazzetto lungo il lato meridionale della citt. Ma gli altri nobili protestano e una delegazione  andata da Ambon per indurlo a farlo sgombrare... Retogene non  di qui, e vogliono che se ne torni al suo villaggio.
Muzio annu. Sembrava soddisfatto. Ma Arrio si chiese come potesse esserlo, sapendo che adesso intorno a Muzia non c'erano solo i predoni ma anche le guardie del corpo del nobile ispanico. Sempre che Muzia fosse ancora con loro; fu tentato di indagare, ma si morse la lingua: menzionando dei prigionieri correva il rischio di farsi scoprire. Not che anche Nevia stava per dire qualcosa, ma lui glielo imped stringendole il braccio.
L'ubriacone diede un'occhiata ad Arrio e Nevia. Ma ammesso che ti prenda con s, che se ne fa di questi due?
Tu non ti preoccupare. Me la vedr io con lui, replic Muzio. Ma Arrio guard Nevia e fece una smorfia. Quell'uomo non aveva tutti i torti: se Retogene odiava cos tanto i romani e loro due gli fossero apparsi superflui, difficilmente avrebbero avuto il modo di liberare Muzia.
O di uscire vivi da quella citt.
Nevia contempl l'edificio dove forse si trovava Muzia. Sembrava una piccola fortezza, addossata alla cinta muraria della citt e racchiusa, sugli altri lati, da uno steccato appena pi basso, presidiato da alcune sentinelle. Fuori dallo steccato stazionavano altri uomini. Si chiese come avrebbe fatto Muzio a raggiungere la figlia e quale ruolo avesse riservato a lei.
Fu Arrio a dar voce ai suoi pensieri. Cosa intendi fare adesso?, domand all'amico.
Muzio si spost dietro l'angolo di un edificio adiacente, facendo loro cenno di imitarlo. Se  vero ci che ha detto quell'ubriacone, presto Retogene e i suoi dovranno andarsene. E fuori dalla citt saranno pi vulnerabili. Avremo la possibilit di seguirli e di sorprenderli di notte. In ogni caso, dobbiamo aspettare che escano, anche per verificare che Muzia sia ancora con loro, spieg.
Io credevo che volessi fare come hai detto a quello, ovvero fingerti disertore e liberarla agendo dall'interno..., obiett Nevia. Non potresti unirti a loro prima della partenza? Noi ti seguiremmo e, al momento opportuno ti aiuteremmo a portarla via....
Non posso farlo, rispose il padre senza guardarla. Sono un soldato troppo celebre e correrei il rischio di essere riconosciuto.
Ma certo!, replic Nevia. Quello che hanno fatto a mia madre e al piccolo Muzio  proprio una rappresaglia per ci che tu hai fatto a loro! Quindi Retogene vuole vendicarsi di te... Se ti avesse tra le mani, ti scuoierebbe vivo....
Il veterano evit di guardarla. Magari accadr, con tua immensa soddisfazione... Ma solo dopo che avr liberato Muzia, se  ancora con loro, replic.
La ragazza tacque, limitandosi a guardare Arrio sconsolata. Proprio in quel momento alcuni uomini e donne raggiunsero lo spiazzo antistante il cortile recintato della casa del nobile e iniziarono a urlare. Tra loro c'era un personaggio a cavallo, rivestito di maglia di ferro ed equipaggiato di tutto punto. Intorno a lui, alcuni energumeni armati alla bell'e meglio lo tenevano separato dal resto della marmaglia.
Mandali via Ambon!, si sent gridare tra la folla.
Li vogliamo fuori subito!.
Attireranno solo guai!.
Falli uscire che ci pensiamo noi a farli sparire!.
Ci farai ammazzare dai romani, se li tieni qui!.
Ma gli uomini che stazionavano davanti al recinto reagirono. Alcuni di loro si avvicinarono minacciosi al cavaliere e subito le sue guardie del corpo si strinsero intorno a lui, protendendo in avanti qualunque cosa avessero in mano, dai giavellotti ai forconi.
State tranquilli, Retogene se ne andr presto ad ammazzare altri romani per fare un favore a voi ingrati!, grid uno degli uomini che presidiavano il palazzo di Ambon. Nevia ne dedusse che si trattava di antiromani che desideravano unirsi a quel brigante. E ci significava che presto le sue schiere sarebbero state ben pi nutrite.
In una citt di vigliacchi non ci vogliamo stare! Noi i romani li uccidiamo, non gli lecchiamo il culo!, continuarono a gridare i suoi sostenitori.
Silenzio! Ascoltate! Silenzio!, url il nobile, alzando le braccia e cercando di guadagnarsi l'attenzione del partito avverso. Vi riusc a fatica. Abbiamo visto tutti cosa ci hanno fatto i romani quando hanno conquistato la citt. Tutti noi piangiamo qualche parente morto, giustiziato, scannato come un maiale. Gli affari hanno appena ripreso a prosperare e non vogliamo che adesso ci piombino addosso nuove disgrazie per colpa di pochi sciagurati che vanno a cercarsi guai oltreconfine e se ne vantano pure! Noi ci dissociamo dal loro operato, e cos dovreste fare voi!.
Aveva appena terminato il suo discorso, quando un sasso lo colp con violenza alla spalla, facendolo oscillare sulla sella. Una delle sue guardie del corpo si affrett a sostenerlo, ma gli animi si riscaldarono in pochi istanti.
I tuoi affari prosperano, perch ti sei venduto ai romani. Ma noialtri moriamo di fame!, grid qualcuno.
Ci hanno tolto tutto, ma a te che importa? Quello che a te tolgono con le tasse te lo ridanno pagando le merci che gli vendi! A noi tolgono anche il poco che abbiamo!.
Volarono altri sassi, ma a quel punto alcuni filoromani che erano col nobile scattarono in avanti e aggredirono gli antiromani schierati davanti al recinto. Tuttavia si trattava per lo pi di artigiani armati di bastoni e zappe, mentre gli aderenti di Retogene e Ambon erano in gran parte dotati di falcate e giavellotti e riuscirono a tenerli a distanza. I primi si sfogarono allora coi gesti e le parole, vomitando insulti e provocazioni, ma senza osare avvicinarsi oltre. Un esagitato con una pala si avventur da solo in avanti brandendo l'arma improvvisata fino a farsi largo tra due antagonisti. Riusc a colpirne uno al volto mettendolo momentaneamente fuori combattimento, ma ci non fece altro che fomentare la reazione dell'uomo pi vicino, che lo sorprese con la guardia scoperta assestandogli un fendente con la spada.
Il filoromano croll a terra con un ruggito di disperazione e un ampio taglio sulla coscia. La rabbia dei suoi sostenitori crebbe all'istante, sebbene il nobile cercasse di frenarne l'impeto. Sembrava che dovesse scoppiare una vera e propria battaglia da un momento all'altro e Nevia si chiese se il padre intendesse approfittarne. Ma proprio in quel momento il portone dell'edificio di fronte si apr e un gruppo di guerrieri in pieno assetto di guerra ne usc a passo di marcia.
Nell'arco di pochi istanti i facinorosi si accorsero della colonna di armati e uno dopo l'altro si bloccarono, fissando i nuovi venuti.
Retogene, siamo con te!, grid uno di quelli che lo avevano atteso fuori dal recinto. Gli altri gli fecero eco e Nevia guard con attenzione l'uomo che guidava il gruppo appena uscito dall'edificio.
Era pi giovane di Arrio e molto pi imponente. Forse aveva solo pochi anni pi di lei. Era stupefacente come un individuo che era poco pi di un ragazzo potesse suscitare tanti consensi. Aveva una barba bionda appena accennata, un copricapo di cuoio sormontato da una cresta rossa e un disco metallico sul petto, che costituiva il solo rivestimento difensivo sopra una corta tunica.
Retogene, dunque. Era lui l'uomo che aveva scuoiato viva sua madre, pens Nevia, che dovette far forza su s stessa per non assecondare l'istinto di scattare in avanti e aggredirlo. Prov a leggere la sua espressione e ci che vi vide la turb: non sembrava un mostro sanguinario quanto suo padre. Si rese conto che Muzio le faceva molta pi paura di lui.
Retogene brand la spada per attirare l'attenzione e far cessare il brusio: ottenne il risultato voluto in un tempo pi breve di quello che aveva impiegato il nobile a capo della protesta. Ringrazio Ambon per l'ospitalit che mi ha fornito, ma  tempo di andare!, grid.  evidente che qui a Obila molta gente preferisce vivere da schiava dei romani piuttosto che seguire l'esempio dei nostri indomiti confratelli arevaci e provare ancora a cacciarli dalle nostre terre! Andr dove trover uomini pi coraggiosi e orgogliosi, e sono sicuro che ne trover, come ne ho trovati perfino qui!.
I suoi sostenitori, che lo avevano atteso fuori dall'edificio, lo acclamarono con vigore. Retogene fece cenno alle sentinelle di aprire il cancello e, quando ebbe la strada libera, varc la soglia e raggiunse la piazza. Adesso si trovava di fronte al nobile filoromano, con i suoi immediatamente alle spalle, tutti con espressioni feroci e con le armi in mano. Nelle sue file si affrettarono a schierarsi coloro che avevano deciso di unirsi a lui, ingrossandole fin quasi a raddoppiarle. Ciononostante, i due schieramenti si equivalevano, e se ne stettero a fronteggiarsi, quasi immobili, per un bel pezzo. Ciascun capo studiava le mosse dell'avversario per avere un pretesto e dare l'ordine di attacco. Ciascun uomo fissava con astio quello di fronte a lui, lo sguardo di chi era ansioso di attaccare briga. Perfino le donne se ne stavano con i muscoli tesi allo spasimo, stringendo in pugno le loro armi improvvisate.
Nevia si chiese se sarebbe stata capace di emularle. Si era sempre considerata una ragazza molto pi bellicosa di qualunque altra donna avesse frequentato, anzi si faceva vanto di poter dare filo da torcere a un uomo; ma la ferocia che leggeva nell'atteggiamento e nei volti di quelle ispaniche le faceva supporre di non essere alla loro altezza.
 ora di andare, dichiar con un sorriso beffardo Retogene che, apparentemente, conservava uno straordinario sangue freddo. Quindi fece un passo avanti, e poi un altro, e lo schieramento dei filoromani di fronte a lui si apr lentamente, dividendosi in due ali e creando un corridoio attraverso il quale i suoi uomini si avviarono con circospezione. Tutti i presenti li seguirono con lo sguardo ma nessuno os muoversi, nonostante una tensione che aleggiava nell'aria fin quasi a far vibrare il terreno sotto i piedi, perfino nel posto in cui si era rintanata Nevia.
Uno a uno, gli uomini di Retogene sfilarono lungo il corridoio con un carro a chiudere la fila. Nevia fiss con attenzione il mezzo, dal quale si sporse una testolina bionda, che fiss con espressione spaurita la ressa tutt'intorno, prima che una mano si allungasse da dentro e la tirasse all'intero.
Ma era stato abbastanza per riconoscerla.
Muzia era viva, ed era a pochi passi da lei. Nevia guard Arrio e poi il padre, e cap che l'avevano vista anche loro.
Arrio sent lo stomaco contrarsi per l'emozione. E per la paura. Sua figlia era l, davanti ai suoi occhi, ma un'infinit di ispanici si frapponevano tra loro due, rendendo impossibile avvicinarsi a lei. Muzia fece di nuovo capolino dal carro, e stavolta nessuno la tir dentro. Arrio cerc di scrutarne l'espressione per verificare le sue condizioni, ma molte sagome si agitavano nella piazza rendendo impossibile mantenere la visuale. Not per il suo volto deformato dal terrore, la sua aria disorientata, e desider ardentemente averla protetta. Avrebbe dovuto far sgombrare la villa non appena era venuto a sapere delle scorribande celtibere in zona, maledizione! E al diavolo ci che avrebbe pensato la gente! Si era cos abituato a prendersi cura della sua famiglia nell'ombra, che aveva colpevolmente tardato a reagire quando ce n'era stato davvero bisogno.
Ma adesso il solo che potesse riportargliela indietro era proprio il suo padre ufficiale. Li seguiamo?, chiese a Muzio, senza staccare gli occhi dalla figlia, almeno finch non scomparve di nuovo all'interno del carro.
S. Venite con me, rispose il veterano. Arrio lo guard, cercando di rintracciare segni di emozione nell'amico, ma nel suo indecifrabile volto di pietra non lesse altro che determinazione. I tre romani si avviarono camminando ai margini della piazza, parallelamente alla colonna di Retogene che, intanto, era uscita dalle due ali di folla e si avviava sulla strada principale che conduceva all'uscita dalla citt.
Nonostante il gesto conciliante del capo iberico, le tensioni non si erano stemperate. Anzi, la sua apparizione aveva fomentato la diatriba tra filo e antiromani, e molti di quelli che erano andati a protestare davanti alla casa di Ambon continuarono a seguire la colonna provocandone i componenti.
Ecco, andatevene via e non fatevi pi vedere!.
Obila star meglio senza di voi!.
Andate a farvi ammazzare da qualche altra parte!.
Intanto noi ci faremo le vostre donne!.
Vol qualche calcio, diversi spintoni, qualche pugno, e due uomini caddero a terra. Subito altri gli furono addosso per infierire, ma i compagni li difesero facendo da schermo e aiutandoli a rimettersi in piedi. Arrio si sorprese a pensare che non sarebbe stato male se qualcuno degli antiromani avesse avuto la peggio e fosse stato costretto a rinunciare a seguire Retogene: loro tre avrebbero avuto a che fare con una colonna meno nutrita, quando fosse arrivato il momento di liberare Muzia.
Affamiamoli! Cos non potranno andare a far danno da qualche altra parte e non ci esporranno alle rappresaglie dei romani!, grid all'improvviso qualcuno. Subito dopo, un gruppo di cittadini che premeva sulla retroguardia della colonna si dispose sul retro del carro.
Arrio cap immediatamente cosa minacciava di accadere. Lanci uno sguardo implorante a Muzio e vide che aveva capito anche lui. La sua espressione solitamente impenetrabile si era ammorbidita in una smorfia di preoccupazione. L'uscita dalle mura non era lontana, ormai, ma quel carro rischiava di non arrivarci. Gli aggressori montarono sulle ruote frenandone l'andatura. I muli dovettero fermarsi, mentre qualcuno cercava di tirare via il telone di cuoio. Poi arriv un cittadino che, brandendo un piccone, lo lacer senza badare a chi poteva colpire all'interno.
Un altro si avvicin ai muli e cerc di staccarne uno dal giogo, ma un guerriero di Retogene lo allontan con uno spintone. Ne subentr subito un altro e la confusione aument improvvisamente. Arrio si sent impotente. Il carro era quasi circondato da facinorosi. Guard Retogene e vide che il capo iberico, resosi conto della situazione in fondo alla colonna, si limitava a gridare ai suoi uomini di accelerare il passo. Doveva aver ricevuto ordini da Ambon di non causare guai. I suoi guerrieri rimasero in sella ai loro cavalli badando solo a scalciare per tenere lontani gli avversari pi intraprendenti.
Ormai il nobile che aveva comandato la protesta non sembrava pi in grado di trattenere i suoi sodali e gridava invano di lasciar andare via la colonna. I cittadini lo ignorarono e continuarono a stringersi intorno ai partenti; ma soprattutto, intorno al carro, che adesso ondeggiava paurosamente. Alcuni, infatti, si erano messi a spingere su un fianco per rovesciarlo, mentre altri li difendevano dai tentativi, in verit poco convinti, degli antiromani di impedirglielo. Era sempre pi evidente che agli uomini di Retogene era stato intimato di non usare le armi.
Non possiamo rimanere a guardare! Finir male per Muzia!, esclam Arrio fissando l'amico.
Nevia gli fece eco: Padre, hai detto che hai visto Muzio morire davanti ai tuoi occhi: vuoi che accada anche con tua figlia? Io no. Subito dopo, incredibilmente, la ragazza avanz di qualche passo in direzione del carro.
Ma Muzio fu pi rapido. La affianc e la spinse violentemente di lato, facendola cadere a terra, poi si lanci verso il punto dove era scoppiata la colluttazione. Arrio avanz a sua volta, pass accanto a Nevia, le disse di rimanere dov'era e poi si accod all'amico, senza avere una chiara idea di cosa fare. Decise di limitarsi a imitare l'esempio del veterano. Nella confusione, nessuno fece caso a loro. Muzio si avvent su due dei filoromani che avevano costituito un cordone attorno al carro e, con la sua mole massiccia, li sbilanci costringendoli ad aprirsi, penetrando attraverso le loro file. Arrio ne approfitt e, prima che gli ispanici recuperassero stabilit, si insinu affiancandosi all'amico.
Il mezzo su cui si trovava Muzia si era pericolosamente inclinato e sembrava sul punto di schiantarsi su un lato. Muzio afferr per l'orlo della tunica uno degli uomini che spingevano il carro e lo scagli addosso a uno dei suoi compagni pi indietro. A quel punto, uno dei guerrieri di Retogene fece altrettanto con un avversario, e il carro si abbass appena. Subentr Arrio, che diede una testata sulla tempia di un altro facinoroso, stordendolo e costringendolo a mollare la presa. Solo allora le ruote del carro tornarono a contatto del terreno e il mezzo recuper stabilit.
Arrio avrebbe voluto balzare dentro, afferrare Muzia e portarsela via, ma era consapevole che sarebbe stata una follia e continu a seguire le azioni di Muzio; questi, nel frattempo, prese a pugni un altro filoromano, allontanandolo progressivamente dal carro. Finalmente i facinorosi parvero meno determinati e si tennero a distanza dal mezzo, ma c'era ancora qualcuno che si spintonava intorno ai muli, impedendo alle bestie da soma di procedere alla stessa andatura dei cavalieri che le precedevano.
Poi un guerriero di Retogene spinse il proprio cavallo addosso a uno dei pi decisi stringendolo tra la pancia dell'animale e quella del mulo pi vicino. L'uomo fu immobilizzato e rischi di morire stritolato; ma, conformemente agli ordini, il cavaliere evit di andare fino in fondo, staccandosi e riprendendo a procedere verso l'uscita.
Muzio, da parte sua, spinse via un altro paio di filoromani che, nel frattempo, avevano perso mordente. Un cavaliere lo ringrazi facendogli un gesto di incoraggiamento, un cittadino che si era unito a Retogene gli diede una pacca sulla spalla.
Il carro non sembrava pi una priorit per i facinorosi. Arrio osserv l'amico fare qualche passo verso l'ampio squarcio aperto in precedenza nella copertura in cuoio. Muzio vi avvicin la testa e cerc di guardare dentro, ma poi si ritrasse all'improvviso e arretr.
Cosa vuoi fare?, gli chiese Arrio dopo essersi avvicinato a lui.
Andiamo via. Subito!, sibil il veterano afferrandolo per un braccio e trascinandolo indietro. Arrio not che adesso Muzio teneva il capo chino e si sent disorientato. Si guard intorno e not un uomo, nelle prime file della folla di filoromani, che lo fissava.
E allora cap.
Assecond subito l'amico e continu a ripiegare con lui. Lentamente, per non dare nell'occhio.
Ma quando vide quell'uomo indicarli e gridare: Lo Scorticatore! Lo riconosco!  il centurione che ha ordinato l'esecuzione di mio fratello quando era di guarnigione qui!, d'istinto si volt e inizi a correre.
Seguitemi, presto!. Muzio non perse tempo. L'unico modo che gli rimaneva per salvare Muzia era dileguarsi il prima possibile. Corse verso il vicolo pi vicino, sperando che la confusione intorno alla colonna rallentasse gli inseguitori.
Sentiva che sarebbe successo. Lo aveva temuto dal momento in cui si era lanciato verso il carro. E lo aveva fatto solo per non dover sopportare le recriminazioni di Nevia. Se non avesse almeno tentato di proteggere la bambina, l'altra sua figlia non glielo avrebbe perdonato. E sarebbe stato inutile spiegarle che era meglio rischiare di vederla schiacciata nella calca, un'eventualit comunque remota, che esporsi al rischio di essere riconosciuto e pregiudicare cos in via definitiva la loro impresa.
Guard per un istante sua figlia. La vide impaurita, ma per fortuna non si era fatta prendere dal panico e ne fu orgoglioso, nonostante tutto: Nevia non era una donnetta insignificante e debosciata, ma la degna erede di un ufficiale del glorioso esercito di Roma. E per quanto la sua presenza lo avesse fino ad allora condizionato, inducendolo a commettere pi di una sciocchezza che da solo avrebbe senz'altro evitato, non poteva fare a meno di ammirare il suo coraggio e la sua determinazione: era proprio cos che avrebbe voluto che crescesse.
Ma ora doveva pensare a salvare anche lei. Alle loro spalle, not l'uomo che lo aveva riconosciuto esortare alcuni dei cittadini pi vicini a inseguirlo, e questo gli permise di guadagnare un po' di terreno. Inoltre, aveva ancora un chiaro ricordo della sua permanenza in citt e la conosceva a sufficienza da puntare direttamente ai nascondigli pi efficaci, dove in passato era andato a stanare i ribelli pi ostinati.
Ma intanto Retogene se ne stava andando, portandosi via Muzia.
Ci era arrivato vicino. Ora, per, le cose si complicavano maledettamente. Percorse il vicolo, e dietro di lui sent risuonare i passi degli inseguitori che, nel frattempo, si erano organizzati. Se solo fosse stata notte, sarebbe sicuramente riuscito a seminarli: ma mancava almeno un'ora al tramonto e non sarebbe stato facile farsi perdere di vista. E ora non poteva procedere verso l'uscita: le sentinelle lo avrebbero bloccato e si sarebbe trovato tra due fuochi. Fosse stato solo, ci avrebbe anche provato, ma doveva tener conto della presenza di Nevia e Arrio.
E il solo modo di proteggerli era attirare su di s l'attenzione degli ispanici.

12.

Di fronte a loro c'era un incrocio. Il vicolo terminava su una strada pi ampia ma tortuosa, a quanto ricordava Muzio. Era il momento di separarsi.
Arrio, una volta in fondo a questo vicolo, porta Nevia a destra e dirigetevi verso un ingresso. Poi uscite con calma, mischiandovi all'altra gente, e andate verso nord, per tre miglia, fermandovi su un'altura dove sorge quel che rimane di una torre di avvistamento che costruimmo anni fa noi romani. Vi raggiunger appena possibile, disse.
Arrio lo guard come se fosse pazzo. Stai scherzando?
Niente affatto.  me che cercano. A voi non vi hanno visto in faccia. Con un po' di fortuna nessuno vi importuner.
Il volto di Nevia si contrasse in una smorfia: forse pensava che li volesse abbandonare. Ma adesso non poteva preoccuparsene: pi a lungo sarebbe rimasto con loro, pi alto era il rischio che li prendessero. Quando giunse al bivio, lanci un'occhiata di ammonimento ad Arrio e si diresse a sinistra. Continu a correre per un po', prima di voltarsi e assicurarsi che le cose fossero andate come si augurava. Verific che gli inseguitori gli fossero rimasti alle calcagna e pot finalmente concentrarsi su come sfuggire loro.
C'erano dei tunnel, sotto la citt. Se fosse riuscito a raggiungere l'entrata pi vicina, sarebbe potuto perfino emergere oltre la palizzata di recinzione, facendo perdere le proprie tracce nella campagna circostante col favore della notte. Ma l'entrata pi vicina... non era tanto vicina, gli inseguitori invece s. Continu a correre, sfrecciando in mezzo a gruppi di persone che stavano rincasando, a carri che procedevano lentamente in mezzo alla strada, a bambini che giocavano.
Fermatelo!  un romano. Ed  il peggiore di tutti!, sent gridare dai suoi inseguitori. Qualcuno dei passanti lo guard disorientato, ma nessuno os mettersi sulla sua strada. Poi ci prov un giovane, ma Muzio lo scagli contro la parete di un edificio con una semplice spallata. Per not un paio di uomini davanti a lui che si misero a correre come se dovessero scappare. Gli parve strano, ma non pot far altro che continuare a correre a sua volta: gli inseguitori erano troppi per fermarsi ad affrontarli e ogni eventuale scontro avrebbe attirato l'attenzione di altri cittadini. Essere linciato non era una prospettiva da tenere in considerazione. Almeno non fino a quando non avesse portato a termine il suo ultimo compito.
Il respiro cominci a farsi pi affannoso. Era qualche tempo che non pretendeva pi da s stesso le fatiche che propinava ai suoi uomini per tenerli in forma: e da quando aveva lasciato l'esercito non aveva pi ritenuto opportuno allenarsi. Le figure intorno a lui iniziarono a farsi sfocate, i contorni degli edifici indefiniti. Un fuoco gli ardeva in gola.
Per fortuna, l'entrata del tunnel era ormai prossima. Ricord quando vi si era addentrato l'ultima volta, per catturare un ribelle che aveva ucciso un legionario proprio davanti ai suoi occhi. Era partito all'inseguimento da solo e lo aveva visto scomparire all'improvviso, come se il sottosuolo lo avesse inghiottito. Come se gli di degli inferi se lo fossero preso. Poi un collaborazionista che assisteva alla scena gli aveva indicato un pozzo proprio di fronte a lui. Muzio vi aveva guardato dentro e aveva scoperto che l'acqua non c'era; c'era, viceversa, un cunicolo che scendeva appena in verticale per svilupparsi poco dopo in orizzontale, parallelamente al terreno. Vi si era subito calato e non aveva impiegato molto ad acciuffare il ribelle, di cui aveva riportato in superficie la testa, tra le acclamazioni dei suoi uomini.
Il ricordo gli provoc una fitta allo stomaco. Era proprio per dimenticare episodi del genere che si era congedato dall'esercito. Ma gli eventi sembravano volerlo riportare sempre allo stesso punto. Vide sagome umane davanti a lui. Riconobbe i due uomini che aveva visto scappare in precedenza. Ma al loro fianco, schierati a formare una barriera da un capo all'altro della strada, ce n'erano diversi altri. Forse una decina. Dovette strizzare pi volte gli occhi per distinguerli con chiarezza.
Era troppo stanco per affrontarli tutti. Alcuni erano vecchi, e non costituivano un problema, ma nel tempo che avrebbe impiegato a liberarsene, gli inseguitori lo avrebbero raggiunto. Si trovava tra due fuochi. Si guard intorno e ricord che l'edificio sulla sua destra era un magazzino. Lo usavano gli ispanici quando erano sotto assedio per ammassare le vettovaglie che racimolavano nottetempo nelle campagne attraverso i tunnel. Lanci un ultimo, disperato sguardo oltre il cordone di cittadini che lo attendeva appena davanti all'entrata del cunicolo e si gett contro la porta, che abbatt con una violenta spallata. Una volta all'interno, si rialz immediatamente. Poi richiuse la porta, di cui erano parzialmente saltati i cardini, si guard intorno, vide una grande madia sulla parete accanto, vi si addoss e la spinse verso l'ingresso, rinforzando il battente. Quindi spost anche un mobile dalla parete opposta. Poco dopo, sent bussare con violenza. La porta vibr, ma non si spost neppure di un dito.
Aveva un piccolo margine. Corse verso la rampa di scale che portava al piano superiore, la percorse di slancio e raggiunse la sommit. Accatast dei sacchi su un'altra madia fin quasi a raggiungere il soffitto in corrispondenza del buco per far uscire il fumo del focolare, quindi vi mont sopra e, con la spada, spinse la botola e la apr. Poi si cal di nuovo sul pavimento, prese un sacco di grano, sal sulla catasta e lo scagli sul tetto, facendolo passare attraverso l'apertura. Quindi si diede lo slancio e si iss a fatica fino a mettere fuori la testa. Fece ancora forza con le braccia e si trascin del tutto all'esterno. Era sul tetto, adesso. Una copertura in vimini che non lo avrebbe retto a lungo.
Richiuse la botola e si guard intorno. Gli edifici pi vicini erano quasi addossati al magazzino. Con un salto, sarebbe potuto atterrare su un tetto adiacente. Ma il suo obiettivo rimaneva il finto pozzo. Puntava a far convergere tutti i suoi inseguitori nel magazzino per ridiscendere sul retro e bruciarli sul tempo nella corsa al cunicolo. Si spost verso il prospetto anteriore e trov conferma della sua supposizione: la maggior parte degli ispanici si stava accalcando intorno alla porta. Dopo qualche istante, cap che erano riusciti ad aprirla. Presto lo avrebbero raggiunto. Si spost di nuovo sul retro col sacco, per essere pronto a saltare gi non appena non avesse pi visto nessuno nei pressi del tunnel. Ma il tragitto si rivel rischioso: a ogni passo rischiava di scivolare; le canne di vimini erano viscide e instabili e Muzio stava bene attento a poggiare i piedi in corrispondenza delle travi di legno che le sostenevano.
Quando arriv sul margine opposto, not che la via non era ancora sgombra. Anzi, il numero delle sagome nei pressi del pozzo era perfino aumentato. Si aspett di sentire rumori sotto di lui ma adesso tutto taceva, all'interno dell'edificio. Se ne meravigli e rimase immobile, i muscoli tesi, a cercare di capire cosa stesse succedendo.
Lo comprese solo quando vide una lingua di fuoco affiorare tra i vimini.
Stavano incendiando il magazzino.
Da soli, in una citt sconosciuta, da nemici dichiarati e con un accento decisamente diverso da quello degli abitanti. Nevia si sent spaesata e l'improvviso distacco dal padre la rese ancor pi inquieta. Per quanto ormai lo detestasse, la sua presenza le dava sicurezza; per quanto affetto e gratitudine provasse per Arrio, sapeva bene che l'amico non era pi abituato di lei a fronteggiare situazioni tanto complicate e rischiose.
Ma il padre li aveva abbandonati. Ancora una volta. Come aveva fatto per tutta la vita. Quindi dovevano arrangiarsi. Gli avrebbe dimostrato che poteva fare a meno di lui. Come sempre.
Cosa facciamo?, chiese ad Arrio.
Quello che ci ha ordinato tuo padre: provare a far finta di niente e andare via dalla porta principale. E che gli di ci aiutino, rispose l'uomo allargando le braccia e avviandosi. Abbandonarono l'angolo riparato dietro cui si erano nascosti e fecero qualche passo in piena vista dei passanti che si aggiravano ancora per le strade. Improvvisamente, not la ragazza, le vie sembravano brulicare di persone: tutti gli antiromani confluiti di fronte all'edificio da cui era uscito Retogene col suo gruppo si stavano sparpagliando per le vie alla ricerca dello Scorticatore. La voce della sua presenza si stava diffondendo.
Dobbiamo correre anche noi. Dobbiamo sembrare dei loro, altrimenti ci fermeranno comunque, pensando che siamo a favore dei romani, disse Arrio. Lei annu e aument l'andatura mantenendosi a fianco dell'amico.
Lo Scorticatore  in citt! Ed  da solo, forse! Chiunque abbia dei parenti da vendicare scenda in strada e ci aiuti a cercarlo!, sent gridare alle sue spalle. Alcune finestre degli edifici pi vicini si aprirono e dei cittadini si sporsero fuori. Lo Scorticatore? Ma sei sicuro?
Certo!  stato riconosciuto!.
Ha impiccato mio nipote! Mi unisco subito a voi!, grid da una finestra un vecchio.
Un romano in citt! Vengo anch'io!, url una donna.
Se lo prendo lo scortico personalmente!.
Non lo farai da solo!.
Sembravano tutti impazziti. La prospettiva di approfittare della presenza di un romano isolato rendeva tutti audaci. Nevia si chiese come sarebbe riuscito suo padre a farla franca, con tutta una citt che lo cercava. Ebbe paura per lui, e si chiese se fosse per la sua sorte o per quella di Muzia, che senza le sue capacit sarebbe stata spacciata.
Voi due, andate di l. Non uscir mai dall'ingresso principale. Non  cos stupido, quel serpente!.
Nevia si accorse che il suggerimento era indirizzato a loro. E quando vide da chi proveniva, si rese conto che era ben pi di un avvertimento. Sembrava piuttosto un ordine.
Un uomo dalle vesti eleganti, attorniato da due energumeni che potevano essere le sue guardie del corpo, li fissava in modo imperioso. Nevia guard Arrio, che a sua volta guard il nobile celtibero e annu. Poi abbandon la strada principale e gir nel vicolo pi vicino. La ragazza sper che ci fugasse i sospetti dell'uomo, ma nello stesso tempo si chiese quanto avrebbero allungato il tragitto. Ogni passo dentro la cinta muraria li esponeva ancor pi al rischio di essere scoperti.
Sai dove stai andando?, chiese all'amico quando ebbero svoltato l'angolo.
Come vuoi che lo sappia? Non sono mai stato qui, rispose spazientito Arrio, continuando a camminare velocemente. Nevia non os chiedergli nient'altro. Anche perch, alle sue spalle, sent arrivare altra gente. Si volt, temendo che si trattasse del nobile e dei suoi scagnozzi, ma intravide nell'ombra altra gente. Anche loro gridavano, esortando chi era ancora a casa a scendere in strada per unirsi alla caccia. Ed era sempre pi sorprendente constatare quante persone si facessero coraggio e fiutassero l'odore del sangue. Nevia rabbrivid.
Si ritrovarono in un'altra piazza, da cui si dipartivano tre vicoli. La ragazza lanci uno sguardo interrogativo al compagno che le indic quello di destra. Forse ci riporter verso l'uscita principale, ipotizz Arrio, muovendosi in quella direzione.
Eccolo, lo vedo!  quello lo Scorticatore!, grid un uomo arrivato nella piazzetta subito dopo di loro. Nevia guard nella direzione indicata dal celtibero e not una massiccia sagoma umana nel vicolo di sinistra. Fiss sgomenta Arrio, che rallent disorientato.
Che fate voi due? Venite ad aiutarci! Pi siamo, pi probabilit abbiamo di bloccarlo!, url loro l'uomo che aveva avvistato il presunto fuggitivo. Nel frattempo, arrivarono altri cittadini. Nevia e Arrio finirono per essere sospinti dai nuovi venuti verso il vicolo di sinistra. Arrio guard la ragazza scuotendo la testa. Si avvicin a lei, prendendola per un braccio e trascinandola ai margini della colonna di inseguitori.
Non possiamo andare via senza destare sospetti. Magari se restiamo possiamo dargli una mano..., le disse sottovoce. Quindi rallentarono e rimasero in coda. Nevia si chiese come avrebbero potuto aiutare il padre aggredito da un nugolo di celtiberi inferociti.
L'ombra davanti a loro si blocc per qualche istante e poi si rimise a correre. Ma gli inseguitori guadagnarono terreno e quando l'uomo fu costretto a rallentare per prendere una curva a gomito, i pi rapidi gli furono addosso. Nevia lo sent strillare, chiedere disperato cosa volessero da lui e cap subito, con sollievo, che non si trattava di Muzio. Ma prima che lo capissero anche i suoi concittadini, erano gi volati un bel po' di pugni e calci.
I celtiberi lasciarono la loro vittima sulla strada, inginocchiata e sanguinante. Nevia fiss le poche torce presenti nel gruppo e pens che il poveretto avrebbe dovuto ringraziare gli di che non gli avessero dato fuoco prima ancora di verificare la sua identit. Alla luce tremolante delle fiamme, scorse i tratti deformati dall'eccitazione e dall'odio degli uomini cui si erano dovuti unire.
Ma era tempo di svincolarsi di nuovo, le fece capire Arrio con un cenno della testa. Mentre gli altri discutevano animatamente su quale direzione prendere e su come suddividersi, i due romani si addossarono a un edificio e si defilarono lentamente per non farsi notare. Allontanandosi dalle fonti di luce, si rituffarono nella penombra della sera incipiente, sfuggendo alla vista degli altri dopo pochi passi. Nevia tir un sospiro di sollievo e guard Arrio. Sono tutti impazziti, qui, comment.
Non gli par vero di vendicarsi di un romano che credono inerme. Ma tuo padre non  inerme, lo sai. Sarebbe stato capace di sgominare tutto questo gruppo, la rassicur l'amico, riprendendo a camminare deciso per la strada da cui erano venuti.
Nevia aveva imparato che se c'era un uomo in grado di tirarsi fuori dalle situazioni disperate, era proprio suo padre. Quello che aveva appreso di lui nei pochi giorni in cui erano stati a contatto era stato sufficiente a convincerla che fosse invincibile almeno quanto era spietato.
Continuarono a camminare nella penombra finch non si ritrovarono nel punto in cui avevano incontrato il celtibero che li aveva costretti a cambiare strada. Adesso la zona era sgombra e proseguirono decisi lungo la via che portava verso l'uscita. Grida risuonavano frequenti dietro gli edifici pi vicini e pi in lontananza. E a ciascun urlo Nevia aveva un sussulto, nel timore di sentirne uno che annunciava la cattura del padre.
La via si trasform in uno stradone pi ampio e dritto, al termine del quale la ragazza intravide in lontananza il portone d'ingresso alla citt. Un moto di speranza le si accese nell'animo. Alcune persone camminavano spedite verso il centro dell'abitato, altre confluivano verso l'uscita con carri e muli.
Ma guarda un po'... La coppia di prima. Come mai siete tornati indietro?.
Solo quando furono vicini, Nevia si accorse che tra quanti procedevano nella loro stessa direzione c'era l'uomo che li aveva esortati a partecipare all'inseguimento.
E i suoi due scagnozzi.
La ragazza rivolse uno sguardo disperato ad Arrio, sperando che trovasse le parole giuste.
Artigli di fuoco saettavano tra le canne, aprendo voragini sempre pi ampie sul tetto. Il calore era insostenibile e il fumo aggrediva la gola di Muzio, alla disperata ricerca di stabilit su una superficie sempre pi precaria. Il romano guard di sotto e vide ispanici ovunque, lo stesso ghigno feroce dipinto su ogni volto. Attendevano solo di vederlo bruciare.
Le piante dei piedi iniziarono a scottargli. Sent il tetto scricchiolare, anche nel settore dove si era rintanato. Aveva ancora pochi istanti di sopravvivenza. Valut le alternative. Poteva saltare di sotto, addosso a qualcuno dei cittadini, e combattere fino a quando non lo avessero sopraffatto. Ammesso che riuscisse a rimettersi in piedi dopo la caduta. Oppure, poteva provare a saltare sul tetto dell'edificio pi vicino. Valut la distanza. Forse, in condizioni normali e con qualche anno di meno, ce l'avrebbe fatta; ma ora che era stordito dal calore, dal fumo e dalla fatica, appesantito dagli anni e dalla mancanza di allenamento, rischiava di andare a sbattere contro la parete.
Ma non aveva scelta. Doveva saltare.
Si mise in posizione e flett le gambe per spiccare il salto. Ma sent subito i piedi cedere e sprofondare. Sent il vuoto sotto di s ma ebbe la prontezza di riflessi di aggrapparsi alla superficie residua del tetto. Rimase con gran parte del corpo sospesa e la sola parte superiore del busto all'esterno. Sent il fuoco aggredire le gambe e inizi a scalciare, poi fece forza sulle braccia e cerc di tirarsi su. Fu come se mille spade gli trafiggessero le carni lungo i polpacci, le ginocchia, le cosce. Il dolore lo sferz ripetutamente, dandogli la forza per reagire. Riemerse completamente all'aria aperta, si mise a sedere sul tetto e si guard la pelle delle gambe, deturpata dalle scottature. Poi si rimise in piedi saggiando la consistenza del tetto.
Non stette a pensarci su. Non bad ai varchi che si stavano aprendo. Non bad al dolore delle ustioni. Non bad alla distanza tra i due edifici: lo fece e basta.
Scatt in avanti mulinando le gambe martoriate, raggiunse il ciglio di ci che rimaneva del tetto, mentre ogni punto su cui poggiava i piedi si sbriciolava un attimo dopo essere stato calpestato, e spicc il volo.
Rimase sospeso in aria per un tempo che gli parve interminabile, aspettandosi di cadere a piombo da un momento all'altro. La distanza tra i due edifici sembr farsi ogni istante pi grande, il tetto di fronte irraggiungibile.
Poi, improvvisamente, trov il ciglio del tetto opposto sotto di s. Vi si aggrapp, sentendo i palmi delle mani graffiarsi ferocemente. Poi si diede una spinta e riusc a raggiungere la superficie, issandosi in ginocchio. Sent urla di meraviglia da sotto. Gli ispanici avevano seguito la sua prodezza ed erano rimasti paralizzati dalla sorpresa. Si rimise in piedi a fatica, valutando se provare subito a calarsi a terra o fare un altro salto. Gli inseguitori per erano ancora troppo vicini e la scelta di nuovo fu obbligata. Ma adesso il tetto era pi stabile e l'impresa appena compiuta gli aveva restituito convinzione. Prese lo slancio e spicc un altro salto mentre notava, con la coda dell'occhio, che qualche ispanico iniziava a muoversi per circondare l'edificio su cui era arrivato.
Stavolta atterr pi facilmente. Ma sent fitte pi intense alle gambe, laddove avevano urtato contro le canne dei vimini. Muzio ricord a s stesso che probabilmente aveva passato di peggio, anche se non gli riusc di rammentare in quale occasione. Scelse l'edificio pi vicino e riprese a correre sul tetto per spiccare un altro salto. Sent qualcosa di duro e tagliente incidergli le carni ma non ci fece caso: fin troppe volte, in battaglia, era stato sfiorato, trafitto o tagliato da spade e coltelli nemici, ma aveva continuato a mulinare le sue armi fino a quando non erano pi rimasti avversari in piedi intorno a lui.
Si rialz e guard di sotto. Non c'erano ispanici, per il momento, ma era troppo alto per saltare in strada e non aveva nulla che attutisse la caduta. Poi vide qualcuno che accorreva sul posto e allora ricominci a correre lungo il tetto per prendere un nuovo slancio. Pass su un altro edificio, poi su un altro ancora mentre, nel frattempo, il sole oltre l'orizzonte si era trasformato in uno spicchio infuocato come l'incendio che si era lasciato alle spalle. Se fosse riuscito a raggiungere la strada, avrebbe potuto anche contare sul buio per sfuggire agli inseguitori.
Prosegu da un tetto all'altro fino a quando non ritenne di avere almeno temporaneamente seminato gli inseguitori. Ormai le gambe gli facevano troppo male per consentirgli sforzi decisi. Non era pi in grado di saltare, quindi doveva scendere, prima che arrivassero a circondarlo di nuovo.
Guard di sotto. Troppo alto. Si sarebbe senz'altro rotto ci che gli rimaneva delle gambe. Poi ebbe un'idea. Inizi a divellere le frasche e i graticci che costituivano il tetto e li scagli per strada, tutti nello stesso punto. I palmi delle mani gli bruciavano quanto le gambe. Non ci bad e non si ferm finch non giudic che la pila creatasi di sotto non fosse sufficientemente alta da attutire la sua caduta.
Solo allora si spost sul ciglio del tetto, si mise a sedere con le gambe nel vuoto e si lanci.
L'impatto con il materiale accatastato fu violento. Cerc di evitare l'atterraggio sui piedi per non pregiudicare le caviglie, ma in tal modo si procur un ampio numero di contusioni sul resto del corpo. Malgrado tutto, sent risuonare dei passi incalzanti nei vicoli e si rimise subito in moto. Quando una sagoma comparve sullo sfondo, facendosi sempre pi vicina. Muzio prov a scattare ma si rese conto che botte e ferite limitavano la sua mobilit. Un attimo dopo, alle spalle dell'ispanico comparve un'altra sagoma, e poi un'altra ancora.
Doveva combattere. Ma nelle condizioni in cui si trovava, tre nemici rischiavano di essere troppi.
Arrio valut le possibili vie di fuga. Prima di rispondere alla domanda del celtibero, si guard intorno. Poteva tornare indietro e prendere il vicolo che aveva incrociato poco prima, facendo affidamento sull'oscurit incipiente per far perdere le loro tracce. Ma le due guardie del corpo del nobile erano uomini molto robusti e temeva che, se non lui, avrebbero raggiunto facilmente Nevia.
Finch c'era una possibilit di cavarsela con le parole, valeva la pena tentare.
Questa faccenda non ci riguarda, in realt, rispose infine. Tutto sommato, erano ancora molti i cittadini di Obila che, a quanto sembrava, non avevano intenzione di provocare i romani.
Che strano accento che hai, amico. E perch mai non ti riguarda?, continu a provocarlo il nobile.
Arrio si rese conto che Muzio aveva ragione. Mai si sarebbe potuto far passare per un vettone. Tanto meno poteva rivelare di essere romano. Siamo lusoni. E noi lusoni siamo in pace coi romani. Non vogliamo rogne, fin per dire. Vettoni e lusoni, i cui territori erano confinanti, intrattenevano pessimi rapporti, ed era grazie anche allo scarso spirito di collaborazione reciproco dei due popoli che i romani avevano prevalso nella precedente guerra.
Ma quando vide l'espressione del nobile, che fino a quel momento era stata ironica, farsi improvvisamente dura, Arrio cap di essersi messo comunque nei guai. Lusoni! Un popolo di vigliacchi, infatti!, esclam sprezzante il celtibero, cercando l'assenso delle sue guardie del corpo, che si affrettarono ad annuire. Avete una bella faccia tosta a venire qui in citt, dopo averci lasciato soli nella lotta contro i romani. Se non fosse stato per il vostro voltafaccia, avremmo continuato a combattere, come gli arevaci. Forse  colpa vostra se i celtiberi non sono ancora riusciti a ricacciare gli invasori in mare....
Arrio conosceva un'altra storia. Vettoni e lusoni si erano arresi insieme alle armi romane, anche se di rado erano riusciti ad andare sufficientemente d'accordo da allestire azioni coordinate ed eserciti congiunti. Ma non era il caso di mettersi a fare polemica.
Ufficialmente per siamo tutti in pace coi romani. Noi e voi, no? Quindi, se in questo momento  in atto una rivolta, noi preferiamo andarcene, rispose, prendendo il braccio di Nevia e provando a fare un passo di lato per evitare i tre celtiberi.
Ma uno degli scagnozzi si spost ostruendogli la strada e fissandolo in modo minaccioso.
Fate sempre cos, voi lusoni... Vi defilate sul pi bello, lasciandoci soli... Che ci facevate qui?, continu a inquisirli l'uomo.
Arrio dovette pensare qualcosa alla svelta. Sua sorella  sposata con uno dei vostri concittadini e lei  venuta a trovarla. Io l'ho accompagnata, dichiar, indicando Nevia.
A piedi? Siete venuti a piedi dalle terre dei lusoni?
Il carro  fuori citt. Stavamo andando a riprenderlo.
L'uomo continu a scrutarlo con diffidenza. Alla fine disse: Sai una cosa amico? Se sei davvero un lusone, proprio per questo non mi piaci. Se non lo sei e stai mentendo, questo non mi piace lo stesso. Insomma, non mi piaci in ogni caso.
Arrio si irrigid. Le cose si stavano mettendo male. Scambi uno sguardo fugace con Nevia, che sembrava paralizzata dalla tensione. Lasciaci stare, amico. Non ti abbiamo fatto niente, prov a dire. Intanto, avvicin lentamente la mano alla vita, tenendola all'altezza del manico del pugnale sotto il mantello.
Portaci da questa tua sorella, ragazza, rilanci invece l'uomo rivolgendosi a Nevia.
Lei allarg le braccia. Se ne sono appena andati. Dovevano partire con urgenza, ma siamo riusciti a salutarli prima, dichiar con quella che anche ad Arrio sembr scarsa convinzione.
Be', allora, visto che si sta facendo sera e che dubito vogliate mettervi in viaggio adesso, sarete miei ospiti. E magari tu, ragazza, sarai cos gentile da fare compagnia ai miei uomini, fu l'agghiacciante replica del nobile.
Nevia assunse un'espressione sgomenta. Arrio cap che era arrivato il momento di dimostrare a lei, a Muzio, a s stesso, che la sua presenza in quella missione disperata aveva un senso. Fu l'istinto di sopravvivenza a spingerlo con un balzo repentino verso il nobile: sgusci attraverso le sue due guardie del corpo, estrasse il coltello dalla cintola, strinse l'uomo per il collo con l'avambraccio e gli punt la lama contro lo sterno. Tu adesso ci lasci in pace. Altrimenti sei morto, gli sussurr all'orecchio.
Quasi nello stesso momento, uno dei due energumeni si gett verso Nevia e lo imit, bloccandola e minacciandola con un pugnale. La ragazza tent di divincolarsi scalciando e agitando le braccia. L'altro scagnozzo, invece, cercava uno spiraglio per aggredire Arrio da tergo.
Ordinagli di lasciarla stare. Subito, sibil il romano al suo prigioniero, iniziando a spingere con la punta del pugnale fino a incidere le carni. Una macchia di sangue si form sulla tunica del celtibero in corrispondenza della lama.
Il nobile esit, poi guard il suo scagnozzo e annu. Quello lasci andare Nevia, che si affrett a spostarsi verso Arrio. Questi riflett: se si fossero semplicemente allontanati, i celtiberi li avrebbero inseguiti o, peggio ancora, avrebbero scatenato una caccia all'uomo anche nei loro confronti. Vide passare della gente, che fortunatamente si tenne alla larga: nessuno si ficcava volutamente nei guai.
Togligli le armi, disse a Nevia indicando le guardie del corpo. Gli energumeni si irrigidirono e, quando la ragazza si avvicin, si ritrassero. Arrio riprese a spingere la lama sul fianco del suo ostaggio, che si pieg in due emettendo un grido strozzato di dolore. Di nuovo, fece cenno ai suoi di obbedire. Entrambi offrirono a Nevia il pugnale e la falcata. La ragazza tenne sottobraccio la gran parte delle armi ma impugn una spada, mostrando dimestichezza nel maneggiarla.
La tentazione di portare i prigionieri in un vicolo buio e di ucciderli fu forte, per Arrio. Ma Nevia era rimasta gi abbastanza traumatizzata da ci che aveva visto fare al padre e lui non aveva intenzione di mostrarsi simile a Muzio. Teneva alla considerazione di Nevia cos come aveva tenuto a quella della madre.
Parlavate di portarci a casa tua, giusto?, chiese al nobile, lasciando Nevia trasecolata.

13.

Il pi rapido raggiunse Muzio facilmente. E con la stessa facilit il romano se ne liber, parando con la spada appena sguainata il fendente di bastone che l'ispanico tent di sferrargli, e rispondendo con un altro fendente al petto, che squarci tunica e carne. L'uomo si accasci in ginocchio ai suoi piedi ma Muzio lo afferr per le ascelle e lo scagli verso il successivo inseguitore, che se lo ritrov addosso finendo a terra. Poi il romano riprese a correre, accorgendosi che adesso le articolazioni, scioltesi maneggiando la spada, funzionavano un po' meglio.
Ciononostante, il terzo inseguitore gli era vicino. E presto anche altri lo avrebbero raggiunto. La fioca luce del sole al tramonto non riusciva a raggiungere gli stretti vicoli che aveva scelto per la sua fuga e la penombra lo favor a ogni incrocio, costringendo gli ispanici a esitare per capire quale direzione avesse preso. Il suo obiettivo era compromesso, pertanto la nuova meta era un altro tunnel di cui ricordava l'entrata. Ma era pi lontano, e pi tempo passava per strada, pi la voce della sua presenza si sarebbe diffusa, col rischio che l'intera citt si mobilitasse per rintracciarlo. Sapeva bene che i filoromani erano tali solo per paura delle rappresaglie della Repubblica; perfino loro avrebbero potuto infierire su di lui, sapendo che nessun altro romano, in quel momento, sarebbe stato presente a stabilire responsabilit e colpe da punire nell'eventualit della sua morte.
Non poteva contare su alcun aiuto, quindi. Doveva solo correre fino al nascondiglio e sperare di conservare forze sufficienti a rimuovere qualunque ostacolo avesse trovato sulla sua strada.
Venne presto il tempo di un nuovo esame. Alle sue spalle ud un grido: Eccolo l! Tu vai da quella parte, io da quell'altra!.
Muzio sapeva cosa stavano facendo i suoi inseguitori. Aveva appena oltrepassato l'incrocio di tre vicoli che conducevano tutti in una stessa piazzetta dove era obbligato a passare. Poteva solo sperare di raggiungerla prima di loro, ma quando vi arriv si rese conto di essere stato troppo lento. I due uomini erano l ad attenderlo, e uno aveva in mano un pugnale. Alle sue spalle, ancora rumore di passi sul terreno.
Emise un ruggito e si avvent contro i due ispanici. Ma quando sferr il primo fendente, non si riconobbe. Fu troppo lento e impacciato, dando modo all'antagonista di sottrarsi al suo colpo: e con un civile non sarebbe mai dovuto accadere. Era allo stremo delle forze, dolorante, contuso... e vecchio. Eppure pretendeva da s ci che sapeva fare quando era giovane, addestrato e riposato. Prov una frustrazione terribile, e fu proprio quello che gli consent di prevalere: sull'onda della rabbia, si diede a menare fendenti all'impazzata, e solo dopo che gli ispanici erano caduti a terra, orrendamente sfregiati, si rese conto di averli messi fuori combattimento.
Si biasim per aver perso istanti preziosi quando sent avvicinarsi altri passi ancora. Riprese immediatamente a correre, ma i contorni dello scenario circostante si fecero ancor pi indefiniti. Anche i ricordi nella sua mente iniziarono a sbiadirsi, a confondersi, a sovrapporsi. Non gli riusc pi di focalizzare la memoria sull'itinerario per il nuovo tunnel e dovette rallentare per capire dove si trovava. Fin per prendere una stradina, ma senza convinzione; tuttavia dopo pochi passi si ferm di nuovo e torn indietro. Riusc a svoltare l'angolo prima che lo vedessero gli inseguitori, che nel frattempo erano cresciuti di numero.
Ma continu a vagare spaesato, incrociando di tanto in tanto dei passanti, che lo guardavano spaventati. Infine si rese conto di essersi perso. E quando vide una vecchietta rientrare a casa, cap che era la sua sola risorsa. La avvicin proprio mentre apriva la porta ed entr con lei, mettendole una mano sulla bocca e facendole cenno di non agitarsi. Richiuse la porta e si guard intorno. L'ambiente, appena rischiarato da una lucerna, era molto austero, con uno scarso mobilio e nessun ornamento.
Sei tu? Hai fatto tardi..., sent dire da una voce maschile nella penombra. L'uomo avanz di un passo e Muzio vide un vecchio curvo e macilento, che fece un balzo istintivo all'indietro quando not la sua figura massiccia dietro alla donna.
Non fiatate e non vi succeder niente, cerc di rassicurarlo.
Ma... io ti conosco..., mormor il vecchio.
Lascia stare, disse in tono intimidatorio Muzio.
Sei quel romano... Quel centurione che chiamavano lo Scorticatore!, insist l'uomo.
Muzio decise che non gli rimaneva altro che sfruttare la sua nomea. E allora sai cosa potrebbe succedere a tua moglie, se non fai come ti dico.
Muzio punt il coltello sul fianco della donna e le lasci la bocca. In quel momento, sent gridare appena fuori dall'abitazione. Numerosi passi risuonarono per strada, per allontanarsi subito dopo. Le voci si fecero progressivamente pi distanti.
Cosa vuoi da noi?, gli chiese il vecchio.
Il romano avrebbe voluto costringerli a ospitarlo fino a notte fonda. Ma non poteva lasciare soli a lungo Arrio e Nevia. Che mi portiate subito all'entrata pi vicina di un tunnel. E senza fare scherzi.
Noi... non sappiamo nulla dei tunnel, replic l'uomo.
Muzio fece una smorfia di disprezzo. Tutti li conoscono qui. A maggior ragione i vecchi come voi, replic, puntando il pugnale alla gola della donna.
L'uomo sospir, rassegnato. Ti ci porter io. Lasciala stare, dichiar.
Mi ci porterete entrambi, precis lui. E cammineremo per strada come tre buoni amici. Alla prima mossa falsa tua moglie fa la fine che ho fatto fare a un mucchio di tuoi connazionali. Vi  chiaro?.
Dovette attendere un po', prima di avere cenni di assenso da entrambi i coniugi. Solo allora lasci la donna e si diresse verso un catino d'acqua, approfittandone per sciacquarsi le ferite e rinfrescare le scottature. Sospir per il sollievo, quindi si accasci su una sedia, continuando a controllare i due ispanici, che tuttavia non osavano muoversi, e lo fissavano con terrore.
Muzio riflett amareggiato. Se n'era andato dall'esercito perch nauseato dall'orrore di cui era artefice e attore, e adesso il solo modo per salvarsi era proprio far leva su quell'orrore. Qualunque cosa facesse o decidesse di fare, era sempre l che tornava: l'orrore di quella guerra infinita.
Ci lascerete mai in pace, voi romani?, gli chiese a bruciapelo la donna, mentre il marito le faceva cenno di tacere.
Roma lascia in pace solo chi accetta la sua sovranit. Altrimenti  implacabile, rispose distrattamente Muzio.
Mi avete tolto due figli, in questa maledetta guerra. Non ho mai neppure potuto vedere i loro cadaveri, insist la vecchia. Avete vinto, ma tornate a tormentarci.
Abbiamo vinto, ma molti di voi sembrano non essersene ancora resi conto, se continuano a combattere e a sollevarsi contro di noi. Credi che un vecchio come me non ne abbia abbastanza della guerra?
Tu sei un soldato. Ce l'hai dentro, la guerra. Non puoi vivere senza. E ora sei di nuovo qui a cercarla.

Muzio rabbrivid. Sembrava che la donna avesse ragione. Ma non aveva voglia di impegnarsi in una conversazione del genere. Decise di aver riposato abbastanza. Forse fuori avevano abbassato la guardia. Si alz, si diresse verso la porta d'ingresso e fece cenno ai due vecchi di seguirlo. Una volta fuori, si guard intorno. Era buio e le strade sembravano deserte. Si incammin disponendosi in mezzo ai due coniugi. Fai la strada pi breve e portami esattamente al cunicolo. In caso contrario..., gli mostr il gladio che aveva conservato nascosto sotto il mantello.
Camminarono per un po', prima di incontrare qualcuno, che non li degn di uno sguardo. Poco dopo, un uomo riconobbe i due e li salut senza apparentemente porsi il problema della sua identit. Adesso Muzio si sentiva pi lucido; inizi a riconoscere i posti e gli parve di poter raggiungere la meta anche da solo. Ma ormai non poteva lasciare liberi i suoi ostaggi senza rischiare che dessero l'allarme.
Poco dopo si rese conto che la loro presenza gli era quanto mai preziosa. Vide venire loro incontro un gruppo di uomini con delle fiaccole. Erano armati di bastoni e sassi, qualcuno di pugnale, ed era evidente che stavano cercando lui. State attenti a quello che fate, sibil ai suoi due accompagnatori, poi incass le spalle e abbass il capo, camminando in modo strascicato come il vecchio di fianco a lui. Sollevando appena lo sguardo, tenne d'occhio i movimenti della banda. I suoi componenti parlavano animatamente tra loro e, quando li incroci, lanciarono solo un'occhiata distratta ai tre passanti. Li sent sfilare accanto a s uno a uno e trattenne il respiro fino a quando non ud i loro passi risuonare pi lontani.
Era quasi fatta, si disse. Mancava poco all'entrata del tunnel: poco dopo, vide nella penombra il piccolo casolare isolato in una piazza che ricordava nascondere l'entrata al cunicolo.
Ma davanti a esso vide anche uno schieramento di cinque uomini armati che, evidentemente, la banda appena incontrata aveva lasciato indietro a presidiare una delle possibili vie di fuga.
Aveva fatto tanta strada per trovarsi al punto di partenza.
L'edificio in cui abitava l'uomo che avevano preso in ostaggio non aveva nulla di imponente. Di certo, non era all'altezza di quello da cui era uscito Retogene. Il nobile che era con loro, si disse Nevia, doveva essere di scarsa importanza se poteva permettersi solo una casa di argilla e mattoni come tutti gli altri, solo appena pi grande.
Adesso tu vai dentro le stalle e prendi tre cavalli. E se non torni o avverti qualcuno il tuo padrone  spacciato, disse Arrio a uno dei due energumeni. L'uomo guard prima il suo capo, che annu, poi chin la testa sconsolato e si diresse verso un edificio pi piccolo, adiacente al principale, nel quale entr spedito.
Nevia guard con ammirazione Arrio. Si era sentita perduta quando il padre li aveva lasciati, ma l'amico era stato abile, fino a quel momento; adesso riusciva a trasmetterle sicurezza anche lui, ma senza provocarle l'angoscia che la presenza del veterano comportava. Aveva dimostrato sangue freddo e coraggio ben oltre ci che si sarebbe aspettata, e in pochi giorni l'amico di famiglia premuroso e affettuoso, ma spaesato e irresoluto, che aveva affrontato quell'avventura per motivi che le erano oscuri, si stava trasformando, sotto i suoi occhi, in un uomo deciso e attento, protettivo ed equilibrato, che non aveva bisogno di ricorrere alla ferocia come il padre.
Si chiese cosa sarebbe successo se suo marito fosse stato come lui. Si sarebbe unita a loro per rintracciare Muzia o sarebbe rimasta accanto all'uomo che aveva sposato? Prefer non porsi la domanda e concentrarsi su quanto stava accadendo.
L dentro ci sar parecchia gente, disse ad Arrio indicando la casa dell'ostaggio. Come facciamo a essere sicuri che non si stiano organizzando per liberare il padrone?.
Arrio si strinse nelle spalle e fece un sorriso ironico guardando il loro prigioniero. Perch quest'uomo ha deciso che non vale la pena morire per due che neanche conosce. Crepare in guerra sarebbe tutt'altra cosa, ma in questo modo squallido sarebbe disonorevole, ben pi che assecondarci. Il tizio che ho mandato a prendere i cavalli sa di non potersi permettere sciocchezze, le spieg. Vero amico?, concluse rivolgendosi all'uomo.
Il nobile volt la testa dall'altra parte, imbarazzato. Nevia fiss di nuovo meravigliata l'amico. La nuova versione di Arrio le piaceva ogni momento di pi. Anzi, sentiva di poter imparare molto pi da lui che dal padre, adesso.
Con un po' di fortuna, riusciremo a volgere questa situazione a nostro vantaggio, le sussurr Arrio. Uscire dalla citt con un ostaggio conosciuto sar senza dubbio pi sicuro che farlo da soli. Nessuno ci fermer, con lui al nostro fianco. La ragazza si accorse di provare un brivido al lieve soffio del suo alito nell'orecchio.
Annu, e per la prima volta dall'inizio di quella follia si sent fiduciosa. Avevano trovato un modo per uscire dalla citt e sapevano che Muzia era nei paraggi. Sarebbe stato difficile riprenderla, ma per cose del genere c'era il padre.
Il guerriero inviato nella stalla ricomparve con tre cavalli e l'espressione torva in viso. Nevia guard con attenzione la porta d'ingresso della casa e quella della stalla, per controllare che non ne uscisse nessun altro.
Avete i cavalli, come volevate. Adesso lasciatemi andare, disse l'ostaggio. E subito i suoi due scagnozzi si mossero verso di lui.
Ma Arrio gli punt di nuovo il coltello sul fianco sanguinante. Lo far quando saremo in aperta campagna, non prima. Devi aiutarci a uscire e devo garantirmi che non ci inseguirai, rispose, bloccando ogni iniziativa dei due energumeni, cui si rivolse dopo: Voi due rimanete qui, se volete rivedere il vostro padrone vivo. Quindi fece montare l'ostaggio su un cavallo e sal in sella a sua volta, esortando Nevia a fare altrettanto. Infine, si fece dare la torcia che una delle due guardie del corpo aveva in mano, afferr le redini del proprio cavallo e quelle della bestia su cui era il prigioniero, affiancandosi a lui e dando di sprone. Ora portaci all'uscita settentrionale. E niente scherzi, disse all'uomo.
Nevia lo segu senza staccare gli occhi dai due scagnozzi finch le loro sagome non si persero nell'oscurit della sera. Sper che il celtibero non tentasse qualche colpo disperato, e sapendo che Arrio doveva concentrarsi sull'ostaggio, lei si dedic al controllo di tutto ci che li circondava. Vide tre uomini procedere lungo la strada in direzione opposta alla loro e sent la tensione montare dentro di s. Quando li incroci, not che avevano dato loro solo una fugace occhiata ed erano passati oltre. Ma non fece in tempo a tirare un sospiro di sollievo che da un vicolo spunt un'altra coppia, che rallent quando li vide avvicinarsi.
Guarda chi si vede! Hai sentito dello Scorticatore?, disse uno dei due al loro prigioniero. Nevia osserv i movimenti di Arrio, che si avvicin ulteriormente all'uomo, finch i due mantelli non si sfiorarono. La ragazza sapeva bene che sotto il tessuto l'amico teneva puntato il pugnale.
Segu un silenzio carico di tensione. Nevia inizi ad agitarsi. Ho sentito. Mi sto organizzando per cercarlo infatti, dichiar infine l'ostaggio dopo una pausa fin troppo lunga.
Vieni con noi, allora. Siete gi in tre..., propose l'altro celtibero, scrutando con curiosit sia Arrio che Nevia.
La ragazza si irrigid, ponendo mano all'impugnatura del coltello. Vide un lembo del mantello di Arrio protendersi verso l'ostaggio. La lama stava scavando.
Come ti ho detto, mi sto organizzando. Voglio raccogliere altri uomini, prima, replic infine l'uomo.
Il suo interlocutore fece un sorriso ironico. Be', vedi di sbrigarti, perch potremmo prenderlo da un momento all'altro e tu potresti perderti lo spettacolo. Quindi alz la mano in segno di saluto e riprese a camminare insieme al suo amico.
Sei stato bravo. Continua cos, sibil Arrio mentre Nevia tirava un nuovo sospiro di sollievo. Alla fine del rettilineo, la ragazza inizi a intravedere gli incerti contorni del portone di ingresso. Altre persone, soprattutto su carri, procedevano verso l'uscita; sper che nessuno facesse caso a loro.
Quando giunsero all'altezza del varco era ormai buio. I battenti erano aperti e due sentinelle sorvegliavano il traffico, che si svolgeva soprattutto in uscita, verso le case dei sobborghi dove tornava chi aveva lavorato in citt. Altre guardie stazionavano sulle torri erette ai due lati della porta. Nevia si sent tutti gli occhi addosso, ma poi si convinse che si trattava di una sensazione irragionevole. I guerrieri scrutavano tutti indistintamente, per controllare che tra loro non ci fosse lo Scorticatore.
Giunse il loro turno. Erano quasi sulla soglia, quando le sentinelle in basso riconobbero il loro ostaggio e lo salutarono. Il nobile arrest improvvisamente il cavallo proprio alla loro altezza, facendole gelare il sangue nelle vene.
Lasciaci stare, ti prego. Noi non c'entriamo niente..., disse il vecchio, ostaggio di Muzio, quando si rese conto che il romano non poteva pi andare da nessuna parte.
Il veterano si ritrasse d'istinto dietro un angolo, trascin con s i due prigionieri e valut la situazione. Nelle sue attuali condizioni, cinque uomini, anche male armati, erano troppi: se anche fosse riuscito a sopraffarli, il tempo che avrebbe impiegato avrebbe consentito agli altri, messi sull'avviso dal prevedibile trambusto, di tornare indietro e aggredirlo da tergo.
Doveva farli spostare da l.
Tu, disse alla donna. Conta fino a cento, poi fatti avanti e inizia a urlare di aver visto lo Scorticatore, indicando il vicolo da cui proveniamo.
L'iberica lo guard perplessa. Mi giudicheranno tua complice. Io non lo faccio.
E invece dovrai, perch io e tuo marito faremo il giro largo e ci avvicineremo all'imbocco del tunnel da quella stradina, dichiar minaccioso, indicando lo sbocco di un altro vicolo, accanto agli uomini, che si diramava dalla strada appena percorsa. E lo lascer andare solo quando sar entrato nel tunnel. Tu potrai dire di essere stata costretta e che hai gi dato due figli alla causa della libert. Non volevi perdere anche tuo marito.
La donna guard il coniuge, che allarg le braccia. Si scambiarono sguardi disperati e alla fine lei annu rassegnata.
Comincia a contare adesso, le disse, poi afferr per l'avambraccio il vecchio e lo trascin con s, tornando sui suoi passi. Si diresse verso la diramazione che aveva appena superato, la imbocc e la percorse a passo spedito, contando mentalmente per rispettare i tempi dati alla donna. Copr l'intero tragitto, che compiva un semicerchio e terminava nella piazzetta dell'imboccatura del tunnel, e poi si appost appena prima dell'edificio d'angolo.
Gli uomini erano ancora l. Ma dovette solo attendere la conclusione del conteggio perch l'ispanica si mettesse a urlare come le aveva intimato. La vide sbracciarsi per attirare l'attenzione dei concittadini, che per qualche istante si interrogarono sul da farsi; poi, quattro di loro si precipitarono verso la donna, che indic il vicolo alle sue spalle.
Era il momento. Muzio attese che i quattro raggiungessero la vecchia e scomparissero dietro l'edificio d'angolo, quindi afferr di nuovo il braccio del suo ostaggio e corse verso la sola sentinella rimasta di guardia alla via di fuga. Il vecchio lo rallentava, ma lo spazio da colmare era breve e dopo pochi istanti fu addosso al nemico, che si mise a urlare non appena si accorse di lui. Muzio spinse via l'ostaggio, estrasse la spada da sotto il mantello e vibr un fendente deciso al collo dell'uomo, che si apr eruttando sangue. Mentre la sua vittima cadeva, il romano afferr al volo la torcia che l'ispanico teneva in mano.
Un attimo dopo, scavalcato il cadavere, si avvicin alla casupola, e ne abbatt la porta con una spallata. Ma le grida della sua vittima avevano attirato l'attenzione dei compagni, ancora sufficientemente vicini da udirle. E questi ultimi non avevano impiegato molto a rendersi conto del raggiro. Il romano penetr all'interno della casupola e si trov di fronte le scalette che ricordava. Ramment anche di aver discusso col comandante di allora sull'opportunit di distruggere quei tunnel, per impedire ai cittadini di sfruttarli in eventuali rivolte; ma il generale aveva ritenuto che, proprio in caso di ribellione, potessero risultare pi utili alla guarnigione per evadere dalla citt.
Non avrebbe mai immaginato di dover ringraziare un superiore per quella che, a suo tempo, aveva ritenuto una decisione idiota.
Giunse presto su un piano roccioso molto stretto e umido. Lo spazio tra le pareti laterali consentiva a stento l'affiancamento di due uomini, la volta era talmente bassa da costringerlo a rimanere leggermente piegato. Sent ressa sopra di lui. Gli inseguitori erano gi alla sommit della scala. Cerc di affrettare il passo, ma non pot evitare, con la sua mole, di strusciare contro le pareti, provocandosi numerose escoriazioni.
Il nuovo dolore si and ad aggiungere ai molti altri che tormentavano il suo corpo. Le difficolt di respirazione dovute alla fatica aumentarono di molto, in quell'ambiente angusto, denso di fuliggine e di aria viziata. Inizi a boccheggiare e ad arrancare, ma forza di volont e spirito di sopravvivenza, e ancor pi il desiderio di vendetta, lo spinsero a proseguire. I passi alle sue spalle rimbombarono sempre pi vicini. Concluse di non avere alcuna possibilit di distanziare gli inseguitori a sufficienza da far perdere le proprie tracce, una volta fuori.
Doveva affrontarli. Forse, nelle sue condizioni, l'istinto lo avrebbe aiutato pi nel combattimento che nella corsa. L'istinto del guerriero, aveva avuto modo di verificarlo anche in quei giorni, era sempre preponderante in lui, a dispetto dei suoi tentativi di liberarsene. Rallent l'andatura per recuperare fiato e lasci che gli inseguitori si avvicinassero ancora, voltandosi nella loro direzione. Poi pens a Leonida e ai suoi trecento spartani alle Termopili: avevano tenuto testa a un esercito sterminato perch combattevano in un passaggio angusto, che obbligava il nemico ad avvicinarsi a loro con pochi effettivi alla volta. Ebbene, lui si trovava nella stessa situazione: non avrebbero potuto attaccarlo in due senza ostacolarsi a vicenda.
Eppure i pi vicini lo attaccarono proprio in due. Era evidente che non si trattava di soldati. Tenendo la torcia davanti a s, Muzio vide che uno aveva un coltello, l'altro un randello. Quest'ultimo era del tutto inutile, in uno spazio che non consentiva di brandirlo. Il veterano punt subito quello col pugnale, spingendogli la torcia sul viso, mentre l'altro, sbattuto contro la parete dall'irruenza e dalla stazza del compagno, non pot opporsi al suo affondo di gladio e croll trafitto al ventre. Il fuoco aggred i capelli del primo assalitore, la cui testa divenne in breve una pira ardente. L'uomo indietreggi barcollando, e i due compagni in procinto di raggiungerlo si bloccarono per non farsi aggredire dalle fiamme.
L'ispanico prov a fuggire verso l'imboccatura del tunnel per raggiungere l'aria aperta. I due dietro di lui si appiattirono lungo la parete per farlo passare, ma dopo pochi passi l'uomo croll in ginocchio, con strazianti ululati di dolore che riecheggiarono mille volte nel cunicolo. Subito gli altri due ispanici si scagliarono contro Muzio. Uno aveva addirittura in mano un gladio, forse dimenticato da un legionario della guarnigione. Il romano sent montare dentro di s la sete di sangue. Sangue facile. Provoc un fiotto violento sferrando un colpo di taglio appena sopra la rotula del primo assalitore, che croll immediatamente a terra con una gamba in meno, finendo con la testa appena davanti ai piedi di Muzio. Il veterano ne approfitt per scalciarla, fracassandola in pochi istanti.
L'uomo col gladio esit, guardando inorridito quanto rimaneva del compagno. Poi lanci un urlo e si gett contro il romano. Muzio si spost mettendosi schiena alla parete, lo mand a vuoto, lo fece sbilanciare in avanti e poi lo trafisse alla nuca, sbattendolo a terra. Mentre contemplava le ombre dei cadaveri, concluse che presto sarebbero arrivati altri uomini. Decise che era il caso di rallentarne l'avanzata, cos scavalc i tre pi vicini e si diresse verso l'uomo con la testa infuocata. Quando gli fu accanto, not che ancora sussultava. Lo trafisse al cuore, lo afferr per un braccio e lo trascin accanto agli altri quattro, accatastandoli l'uno sull'altro, tutti quanti.
Come auspicava, lo stesso cunicolo risult totalmente ostruito dai corpi. A quel punto avvicin la torcia alla pila di cadaveri e le diede fuoco. Le fiamme attecchirono rapidamente, procedendo verso l'imboccatura del tunnel. Adesso nessuno sarebbe pi potuto entrare l dentro per un bel pezzo. Muzio rifiat qualche istante e poi riprese a camminare, sforzandosi di tenere un ritmo sostenuto. C'era sempre la possibilit che lo anticipassero aspettandolo fuori, ma dovevano prima capire dove era entrato e organizzarsi: aveva un po' di margine, tutto sommato.
Il cunicolo si dimostr tortuoso e in alcuni punti ancora pi stretto che all'inizio. Infine arriv ai piedi di una scala. La risal e in cima trov una botola. Spost il chiavistello e la socchiuse, guardando fuori dapprima senza avvicinare la torcia. La luce della volta del cielo gli consent di scrutare tutt'intorno. Non gli parve di notare segni di vita. Avvicin la torcia alla fessura e osserv ancora. Nulla di minaccioso. Risal la scala, apr del tutto la botola e usc fuori, inalando l'aria pura a pieni polmoni. Si sent rinato, finalmente; d'improvviso, tutti i dolori che lo perseguitavano da quando era finito sul tetto del magazzino gli parvero semplici fastidi.
Non avendo preso il cunicolo prescelto inizialmente, si trovava dalla parte opposta rispetto a quella che aveva indicato ad Arrio e Nevia. Avrebbe dovuto fare il giro delle mura.
Ma dopo quello che aveva appena passato, era decisamente il meno, pens incamminandosi e continuando a farsi accarezzare il viso e la pelle offesa dalla lieve, fresca brezza notturna.
Come sta tua moglie, amico?, chiese l'ostaggio alla sentinella, provocando lo sconcerto di Arrio, che gi si vedeva fuori pericolo. A che gioco stava giocando quell'uomo?
Sta bene, grazie. E la tua? La lasci sola stanotte? Non temi che qualcuno te la soffi? Sai come sono le donne, io la mia la tengo al guinzaglio..., scherz l'altro, indirizzandogli un sorriso.
Eh, purtroppo sono costretto ad andare via... Non vorrei proprio, ma sono obbligato, dichiar l'ostaggio. Era evidente che gli stava lanciando dei segnali; restava da vedere se la guardia sarebbe stata sufficientemente sveglia da coglierli. Arrio riprese a spingere la punta del pugnale nel fianco del prigioniero. Ma non poteva esagerare senza rischiare di provocargli uno svenimento che lo avrebbe fatto cadere da cavallo, svelando la situazione.
Mi dispiace. Spero che non siano problemi grossi.... Si fece improvvisamente serio il soldato, guardando ora il nobile ora Arrio, e infine anche Nevia.
Questo ancora non lo so, rispose in modo sibillino l'uomo, che ormai si reggeva in sella a fatica.
... qualcosa che puoi dirmi?, insist quello. La conversazione, pens Arrio, stava assumendo toni preoccupanti. Spinse ancora con la lama, cambiando punto di pressione. La sua vittima sobbalz, ma se non altro cerc di non darlo a vedere.
Dobbiamo uscire, volete sbrigarvi? Non voglio arrivare a casa nel pieno della notte!, gridarono provvidenzialmente da dietro. Arrio vide che si era formata una piccola fila.
Fai scorrere! Fai scorrere!, grid l'altra sentinella, dal lato opposto della porta. Il compagno si rassegn e fece cenno ai tre di andare, continuando per a guardarli in modo perplesso.
Arrio si affrett ad allontanarsi e guadagn presto l'oscurit dell'aperta campagna, chiedendosi quanto avrebbe impiegato quella guardia a realizzare che il nobile era in pericolo. Lo obblig a un'andatura sostenuta, per mettere tra loro e la citt quanto pi spazio possibile. Ma non poteva neppure allontanarsi troppo, per non rendere ancor pi difficile il ricongiungimento con Muzio.
Quando mi lascerete andare?, gli chiese con voce strozzata il celtibero, ormai piegato su s stesso, quando ebbero percorso una distanza che Arrio stim di almeno un miglio. Doveva aver perso molto sangue e sembrava piuttosto debole.
Dovrei portarti con me, anzi ucciderti, per quello che hai tentato di fare alla porta, gli rispose. Ma sono un uomo d'onore. Quindi scendi da cavallo.
L'ostaggio lo guard disorientato. Scendere da cavallo? Vuoi che torni in citt a piedi?
E tu vuoi che ti lasci il cavallo, cos torni subito e organizzi un inseguimento? Forza, scendi ho detto.
L'uomo sospir e con grande fatica si lasci scivolare gi dalla sella. Quindi si accasci a terra. Cos mi condanni a morte..., mormor.
Vedremo. Se sei riuscito ad allertare i tuoi concittadini, presto ti raggiungeranno e ti porteranno in salvo. Altrimenti... ti toccher provare a tornare indietro con le tue forze, lo sfid.
L'uomo rimase a terra in silenzio, respirando affannosamente. Aveva la veste intrisa di sangue. Si rimise in piedi, alla fine, barcollando a lungo prima di ritrovare stabilit. Si volt verso di lui e disse: Siete con quel romano, vero?.
Arrio non rispose. Fece cenno a Nevia di andare, volt il cavallo, diede di sprone e si avvi al trotto, che presto divenne galoppo. Rallent solo quando stim di essere lontano a sufficienza dalla citt. Tenne in alto la torcia e scrut nell'oscurit, cercando i riferimenti di cui gli aveva parlato Muzio. Finalmente individu il profilo dell'altura piatta che costeggiava la strada e, aguzzando lo sguardo, vide anche i ruderi della torre.
Ecco il punto. Lo attenderemo l fino a domattina, disse a Nevia, poi abbandon la via e risal le pendici dell'altura. Quando giunse nei pressi dei ruderi, ferm il cavallo e scese di sella, poi si sedette con la schiena poggiata al muro diroccato e invit Nevia a fare altrettanto. Era stata esemplare, la ragazza: se l'erano vista brutta, eppure non aveva mai ceduto al panico. Ancora una volta era riuscita a stupirlo e se lui si era comportato con tanto coraggio lo doveva a lei: non poteva mostrarsi indegno di una donna tanto in gamba. Leuka sarebbe stata fiera di lui per come aveva protetto la figlia. Era un buon viatico per quello che li attendeva con Muzia, con o senza l'aiuto del suo padre ufficiale.
Te la sei cavata bene. Per essere un civile, voglio dire, gli disse Nevia non appena si sedette accanto a lui, sorridendogli con tenerezza. Anzi, un soldato di carriera non avrebbe saputo fare di meglio.
Arrio si scherm.  stata solo una tappa del lungo percorso che abbiamo intrapreso da quando abbiamo deciso di accompagnare tuo padre. Ma almeno adesso so di non essere solo un peso, per Muzio. E di averlo almeno ripagato in minima parte, proteggendoti, di tutto ci che ha fatto per me quando mi ha salvato.
Lei cambi espressione. Mi hai protetto solo per estinguere un debito, dunque?.
Lui le sorrise. Lo avrei fatto in ogni caso. Lo sai quanto sono affezionato alla tua famiglia..., specific in tono dolce, sentendo poi l'esigenza di aggiungere: ...e a te.
Alla ragazza quella puntualizzazione sembr far piacere. Appoggi la testa sulla sua spalla e chiuse gli occhi, lasciandosi vincere dalla stanchezza. Arrio prov una sensazione di benessere che non sperimentava da tempo: era la stessa che aveva provato accanto a Leuka. Si abbandon istintivamente a quel contatto, affondando il naso nei suoi capelli che, nonostante tutto ci che avevano passato nelle ultime ore, sapevano di buono. Le afferr la mano e gliela strinse, pur sentendosi in colpa: aveva la sensazione di tradire la memoria del suo grande amore, scoprendosi attratto da un'altra donna che, per giunta, era la figlia di quella che aveva amato.
Ma non era tutto. Fu sopraffatto dal rimorso per il segreto che conservava gelosamente dentro di s. Forse era opportuno che Muzio non sapesse di essere alla ricerca della figlia del suo migliore amico e non della sua: la figlia dell'uomo che lui aveva salvato e che lo aveva ripagato tradendolo, rubandogli la donna. Ma forse Nevia aveva il diritto di sapere che non stavano inseguendo sua sorella, bens la sua sorellastra. E che il vero padre era lui. In fin dei conti, tra la ragazza e il padre si era scavato ormai un solco abissale, che difficilmente avrebbe potuto essere colmato. Forse Nevia avrebbe capito quanto era stata sola la madre e quanto avesse bisogno di essere consolata e amata. E forse sarebbe stata addirittura contenta che fosse stato proprio lui a farla felice.
I suoi pensieri si fecero via via pi confusi. Lott per rimanere lucido, ma la tensione delle ultime ore e la stanchezza accumulata durante la fuga ebbero la meglio. Non era un soldato, per gli di! Non era addestrato per sostenere l'equivalente di una battaglia e poi rimanere sveglio a fare la guardia tutta la notte. Nella sua mente preda del sonno si susseguirono caoticamente le immagini di Leuka, di Muzia, del nobile che aveva preso in ostaggio, di Obila, della sentinella che aveva dei sospetti su di loro, di Nevia, del possibile arrivo di Muzio ma anche di quello dei cittadini... E spesso il volto di Leuka si trasformava in quello di Nevia, fino a sovrapporvisi in un continuo scambio di identit.
Si impose di alzarsi per mantenersi sveglio, ma poi si convinse che avrebbe resistito anche seduto. Prov a tenere gli occhi aperti, ma non appena la sua mente vagava altrove, le palpebre si abbassavano. Aveva disperatamente bisogno di riposo: se Retogene era vicino, non potevano lasciarselo scappare e non appena fosse arrivato Muzio sarebbero ripartiti alla ricerca della bambina.
Si lasci cullare dal ricordo di Leuka che lo accarezzava e lo baciava. Ancora una volta, vide che si trattava di Nevia e lott per estrometterla dai suoi pensieri. Ma poi cap di non essere pi in grado di scegliere. Non era pi lui a decidere quale spettacolo si teneva nella sua mente.
Tu... Sei il padre di Muzia?. Si sent strattonare. Apr a fatica gli occhi e incontr lo sguardo severo di Nevia. La sua espressione era ben diversa da quella che le aveva letto sul volto prima di perdere il controllo dei propri pensieri.
Come dici?, prese tempo.
Ti ho sentito, nel sonno, invocare il nome di mia madre... Tu l'amavi, vero?, insist lei. Nei suoi occhi vide lo stesso lampo d'odio che Nevia riservava al padre. Tuttavia non rispose.
Ammettilo! Le hai parlato, poco fa. Le hai detto che avresti salvato vostra figlia! Muzia e Muzio sono vostri figli?  per questo che sei venuto con noi?.
Avrebbe voluto dirglielo. Ma non cos. Non avrebbe mai voluto che lo sapesse in quel modo. Stava per risponderle, quando vide una massiccia sagoma che si avvicinava. Mise una mano sulla bocca di Nevia e gliela indic. Poco dopo, alla flebile luce della torcia che avevano appoggiato accanto a loro, presero forma i lineamenti di Muzio.
Arrio guard allarmato Nevia, intimandole con gli occhi di tacere. Lei annu e solo allora pot liberarle la bocca. Poteva solo sperare che l'amico non avesse sentito nulla. E che la ragazza non fosse tanto piena di rancore da denunciarlo al padre.
Ci siamo tutti, a quanto pare. Molto bene, si limit a dire Muzio. Il sibilo del vento, evidentemente, li aveva protetti, coprendo le loro parole.
Quel che importa  che ci sia tu, Scorticatore. Retogene ti aspetta: venite con noi. Una voce pi forte emerse dall'oscurit. Poco dopo, sei celtiberi con falcate e giavellotti puntati contro i tre romani si materializzarono tutt'intorno, le loro espressioni rese ancor pi truci alla flebile e tremolante luce della torcia.
Arrio guard sgomento Muzio, aspettandosi che l'amico reagisse trasformandosi nella belva che era capace di diventare.
Ma il veterano estrasse la spada dalla cintola e la lasci cadere a terra, alzando le mani.

14.

Nevia non sapeva se si sentiva pi sconvolta per ci che aveva scoperto di Arrio o per la comparsa degli uomini di Retogene. Nell'arco di pochi istanti, si erano infrante le poche certezze e le residue speranze su cui basava la propria esistenza. La figura di sua madre, cos stabile ed equilibrata, apparentemente integerrima e serena, nonostante il suo uomo l'avesse virtualmente abbandonata per anni, aveva ceduto il passo a quella di una donna fedifraga, disposta a farsi consolare dal primo venuto, ingannando compagno e figli; e Arrio, l'amico premuroso e onesto, si era rivelato un opportunista che aveva approfittato della solitudine della madre per illuderla, tradendo al tempo stesso il suo migliore amico e salvatore.
E ora, come se non bastasse, erano riusciti a sfuggire a un'intera citt che dava loro la caccia solo per finire nelle mani dell'uomo che cercavano da giorni. Questo pensava, mentre i celtiberi la facevano entrare nel cerchio di carri che il gruppo di Retogene aveva costituito come campo di riposo per la notte.
Da quando avevano iniziato a camminare, non aveva pi degnato Arrio di uno sguardo; in compenso, aveva tenuto gli occhi incollati al padre. Ma il veterano non aveva mostrato alcuna reazione significativa. Non aveva tentato di liberarsi lungo il tragitto - e l'uomo che aveva visto scannare tutti quei celtiberi poche sere prima forse era in grado di farlo - e non aveva mai cambiato espressione, conservando quella, impenetrabile e indecifrabile, che aveva assunto fin da quando i nemici erano emersi dal buio.
Nevia si guard intorno, sentendosi sempre pi in balia degli eventi. A parte alcune sentinelle di guardia lungo il cerchio, tutti gli altri componenti della banda dovevano essere a dormire dentro i carri; accanto ai mezzi c'erano solo, sdraiati sul terreno, alcuni di quelli che si erano uniti al capo in citt. Gli sguardi dei guerrieri ancora svegli confluirono tutti sulla massiccia figura del padre, e le loro espressioni erano inequivocabili: un sorriso feroce illuminava i loro volti nella penombra appena rischiarata dalle torce. Probabilmente gi pregustavano ci che gli avrebbero fatto. Ma il veterano non tradiva alcuna paura e si limitava a studiare il campo con occhio esperto, senza badare alle lance puntate costantemente contro di lui.
Li spinsero in direzione di un carro. Quando vi furono davanti, uno degli uomini entr e, poco dopo, usc accompagnato. Anche all'incerta luce della torcia, Nevia non ebbe difficolt a riconoscere Retogene, la cui figura statuaria l'aveva profondamente colpita a Obila.
Eccolo qui, lo Scorticatore!, esclam il capo celtibero, con lo stesso sorriso feroce degli altri al campo. Per essere un veterano, ti sei fatto fregare piuttosto facilmente....
Muzio rimase a lungo in silenzio fissando negli occhi il celtibero, prima di rispondere: Se lo dici tu....
Ma certo! Ora vuoi farmi credere che ti sei lasciato catturare apposta. Avrei fatto il tuo gioco, dunque..., continu a provocarlo Retogene.
Il veterano tacque. Poi disse: Mia figlia  viva?  qui?
Ho fatto il gioco di entrambi. Quando ho saputo che eri in citt, ho dedotto che fossi l per noi e che stessi inseguendo me; non ho avuto dubbi che riuscissi a scappare e ti ho aspettato, replic Retogene ignorando la sua domanda.
Sei tanto ansioso di morire, quindi?, rispose finalmente Muzio.
Retogene scoppi in una sonora risata. Ero ansioso di incontrarti, piuttosto. Perch credi che abbia lasciato viva una persona della tua famiglia? Sapevo che avresti fatto di tutto per recuperarla, dichiar soddisfatto. Ma evidentemente non  l'unica ancora viva... Sei stato cos gentile da portarmi un'altra figlia, a quanto vedo. Come ti somiglia, questa qui, aggiunse, fissando con sguardo perfido Nevia, che si sent rabbrividire.
Nessuno rispose, ma la sua battuta provoc le risate degli uomini intorno a loro.
Certo, come ti sei ridotto... Ora devi farti aiutare da una ragazzina... E poi da chi altro? Il suo fidanzato? Non mi sembra proprio un soldato, disse fissando Arrio.
Loro lasciali stare.  me che volevi, giusto?, replic Muzio, senza alcuna incrinatura nella voce.
Oh, s, ti volevo, e da molto tempo... Da quando hai esercitato tutto il tuo talento di aguzzino su mio padre, prosegu il giovane. Ricordi cosa hai fatto nel piccolo villaggio appena a est di Tamusia, undici anni fa, quando la tua unit lo ha occupato? Certo, non sar stata l'unica volta che hai compiuto quegli orrori... Immagina la mia gioia quando ho raggiunto la tua villa, Scorticatore!.
Nevia non pot celare il proprio sgomento. Allora era vero: il padre scorticava la gente.
Ah, vedo che tua figlia non era al corrente di quello che sei capace di fare, ironizz Retogene.
Non  come credi tu, intervenne Muzio.
S che lo . Sai, ragazza, i romani pretendono di volerci civilizzare, e poi lasciano uomini come tuo padre liberi di compiere brutalit inimmaginabili perfino per noi....
Adesso Nevia voleva sapere. Guard il celtibero facendogli capire che aveva tutta la sua attenzione.
Ma non c'era bisogno di incoraggiarlo. Arrivarono in piena notte. Tutta una centuria, inizi a raccontare. Quando si iniziarono a sentire le prime urla, mio padre mi disse di andarmi a nascondere. Avevamo un cunicolo scavato sotto casa, cui si accedeva da una botola. Mi disse di portarmi dietro le mie due sorelle, che erano pi giovani di me, ma la pi piccola, che aveva solo sei anni, si impunt per rimanere con mia madre. Riuscimmo a obbligarla a scendere, ma quando fui sotto al buio mi sfugg di mano e risal. Tornai indietro per riprenderla, ma quando sollevai la botola sentii violenti colpi alla porta d'ingresso e mio padre, non appena mi vide fare capolino, me la schiacci sulla testa, facendomi precipitare a terra. Ricordo solo che persi conoscenza. Quando rinvenni, sentii urla che non scorder mai... Riconobbi la voce di mia madre...insieme a quella di soldati che la insultavano e la deridevano.
Nevia si sent scossa. Not gli occhi del celtibero inumidirsi. Ma la sua espressione rimase di ghiaccio.
Non so quanto tempo rimasi di sotto, riprese Retogene. Non so quanto durarono le loro sevizie. Alla fine, quando il silenzio era calato da un pezzo, lasciai di sotto mia sorella e rialzai la botola. Mi ritrovai di fronte, sul pavimento, qualcosa che non seppi identificare, sul momento. Era un ammasso di poltiglia sanguinolenta, e solo quando mi issai su e vidi mio padre accasciato senza vita su una sedia, capii di cosa si trattava: era la sua pelle. Non glien'era rimasto un solo lembo addosso. Un lavoro da macellai. Ma le sue urla non le avevo sentite: non seppi mai a che punto della tortura era morto, ma non vi aveva dato soddisfazione!.
Nevia guard il padre con orrore, scuotendo la testa.
Non mi accorsi di mia madre, sdraiata sul pavimento poco pi in l. E solo in un secondo momento mi resi conto che respirava ancora, prosegu. Aveva gli occhi semiaperti e tentava di farmi dei cenni. Mi avvicinai a lei. Era quasi nuda, i vestiti strappati, e aveva il viso tumefatto, le cosce insanguinate e graffi e lividi su gambe e braccia. Non riusciva a parlare... e neanche io! Solo allora notai che, accanto all'uscio, c'era anche la mia sorella pi piccola... Appesa alla parete con un gladio conficcato nello stomaco! Feci per aprire la porta, sconvolto. Ma mia madre trov la forza di urlarmi di non farlo, di non uscire. Io aprii, ma poi mi fermai sull'uscio e vi vidi. Vidi te, Muzio Spurio! Eri l, a dare ordini in mezzo al villaggio, con il tuo elmo crestato da centurione; esortavi i tuoi uomini a fare nelle altre case le stesse cose che avevate fatto nella mia!.
Nevia era incredula. Prov pena per quell'uomo, prima di ricordarsi che aveva fatto anche lui la stessa cosa a sua madre e a suo fratello.
Mi hai visto davvero, celtibero? Sei sicuro che fossi proprio io quel centurione?, ribatt finalmente Muzio, che fino a quel momento aveva ascoltato in silenzio e immobile.
Retogene scoppi in una risata sprezzante. Era buio, ovviamente, e c'erano poche torce. Non ti ho visto in faccia, ma poi sono venuto a sapere che era la tua unit... e dopo sono andato a vedere nelle altre case. Gli uomini erano tutti nelle condizioni di mio padre, le donne tutte stuprate e uccise. E quando tornai a casa mia, anche mia madre era morta.
Stavolta Muzio non disse nulla. Si limit a guardare Nevia, che gli rivolse uno sguardo di totale disprezzo. Anche Arrio sembrava sgomento.
Ho giurato sui miei genitori, quel giorno, che mi sarei vendicato, Muzio Spurio. Quando sono diventato abbastanza grande per combattere, ho sperato di incontrarti in battaglia e di fartela pagare; ma quando ho saputo che ti eri ritirato, sono venuto a cercarti a casa e a fare alla tua famiglia quel che tu avevi fatto alla mia... ora far la stessa cosa a te! Le tue figlie dovranno vedere come ti ho ridotto, cos come io ho dovuto contemplare il corpo scorticato di mio padre, concluse con un brillio di trionfo negli occhi.
Muzio si sent pi che mai preda di sensazioni contrastanti. Avrebbe voluto dire a Nevia e Arrio com'erano davvero andate le cose quella volta al villaggio di Retogene. Avrebbe voluto sapere dov'era esattamente Muzia e se stava bene. E soprattutto, voleva sapere come avrebbe mai potuto uscire da quella situazione disperata.
E invece, non faceva altro che starsene accucciato, con il capo chino e la schiena poggiata al muro, le mani legate, in silenzio, ignorando ostentatamente la presenza degli altri due prigionieri. Li avevano sbattuti in un piccolo carro e nessun celtibero si era pi fatto vivo per il resto della notte. E adesso che i primi bagliori dell'alba filtravano dalla fessura del cuoio, il veterano si interrogava sul suo destino.
Ecco cosa eri impegnato a fare quando stavi lontano da casa e da noi..., mormor singhiozzando Nevia.
Le accuse di Nevia lo obbligarono a concentrarsi sulla mostruosa ingiustizia di cui era vittima. Non avrebbe mai pensato di soffrire cos nel sapere che nulla, qualsiasi cosa le avesse detto, l'avrebbe convinta a credergli. Cos tacque.
Hai ucciso tu mia madre e... Muzio, insist lei. Sei tu il responsabile di tutte le nostre disgrazie e sofferenze. E sono proprio quelli come te che hanno reso questa guerra eterna, infinita, e tanto feroce.
Per gli di, quanto gli faceva male sentirla parlare cos. Dovette compiere uno sforzo inaudito per non replicare.
Hai deluso mia madre, hai deluso tutti, infier la ragazza.
Muzio non ce la fece pi. Non dovresti credere alle parole di un celtibero, ribatt esasperato.
Ah s? E a chi dovrei credere? Alle parole di un uomo che dovrebbe essere mio padre ma che neppure conosco? O meglio, di un uomo che, per quel poco che ne so, odia a tal punto i celtiberi da essere capace di massacrare un'intera comunit sotto i miei occhi? Non ho visto quello che hai fatto alla famiglia di Retogene, ma ho visto cosa hai fatto al prigioniero che hai prelevato dal campo romano e a quelli che mi avevano sequestrata.
Adesso Muzio sentiva davvero il bisogno di parlare. E poco importava se Nevia non gli avesse creduto. Non nego di aver fatto cose orribili in questa guerra.  ci che ci viene richiesto, spieg. Roma sa essere tollerante e benevola con chi accetta la sua sovranit, ma spietata con chi la contrasta.  il principio su cui si regge la sua potenza. Ma a me non stava pi bene, per questo me ne sono andato dall'esercito. Per questo, e per stare con voi. Ne avevo abbastanza di essere parte, e perfino artefice, di quest'orrore. Ma quello no. Fino a quel punto non sono mai arrivato.
Certo, come no. C'era un altro centurione, alla guida della tua unit..., lo incalz lei.
Proprio cos. Quando mi dissero cosa dovevo fare, mi rifiutai, e il legato assegn temporaneamente la mia centuria a un altro centurione, che per evitare vendette da parte dei celtiberi, fece circolare la voce che ero stato io, le spieg. Poi  morto comunque in battaglia, e la verit non  venuta mai fuori tra i nemici. Quel nome mi  rimasto attaccato addosso per sempre.
Certo,  comodo sostenerlo adesso che quello l  morto!, insist Nevia. Ma io ho visto cosa sei! L'uomo che ho finalmente conosciuto in questi giorni, i primi che ho passato accanto a te da quando le guerre sono iniziate, corrisponde alla descrizione che ne ha fatto Retogene!.
I lembi del cuoio si aprirono lasciando entrare due uomini. I celtiberi lo sollevarono di peso e lo portarono fuori. Muzio trov il tempo di voltarsi e lanciare un'occhiata alla figlia, ma sul suo volto lesse solo disprezzo. Le sue parole non le avevano neppure insinuato il dubbio che Retogene si stesse sbagliando.
Era giorno, ormai. I celtiberi stavano finendo di consumare la colazione e molti stavano gi preparando i bagagli per rimettersi in marcia. Lo portarono di nuovo al carro di Retogene, obbligandolo a entrare. Dentro trov il giovane guerriero, insieme ad altri due compagni.
Muzio Spurio... Ti ho chiamato talmente tante volte col soprannome che ti sei guadagnato sul campo, che ho dovuto fare uno sforzo per ricordare quello vero, lo accolse il capo celtibero.
Non mi interessa. Adesso hai il tuo giochino. Fammi quello che vuoi, ma prima mostrami mia figlia, replic Muzio.
Retogene annu con un sorriso perfido. Oh s che te la far vedere, amico, mio... ma solo quando sarai nelle condizioni in cui io ho trovato mio padre, rispose. Io per mi preoccuper di fare in modo che tu sia ancora vivo, quando ti vedr. Mi sono esercitato, nel tempo, a imparare l'arte dello scorticamento. Qualche legionario privo di pelle lo avrai trovato, nel corso della tua fulgida carriera.
A Muzio vennero in mente le immagini di cadaveri di soldati romani spellati che aveva incontrato durante le sue missioni di perlustrazione. Adesso sapeva a chi ascriverli.
Legategli le mani dietro la schiena, voi due, ordin Retogene ai due guerrieri presenti, che eseguirono prontamente. Il carro, nel frattempo, inizi a muoversi.
Sar un lungo viaggio per entrambi, Scorticatore, prosegu il celtibero. Non ho intenzione di rinunciare alla tua compagnia tanto presto. Tu hai fatto il lavoro tutto in una volta, io invece lo far un pezzetto al giorno. E al termine del viaggio, il tuo soprannome passer definitivamente a me. Sar il tuo erede.
Muzio avrebbe voluto dirgli che non era stato lui. Ma non sarebbe servito. Neppure sua figlia gli aveva creduto. E Retogene si stava preparando da troppo tempo alla vendetta per farsi rovinare il suo progetto dalla semplice verit.
In fin dei conti, anche quel ragazzo era una vittima dell'orrore. Lo erano tutti, in fondo. E stava cercando solo una compensazione al proprio dolore, nel solo modo che i romani gli avevano insegnato.
Ma ci che contava era quello che gli aveva appena detto. Non aveva intenzione di ucciderlo subito. E la terribile prospettiva di essere scuoiato poco a poco era meno rilevante di fronte alla soddisfazione per aver guadagnato altri giorni di vita e, dunque, la possibilit di ribaltare la situazione.
Pertanto, il veterano guard negli occhi Retogene, annu e cos facendo lo sfid a iniziare. L'ispanico non si fece pregare. Prese un pugnale, poi si avvicin e, con la punta del coltello, gli lacer la tunica lungo il petto, lasciandolo scoperto. I loro occhi rimasero costantemente incollati, anche quando Retogene inizi a incidere in silenzio la pelle di Muzio sul pettorale sinistro. Il veterano strinse le labbra e si sforz di non cambiare espressione, a dispetto del dolore lancinante. Rimase immobile come una statua, ma ben presto le lacrime che non riusc a trattenere resero indistinta l'immagine di Retogene a un palmo da lui.
Non possiamo essere certi che lo rivedremo, te ne rendi conto?, disse Arrio a Nevia, pi che altro per rompere il tetro silenzio che regnava tra loro da quando Muzio era stato portato via. Anzi: da quando lei aveva saputo della relazione tra lui e sua madre.
E allora? Non possiamo farci niente, rispose la ragazza.
Puoi immaginare cosa gli stanno facendo..., insist.
Se l' cercata.
Arrio strinse i pugni. Non era il momento per guardarsi in cagnesco, maledizione. Ha detto di non essere stato lui....
Nevia fece una smorfia di disprezzo. E tu gli credi?  solo un codardo che non ammette le proprie colpe. Lo hai visto anche tu cosa  capace di fare a un uomo inerme, replic tagliente.
Arrio non pot fare a meno di pensare al modo in cui l'amico aveva ridotto il prigioniero prelevato dal campo romano. Le sevizie cui lo aveva sottoposto erano perfettamente in linea col racconto di Retogene, certo. Ma non lo erano con l'immagine che lui conservava di Muzio in Africa, quando gli aveva salvato la vita, e nella penisola iberica in seguito, quando lo aveva aiutato a costruirsi un'esistenza dignitosa e un'attivit. Un uomo capace di quegli slanci non poteva essere un aguzzino feroce e crudele come quello descritto dal capo celtibero, a meno che non ne andasse della vita di qualcuno cui teneva.
Ma forse si stava solo illudendo. Forse la guerra in Spagna lo aveva cambiato. Anche lui, in pochi giorni, aveva visto orrori inauditi, ed era possibile che anni e anni di quell'Ade in terra trasformassero un uomo in una belva senza cuore.
Ma in ogni caso, era la sola, credibile risorsa di cui disponevano per salvare Muzia.
Bisognava farlo capire a Nevia, troppo rosa dal rancore e dalla delusione per rendersene conto. Adesso non importa cosa pensi di lui... e di me. Ci che conta  che, se vogliamo avere una speranza di salvarci, e soprattutto di salvare Muzia, dobbiamo essere uniti. Tutti quanti, disse infine.
Prov a guardarla negli occhi, ma Nevia si ostinava a dargli le spalle, fissando la parete. Arrio avrebbe voluto avvicinarsi e accarezzarla, ma con le mani legate sarebbe apparso un po' goffo. Ed era improbabile che Nevia avrebbe gradito.
Siamo alla loro merc ora. E tutto questo non sarebbe successo, se mio padre non se ne fosse andato in giro a scuoiare la gente..., replic lei.
 inutile recriminare, ora. La sorveglianza  blanda, con noi. Non ci temono, non contiamo nulla. Gli interessa solo tuo padre. Forse potremmo inventarci qualcosa. Bisogna solo saper cogliere l'occasione.
D'improvviso, Nevia ruot su s stessa e lo fiss torva. Come l'hai colta tu con mia madre? C'era una donna da consolare e ne hai subito approfittato, vero? Non sei migliore di lui. Quella poveretta  stata davvero sfortunata, con gli uomini!, si mise a strepitare.
Arrio non avrebbe voluto affrontare quel tema proprio in quel momento. Ma, a quanto sembrava, Nevia era sconvolta e non riusciva pi a ragionare con lucidit. E non poteva permetterselo. Non in quella situazione. Tu non sai come stanno le cose, Nevia, mormor con dolcezza.
Ma cosa c' da sapere? Mia madre era una donna infelice, per colpa di mio padre, e tu ne hai approfittato. Facevi tanto l'amico, eri tanto premuroso verso di noi... ma avevi un solo scopo!. E scoppi in un pianto dirotto.
Arrio non riusc a resistere e si spost verso di lei. Non poteva cingerla, ma prov a toccarla sulla spalla per consolarla. Non appena la sfior, per, la ragazza rialz la testa e, con le mani legate, cerc di percuoterlo. Lo manc, ma ritent subito, mulinando le braccia congiunte e continuando a singhiozzare. Arrio si difese sollevando le braccia, su cui si abbatt la furia disperata della ragazza.
Sei come tutti gli altri! E io che credevo fossi disinteressato, buono, gentile... Sei marcio, come tutto quello che ci circonda in questa terra maledetta dove c' solo odio!, riprese a urlare Nevia.
Arrio attese che smettesse di gridare. Quando rimasero solo i singhiozzi, prov a dirle: Io e tua madre ci volevamo bene. E quando sono nati i due gemelli, siamo stati felici....
Lei lo guard a lungo, in silenzio. E stavolta il suo sguardo era diverso. Non c'era disprezzo. Arrio vi lesse pi delusione, fastidio...
Gelosia.
Probabilmente, si disse, non tollerava che la madre avesse amato qualcun altro oltre lei e i fratelli. Dopo che l'amore tra Leuka e Muzio si era spento, Nevia doveva aver creduto di essere l'oggetto principale dell'affetto della madre e adesso apprendeva che non era cos. Doveva detestarlo davvero tanto, ormai.
Pensi davvero che mia madre ti volesse bene? Lei amava mio padre!, reag ancora lei. Lo amava tanto, e quando lui l'ha ignorata si  vendicata tradendolo col primo che passava! Con quello che pi aveva a portata di mano...  sicuramente cos! Sei tanto stupido da non capirlo?.
Poi riprese a tempestarlo di colpi. Stupido, stupido, stupido, oltre che traditore! Ma come potevi pensare che amasse te, un omuncolo pavido, quando aveva amato un eroe, un soldato coraggioso e audace? Sei solo un povero illuso!.
Ma lui sapeva che non era vero. Non poteva essere vero. Lui e Leuka si erano amati davvero e i due gemelli erano il frutto dei loro profondi sentimenti. Avrebbe voluto dirglielo, ma in quel momento la fessura si apr. Un uomo dallo sguardo truce entr e avanz deciso verso Nevia, sferrandole un calcio sulla coscia.
Stai zitta, gallina! Non ne possiamo pi delle tue urla!, dichiar il celtibero.
D'istinto, Arrio sferr a sua volta un calcio, da seduto, verso le caviglie dell'intruso. L'ispanico perse l'equilibrio e fin a terra, ma si rimise subito in ginocchio con un ruggito e sfoder la falcata. Poi la punt alla gola del romano, spingendo a sufficienza da aprirgli una piccola ferita sotto il mento.
Prova ancora ad aggredirmi e questa testa te la stacco, romano, sibil il celtibero fissandolo con odio. Poi spost gli occhi su Nevia, la fiss a lungo in silenzio e si permise un sorriso malefico. Anzi, no: visto che ci tieni cos tanto da rischiare la vita per lei,  proprio con lei che me la prender. Stanotte potrei venire a farle visita... e costringerti a guardare come me la spasso. Magari un vero uomo potrebbe piacerle....
Arrio rabbrivid, ma intravide una possibilit di cavarsela. E continu a provocarlo. Tu provaci, bastardo, e vedrai come uscirai di qui, dichiar con il tono di voce pi truce di cui era capace e uno sguardo di sfida.
L'altro lo fiss con un sorriso sprezzante. Cerchi proprio guai per la tua ragazza, amico. Ne sei sicuro?, rispose l'uomo.
Sei sicuro tu che tua madre non abbia partorito un eunuco? Non hai gli attributi, quindi non puoi farle niente!, lo provoc ancora.
Nevia assunse un'espressione disperata e lo fiss come se fosse impazzito.
L'ispanico proruppe in una sguaiata risata. L'hai voluto tu. Stanotte assisterai a un bello spettacolo. E tu, ragazza, ringrazia questo idiota se diventerai una vera donna!, concluse, voltandosi e dirigendosi verso l'apertura, che si chiuse alle sue spalle.
Ma cosa hai fatto?, gli chiese Nevia, piangendo.  un modo per vendicarti di quello che ti ho detto? Sei tu il bastardo....
 un modo per uscire di qui, credimi. Il solo modo che mi venga in mente. E non permetter che ti accada nulla, se mi aiuti..., cerc di rassicurarla, sperando che lo ascoltasse.
Ma l'espressione di Nevia non cambi affatto. Il suo splendido volto era ancora deformato dalla delusione e dalla diffidenza.
Fallo per Muzia, Nevia, ti prego. Fallo per mia figlia! Fallo per tua sorella. Se anche non mi vedi pi come un amico, usami per salvare lei! Non hai altro modo. Non abbiamo altro modo se non quello di collaborare!, insist.
Ma lei continu a scuotere la testa e a piangere. Arrio sospir. Aveva poche ore per convincerla.
E se non ci fosse riuscito, niente e nessuno avrebbe pi potuto salvarli.
Muzio si ridest dal torpore nel quale, nonostante tutto, era sprofondato dopo aver subto le sevizie. Il bruciore al fianco, dove Retogene gli aveva prelevato un quadratino di pelle - il primo di molti, aveva detto con un sorriso maligno -, era stato insostenibile a lungo, ma ad un tratto aveva perso conoscenza, piombando in un dormiveglia agitato dagli incubi e dalle fitte.
Riapr gli occhi e cerc di ricostruire cosa stesse succedendo. Incroci lo sguardo truce del guerriero che gli avevano messo nel carro destinato alla sua custodia. Non lo avevano ricondotto in quello dove tenevano Nevia e Arrio ed era stato un bene: non avrebbe mai voluto farsi vedere ridotto cos da sua figlia.
Prov a sbirciare verso la fessura tra i due lembi frontali della copertura di cuoio per capire quanto tempo era rimasto addormentato o svenuto. Vide filtrare una debole luce e ne dedusse che stava sopraggiungendo il tramonto. A conferma della sua supposizione, sent il carro fermarsi. I celtiberi si stavano preparando alla sosta per la notte.
E la notte poteva rappresentare un'occasione per scappare.
Si guard il punto dove Retogene lo aveva scuoiato, ma non vide altro che una vistosa fasciatura intrisa di sangue. Lo avevano medicato bene per tenerlo in vita, affinch potesse sopportare tutte le torture che erano in procinto di infliggergli. Prov a muovere il busto per capire quanto dolore provava. Sent fitte penetranti, ma ricord di aver passato di peggio, nelle sue imprese belliche. Pi d'una volta aveva combattuto nonostante le pesanti ferite subite in battaglia, di cui conservava ancora le cicatrici. Aveva duellato in ginocchio nella mischia per uno squarcio alla coscia, o con il braccio sinistro dopo essersi rotto il destro; era sfuggito a un'imboscata, unico superstite del suo gruppo, correndo per un'intera giornata nella neve a dispetto di una caviglia slogata; si era caricato sulle spalle un commilitone ferito, trasportandolo per miglia e miglia dopo essersi ustionato un braccio; aveva salvato un soldato che stava per annegare nuotando nelle rapide nonostante fosse gi pieno di contusioni per una caduta a precipizio lungo un pendio montano... ed era uscito da Obila nonostante tutta la citt lo cercasse.
Pass in rassegna le sue imprese per darsi coraggio. La sua carriera era l a testimoniare, nella sua memoria, che nulla era impossibile. Nulla tranne, forse, liberarsi, liberare Nevia e Arrio e prelevare tutti insieme Muzia, concluse. Si maledisse ancora una volta per aver accettato che l'amico e la figlia lo accompagnassero. Adesso, se anche fosse riuscito a scappare, Retogene se la sarebbe presa con loro.
In ogni caso, avrebbe dovuto aspettare che fosse notte fonda, e che tutti dormissero. Ma questo voleva dire subire una seconda sevizia, farsi staccare un altro lembo di pelle, e ci lo avrebbe debilitato ulteriormente. Tuttavia non aveva scelta: doveva essere quella notte; se lasciava passare il tempo, non avrebbe pi avuto la forza per fare alcunch, se non compiacere il suo aguzzino.
Una donna fece capolino dalla fessura consegnando al guerriero due piatti di fagioli e pane, e il celtibero ne diede uno a Muzio. Il romano aveva le mani legate ma non ebbe difficolt a prendere il cucchiaio nella scodella e a usarlo per portare il cibo alla bocca. Poco dopo aver finito lo vennero a prendere. Due guerrieri lo prelevarono e lo riportarono nel carro di Retogene. Durante il tragitto, Muzio cerc di riconoscere il mezzo che ospitava Nevia e Arrio e gli parve di individuarlo. Retogene lo accolse gi col coltello in mano.
Dormito bene, romano?, lo provoc.
Meglio di te, che soffri di incubi fin da piccolo, reag sfidandolo.
Lo vide fremere di rabbia. Ma poi il giovane recuper la baldanza e presto la sua bocca si apr di nuovo in un ghigno feroce. Tu, invece, ora soffrirai di incubi a occhi aperti.
Muzio ostent sicurezza, stringendosi nelle spalle. E il gesto gli provoc una nuova fitta al fianco. Ma non importava. Retogene non si sarebbe mai privato della possibilit di torturarlo poco a poco uccidendolo subito. Ho passato di peggio, disse.
Aspetta a dirlo, rispose l'ispanico. Attese solo che sistemassero Muzio sulla sedia e gli legassero le mani dietro lo schienale, prima di avvicinarsi. Lo fiss per un istante, poi con un colpo secco tagli la fasciatura, che rimase appesa al corpo del romano solo sulla ferita. Retogene ne afferr un lembo e diede un violento strappo, provocandogli una fitta devastante, che lo fece accasciare sulla sedia.
Poi gli afferr i capelli e lo obblig a stare dritto. La carne viva si stir e il dolore si fece pi penetrante.
Lo hai fatto tu o lo hai fatto fare a qualche tuo galoppino? La fama da Scorticatore te la sei guadagnata o l'hai usurpata sfruttando le capacit di uno dei tuoi uomini?, gli chiese il celtibero sprezzante, facendogli danzare la punta del coltello davanti alla faccia.
Muzio non rispose. Cerc di ignorarlo guardando ostentatamente oltre l'interlocutore.
Rispondi, codardo! Assumiti la responsabilit delle tue azioni!, insist il giovane.
Ha importanza?, reag Muzio con noncuranza.
Retogene fece una smorfia. Per me ne ha.
Non sono stato io. Non c'ero neppure. Ma ora che ti conosco avrei voluto farlo personalmente. E non solo a tuo padre, ma a te e a tutta la tua famiglia. E magari al tuo popolo di folli, dichiar. Si rese conto che non lo stava dicendo per provocarlo. Lo pensava davvero. Ancora una volta, non riusciva a dominare quella brutalit che la guerra aveva sviluppato in lui fino a renderlo schiavo della violenza. Il tentativo di allontanarsene abbandonando l'esercito non era andato a buon fine, e adesso che era coinvolto in una vendetta privata emergeva pi forte che mai. Sua figlia aveva ragione: era dannato, ormai. E sapendo che Retogene non avrebbe cambiato la sua strategia, che aveva atteso fin troppo a lungo di mettere in pratica, non intendeva rinunciare a reagire: era possibile togliersi qualche soddisfazione anche nella sofferenza, in fin dei conti.
Retogene lo fiss a lungo, immobile, disorientato. Le sue certezze di una vita stavano vacillando. Muzio stava negando le responsabilit ma dichiarava apertamente che lo avrebbe fatto volentieri: era difficile non credergli.
Adesso sembrava lui la vittima, e il romano l'aguzzino.
Ma quando la lama inizi a graffiargli la pelle sul fianco opposto a quello dove si trovava la ferita, Muzio ebbe di nuovo ben chiari i loro ruoli. Retogene doveva aver concluso che, in mancanza di conferme, aveva comunque a disposizione una vittima cui far pagare le ingiustizie che riteneva di aver subto. All'improvviso, al dolore rinnovato sul fianco destro, se ne aggiunse uno nuovo su quello sinistro. Sent il coltello incidere la pelle e scalzarla un po' alla volta. Gli occhi gli lacrimarono per lo sforzo di sopportare senza muoversi: aveva imparato presto, nell'occasione precedente, che ogni movimento provocava un incremento del dolore, perch faceva perdere il controllo dell'incisione al suo aguzzino e la lama penetrava ancor pi in profondit.
Decise di fissare dritto negli occhi Retogene che, dal canto suo, era concentrato sul suo spietato lavoro. Ma quando il celtibero si accorse di essere fissato, abbozz un sorriso e inizi a guardarlo pi spesso, alternando momenti di stasi ad altri in cui proseguiva la sua accurata opera con perizia e attenzione.
Quanta pratica hai fatto per essere cos bravo?, riprese a provocarlo Muzio. Ma la voce gli usc strozzata e cap che era stata una cattiva idea: ogni parola pronunciata a fatica era una testimonianza della sua sofferenza, e quindi un motivo di soddisfazione per Retogene.
Ah, sapessi quanti ne ho scannati, dei tuoi uomini... Molti pi di quelli che avete trovato. Gli altri miei compagni tagliavano le teste, io la pelle. E quando non trovavo romani, scannavo maiali... tanto non c' differenza!, replic compiaciuto.
Muzio si sforz di sorridere alla battuta, ma non fu certo che il suo volto avesse espresso divertimento. Abbiamo... imparato a grufolare... da quando siamo in Spagna al posto dei punici. Da voi si impara... solo questo, ironizz, provocando un fremito nel braccio di Retogene, che caus vibrazioni pi incisive sulla lama.
Il romano decise che non era il caso di dire pi nulla. Retogene sbuff e torn a concentrarsi sul suo lavoro. Muzio sent grattare, spingere, resecare finch non ebbe la netta sensazione che un ampio lembo di epidermide si sollevasse dal tessuto sottostante. Il celtibero afferr con una mano la pelle che pendeva, mentre col coltello incideva in verticale un solco netto per completare l'opera.
All'improvviso, Muzio sent un violento strappo che gli mozz il respiro e gli strapp un profondo ruggito di dolore e disperazione. La sedia vibr e i due guerrieri dovettero bloccarlo perch non si rovesciasse a terra. Con la vista annebbiata dalle lacrime, Muzio riusc a vedere il ghigno di Retogene che gli mostrava, come al mattino, il lembo insanguinato che gli aveva staccato.
No, stavolta glielo aveva strappato, quella carogna. Aveva evitato appositamente di incidere l'ultimo pezzetto per poterlo tirare.
Dentro di s, lo ringrazi per avergli dato un altro motivo per vendicarsi.
E quindi, per sopravvivere.

15.

Il fruscio dei lembi di cuoio che si muovevano la fece sobbalzare. Nevia cap di dover prendere una decisione. Si era rifiutata di farlo per tutto il tempo dell'attesa, e ora le toccava prenderla in pochi istanti.
La figura possente del celtibero si deline nella penombra della notta fonda appena rischiarata dalla torcia che aveva in mano e dalla debole luce lunare. Nevia guard per un attimo Arrio. Si era svegliato anche lui, oppure non si era mai addormentato, e la fissava implorante. Torn a volgere la propria attenzione all'ispanico, di cui not il ghigno inquietante. Era chiaramente intenzionato a tener fede alla sua minaccia.
Ci sono molti modi di fare la guardia a due prigionieri, esord l'uomo. E uno  quello di tenervi compagnia come dico io.
Questo significava, si disse Nevia, che era il suo turno come sentinella; quindi non c'era nessun altro sveglio fuori dal carro. Aveva ragione Arrio: li reputavano cos poco pericolosi che avevano ritenuto un singolo guerriero sufficiente a sorvegliarli. Guard di nuovo l'amico e cap che aveva pensato la stessa cosa. Fino a quel momento, la ragazza si era rifiutata di prendere in considerazione i suoi suggerimenti non perch pensava di avere un'altra scelta, ma solo per non dargli soddisfazione: lo odiava per il suo opportunismo, e non voleva lasciarsi usare come era capitato alla madre.
Ma adesso che vedeva il guerriero incombere su di lei si rendeva conto che la sua era una posizione infantile e sterile. Per quanto spregevole fosse suo padre, era un uomo valoroso. Arrio stesso aveva dimostrato coraggio e spirito di iniziativa a Obila: se non fosse stato per lui, Nevia non se la sarebbe cavata. Adesso era il suo turno di dimostrare che in quell'assurda avventura lei non era un peso, ma un aiuto.
L'uomo sguain la falcata e la punt contro Arrio. Tu stai fermo e non fare un fiato. Qui nessuno mi biasimer se ti scanno come un maiale, gli intim.
Arrio si limit a fulminarlo con lo sguardo. Strinse i pugni e, per il resto, rimase immobile. Ma nei tratti del suo viso Nevia not una rigidit che tradiva la tensione.
E tu, ragazza, adesso farai tutto quello che ti dico, altrimenti il tuo bel visino sar irriconoscibile, tra poco. E ora daremo una bella lezione al tuo amichetto,  chiaro?, precis l'uomo puntando la lama contro di lei.
Nevia riflett qualche istante e annu, chiedendosi se sarebbe stata capace di fare ci che le aveva suggerito Arrio. Ci volevano fegato, sangue freddo, grande attenzione. Proprio allora l'amico le disse in latino, in modo che l'altro non potesse capire: Fallo, Nevia. Non permettergli di farti del male. Ne soffrirei, e se non ti importa di me, fallo per te stessa. Se non ti fidi pi di me posso capirlo, ma fallo per te stessa. E per Muzia.
Silenzio!, sibil il celtibero. Ti avevo detto di non fare un fiato!, e subito torn a rivolgere la lama contro di lui, graffiandogli il collo. Un rivolo di sangue and a macchiare l'orlo della tunica del romano.
Arrio chin il capo, apparentemente remissivo. Adesso toccava a lei. Il guerriero la afferr con la mano libera e la spinse nella parte opposta del carro, dove Nevia cadde sdraiata sulle assi di legno del pavimento. Poi si accovacci davanti a lei, frontalmente ad Arrio, in modo da poter controllare i movimenti di entrambi.
Nevia lo studi per capire come poteva sopraffarlo. Ma le sue speranze che si avvicinasse a lei disarmato si infransero immediatamente: il guerriero mantenne la spada nella destra mentre, dopo aver poggiato la torcia, con la sinistra prese a sollevarle il bordo inferiore della tunica. Nevia inizi ad avere paura: fino a quel momento, aveva pensato solo alle conseguenze di un suo tentativo di reazione e di fuga, ma adesso si rendeva conto che quell'uomo intendeva davvero violentarla.
Si accorse di tremare, il che provoc un sorriso ironico nel suo aguzzino. Lo sent armeggiare sotto la tunica. All'improvviso, percep un violento strattone e, un attimo dopo, il celtibero le mostr fiero il suo perizoma strappato. Nevia sent l'impulso di sottrarsi e, istintivamente, senza poter fare leva sulle braccia legate, prov a rotolare sul pavimento. Ma dopo il primo mezzo giro la sua guancia trov la lama del guerriero, che si piant sulle assi di legno un attimo prima che ci arrivasse lei.
Dove credi di andare, ragazza? Non vorrai privare il tuo uomo dello spettacolo, vero?, la minacci il celtibero. L'uomo la costrinse a risistemarsi davanti a lui, poi armeggi con il proprio perizoma sotto la tunica, calandolo fino alle ginocchia.
Nevia lo guard inorridita. Era gi eccitato. E non accennava a mollare la spada. Per darsi coraggio, si disse che godeva di un vantaggio indiscusso: quell'uomo la riteneva solo una donnicciola indifesa e spaurita; non sapeva che era stata addestrata dal miglior soldato di Roma e che aveva coltivato per tutta la vita la passione per le armi e per la lotta. Non si era mai messa davvero alla prova, se non per gioco, ma era venuto il momento di fare sul serio.
Aveva una sola possibilit: doveva cogliere l'istante esatto in cui lui tentava di penetrarla, l'attimo in cui sarebbe stato concentrato su qualcos'altro e meno attento a sorvegliarla. Mosse pi volte il bacino per renderglielo difficile, ma lui le accarezz la guancia con la punta della falcata, obbligandola a fermarsi. Poi si avvicin a lei con le ginocchia, le allarg le gambe e accost il proprio bacino al suo.
E torn a puntarle la lama sul viso.
Nevia fu costretta a rimanere immobile mentre il celtibero armeggiava con l'altra mano per indirizzarsi dentro di lei. Si sent sfregare in mezzo alle gambe, percep il contatto con qualcosa di duro e prov ribrezzo. La sensazione la spinse ad agire: non avrebbe avuto altre possibilit. Sollev lo sguardo verso il volto del celtibero, che stava bene attento a non perderla di vista. Ma proprio per questo, non riusciva ancora a penetrarla.
L'ispanico insist, ma senza esito, e alla fine dovette rassegnarsi. Chin il capo e guard tra le cosce della ragazza. Fu un attimo. Nevia si diede lo slancio e, con le mani legate e giunte, sferr un colpo al polso destro del suo aguzzino, facendogli saltare di mano la spada. Quindi si sollev e gli diede una testata sul naso, lasciandolo barcollante davanti a lei con la faccia insanguinata. Un istante dopo, al suo fianco comparve Arrio con la falcata in mano. Lei gli strapp la spada e, senza esitare, la conficc nello stomaco del celtibero. L'uomo la fiss incredulo, il sangue che fuoriusciva dalla bocca aggiungendosi a quello esploso dal naso.
Nevia estrasse la lama e lo trafisse ancora, e poi ancora e ancora, finch Arrio non le blocc il braccio. L'immagine della sua vittima le appariva ormai indistinta, dietro il velo di lacrime che le era sceso sugli occhi. Singhiozz, sussult e poi, quando si accorse che l'amico la stava abbracciando per consolarla, se lo scroll di dosso senza tanti complimenti.
Nevia si sent simile al padre. Ecco come riduceva la gente, una guerra infinita.
Fece un profondo sospiro per recuperare l'autocontrollo, avanz verso l'ingresso del carro, scost il lembo e guard fuori nel buio della notte. E ora?, chiese, pi a s stessa che ad Arrio.
Arrio prov ammirazione e paura al tempo stesso, dopo aver visto Nevia liberarsi del suo tormentatore. Il lampo di ferocia che aveva letto nei suoi occhi mentre riduceva a un ammasso di poltiglia sanguinolenta il celtibero gli aveva ricordato Muzio Spurio. Ma forse adesso serviva che fosse il pi spietata possibile. Pi di quanto sarebbe mai riuscito a essere lui, anche se c'era in ballo la vita di sua figlia. La parte pi difficile doveva ancora venire.
E ora, dici?  inutile cercare Muzia se prima non liberiamo tuo padre... Ammesso che sia in grado di aiutarci, replic alla domanda di Nevia.
Lesse fastidio, negli occhi della ragazza. Se la sapr cavare da solo. Se la cava sempre, lui, rispose.
Ma cosa dici? Abbiamo bisogno di lui!.
Lei lo guard in tralice. Lo hai tradito e adesso lo vuoi sfruttare? Facendogli credere che stiamo cercando sua figlia mentre  della tua che si tratta?.
Non ci si ragionava pi. Era sconvolta da quello che aveva fatto, dalla scoperta che il mondo, i suoi affetti, non erano pi ci che aveva sempre creduto. Arrio guard fuori e le indic un carro. Vedi l?  il solo carro dove ci sono due sentinelle.  sicuramente quello dove lo tengono prigioniero. Dobbiamo andare a liberarlo. Non  il momento per vendette o recriminazioni. Anche tu hai bisogno di lui, qualunque sia il tuo giudizio nei suoi confronti.
Nevia sospir. Riflett per qualche istante, poi dichiar: Come le avviciniamo? Ci riconosceranno da lontano.
Non  detto. Io potrei essere scambiato per il nostro amico, qui, rispose, indicando il cadavere. Mi avviciner a loro senza la torcia, cos vedranno solo un'ombra. Tu, nel frattempo, farai il giro all'esterno dell'anello di carri e quando sarai dietro di loro, colpiremo: io mi avviciner ulteriormente e ne colpir uno, tu farai altrettanto con l'altro, alle sue spalle.
Nevia riflett ancora, poi annu. Arrio le lasci la spada ed estrasse dalla cintola del celtibero il pugnale, che tenne per s. Discesero insieme dal carro, ma lei, seguendo le sue istruzioni, spar subito nel buio oltre la cintura difensiva. Il giovane guard con un sospiro i due guerrieri, che se ne stavano pigramente appoggiati alle rispettive lance ai fianchi del carro. Lasci la torcia a terra e si avvi lentamente verso di loro. Entr subito nell'oscurit al centro dell'anello e fece finta di sgranchirsi.
Te la sei fatta?, gli sussurr una delle due sentinelle.
Tu che dici?, replic badando anche lui a tenere bassa la voce.
L'altro guard compiaciuto il compagno al fianco. Beato te... E se ci scambiassimo? Vado al posto tuo e me la spasso anch'io..., propose.
E allora dovrei farlo anch'io, scusate!, intervenne l'altro.
Arrio allarg le braccia. Aspettate il vostro turno, tanto Retogene andr per le lunghe con quella carogna. Magari domani notte assegna il turno a uno di voi.... La necessit di mantenere il tono della voce a livello di un sussurro gli consentiva di camuffarla e di non farsi riconoscere.
Hai ragione! Far in modo di starci io, domani, dichiar il suo interlocutore principale.
Ah no, te la giochi con me, adesso!, protest il compagno.
Arrio vide un'ombra furtiva comparire alle loro spalle. Era il momento. Riprese ad avanzare. Ne vale la pena, vi assicuro, disse ancora per distrarli. Mise mano alla cintola, estrasse il pugnale e, non appena ebbe il pi vicino a portata di colpo, sferr un fendente deciso allo stomaco. In quello stesso istante, Nevia sbuc dall'oscurit e cal con decisione un fendente sulla testa dell'altro celtibero, spaccandogliela a met.
Arrio non riusciva ancora ad abituarsi a quella nuova versione della ragazza. Rimase per un attimo disorientato, mentre anche la sua vittima si accasciava a terra con un rantolo.
Quando si riprese, spost i due corpi sotto il carro e le disse: Rimani qui di guardia e avvertimi se si sveglia qualcuno. Io entro e lo porto via.
Lei si limit a fare una smorfia. Arrio recuper la torcia e sal sul carro. Una volta dentro, vide Muzio sdraiato a terra, il petto fasciato e gli occhi chiusi, respirare affannosamente. Gli parve subito conciato male: le fasciature erano intrise di sangue, e alla luce della torcia il colorito appariva pallido come quello di un morto. Era tutto sudato e sembrava invecchiato di colpo.
Gli si avvicin e lo scosse con delicatezza. Muzio apr gli occhi e fece un sobbalzo, che dovette provocargli un acuto dolore, a giudicare dall'espressione di sofferenza che gli si dipinse sulla faccia. Il veterano impieg un po' a riconoscerlo.
Ce la fai a venire via?, gli chiese Arrio.
Muzio sospir. Io non vengo via. Io li ammazzo tutti e mi prendo Muzia, mormor a fatica. Poi prov a tirarsi su issandosi sui gomiti ma un istante dopo, vinto dal dolore, si lasci ricadere sul pavimento del carro.
Ma non vedi che non ce la fai neppure ad alzarti?, replic Arrio. Ti aiuto io, andiamo. Quando ti sarai ristabilito penseremo a come riprenderci Muzia e vendicarti; tanto lo sai che non la uccideranno, finch servir come esca per attirarti da loro....
Non mi importa... A quel Retogene devo farla pagare..., insist Muzio, tentando di nuovo di tirarsi su. Rifiut l'aiuto di Arrio e fece da solo. Perlomeno riusc a mettersi seduto.
Gliela farai pagare... quando starai meglio.
Ora.
Arrio sent montare dentro di s un'ondata di rabbia. Ti interessa solo vendicarti per quello che ti ha fatto o vuoi salvare Muzia?, lo redargu. Io voglio salvare la bambina, quindi ti invito a non fare stupidaggini. E ora sbrigati, c' Nevia di guardia: se qualcuno si sveglia, capisce che non  un guerriero celtibero.
Muzio sembr rassegnarsi. Intanto usciamo da qui. Poi vedremo, disse infine.
Gli tese la mano e Arrio lo aiut a rimettersi in piedi. Il veterano barcoll un po', poi si pieg in avanti sofferente, continuando a respirare affannosamente. Arrio prese la tunica, che giaceva a terra, e lo aiut a indossarla. Fu un'operazione complicata per via dei movimenti limitati di Muzio, che imprecava e mugugnava a ogni istante. Poi cerc di sostenerlo mentre uscivano dal carro, ma ora il veterano lo respinse e volle fare da solo. Si cal a terra con gran fatica, molto lentamente, sbuffando e sudando, alimentando l'ansia di Arrio, che temeva di veder comparire qualcuno.
Nevia stava per dire qualcosa, ma quando vide in che stato era ridotto il padre ebbe il buon senso di richiudere la bocca senza proferire parola.
Ora noi due rimaniamo di guardia come le due sentinelle che abbiamo ucciso. Tu, Nevia, vai a prendere tre cavalli, ordin Arrio perentorio, raccogliendo le due lance dei celtiberi uccisi e dandone una a Muzio.
La ragazza esit, poi guard il padre, che annu. Dopo qualche altro istante di riflessione, si dilegu di nuovo nel buio.
 stata abile.  stata lei a liberarci, uccidendo un celtibero, disse Arrio a Muzio.
Non avevo dubbi.  mia figlia e le ho insegnato molte cose... quando c'ero, replic il veterano.
Una vena di rimpianto sembr affiorare sul volto triste di Muzio. Arrio si sent assalire ancora una volta dal senso di colpa per il modo in cui lo stava usando dopo aver tradito la sua amicizia. Nevia aveva ragione: si sent spregevole. Se fosse stato onesto, gli avrebbe detto la verit e avrebbe accettato l'idea di recuperare Muzia da solo.
Io non ho fatto quello di cui mi accusa Retogene. Muzio interruppe il flusso dei suoi pensieri. Te lo giuro sugli di, Arrio,  la verit. Sono diventato famoso per qualcosa che non ho fatto io.
Arrio lo fiss: forse era il dolore a rendere la sua espressione tanto disperata, ma lo aveva detto in un modo talmente sentito che era difficile non credergli. E non aveva neppure motivo di mentire, adesso.
Il suo senso di colpa si acu fino a diventare intollerabile. Per un istante, fu tentato di rivelargli la verit. Ma proprio in quel momento una sagoma usc da un carro a pochi passi dal loro. Rimasero immobili, appoggiati alle lance, assumendo un'aria indifferente. La figura lanci loro un'occhiata distratta e poi si spost in una posizione pi defilata, dove sembr dedicarsi a una semplice minzione. Arrio attese col cuore in gola, poi osserv l'uomo risalire sul carro senza degnarli di attenzione.
Aveva appena tirato un sospiro di sollievo, quando una nuova sagoma emerse dall'oscurit pi vicino a lui, facendolo sussultare. Riconobbe Nevia, dietro la quale intravide i tre cavalli. Si guard intorno e fece segno a Muzio di seguirlo. Poi chiese alla ragazza di aiutarlo e insieme issarono il padre in sella. Lo sforzo dovette costare molto dolore al veterano, che serr labbra e occhi, contraendo il viso in una smorfia e irrigidendo il corpo intero mentre tratteneva il respiro.
Infine montarono in sella anche loro e si diressero al galoppo verso la foresta che lambiva la strada dove si erano accampati i celtiberi. Ma Arrio not subito che Muzio si reggeva a stento sul cavallo.
Si chiese quanto avrebbero impiegato i celtiberi a raggiungerli, in quelle condizioni.
Muzio fece forza sulla gamba sinistra per evitare di cadere di sella. Cerc di recuperare stabilit, ma si rese conto che ogni volta diventava pi difficile. La testa gli girava vorticosamente, la vista era sempre pi offuscata, le membra erano intirizzite dal freddo notturno e il corpo, indebolito dalle sevizie e dalla perdita di sangue, non rispondeva pi ai comandi di una mente annebbiata.
Eppure, non voleva lasciarsi sfuggire Retogene.
Fermi... Non... non allontaniamoci troppo. Non ho intenzione di perderli di vista, mormor, solo per accorgersi subito dopo che accanto a lui non c'era nessuno.
E neppure davanti, si rese conto.
Strinse gli occhi per mettere a fuoco. Finalmente intravide le sagome dei due compagni di viaggio, che facevano l'andatura. Stava perdendo terreno, e Arrio e Nevia avevano fretta di mettere tra s e i celtiberi la maggiore distanza possibile, nel timore di essere raggiunti. Ma lui sapeva che Retogene non si sarebbe dannato l'anima per inseguirli: il giovane capo ispanico era sicuro che lui sarebbe tornato. Per recuperare Muzia o anche solo per vendicarsi. Loro due erano stati forgiati in profondit dalla guerra: sapeva riconoscere uno come lui, quando lo vedeva. Un uomo che non poteva pi vivere senza combattere, odiare, sfogare la rabbia accumulata in anni di ingiustizie, subite e perpetrate, al punto da non dare pi importanza alla causa delle proprie azioni.
Nulla avrebbe consentito loro di sfuggire al destino che una vita di orrore aveva forgiato per entrambi. Ci che gli era successo da quando aveva lasciato l'esercito ne era la prova.
Diede di sprone per raggiungere Arrio e Nevia. Gli cost fatica mantenersi in sella, non appena il cavallo diede lo strattone per aumentare l'andatura. Ma in breve li raggiunse. Fermiamoci. Siamo lontani abbastanza. E quando mi sentir meglio riprender la caccia.
Tu sei pazzo... Devi rimetterti. Non ti reggi in piedi, rispose subito Arrio.
Tu non sai niente delle capacit di recupero di un soldato. Vai via, se vuoi. Io rimango qui. Domani notte star gi meglio e potr agire, replic, pi che altro per convincere s stesso. Per come si sentiva in quel momento, era consapevole di non poter affrontare neppure un bambino. Ma faceva affidamento sul proprio odio, il miglior propellente che avesse mai conosciuto per far compiere a un uomo ci che non riteneva in grado di fare.
Anche io rimarr, a dispetto di quanto mi fai schifo. Muzia per me  una priorit, gli fece eco Nevia.
Muzio sent lo stomaco contrarsi, ma stavolta il dolore non era fisico. Le parole della figlia gli facevano male. Ti ho detto che Retogene si sbaglia. Io non c'entro niente con la sua sventura, ribatt senza troppe speranze di convincerla. Stava imparando a conoscerla, e sapeva che non avrebbe cambiato idea tanto facilmente.
Nevia glielo conferm immediatamente. Non ti blandir solo perch voglio che liberi Muzia, io, ribatt gelida. Se ci riusciremo, non avrai la mia gratitudine, visto che sei tu la causa di tutto. E neppure il mio perdono, ovviamente.
Muzio la fiss senza riuscire a riconoscerla. Non c'era pi niente, nei tratti del suo viso, che gli ricordasse la bambina che portava a cavalcare da piccola e alla quale insegnava a maneggiare una spada o a tirare con l'arco. Ma neppure di quella ragazza, radiosa e aggraziata, che aveva visto sposarsi solo poco tempo prima.
La guerra aveva gi cambiato anche lei.
Almeno allontaniamoci un po', maledizione!, intervenne ancora Arrio. Qui siamo proprio alla loro merc. Vuoi che Retogene non abbia gi sguinzagliato qualcuno alla nostra ricerca?  l'alba, ormai, e si saranno accorti che siamo scappati. Ci siamo lasciati dietro tre cadaveri....
Muzio lo ignor. In quel momento gli interessava solo Nevia. Io invece ti sono grato. Mi avete liberato, avete meritato di venire a salvare Muzia. E io posso solo ripagarvi facendo di tutto per liberarla, le disse.
Ma l'espressione della ragazza non si addolc. Io non volevo farlo. Arrio mi ha convinta che una belva feroce come te pu essere utile per salvare mia sorella, ribatt. Ma sono d'accordo con Arrio: qui siamo troppo esposti, riprese Nevia. Per colpa tua, che ti muovi come il vecchio che sei, non abbiamo fatto neppure mezzo miglio dal loro campo, secondo me. Quindi dobbiamo muoverci ancora, ma di sicuro tu vuoi fermarti perch non ce la fai, e solo per questo.
A quanto pareva, voleva ferirlo in ogni modo possibile.
Dammi un celtibero e vedrai se non ce la faccio, disse istintivamente, rendendosi subito conto di quanto fosse puerile la sua considerazione. Ma si stava accorgendo ogni momento di pi di quanto lo sconvolgesse l'idea che Nevia si era fatta di lui. Gli importava. Gli importava eccome ci che pensava di lui. Quando le aveva insegnato a combattere, da bambina, lo aveva fatto perch lei crescesse nel culto del genitore, perch apprezzasse quello che lui faceva per Roma. E adesso che non aveva pi un figlio da crescere come un soldato n degli ideali da trasmettere, ora che aveva perso il resto della famiglia, lei era tutto ci che gli rimaneva per non considerarsi un fallito. E vedere che lo odiava per l'unica cosa di cui non era responsabile lo consumava.
Cosa vuoi fare... Ma non vedi come sei ridotto?, continu a umiliarlo lei. Temevi che noi due fossimo un peso, ma adesso sei tu il peso! Dovrei abbandonarti come tu hai abbandonato la tua famiglia e la tua donna, spingendola tra le braccia di un altro! E dovrei lasciarti qui in balia dei celtiberi cos come tu hai lasciato la tua famiglia alla loro merc!.
Quelle parole lo ridestarono all'improvviso dalla prostrazione in cui stava sprofondando. Fiss Nevia incredulo. Cosa? Tua madre... aveva un amante?, mormor.
Le hai lasciato scelta?, infier lei. Non stai cercando tua figlia, idiota... Stai facendo il favore a un altro, troppo vigliacco per dirtelo!.
Muzio dovette tenersi saldo in sella per non cadere. Gli alberi tutt'intorno presero a girare all'impazzata, come se fossero stati risucchiati in un vortice.
Cerc di recuperare lucidit. Nevia gli stava dicendo che non solo Leuka non gli era stata fedele, ma che Muzia... anzi, a quel punto i due gemelli, non erano figli suoi ma di quella relazione... Gli parve di cogliere un sorriso feroce impresso sul volto della ragazza, che sembrava trarre piacere dalle sevizie che gli stava infliggendo. Ed erano sevizie non meno devastanti di quelle che aveva subto da Retogene.
Guard Arrio per cercare la sua comprensione. Lo vide afferrare il braccio di Nevia e scuotere la testa. Lei guard l'amico con disprezzo.
E all'improvviso, Muzio cap perch Arrio era venuto con loro.
Muzia...  tua figlia, vero?, biascic, scandendo ogni parola con difficolt.
Arrio evit di guardarlo. Abbass il capo e continu a scuotere la testa.
Era abbastanza. Muzio diede di sprone e scatt verso di lui senza badare al dolore. Quando il suo cavallo fu vicino a quello dell'amico, spicc un salto e gli piomb addosso. Caddero a terra insieme. L'impatto fu devastante per le sue ferite, che sprigionarono fitte sempre pi intense. Ma quelle esplosioni di dolore non fecero altro che alimentare la sua rabbia. Mise Arrio supino, si piazz in ginocchio e, lanciando un ruggito, lo invest con un violento pugno in pieno viso. Il giovane sembrava gi tramortito dalla caduta e non oppose resistenza, cos il veterano continu a martellarlo con entrambe le mani, scaricando su di lui tutta la forza che gli era rimasta. E a ogni colpo scopriva di avere energie insospettate.
La faccia di Arrio si trasform presto in una massa sanguinolenta, nella quale si confondevano, di volta in volta, i tratti di Arrio stesso, di Retogene, di Mancino, di Leuka che lo aveva tradito, e di tutti i guerrieri che avevano cercato di ucciderlo in battaglia, nelle imboscate, in duello. Muzio si sent afferrare da dietro, ma con una possente scrollata di spalle si liber.
Basta! Basta! Cos lo uccidi, pazzo!, sent urlare da una voce lontana. Poi si accorse che era Nevia, e che si trovava al suo fianco. Ma prosegu implacabile la sua opera di demolizione, continuando a tempestare di pugni Arrio, che non si muoveva pi, se non per i sussulti provocati dai tremendi impatti con le sue nocche spellate e insanguinate.
Le grida di Nevia continuarono a risuonargli nelle orecchie, le sue mani cercarono ancora di fermarlo, ma inutilmente. Poi la vide sollevare la spada afferrandola per la lama. Cap che voleva colpirlo, ma non fu abbastanza veloce da schivare il colpo. Il manico dell'arma gli arriv sulla nuca, e fu come se la testa gli esplodesse. Si abbandon all'incoscienza e in un attimo tutto si spense.
Quando torn in s, la prima cosa che not fu che era pieno giorno. Doveva essere rimasto svenuto a lungo: ricord poco a poco di aver perso conoscenza a causa di Nevia, ma le notti insonni e la perdita di sangue dovevano avergli chiesto il conto, prolungando la sua incoscienza. Ramment anche il motivo per cui la figlia era arrivata a colpirlo e sent le viscere torcersi dentro lo stomaco.
Il secondo elemento che gli salt agli occhi fu che si trovava su un carro. Un carro scoperto, che gli permise di notare la quantit di uomini che lo circondavano. Strizz pi volte gli occhi per mettere a fuoco e solo in un secondo momento si rese conto che erano soldati romani. Si iss a sedere con grande fatica e cerc Nevia e Arrio, ma non vide n l'una n l'altro. Solo soldati.
Centurione! Ti sei svegliato!, sent gridare. Si volt e vide un legionario venirgli incontro, subito seguito da un altro. Quando furono vicini, li riconobbe come suoi subalterni di un tempo.
Ma... cosa fate qui?, chiese subito.
Mi dispiace dovertelo dire, signore, ma... dobbiamo arrestarti per ordine del pretore Mancino. Sai, per aver sottratto un prigioniero che era sotto la custodia della legione..., rispose uno dei due.
Muzio non riusciva a capire. Siete... venuti fin qui in forze per arrestarmi?
No, in verit no, precis il soldato. Eravamo sulle tracce della banda che aveva razziato la provincia e li abbiamo raggiunti. Poi dai boschi  spuntata una ragazza che ha detto di essere tua figlia, e ci ha chiesto aiuto per un vostro amico ridotto male. Ma non ci ha detto niente di te: ti abbiamo trovato perch stavamo rastrellando la foresta in cerca dei celtiberi fuggitivi.
L'attenzione di Muzio fin per convogliarsi su uno solo degli aspetti cui aveva fatto riferimento il legionario. Non gli import pi che Nevia lo avesse lasciato a marcire nel bosco, n che Mancino intendesse arrestarlo. Quel che gli premeva era di sapere se era stato privato della sua vendetta, adesso.
Li avete presi?, si limit a chiedere.
Quasi tutti. Gli siamo piombati addosso poco prima dell'alba e li abbiamo massacrati. In pochi si sono arresi.
Non chiese se avevano trovato una bambina romana. Non si preoccup di sapere se Muzia era stata uccisa insieme ai celtiberi. Diede per scontato che ci avesse gi pensato Nevia. Si interrog sgomento, invece, sullo scopo che ora avrebbe avuto la sua vita senza la possibilit di far pagare a Retogene tutto quello che gli aveva fatto. Qualcun altro, a quanto pareva, si era arrogato il diritto di uccidere il giovane celtibero: magari un insignificante legionario per cui la morte del capo ispanico non aveva pi valore di quella di un altro. E non lo sopportava.
Quindi  finita? Avete sgominato tutte le bande che avevano invaso la provincia?, chiese infine, scorato.
Pare di no, replic il soldato. Il loro capo  riuscito a fuggire con un piccolo gruppo di aderenti e i suoi familiari pi stretti. Cos almeno ci hanno detto i prigionieri. E, mi spiace dovertelo dire, tua figlia ci ha detto che si  portato via sua sorella. Lo so che  il motivo per cui ti trovavi qui; e anche il motivo per cui hai rapito quel prigioniero dal campo....
Ma Muzio non lo ascoltava gi pi. Tir un sospiro di sollievo e si rilass. Nessuna risposta avrebbe potuto confortarlo di pi.
La caccia continuava, in un modo o nell'altro.

16.

Quattro anni dopo.

Via di qui tu! Dovresti saperlo che il console non vuole meretrici al campo! Ormai dovrebbe saperlo tutta la penisola!, url il centurione sferrando un calcio all'uomo che le sentinelle avevano bloccato appena davanti alla porta di accesso al vallo romano.
Ma forse se il console ne gradisse un paio tutte per s..., azzard il lenone, indicando il carro vicino a lui, dal quale fece capolino una donna scollacciata e pesantemente truccata, il cui aspetto non lasciava dubbi sul suo mestiere.
A Muzio venne da sorridere. Il lenone doveva essere proprio uno sprovveduto per proporre una cosa del genere a un uomo come Scipione Emiliano. Subito dopo, infatti, il centurione gli diede un violento spintone che lo mand a ruzzolare tra la polvere, ai piedi del carro con la sua merce. Subito tre donne cinguettanti uscirono dal mezzo e aiutarono il loro padrone a rimettersi in piedi. L'uomo, ferito nell'orgoglio, le allontan stizzito.
Se riferissi la tua proposta al console, ti farebbe giustiziare su due piedi, tu e le tue puttane! Ne ha mandate via duemila, di queste qui, e non ne vuole altre tra i piedi. Vattene!, tagli corto il centurione.
L'uomo non se lo fece dire un'altra volta. Cercando di assumere un atteggiamento fiero, petto in fuori e mento in avanti, fece cenno alle sue donne di risalire sul carro e poi mont a cassetta accanto allo schiavo guidatore, cui ordin di partire. Entro breve tempo il mezzo era gi una piccola sagoma contro l'orizzonte.
Ma guarda chi si vede! Muzio Spurio!, esclam l'ufficiale vedendo arrivare il veterano.  un vero piacere... Non vorrai mica fregarci un altro prigioniero, vero? Scipione non  Mancino e stai pur certo che non te lo consentirebbe! Adesso qui  un'altra musica e una sentinella che si lascia scappare un prigioniero ha vita breve....
Muzio si avvicin all'ingresso del campo. No, no, niente di tutto questo. Al contrario, voglio mettere la mia esperienza al servizio del console anzi, visto che finalmente abbiamo un comandante degno della nostra tradizione, dichiar con sincera convinzione. Aveva militato sotto le insegne di Scipione Emiliano nove anni prima, all'epoca della conquista di Cartagine, e ne andava ancora orgoglioso. Se c'era un comandante in grado di risolvere una volta per tutte quella guerra infinita, era proprio lui, e non a caso, aveva sentito dire, a Roma lo avevano voluto a furor di popolo.
Non potr che esserne contento!, disse il centurione. Anche se ha ripulito per bene l'esercito e ha fatto rigare dritto tutti come non succedeva qui in Spagna dai tempi di Catone, servono elementi cui non bisogna insegnare nulla. Quelli l sono davvero tosti..., precis, indicando la sommit della collina boscosa su cui sorgeva la capitale degli arevaci, l'inespugnabile Numanzia, che i romani avevano circondato.
Hanno anche dalla loro il vantaggio dello scacchiere..., comment Muzio osservando l'altura, accanto alla quale passavano due torrenti che assicuravano acqua ai difensori, insieme al fiume di cui erano affluenti, il Duero, che scorreva poco oltre e che aveva sempre garantito agli arevaci le comunicazioni con i vicini vaccei. Anche le mura della citt erano imponenti, ben pi di quelle degli altri centri iberici: blocchi di pietra grezza sovrapposti per un'altezza che doveva superare quella di tre uomini uno sopra l'altro, costituivano una barriera assai difficile sia da superare con le scale che da infrangere con le macchine da lancio. La folta presenza di boschi tutt'intorno e il pendio scosceso, inoltre, impedivano la costruzione di rampe per l'accesso di macchine di approccio come le torri mobili.
Conquistare una roccaforte del genere avrebbe nobilitato la carriera di Scipione al pari del suo successo con Cartagine, si disse Muzio, chiedendosi in che modo il condottiero pensasse di riuscirci: in molti avevano fallito, fino ad allora.
Il centurione sembr interpretare i suoi pensieri. Il console ha deciso di risparmiare vite umane in inutili assalti. Quando siamo arrivati qui, gli arevaci ci hanno aggrediti e ha dovuto faticare per arrestare la fuga dei nostri: non sono pi abituati ad affrontare il corpo a corpo, dopo anni di inattivit davanti alle mura. Cos ha deciso di prendere i celtiberi per fame, gli spieg mentre camminavano verso il praetorium.
Muzio annu e constat che il console stava facendo le cose come si doveva. Da lontano aveva gi notato che aveva posto una serie di accampamenti lungo tutto il perimetro dell'altura su cui sorgeva la fortezza e li aveva uniti con un vallo continuo ancora in costruzione. Dall'interno, adesso, poteva esaminare la qualit delle fortificazioni. Sia il campo che la cintura di collegamento erano costituiti da un terrapieno su cui era stata eretta una palizzata, di fronte alla quale correvano ben due fossati. Poco oltre, forse duecento passi, si estendeva anche un muro di pietra, che provvedeva alla difesa delle truppe da eventuali assalti da tergo, ad opera di eventuali eserciti di soccorso. Lungo il muro, oltre il cammino di ronda, si stagliavano numerose torri a due livelli, molte delle quali contenevano al primo piano delle macchine da lancio.
Notevole eh?, disse l'ufficiale, interpretando di nuovo i suoi pensieri. Con Mancino o Pompeo non si  mai vista roba del genere....
Neanche quella roba, se  per questo, aggiunse Muzio, indicando con un cenno del capo un gruppo di legionari che stava rientrando in quel momento dalla porta. Ciascun soldato portava sulle spalle un sacco di frumento e sette paletti. Quando lo facevo io con la mia unit, i tribuni mi dicevano che ero matto a stancare cos i legionari....
Ah, adesso lo devono fare tutti! Il console ha fatto vendere tutte le bestie da soma, sostenendo che non intendeva sollevare i soldati dall'incombenza di portare pesi. E lo ha fatto subito dopo aver cacciato dai campi tutte le meretrici, i lenoni, le fattucchiere, gli indovini e perfino i commercianti, rispose il centurione.
Un cambio radicale di politica rispetto ai predecessori....
Puoi dirlo forte!, asser quello. E ha messo subito alla prova i legionari, facendoli marciare sotto la calura estiva nei territori dei vaccei, per dissuadere quel popolo dal portare aiuto ai numantini, stavolta. Avresti dovuto vedere: durante la marcia, bastonava personalmente i soldati che uscivano dai ranghi e frustava gli ausiliari. E appena arrivati qui, ci ha messi tutti sotto a lavorare per erigere queste fortificazioni; tra un po' non potr passare neppure uno spillone.
Neppure a Cartagine ha eretto barriere cos accurate....
Abbiamo iniziato da poco. Prevediamo una cinta di sei miglia, per un totale di trecento torri tra i sette campi che abbiamo disposto intorno alla citt. In uno dei fiumi pi vicini all'altura si  formato un lago perch il muro ha fatto da diga: abbiamo quasi interrotto ogni comunicazione con l'esterno; vedrai che tra un po' gli arevaci non avranno altra scelta che arrendersi o morire di fame, prosegu il centurione.
Le parole del graduato fecero correre a Muzio un brivido lungo la schiena. Per lo scopo che lui si era prefissato, andava bene che nessuno si allontanasse pi dalla citt. Meno bene andava che morissero di fame. Ma c' ancora il Duero. Quello  un fiume grande che non si pu bloccare e da l i vaccei potranno sempre rifornire i numantini..., obiett.
L'ufficiale fece una smorfia ironica. Vieni, ti mostro una cosa, disse spostandosi verso il vallo dell'accampamento. Lo condusse sul cammino di ronda e poi su una delle torri che i legionari avevano terminato di costruire e, una volta a ridosso del parapetto, gli indic il fiume. Muzio not due torri sulle opposte sponde, unite da una linea di tronchi sospesi a mezz'aria. Altrove, i legionari stavano costruendo ponti di barche per assicurare i collegamenti tra le due rive.
Da qui non puoi vederlo, ma da quella linea di tronchi pendono coltelli e punte di lancia, gli spieg il centurione. Ora non potr pi passare alcuna nave da l. Questo s che  un vero assedio, anzi un blocco totale!, aggiunse ridiscendendo la torre e tornando al pianterreno. Di l i due ripresero la via pretoria.
Voglio che tu sappia che io sono tra quelli che ha considerato un'ingiustizia ci che ti  successo... Quei mesi di galera, intendo..., si sent in dovere di dire l'ufficiale.
Lascia stare.  durata poco, Muzio si strinse nelle spalle.
 stata una vergogna. Un soldato come te... Poteva farlo solo un imbecille come Mancino. Per fortuna  caduto in disgrazia presto e ti hanno liberato!.
Che fosse un idiota non c' dubbio, si limit a rispondere Muzio. Il pretore aveva dato il peggio di s mentre lui era agli arresti. Gli accorgimenti adottati da Scipione, infatti, erano anche la conseguenza di quello che era successo sotto il suo predecessore, che si era fatto sorprendere da un esercito di soccorso dei vaccei mentre era impegnato in un blando assedio a Numanzia. Invece di affrontare lo scontro su due fronti, per paura di farsi stringere contro le mura, si era affrettato a levare le tende e a guidare l'esercito verso l'Ebro. Non era neppure riuscito a seminare gli inseguitori, che alla fine lo avevano circondato, facendo prigionieri ben ventimila romani. Grazie ai buoni uffici del suo tribuno Tiberio Gracco, che aveva molte clientele in Spagna, Mancino aveva stipulato una pace piuttosto umiliante per i romani, che se non altro aveva salvato le vite dei legionari caduti nelle mani dei celtiberi. Ma il senato aveva disconosciuto l'accordo, soprattutto per insistenza dello stesso Scipione Emiliano, e alla fine a pagare era stato soltanto il comandante, consegnato senza tanti complimenti agli stessi arevaci.
Un vero peccato che tu non ci fossi, davanti alle mura di Numanzia, quando Mancino  stato consegnato ai difensori, prosegu l'ufficiale. Ti saresti tolto una bella soddisfazione.
So che non lo hanno voluto neppure loro..., intervenne Muzio.
Proprio cos! Lo hanno lasciato un'intera giornata davanti alle mura della citt, in tunica e con le mani dietro la schiena. Riesci a ricordare un comandante romano che sia stato altrettanto umiliato?, concluse con una risata l'altro.
Ma Muzio non sorrise. Non gli importava nulla del destino di Mancino e degli altri incapaci che lo avevano seguito nei due anni successivi, prima che Scipione prendesse in mano le redini dell'esercito romano in Spagna. Prima di entrare nel praetorium e incontrare il pi grande generale dell'epoca, si sofferm a pensare al motivo per cui era davanti alle mura della pi imponente roccaforte della penisola iberica.
Dopo tre anni di vane e solitarie ricerche, era il solo posto dove poteva essersi rintanato Retogene.
L'uomo che aveva spazzato via dalla faccia della terra la storica antagonista di Roma, Cartagine, il nipote del pi grande condottiero che l'Urbe avesse mai avuto, era decisamente invecchiato dall'ultima volta che Muzio lo aveva visto. Alle soglie dei cinquant'anni, era completamente calvo, ma il veterano sospett che si rasasse del tutto per evocare l'immagine del suo ancor pi celebre nonno Scipione l'Africano, il vincitore di Annibale.
Publio Cornelio Scipione Emiliano distolse l'attenzione dai documenti che stava consultando sullo scrittoio e sollev lo sguardo fissando in silenzio il suo vecchio subalterno. Muzio, da parte sua, chin la testa in segno di rispetto. E fu contento di poterlo fare, finalmente, di fronte a un comandante che stimava.
Muzio Spurio... Non credevo che ci saremmo pi rivisti, dopo Cartagine, esord Scipione con un accenno di sorriso che rischiar il suo volto dai tratti duri. Immagina la mia sorpresa quando mi hanno annunciato la tua visita... E quando mi hanno riferito dei tuoi trascorsi qui in Spagna.
Neppure io pensavo che ci saremmo rivisti, signore, rispose il veterano, chiedendosi a cosa si riferisse il console. Ma devo dire che sono contento che sia accaduto. Sei il miglior comandante ai cui ordini abbia mai militato, precis senza alcuna piaggeria.
E tu uno dei migliori ufficiali che abbia avuto sotto il mio comando, gli rispose il generale. Ricordo ancora come mi aiutasti a rimettere in riga i soldati in fuga di fronte alla sortita di Asdrubale davanti a Cartagine. Ne ripescasti addirittura qualcuno in mare, se ben ricordo....
Senza la tua autorit, non ci sarei riuscito. Fu la tua comparsa su quello scoglio a indurli a fermarsi. Io ne ho solo rallentato la ritirata.

Allora abbiamo fatto una bella coppia, tu e io.
E potremmo continuare a farla, se mi consenti di tornare ai tuoi ordini, signore, azzard Muzio, venendo subito al punto.
Scipione sospir, scrutandolo ancora con quel suo sguardo penetrante che Muzio ben conosceva. E che era uno dei pochi in grado di reggere. Sei un civile, adesso, e da quattro anni, mi risulta, dichiar infine.
La mia intenzione  quella di arruolarmi di nuovo come evocatus, signore. Penso di poter essere ancora molto utile a Roma su questo difficile scacchiere, precis.
Il generale fece una smorfia. Che gente come te possa essere utile non lo metto in dubbio. Ho trovato una situazione penosa da queste parti: non mi stupisce che Roma non abbia fatto molti progressi in Spagna da quando i miei avi l'hanno soffiata ai cartaginesi. Ma il punto : sei ancora l'uomo di un tempo?
Mettimi alla prova, signore. Non te ne pentirai, ribatt Muzio deciso.
Mi risulta che almeno uno dei miei predecessori si sia pentito, invece. Tanto da averti messo in prigione. La sua espressione si indur di nuovo.
Muzio non aveva previsto questo genere di obiezioni. Pensava che quella storia fosse ormai superata. Ma per un uomo come Scipione non lo era, evidentemente. A disagio, passando il peso da una gamba all'altra, rispose: Il pretore Mancino ha commesso molti errori, come tutti sanno. E imprigionarmi  stato uno di quelli. Ci fu un... fraintendimento.
Hai sottratto un prigioniero alla custodia dei legionari, a quanto so. E poi lo hai ucciso prima che potesse rivelare qualcosa.  corretto?, lo incalz Scipione.
 corretto, s... ma....
E avevi rifiutato, in precedenza, di rinnovare la ferma nonostante Mancino avesse insistito per tenerti ai suoi ordini. Corretto anche questo?.
Muzio chin il capo.  cos, signore... Ma Mancino non era un comandante degno....
Mancino era un comandante romano!, esclam stizzito il console, scattando in piedi e battendo il pugno sul tavolo. E chi disubbidisce a un comandante romano  un insubordinato, qualsiasi siano gli ordini! Non  migliore di questi ribelli che combattiamo!.
Muzio si sent disorientato. Non si aspettava una reazione del genere. Scipione era un uomo inflessibile, ma anche un comandante di buon senso, e aveva dato per scontato che gli perdonasse i contrasti con uno dei suoi predecessori. Signore... ero in una situazione difficile... Gli ispanici avevano massacrato la mia famiglia, distrutto la mia propriet e rapito..., tent di giustificarsi.
Me lo hanno detto cosa ti  successo!, lo interruppe Scipione. E allora? Un vero ufficiale romano, uno che  stato un esempio per tutte le reclute, non si lascia andare! Non si fa giustizia da s e collabora con l'esercito, non lo ostacola!.
Muzio avrebbe voluto rispondere che ci aveva provato, ma Mancino non aveva voluto collaborare in alcun modo. Tuttavia cap che era il momento di tacere.
Avresti dovuto riarruolarti allora, Muzio Spurio. A quel tempo s che saresti stato utile alla causa romana, oltre che a te stesso! L'Urbe non vuole insubordinati tra le sue file, tanto meno vecchi e in disarmo come te!, prosegu il console.
Muzio fremette di sdegno e strinse i pugni dalla stizza. Aveva dato tutta la vita a Roma, si era fatto odiare dalla sua famiglia per Roma, si era consumato per Roma, era il soldato pi ricercato dai celtiberi... eppure perfino il pi valido generale romano lo considerava inutile.
Se ti riprendessi con me, tutti qui penserebbero che si pu impunemente danneggiare un governatore e tornare a occupare un posto di responsabilit nell'esercito, continu Scipione. Fare prigionieri ed estorcergli informazioni  stata forse una delle poche cose sensate che abbia fatto Mancino. Ma tu le volevi per te, le informazioni, vero? Questo non  spirito di corpo e non posso permetterti di gestire di nuovo dei soldati. Fossi stato al posto di Mancino ti avrei messo a morte. Se ti aveva chiesto di rimanere, in un primo momento, voleva dire che aveva considerazione di te. E tu lo hai ripagato abbandonandolo e tradendolo. E non sar tanto tenero, se rimani ancora qui a seminare il dubbio e la confusione tra i miei soldati. Vattene dunque, e ringrazia il tuo antico valore se non punisco il tuo atteggiamento oltraggioso!.
Muzio chin di nuovo il capo e sospir, rendendosi conto di quanto fosse stato stupido pretendere comprensione da un comandante inflessibile come Scipione. Si conged mortificato, ammettendo a s stesso, una volta fuori dalla tenda, che probabilmente al posto del console si sarebbe comportato come lui. Aveva fatto lo stesso, in circostanze simili, punendo ogni minima insubordinazione con spietatezza. Aveva perfino stroncato ogni atteggiamento disfattista, inflitto punizioni crudeli a chi vedeva demotivato, esitante, passivo, e in quel modo aveva sempre ottenuto il massimo dai suoi subalterni. Ed era stato proprio questo a fargli guadagnare la fama di ufficiale rigido ma giusto. Le unit sotto il suo comando erano sempre state un modello di riferimento. Gli uomini lo temevano ma lo ammiravano anche, per gli stessi motivi per cui temevano e ammiravano il nuovo console. E non si sent di biasimare Scipione, se lo aveva cacciato in malo modo.
Ma adesso aveva perso il solo espediente che aveva per vendicarsi di Retogene. E per salvare quella che aveva ritenuto per anni sua figlia... Ammesso che ci fosse ancora qualcosa da salvare, dopo tanto tempo trascorso in mezzo a quei selvaggi.
Muzia non era pi la sua priorit, e il propellente che aveva alimentato la sua ricerca in quegli anni era stato soprattutto la vendetta. Ma nel corso del tempo, durante le lunghe notti solitarie tra i monti innevati, nelle boscaglie che batteva per cacciare, lungo i fiumi che guadava per raggiungere l'ennesimo villaggio da ispezionare, sotto il caldo asfissiante delle pianure assolate nel pieno dell'estate, aveva avuto molto tempo per riflettere. E aveva concluso che aveva molto da farsi perdonare, con Nevia. Lei era davvero sua figlia, e lui l'aveva delusa, ripetutamente.
L'unico modo che aveva per ripagarla era restituirle la sorellastra. Non avrebbe salvato Muzia per quell'ingrato di Arrio, ma per Nevia. Per dimostrarle che non era il mostro che lei credeva. E poich quel pusillanime del vero padre non sarebbe mai stato in grado di salvarla, toccava a lui. Era la sola cosa che gli restava da fare, prima di considerare conclusa la propria esistenza.
Ma adesso diventava tutto pi difficile. Aveva mancato Retogene infinite volte, in quegli anni di ricerca solitaria dopo essere uscito di prigione. Era sempre arrivato troppo tardi, ovunque si spostasse il capo celtibero, ne aveva perso ripetutamente le tracce e le aveva ritrovate, per poi riperderle di nuovo. E alla fine non gli era rimasto che tentare la strada per Numanzia, dove erano confluiti tutti gli ispanici ancora ostili al dominio di Roma, gli irriducibili che Retogene ben rappresentava, col suo odio e la smania di vendetta che lo animavano fin da bambino.
Visto che non poteva tornare a vestire i panni del militare, non avrebbe pi neppure potuto avvicinarsi alla circonvallazione che Scipione stava facendo costruire intorno alla citt. E conosceva abbastanza bene l'esercito romano e lo stesso Scipione per sapere che non avrebbero mollato la presa finch la roccaforte non fosse caduta, a costo di attendere anni. Questo significava che il console lo avrebbe privato non solo della sua vendetta, ma anche della possibilit di recuperare una parte dell'affetto della figlia. La gente l dentro, pens voltandosi a guardare Numanzia mentre si accingeva a uscire dalla porta dell'accampamento, era condannata. Sarebbero morti tutti di fame prima che lui potesse fare qualcosa. E cos anche Muzia, inevitabilmente.
All'improvviso, sent un rumore familiare a pochi passi da lui. Guard al suo fianco e vide una freccia conficcata per terra, ancora vibrante per la violenza dell'impatto. Subito dopo, un grido da una torre: sollev lo sguardo e vide un corpo che precipitava. Sent urla di guerra risuonare oltre le fortificazioni, poi vide un ufficiale esortare i soldati ad accorrere verso un settore del vallo appena oltre il campo. Muzio si rese conto che il graduato si riferiva a un punto ancora in costruzione, dove era stato solo abbozzato il terrapieno.
E i celtiberi stavano attaccando proprio quello. Le sentinelle accanto alla porta si affrettarono a chiudere i battenti. Altri soldati accorsero alla breccia, uscendo da una porta laterale. Muzio cap di non poter pi uscire.
Era tra due blocchi contrapposti. I romani non volevano pi saperne di lui, gli ispanici non chiedevano altro che di fargli la pelle.
Nevia depose la lettera che aveva appena finito di leggere e subito si accorse che un fremito di speranza la stava assalendo suo malgrado. Cerc di soffocarlo per non alimentare false illusioni, ma la sua mente tornava continuamente alle parole del padre: dopo oltre tre anni di vane ricerche era sicuro di poter trovare Muzia dentro le mura di Numanzia, l'ultima roccaforte celtibera che il pi grande condottiero della loro epoca si apprestava a conquistare.
Alla speranza si somm l'entusiasmo per le prospettive che quella lettera le offriva. Se il padre aveva ragione, e se fosse riuscito nella sua impresa, la sua vita sarebbe potuta cambiare, finalmente. E non le sarebbe importato di essere in debito con quel mostro, se le avesse restituito la sorella e, insieme a lei, la voglia di vivere.
Si accasci sul letto a riflettere. Lo faceva fin troppo spesso, dopo aver perso il secondo figlio, ma stavolta aveva dei motivi validi; non pi recriminazioni su ci che non era stato e che sarebbe potuto essere, non pi rimpianti o rimorsi, non pi ricordi struggenti di un'infanzia e una giovinezza costruite sulle menzogne e su una serenit solo apparente. Adesso aveva dei progetti, dopo tanto tempo.
Aveva esitato a lungo prima di leggere la missiva del padre. Non si faceva vivo da pi di tre anni. Da quando aveva scoperto che Muzia non era sua figlia e aveva massacrato di botte Arrio. Da quando i tre improbabili compagni di viaggio si erano separati, ciascuno odiando l'altro, senza pi vedersi o sapere nulla l'uno degli altri. O meglio, lei di Arrio sapeva: vivevano nella stessa citt e, sebbene avesse fatto di tutto per ignorarlo, la curiosit e la noia della sua esistenza l'avevano spinta a prestare attenzione a ogni notizia che lo riguardasse. Aveva perso un occhio per le percosse inflittegli dal vecchio amico, aveva ripreso la sua attivit, gli affari prosperavano e non si era mai sposato, in quei tre anni. Probabilmente si era scordato di loro e dava sua figlia per morta. E probabilmente di lei, che aveva provocato l'ira di Muzio, non voleva pi saperne.
Da parte sua, Nevia si era tormentata per i sensi di colpa. Lo aveva detestato per aver intrattenuto una relazione con la madre, ma col tempo si era resa conto che la punizione che gli aveva inflitto Muzio dopo le sue incaute parole era stata fin troppo pesante. Per giunta, le era venuto anche il dubbio che avesse ragione lui e che si amassero davvero, Arrio e Leuka. In fin dei conti la madre aveva il diritto di essere felice. Adesso che era sposata da quattro anni con un uomo che non amava e che la odiava per averlo abbandonato subito dopo il matrimonio, iniziava a capire quanto bisogno potesse avere una donna di essere consolata della propria solitudine e di un'unione infelice. Aveva sperato che un figlio allentasse la tensione in quella casa e le restituisse un motivo per vivere, ma lo aveva perso dopo pochi mesi, entrambe le volte che era rimasta incinta.
E adesso i due coniugi neppure provavano pi ad averne un terzo. Il fallimento delle gravidanze aveva scavato un solco ancor pi profondo tra lei e Aulo, che adesso le rimproverava anche di essersi mossa troppo quando era incinta e di aver provocato la morte dei feti. E forse era proprio cos: per sfuggire alla noia, Nevia non aveva mai rinunciato alle sue cavalcate, ad andare a caccia, a tirare con l'arco, perfino quando sarebbe dovuta restare a letto. E il marito, che aveva faticato molto a perdonarla quando era tornata da lui per provare a dimenticare l'orrore di cui era stata testimone, era rimasto ancor pi deluso. D'altra parte, quel poco di stima e di affetto che Nevia aveva provato nei confronti di Aulo per averla riaccolta nonostante la fuga si era dissolto presto, di fronte alla consapevolezza che non sarebbe mai potuto essere lui l'uomo in grado di farla felice. Forse neppure esisteva, un uomo capace di renderla felice.
Non poteva fare una colpa ad Aulo per il suo stato d'animo. Avrebbe semplicemente dovuto rifiutarsi di sposarlo... e se avesse saputo prima ci che la madre nascondeva, non si sarebbe sentita in dovere di assecondare la sua decisione di accettare la proposta di matrimonio.
Al padre aveva smesso di pensare, col tempo. Si era convinta che il veterano stesse marcendo in prigione o fosse stato giustiziato, e non si era mai preoccupata di verificarlo. In ogni caso, aveva avuto ci che meritava per tutto il male che aveva fatto alla sua famiglia e a tutte le persone che avevano avuto la sfortuna di imbattersi nella sua furia. Ma si era anche resa conto che senza di lui n lei n Arrio sarebbero mai riusciti a recuperare Muzia, e aveva finito col rassegnarsi. Quando era arrivata la sua lettera, l'aveva tenuta sul tavolo per tre giorni senza leggerla, nella certezza che nulla avrebbe potuto modificare i sentimenti che provava nei suoi confronti.
Ma poi la curiosit aveva preso il sopravvento e, da quando l'aveva letta, non aveva pi potuto impedire al suo cuore di sussultare per l'emozione. Non perch il padre si fosse scusato con lei per averla trascurata, per aver trascurato sua madre, per non aver saputo difendere la famiglia, per averle mostrato una parte di s che intendeva riservare solo all'esercito, per aver massacrato Arrio che, sosteneva, aveva solo dato a sua madre ci che lui non era stato in grado di darle: erano scuse tardive, le sue, e non servivano a restituirle tutto ci che aveva perso, tutto ci che era andato distrutto. No, nulla di tutto questo l'aveva intenerita; ma l'idea che Muzio intendesse farsi perdonare provando a salvare Muzia nonostante sapesse, ormai, che non era sua figlia, la esaltava come niente altro era riuscito a fare in quei lunghi anni.
E la esaltava non solo perch Muzia, adesso, aveva una speranza, ma soprattutto, perch le offriva un modo per cambiare la sua vita. Forse non aveva mai desiderato davvero un figlio. Per questo non era stata attenta come le avevano suggerito i medici e come le aveva imposto Aulo. Forse aveva temuto che un figlio avrebbe comportato la definitiva rinuncia a un'esistenza pi vicina ai suoi desideri e alle sue aspirazioni; un figlio l'avrebbe legata per sempre a un uomo che non amava, e le avrebbe impedito di vivere le avventure che aveva sognato da piccola, quando il padre la portava a caccia con lui e le insegnava ad agire, pensare e combattere come un soldato.
Adesso era pentita di aver atteso tre giorni prima di leggere quella missiva. Era la chiave di volta della sua liberazione. Si chiese se il padre avesse mandato una lettera dello stesso tenore ad Arrio. Anche con lui aveva molto di cui scusarsi. Doveva scoprirlo.
E all'improvviso, cap anche che era stato stupido ignorare l'amico per tanto tempo. A lei Arrio non aveva mai fatto nulla di male, anzi, l'aveva tutelata: aveva reso sua madre meno infelice, consentendo a Leuka di crescerla serenamente, senza sfogare su di lei le frustrazioni per il matrimonio infelice; aveva sempre aiutato la famiglia, facendo di tutto per non far rimpiangere l'assenza di Muzio; e l'aveva salvata e protetta pi di una volta durante la ricerca di Muzia, rivelandosi molto pi coraggioso e determinato di quanto lei pensasse. Tra i tre compagni di viaggio, anzi, era stato senza dubbio il pi equilibrato e pacato: senza di lui, lei e suo padre si sarebbero fatti del male a vicenda. E alla fine, a essersi fatto male era stato proprio lui...
Adesso sapeva cosa doveva fare. Si alz decisa dal letto, chiam la sua domestica e le disse di portarle vestiti per cavalcare e di preparare il trucco. Era tempo di uscire.
E di agire, dopo quasi quattro anni di letargo.

17.

Il sibilo dei dardi risuon sempre pi continuo nelle orecchie di Muzio; il suo istinto lo spinse a cercare riparo a ridosso del vallo. Adesso le frecce gli passavano sopra la testa, conficcandosi nelle tende e nel terreno di soldati disorientati, che badavano solo a mantenersi in movimento per non offrire un facile bersaglio alla pioggia di proietti. Urla di dolore provenivano dall'interno degli alloggi, sotto il cuoio squarciato, facendo eco a quelle lanciate da chiunque venisse colpito all'esterno. Gli uomini impegnati nei lavori di sterro si erano affrettati a ripararsi nelle buche appena scavate per erigere il terrapieno e tracciare i fossati di cinta, o dietro le cataste di pali che sarebbero serviti a costruire la palizzata. Ma in quel modo non erano in grado di allestire alcuna forma di difesa all'assalto nemico e presto sarebbero stati travolti da una selva di guerrieri urlanti.
Gli ufficiali presenti in quel settore esortavano i soldati a raggiungere il punto minacciato, ma molti erano ancora disarmati, mentre altri tendevano a nascondersi dietro il profilo delle tende per non farsi notare. Nonostante gli sforzi di Scipione per ricondurre l'esercito in Spagna all'altezza della fama di Roma, la mancanza di esperienza e di abitudine al combattimento della gran parte delle truppe ne rivelava la paurosa inadeguatezza. Muzio lesse il terrore sui visi dei soldati, e la disperazione su quelli degli ufficiali, molti dei quali erano stati suoi camerati. Un centurione prese a vergate due soldati che si ostinavano a non prendere le armi nella loro tenda lacerata da due frecce, ma i legionari si limitarono a scappare. Un altro urlava nel nulla: intorno a lui si era fatto il vuoto.
Muzio fremette di sdegno per ci che stava accadendo. Scipione non si meritava un esercito del genere: anni di inazione da parte dei predecessori avevano reso i soldati pavidi e inesperti. Era perfino peggio rispetto a quando lui era sotto le armi: allora, almeno, i celtiberi temevano ancora le armate romane e non osavano prendere iniziative.
In quelle condizioni, presto gli assediati sarebbero penetrati nel campo dalle fortificazioni ancora incomplete e avrebbero fatto una strage. E un evento del genere proprio all'inizio dell'assedio avrebbe devastato il morale della truppa, rendendo il compito di Scipione non solo difficile, ma proprio impossibile. Muzio non poteva starsene con le mani in mano. Per un attimo, si disse che avrebbe dovuto pensare a s stesso e all'obiettivo che si era prefissato; ma l'istinto del combattente prevalse immediatamente e, fiutando l'odore del sangue, ogni muscolo del suo corpo si tese all'estremo, pronto ad affrontare lo scontro.
Solo uno sparuto gruppo di soldati accorse lungo il vallo, per fermarsi poco prima e fissare con sgomento quello che accadeva al di fuori. Ben presto alcuni stramazzarono a terra, colpiti da altri dardi, che continuavano a piovere a intermittenza nel campo, e gli altri si affrettarono a cercare riparo nelle buche o dietro la palizzata. Muzio si spost lungo il settore completato avvicinandosi a quello sotto attacco e, quando arriv al limite del terrapieno gi eretto, si ferm a guardare oltre, facendo capolino dalla barriera. Le pendici del monte brulicavano di guerrieri che, brandendo giavellotti e falcate, e agitando i piccoli scudi, correvano in ordine sparso verso le fortificazioni romane. Era come un fiume multicolore che si scindeva in vari torrenti una volta in pianura, dove i vari gruppi prendevano direzioni diverse per sottoporre a pressione pi punti contemporaneamente e obbligare i romani a disperdere le forze.
Nel frattempo, da un altro campo romano erano riusciti a organizzare una colonna di soccorso. Sembravano pochi soldati, ma stavano accorrendo contro il fianco della fiumana celtibera e ci, se non altro, avrebbe ridotto il numero dei settori minacciati. Dall'interno del vallo, tuttavia, i centurioni facevano fatica a costituire una linea difensiva. Molti soldati non rispondevano prontamente allo squillo delle trombe e i reparti erano incompleti, i ranghi privi di coesione. Un contrattacco in quelle condizioni era destinato al fallimento. Contro i celtiberi, i romani potevano far valere soprattutto la loro maggiore compattezza: persa quella, erano esposti al loro superiore furore.
I centurioni non sapevano cosa fare. Molti avrebbero voluto avanzare senza aspettare che le file si completassero, altri si erano decisi ad attendere di avere tutti i subalterni della propria unit a disposizione. E i primi si lamentavano con i secondi perch non li assecondavano, accusandoli di codardia o di eccessiva prudenza. D'improvviso, sulla scena comparve Scipione Emiliano in sella al suo cavallo. Per un attimo, tutti gli occhi finirono per convergere su di lui: ci voleva un bel fegato, in quella pioggia di proietti, per esporsi cos. Era l'unico, nel campo, a essere salito su un cavallo, e Muzio sapeva bene perch lo aveva fatto: per esortare i suoi uomini a non essere da meno. E anche questo lo differenziava dai suoi predecessori: se si fossero trovati nella stessa situazione, gli altri si sarebbero rintanati nel loro praetorium, emanando ordini senza neppure avere il polso della situazione.
Il console arriv a ridosso dello schieramento appena abbozzato nei pressi del settore minacciato. Subito dietro di lui c'erano molti uomini della sua cohors amicorum, come venivano definiti i quattromila uomini che aveva assoldato come guardia personale, pagandoli di tasca propria, dopo che il senato si era rifiutato di fornirgli truppe con cui rinforzare i contingenti gi presenti in Spagna. Tutte insieme, le sue guardie del corpo avevano costituito un cordone per impedire ai legionari di ripiegare e, lentamente, avevano iniziato a sospingerli in avanti, verso il vallo.
La loro avanzata sembr ridare fiducia a quanti avevano cercato riparo dalle frecce nei fossati. Qualcuno ne emerse e, camminando carponi, torn indietro unendosi agli altri. Quelli rimasti tra i lavori di sterro, vistisi isolati, li imitarono alla spicciolata. Ma ormai i celtiberi erano vicini, e alcuni furono raggiunti alla schiena da giavellotti. Scipione esort i soldati a contrattaccare, sospingendo personalmente in avanti quelli pi vicini. Le sue guardie del corpo, intanto, si chiudevano intorno a lui sollevando gli scudi per ripararlo dai proietti, che continuavano a mietere vittime rendendo ancor pi incerto il passo dei legionari: molti, infatti, incespicavano su quelli colpiti davanti a loro, oppure, chi barcollava per una ferita scompaginava i ranghi adiacenti; il risultato era che le linee romane non erano pi coese di quelle celtibere le quali, per, fruivano dell'abbrivio della corsa lungo le pendici del monte.
Un soldato colpito da una freccia alla spalla barcoll verso Muzio, cercando riparo nel punto in cui si trovava lui. Ma quando lo raggiunse, stramazz a terra esanime. Il veterano gli estrasse il gladio dal fodero e diede un'occhiata all'esterno. Ma non appena fece capolino dal terrapieno, un dardo gli sfior il viso. Tuttavia, subito dopo si rese conto che non avrebbe pi corso lo stesso rischio: ormai i celtiberi erano talmente vicini che i loro arcieri avevano riposto gli archi ed estratto le falcate, preparandosi allo scontro. Muzio riusciva a distinguere le loro espressioni feroci e i loro occhi spiritati. Era evidente che si erano imbottiti di celia, che li aveva resi ebbri ed esaltati. Con i legionari cos incerti, neppure un uomo come Scipione sarebbe riuscito a evitare una carneficina.
Muzio si prepar a unirsi alla linea romana. Stava per prendere lo slancio e raggiungere i legionari sull'ala, quando alcuni soldati in prima fila si voltarono e uscirono dai ranghi. Un centurione cerc di bloccarli, ma loro lo spintonarono a terra, arrivando perfino a calpestarlo. Gli altri uomini in prima linea, ormai prossimi all'impatto con i celtiberi pi vicini al vallo, si sentirono inermi e si fecero prendere dal panico. Entro pochi istanti se la diedero a gambe anche loro.
L'effetto su coloro che li seguivano fu immediato. Gli uomini in seconda fila si ritrovarono in prima linea, senza pi nulla che li separasse dalla marea celtibera, a parte i mucchi di terra del vallo gi eretto e le sezioni di fossato gi scavate. Se i nemici non li avevano gi travolti, era solo perch dovevano incunearsi nei punti in cui trovavano lo spazio libero, e ci li costringeva a ostacolarsi a vicenda, rallentandone l'impeto. Ma anche cos, l'assalto era troppo potente per poter sperare che i romani a ranghi sgranati potessero contenerlo.
In breve anche la seconda linea si dissolse, ancor prima di arrivare all'urto. I celtiberi poterono varcare la zona del vallo senza trovare opposizione. I romani, adesso, badavano solo ad allontanarsi. Ma alle spalle avevano la cohors amicorum di Scipione, che impediva loro di sgusciare tra una tenda e l'altra, cos si muovevano per vie orizzontali, cercando un varco sulle ali e rendendo ancor pi rado lo schieramento. Le larghe maglie dei romani consentirono ai celtiberi di avanzare ancora e di insinuarsi tra i legionari in fuga, colpendone alcuni alle spalle. Scipione e le sue guardie del corpo erano riusciti a ricostituire una seconda linea di difesa con gli uomini che avevano bloccato, ma era probabile che lo slancio acquisito dai barbari avrebbe consentito loro di sfondare anche quella.
Muzio vide sfrecciare davanti a s dei legionari terrorizzati e non ne pot pi. Prov vergogna per loro e pena per Scipione, e la sua abitudine a rivestire il ruolo di centurione ebbe il sopravvento. Vide un celtibero pi rapido degli altri apprestarsi a lanciare un giavellotto nella schiena dell'ultimo fuggitivo. Gli si scagli contro e lo raggiunse in pochi passi: l'uomo, concentrato sul proprio bersaglio, si accorse della sua presenza solo quando il romano gli cal un fendente sulla spalla, che fece cadere a terra braccio e arma ancora stretta in pugno. L'urlo di dolore del celtibero attir l'attenzione del gruppo di fuggitivi, che si arrestarono per un istante.
Siete romani, per Giove! Gli di sceglieranno un altro popolo cui donare il mondo, se non vi mostrerete degni del vostro ruolo!, li esort Muzio.
I legionari si guardarono l'un l'altro e poi, come se avessero preso la decisione nello stesso istante, si mossero tutti insieme verso di lui, mettendosi ai suoi ordini.
La colonna organizzata e guidata da Muzio avanz sul fianco di quella dei celtiberi, che a causa dei lavori di costruzione del vallo si erano dovuti ammassare in una zona ristretta del campo. I barbari, che avevano rivolto la loro furia contro i legionari in fuga disordinata verso le tende, troppo tardi si accorsero della manovra del veterano. Muzio aveva a disposizione pochi uomini, ancora, ma pot contare sull'effetto sorpresa: nel ripiegamento generale, i nemici non potevano immaginare che qualcuno li aggredisse in inferiorit numerica.
Fu il primo a colpire. Il suo gladio cal sul cranio di un guerriero concentrato sul suo prossimo bersaglio. Un'esplosione di ossa, materia cerebrale e carne viva invest il veterano imbrattandogli il viso e rendendolo simile a una creatura degli inferi. Per qualche istante, i barbari al fianco della sua vittima rimasero paralizzati dal terrore, offrendogli la possibilit di ucciderne altri due con altrettanti fendenti. Prendendo coraggio dalla sua azione, i legionari alle sue spalle emisero grida di trionfo e lo affiancarono, investendo tutto il fianco della colonna nemica.
Muzio penetr nello schieramento celtibero con una facilit sorprendente. Gli ispanici pi intraprendenti erano gi oltre la sua colonna, e si ritrovarono separati dai compagni dietro di loro, di fatto circondati dai romani guidati da lui e da quelli che inseguivano; gli altri assalitori, che avevano appena superato la linea del vallo, ebbero la strada sbarrata dalla sua azione, frenarono all'improvviso e si ammassarono gli uni sugli altri, ostacolandosi a vicenda. Muzio e i suoi poterono cos affondare le lame nei loro corpi colpendo a caso nel mucchio.
Il vecchio soldato affond il gladio nella gola del celtibero pi vicino, e poi lo spinse contro un altro guerriero alle spalle, neutralizzandoli entrambi. Quindi fu subito addosso al nuovo avversario, approfittando del suo sbilanciamento per tramortirlo con una gomitata e finirlo con un fendente al petto. Con la coda dell'occhio vide il lucore di una lama prossima a calare sulla sua testa. L'istinto gli consent di scansarsi in tempo per poi colpire di rimando, con un fendente dal basso in alto che apr il mento del suo antagonista.
Vide un ispanico alzare il braccio per colpirlo sul fianco, ma il fendente fin addosso a un compagno spintonato in avanti da un commilitone incapace di arrestare la propria corsa. Muzio approfitt subito del disorientamento dei due guerrieri per menare una nuova serie di colpi, che aprirono squarci nelle loro tuniche facendoli stramazzare a terra feriti a morte. Su di loro incespicarono altri ispanici, che i legionari rinvigoriti dalla sua azione finirono tempestandoli di fendenti.
Adesso i celtiberi tagliati fuori dalla sua manovra si erano accorti di essere isolati in avanti, e il veterano inizi a sperare che i legionari in fuga si arrestassero e li affrontassero. In caso contrario, sarebbe stato lui, col suo sparuto gruppo di uomini, a trovarsi stritolato tra i due tronconi della colonna nemica: non poteva certo sterminarli tutti. I suoi timori furono subito confermati dall'aggressione che sub sul fianco opposto, mentre era impegnato ad affrontare alcuni nemici appena dopo il vallo. Uno degli uomini finiti oltre il suo raggio d'azione era tornato sui suoi passi e lo aveva scelto come bersaglio, probabilmente convinto che uccidendo lui si sarebbe anche esaurita l'azione dei romani che lo avevano seguito.
Muzio si trov improvvisamente stretto tra due nemici e, mentre parava con il gladio messo di traverso il colpo dell'uomo con cui era gi impegnato, dovette fare un balzo all'indietro per evitare quello del nuovo arrivato. Si spost immediatamente per recuperare stabilit e si dispose esattamente tra i due opponendo il gladio alle falcate. Gli ispanici menarono un fendente nello stesso istante, calandolo dall'alto in basso. Muzio spost appena il peso del corpo sulla gamba sinistra e sferr a sua volta un fendente verso l'esterno, impattando con la lama una delle due spade nemiche e mandandola a sbattere contro l'altra, deviandone cos la traiettoria. L'urto fece allentare la presa a uno dei due guerrieri, che perse la falcata trovandosi disarmato. Muzio lo tramort con un pugno sferrato col braccio sinistro e col destro torn a incalzare l'altro avversario, riprendendo l'iniziativa.
Ebbe il tempo di raccogliere la falcata a terra e con essa tenne a distanza chiunque cercasse di impegnarlo sul fianco esposto. Quando ebbe fatto il vuoto intorno a s, la us contro l'antagonista diretto, menando fendenti a rotazione con entrambe le braccia. Il celtibero non pot far altro che arretrare, finch non and a sbattere contro un'altra coppia di combattenti. Visibilmente spaventato dall'abilit di Muzio nell'uso della doppia spada, si mostr sempre meno baldanzoso e i suoi tentativi di evitare il mulinello di colpi finirono per spegnersi quando la falcata gli apr il petto e, subito dopo, il gladio lo trafisse al costato.
Muzio si volt per guardarsi intorno. Si rese conto che alcuni dei suoi uomini erano caduti, ma gli altri combattevano strenuamente la selva di guerrieri che si stava stringendo su di loro da tutte le parti. Ormai tutti i varchi erano chiusi; non c'era pi via di fuga, neppure sui lati. I celtiberi pi avanzati, invece di continuare a inseguire i legionari fuggitivi, avevano arrestato la loro corsa e si erano rivolti a quelle prede cos a portata di mano. Prov a guardare oltre i loro elmi per capire cosa stesse accadendo nel resto del campo, ma non riusc a vedere nulla. Sentiva delle voci in lontananza, e poteva esserci anche quella di Scipione tra di esse, ma non riusciva a distinguerla tra il clangore delle armi, i respiri affannosi e le grida di guerra da cui era circondato.
I suoi uomini cercarono la sua protezione. Forza! Sarete i soli legionari di questo campo a rendere fiero il vostro comandante!, grid, riprendendo a mulinare fendenti contro i celtiberi pi vicini. I legionari superstiti si strinsero intorno a lui difendendosi con scudi e gladi dalla selva di lame che si abbatt sul drappello. Ma gi dopo i primi istanti, Muzio si accorse che almeno due di essi erano fuori combattimento e gli altri non avevano pi spazio per usare i gladi, se non per proteggersi.
Gli tornarono in mente le immagini delle occasioni in cui era finito a combattere in una mischia nel mezzo delle schiere nemiche. Gli era accaduto tante volte, e se l'era sempre cavata. Ma si rese conto di non essere mai stato cos indifeso, con cos pochi uomini al proprio fianco, senza alcuna via di fuga e senza la concreta speranza di essere soccorso in tempo. Stavolta, si disse, era spacciato. Forse neppure un comandante come Scipione era in grado di restituire dignit e coraggio all'esercito romano in Spagna.
E quando vide il compagno accanto a lui tagliato a pezzi da almeno tre falcate, ebbe la certezza che era finita.
Arrio Salvio fatic qualche istante a mettere a fuoco, poi appose la firma alla bolla che accompagnava la merce destinata alla guarnigione. Gli capitava ancora, talvolta, di trovare difficolt nella lettura, nonostante avesse avuto tre anni per abituarsi a vedere con un occhio solo.
L'appalto che aveva ottenuto pochi mesi prima gli stava fruttando introiti pi che soddisfacenti, ma nulla avrebbe mai potuto restituirgli l'occhio perduto n, soprattutto, il tepore di una famiglia.
Conged l'assistente che avrebbe condotto il carro con le vettovaglie per i soldati e rimase con i gomiti appoggiati sul tavolo, a fissare la parete, riflettendo sull'assurdit del suo rimpianto. Era semplicemente innaturale, perfino stupido, vagheggiare il ricordo di una famiglia che non era la sua. Dopo la morte repentina della moglie, non era stato capace di crearne una sua e aveva finito per legarsi a quella di un altro, creando soltanto confusione, rovinando un'amicizia e destabilizzando la persona alla quale, dopo la morte di Leuka, teneva di pi al mondo, ovvero Nevia.
Avrebbe voluto rivederla... spiegarle che non ce l'aveva con lei. Ma gli era sempre mancato il coraggio. Talvolta aveva camminato nei pressi della sua abitazione e in un paio di occasioni l'aveva anche avvistata; ma poi aveva badato bene a tenersi a distanza e a non farsi vedere. Aveva gi rovinato una famiglia e non voleva rovinarne un'altra. Aveva saputo che lei era tornata dal marito, e che era rimasta incinta; e anche se le sue gravidanze non erano andate a buon fine, quei tentativi stavano a significare, ai suoi occhi, che Nevia voleva disperatamente costruirsi una vita normale. E non poteva darle torto: ne aveva visti e scoperti fin troppi, di orrori, per non desiderare di rifugiarsi in un'esistenza rassicurante, creando qualcosa di completamente diverso da ci che le aveva lasciato in eredit il padre.
Lui non ci aveva neanche provato, a costruirsi una vita normale. Non lo aveva fatto prima e non desiderava farlo adesso. Non sapeva perch ma, semplicemente, non lo desiderava. Non concepiva un'altra famiglia: Muzio lo aveva salvato da bambino, Leuka lo aveva amato, i due gemelli erano stati la sua gioia e con Nevia aveva condiviso i pi grandi pericoli che avesse corso nella sua vita.
Non erano loro la sua famiglia, ma erano la sola famiglia che avrebbe potuto avere.
Coltivava ancora la speranza di ricostruire quel che ne restava. Non aveva rinunciato del tutto al proposito di recuperare Muzia. In quegli anni si era convinto di non poterlo fare da solo, tanto pi senza un occhio. E uno dei motivi per cui si era messo a fare pi soldi ancora che in precedenza era la necessit di assoldare un gruppo di ex soldati che avrebbe potuto accompagnarlo fuori dalla provincia a cercarla. Non Muzio, che non avrebbe pi voluto saperne di una bambina che non era sua figlia, ma una banda di veterani come lui, spietati, determinati e disposti a tutto pur di guadagnare un po' di denaro. Dell'amico di un tempo aveva saputo che era finito in prigione e che poi era stato perdonato, ma in seguito ne aveva perso le tracce. Non ce l'aveva neppure con lui e avrebbe voluto dirglielo ma, allo stesso tempo, temeva di vederlo riapparire da un momento all'altro nella sua vita, a finire il lavoro che aveva iniziato.
Signore, c' una ragazza che chiede di te, annunci uno schiavo facendo capolino dalla soglia del suo tablino.
Chi ?.
Lo schiavo parve in imbarazzo. Esit qualche istante mordendosi le labbra. La stessa di cui mi hai chiesto di darti notizie ogni tanto, disse infine.
Arrio non avrebbe potuto essere pi stupito. Mai avrebbe creduto che Nevia venisse a trovarlo. Lo aveva sperato, forse, ma non lo aveva mai considerato probabile. Pensava a lei tutti i giorni, senza essere ancora riuscito a definire i propri sentimenti nei suoi confronti; ma adesso che si apprestava ad affrontarla dopo quasi quattro anni, e dopo ci che era successo, il cuore prese a battergli in modo incontrollato.
Falla entrare, dichiar con la voce rotta dall'emozione. E in un attimo gli tornarono in mente tutti i ricordi di quelle settimane insieme, al seguito di Muzio.
Nevia apparve sulla soglia e Arrio la vide pi bella che mai. Adesso che era diventata una donna, somigliava in modo evidente a Leuka. Si alz e le and incontro senza esitare. Lei gli fece un sorriso imbarazzato, poi si abbracciarono, tenendosi stretti per un tempo che all'uomo parve infinito. Fu lui a staccarsi per primo, per riprendere ad ammirarla. Il suo corpo era sempre magnifico, statuario e slanciato, ma il viso aveva un colorito smunto, che rendeva meno splendenti i suoi tratti fieri.
Mi hai perdonato, dunque..., mormor lei, alzando lentamente gli occhi su di lui.
Arrio le tenne le mani e la fiss negli occhi. Non c'era nulla da perdonare... almeno da parte mia. E tu? Mi hai perdonato, piuttosto?, ribatt.
Lei fece una smorfia che Arrio trov tenera. Anche a te non c'era nulla da perdonare. Hai reso meno amara la vita di mia madre, e di questo dovrei solo ringraziarti. Ci ho messo molto a capirlo, ma solo col tempo mi sono resa conto di quanto fossi confusa... su tutto.
Non deve essere stato facile, per te, sopportare....
Che la mia vita fosse tutta una menzogna?, lo interruppe lei. Che mio padre non fosse l'eroe che credevo...che tu non fossi solo un amico di famiglia... che i due gemelli non fossero miei fratelli ma fratellastri? Che la mia vita si risolvesse nel fare figli per un uomo come Aulo? No di certo.
A proposito: mi dispiace per i tuoi figli..., si sent in dovere di dire.
Come lo sai?
Tuo marito  un commerciante assai noto. Certe cose si vengono a sapere, ment, indicandole il triclinio. Attese che vi si sdraiasse e poi le si sedette accanto.
Forse non sono fatta per quello. O forse  un segno degli di, che mi hanno indicato la mia vera strada..., dichiar Nevia.
E quale sarebbe?, le chiese incuriosito.
Lei sospir. Esit. Ti fa ancora male?, disse poi, indicando la benda che Arrio aveva sull'occhio offeso.
No, non pi. Ho perso ben pi di un occhio, anni fa, rispose.
Nevia tir fuori da sotto la stola una tavoletta di cera e gliela consegn. Ha mandato anche a te qualcosa del genere?, gli chiese.
Arrio lesse quello che si rivel un messaggio di Muzio. Il cuore riprese a battergli forte. Dunque Muzia poteva essere a Numanzia: ma Numanzia era anche il posto della penisola che pi brulicava di armati. Perfino per il veterano sarebbe stata un'impresa.
No, a me non ha mai mandato nulla, rispose. Ma tu sei sua figlia. Lo vedi, non  la belva che ha dimostrato di essere in quei giorni orribili. Eravamo tutti sconvolti, e lui  un guerriero... I guerrieri manifestano la loro rabbia in modo pi violento di noi... Ma questo cosa ha a che fare con la strada che vorresti intraprendere?.
Nevia sospir.  l che devo stare anch'io. Ora lo so: non che voglia collaborare con l'uomo che ti ha rovinato. Di lui non mi importa niente e delle sue scuse non so che farmene. Ma intendo fare la mia parte per Muzia: sar lei a dare un senso alla mia vita, visto che non sono riuscita ancora a trovarlo come figlia n come moglie n come madre.
Arrio le prese di nuovo la mano. Non nutro rancore per lui, figuriamoci per te. Vuoi raggiungere tuo padre, dunque?
Voglio andare a Numanzia e fare di tutto per portarla via di l. Che mio padre mi aiuti o meno, non cambia nulla, dichiar lei decisa.
Arrio rivide la fierezza che l'aveva tanto colpito di lei e sent un brivido lungo la schiena. Se Nevia era capace di mostrare tanto coraggio, lui non poteva essere da meno. Dimentic le sue limitazioni. Accanton l'idea delle guardie del corpo: adesso, forse, avevano di nuovo Muzio.
Dammi qualche istante per prepararmi. Partiamo insieme, disse infine.
Speravo che lo dicessi, replic Nevia, gli occhi che scintillavano di gioia.
Facendo appello a tutta la sua rapidit, Muzio riusc a spostarsi alle spalle di un celtibero prima che un altro calasse su di lui la falcata; la lama fin per squarciare la spalla dell'uomo dietro il quale si era riparato il romano, che ebbe il tempo di affondare il gladio ed eliminarli entrambi. Ma subito dopo ne spunt un altro, e un altro ancora, e Muzio pot fronteggiare il loro assalto solo facendosi scudo col corpo davanti a lui, ancora in piedi solo perch la calca non lasciava spazio per una caduta. I pochi istanti di vita che gli di avevano regalato ai resti della colonna guidata dal veterano erano dovuti solo alle difficolt di movimento che ora impedivano alla gran parte dei combattenti di destreggiarsi con le armi.
I due romani pi vicini a Muzio non furono altrettanto pronti. Assaliti da tergo e davanti, riuscirono a opporsi a una lama ma non alle altre e in breve si accasciarono esanimi, l'uno in ginocchio, l'altro sostenuto solo dalle spinte contrapposte di chi lo circondava.
Il veterano si addoss a un celtibero impedendogli di usare la spada, poi lo spinse con la spalla, approfittando della propria mole. Gli inflisse una testata facendogli esplodere il naso, ma in quel momento sent un bruciore intenso lungo la schiena. Rugg di dolore, poi afferr per il collo l'uomo che aveva appena tramortito, lo tir a s e si scambi di posto con lui. Vide l'ispanico che lo aveva colpito alle spalle e riusc a protendere il gladio verso il suo fianco, lacerandogli il costato. Ma una falcata spunt tra gli arti che lo circondavano e gli graffi il braccio, provocandogli un'altra bruciante fitta.
Il dolore gli imped di serrare le dita sull'impugnatura e il gladio gli cadde di mano. Pass la falcata nella mano destra, in tempo per parare un altro affondo, scansare la lama e colpire a sua volta la coscia di un guerriero accanto a lui. Ma poi una ginocchiata casuale lo priv anche della sola arma che gli era rimasta. Si ritrov del tutto indifeso, con l'alito e il sudore di decine di celtiberi addosso, le loro espressioni feroci, le lame scintillanti che volteggiavano sulla sua testa. Ringrazi gli di di aver fatto in tempo a mandare la lettera a Nevia e si prepar a scagliarsi contro l'ispanico disposto pi frontalmente, di cui fu pronto a ricevere la falcata nello stomaco.
Ma all'improvviso fu l'uomo davanti a lui a finirgli addosso, sbilanciato da una spinta ricevuta alle spalle. Dietro di lui, gli altri celtiberi arrivati a ridosso delle tende dei legionari sembravano tornare tutti nella sua direzione. Le loro espressioni, adesso, erano sgomente, disorientate, perfino terrorizzate. Le loro urla non erano pi di guerra ma di disperazione, o di rabbia. E quando in mezzo alle loro grida Muzio distinse chiaramente la voce di Scipione, ne cap il motivo.
Alle loro spalle, vide infatti affiorare le teste dei legionari, i gladi e i giavellotti fluttuanti sopra la selva di guerrieri. L'inerzia dello scontro era cambiata: adesso erano i romani a inseguire i celtiberi, ormai troppo occupati a sfuggire alle armi capitoline per badare ai pochi superstiti della colonna guidata da Muzio. Gli assalitori ancora nei pressi del vallo si resero conto che la loro azione era fallita e presero a sciamare all'esterno senza neppure aspettare i compagni, che si ritrovarono del tutto isolati in avanti, alla merc dei romani. Il veterano osserv Scipione, in sella al suo cavallo, mulinare colpi contro gli ultimi nemici in ritirata, mentre la sua cohors amicorum si teneva appena dietro la linea di battaglia, per consentire ai legionari di recuperare fiducia massacrando i celtiberi ormai scompaginati.
Finalmente i romani raggiunsero la posizione occupata da Muzio e i suoi. Adesso che gli assalitori avevano ripiegato quasi tutti, il veterano pot fare la conta degli uomini che gli erano rimasti: erano soltanto tre, di cui due feriti in modo pi grave di lui. I legionari avanzarono ancora e tra le loro file iniziarono a sentirsi grida di trionfo, come probabilmente non accadeva da anni in Spagna, si disse Muzio.
Finalmente si rilass. E fu allora che il dolore alla schiena e al braccio si fece pi intenso. Stava per accasciarsi a terra, ma proprio in quel momento Scipione gli si affianc.
Muzio Spurio! Avrei dovuto immaginarlo..., esclam meravigliato.
Signore..., il veterano si sforz di mettersi sull'attenti.
Nel frattempo, i legionari nei pressi si complimentarono con lui.
Sei riuscito dove io ho fallito... Il tuo esempio  servito pi delle mie esortazioni, a quanto pare, dovette ammettere il console, indicando con un movimento della testa il flusso ininterrotto di legionari che infieriva sugli ultimi celtiberi ancora nel vallo.
Sei stato tu, signore, a spingerli al contrattacco, con le tue guardie del corpo. Io ho solo contribuito all'azione, obiett Muzio.
Gli uomini non sembrano pensarla cos... E hanno ragione. A quanto pare, mi sbagliavo: il tuo esempio come combattente  ancora efficace. Molto pi di quello che potresti dare con la tua passata insubordinazione.
Muzio chin il capo in segno di deferenza.
Abbiamo visto oggi quanto fragile sia ancora il morale delle truppe, prosegu il condottiero. Perch reggano l'impatto dello scontro mi serve gente come te, Muzio Spurio. Non mi mollerai come hai fatto con Mancino, vero?.
Muzio non ebbe esitazioni. Non fino a quando non avrai conquistato Numanzia, signore.
Non mi basta. Voglio che tu sia ai miei ordini fino a quando non torner a Roma a celebrare il trionfo per questa guerra, disse Scipione. Perch io voglio porre fine a questa guerra infinita e fare in modo che i celtiberi non si ribellino pi. Cos come  stato per Cartagine. Non posso essere da meno di ci che ho fatto in Africa; altrimenti direbbero che sono in declino, o che mi sono rammollito. Quindi, se servir, mi aiuterai a rastrellare la penisola finch non avremo spento ogni focolaio di ribellione.
Muzio si morse le labbra e riflett. Perch no? Da chi doveva tornare ormai? Anche se fosse riuscito a salvare Muzia, non spettava a lui crescerla, ma al vero padre. E in ogni caso, Nevia non lo avrebbe voluto tra i piedi. Non gli rimaneva che fare quello che aveva sempre fatto: servire nell'esercito fino alla morte, che avvenisse per vecchiaia, per malattia, su un campo di battaglia o in un'imboscata. Perfino dopo il trionfo di Scipione, se qualcun altro avesse voluto approfittare della sua esperienza.
Va bene, disse infine. Hai la mia parola, console.
Il condottiero annu soddisfatto. Molto bene! Da questo momento, Muzio Spurio, entri a far parte della mia coorte pretoria col grado di centurione. Ora vai a farti curare in infermeria, insieme a questi prodi che hai portato con te!, dichiar ad alta voce, in modo che anche il resto delle sue guardie sentisse. Poi diede di sprone al cavallo e prosegu verso il terrapieno.
Muzio tir un sospiro di sollievo. Era di nuovo a casa. La nausea che lo aveva spinto a congedarsi gli sembrava poca cosa rispetto a quella che aveva provato confrontandosi con la vita da civile.
No, si disse, non tanto da civile. Da persona normale.

18.

Un fuoco al campo meridionale! Lo stanno attaccando ancora!. Il grido della sentinella sulla torre dest Muzio dal dormiveglia. Si era solo accasciato contro il muro, seduto sulla panca addossata alla parete del suo alloggio da centurione, senza neppure essersi tolto la lorica di dosso. Come tutti i romani intorno a Numanzia, sapeva bene che la probabilit che gli assediati sferrassero un attacco notturno era molto alta: in quella settimana trascorsa da quando era giunto davanti alle mura della citt, gli arevaci avevano aggredito il vallo in costruzione per cinque notti, oltre ai due assalti diurni che avevano lanciato per tenere sotto pressione gli assedianti. Pertanto, si teneva sempre pronto per reagire, sapendo che era su di lui che Scipione contava per evitare che l'incerto morale della truppa si sgretolasse.
Scatt in piedi, indoss l'elmo, prese con s gladio e vitis, e si precipit fuori dalla sua tenda, trovandovi gi alcuni dei suoi subalterni armati di tutto punto. Apr subito le altre tende urlando contro chiunque fosse ancora in branda o senza equipaggiamento, prendendo a bastonate i pi lenti a prepararsi, quindi attese che tutta la sua unit fosse pronta. Scipione aveva stabilito che, a rotazione, due centurie della sua cohors amicorum a notte si mobilitassero per intervenire nei settori sottoposti ad attacco, ma lui aveva molto da farsi perdonare e aveva dato la sua disponibilit sempre, senza turnazioni. I suoi uomini erano stati tutt'altro che contenti, ma non avevano protestato: erano onorati di servire agli ordini di una leggenda come lui. E poi, avevano la possibilit di riposare durante il giorno, quando gli assalti non facevano altrettanta paura e non c'era particolare bisogno di rinforzare le difese dei settori minacciati.
Quando furono quasi tutti a disposizione, Muzio diede ordine di marciare verso sud. Si fece dare dall'optio i nomi dei legionari che non avevano fatto in tempo e si riserv di punirli come meritavano, poi si mise alla testa della colonna, che lasci il campo di Scipione, dove riposavano tutti i componenti dell'unit speciale composta dal console. Alle sue spalle, vide muoversi le altre due centurie mobilitate per quella notte: era stato pi veloce di loro e ne trasse soddisfazione. Il suo obiettivo di scovare Retogene e salvare Muzia si stava ormai confondendo con quello di recuperare la sua dimensione di soldato, di ufficiale, di difensore di Roma.
Costeggiarono il vallo, lungo il quale le sentinelle stavano all'erta per controllare che i numantini non attaccassero anche in altri settori. Ma pi il tempo passava e pi diventava improbabile: il blocco imposto da Scipione era sempre pi efficace e l'approvvigionamento della citt era sempre pi difficoltoso. Con il blocco sul Duero, inoltre, i vaccei non potevano pi navigare a ridosso delle mura e la zona a disposizione dei difensori per il foraggiamento si era ristretta a quella immediatamente a ridosso delle pendici del monte su cui sorgeva il centro assediato. Era pur vero che i loro attacchi avevano rallentato i lavori per la costruzione del vallo e che in qualche settore gli arevaci potevano ancora sgusciare tra le difese nemiche; ma nel complesso era lecito sperare che presto avrebbero iniziato a patire la fame.
Quando giunse nei pressi del campo sottoposto ad attacco, Muzio si rese conto che il fuoco che aveva visto da lontano non era solo uno di quelli usati dalle sentinelle per segnalare il pericolo. Gli assalitori avevano lanciato frecce incendiarie contro la palizzata, che le fiamme avevano avvolto in pochi istanti. Come gi in precedenti occasioni, ci sarebbe stato da ricominciare il lavoro da capo.
Ma il problema pi impellente, adesso, era arginare l'attacco. Muzio entr nel campo e vide i legionari esitare. Invece di costituire uno schieramento compatto, pronto a ricevere l'irruzione nemica, si guardavano intorno disorientati e qualcuno tendeva perfino ad arretrare. I centurioni avevano il loro daffare per tenere serrati i ranghi. Il veterano sapeva gi come agire. Fece cenno ai suoi di seguirlo ancora e and a schierarsi subito alle loro spalle, per rinforzare la linea e impedir loro di scompaginarsi. E poi attese.
Il vallo era inavvicinabile, adesso. Lingue di fuoco guizzavano nel buio consumando la palizzata sopra il terrapieno e creando una barriera insuperabile sia per gli assedianti che per gli assediati. Ma presto il legno si sgretol del tutto e l'incendio si stemper nella terra riportata. Muzio disse ai suoi di tenersi pronti, non solo ad affrontare il nemico che di l a poco sarebbe comparso sul vallo, ma anche a contenere la prevedibile rotta dei soldati accampati nel forte.
Eccoli, sono l!, grid qualcuno. Ma Muzio non vide alcuna sagoma umana oltre la cortina di fuoco che si stava diradando. Poi not molti soldati guardare atterriti in un'altra direzione. Sul fianco, vide ergersi sulla palizzata completata delle figure scure sul fondo ancor pi buio. La luce emanata dalle fiamme nel settore frontale le raggiungeva debolmente, rendendole simili a inquietanti demoni con spade luccicanti che volteggiavano sopra le loro teste.
L'incendio, stavolta, era un diversivo. Gli assalitori travolsero le poche sentinelle rimaste a presidio del lato sguarnito del forte e scesero dagli spalti gettandosi contro lo schieramento romano che, in un attimo, si era gi scompaginato. Ora erano Muzio e i suoi la prima linea, il che significava che erano soli ad affrontare l'attacco nemico. Gli altri legionari, infatti, ruppero subito i ranghi e, non avendo pi nessuno che ne limitasse i movimenti, lanciarono urla di terrore badando solo a svincolarsi. Muzio osserv con disprezzo gli sforzi dei loro ufficiali per bloccarli, ma i soldati sgusciavano via in preda al panico. Si rese conto che avrebbe dovuto affrontare l'assalto nemico con i soli quaranta uomini che si era portato dietro.
E ne cont almeno il triplo, di numantini, quando li vide sciamare entro il vallo.
E lui e i suoi uomini rimasero sgomenti, quando altri ancora spuntarono dalla cortina di fuoco e avanzarono senza che nessuno dei legionari del forte si opponesse loro.
Erano in un campo romano, eppure erano circondati.
Muzio non aveva alcuna intenzione di farsi stringere in una morsa, n di favorire lo slancio degli avversari facendosi trovare immobile. Esort i suoi a contrattaccare i celtiberi che avanzavano frontalmente, augurandosi che gli ufficiali del forte riuscissero, intanto, ad arginare l'assalto di quelli emersi dalla cortina di fuoco prima che li prendessero alle spalle.
Coraggio! Il console sta arrivando, come sempre! Facciamogli vedere perch ci ha scelto come truppe speciali!, grid, avanzando per primo contro il nemico. Incroci la spada con l'ispanico pi rapido e gliela tolse di mano al primo, violento impatto: il guerriero era veloce, ma non forte, e il romano non ebbe difficolt a sovrastarlo, lasciandolo a terra per affrontare i due successivi.
I nuovi nemici erano decisamente pi abili e lo incalzarono con una fitta sequenza di fendenti. Poi se ne aggiunse un terzo, che cerc di trafiggerlo attaccandolo sul fianco. Muzio scart il suo affondo e lo sbilanci con uno sgambetto, poi salt dietro di lui e gli sferr un calcio in viso, tramortendolo. Lo spinse contro i due avversari facendo perdere anche a loro l'equilibrio e affond il gladio nello sterno del pi vicino. Di fronte a lui ne rimase soltanto uno, ma ancora per poco: Muzio gli si gett addosso con foga e gli tronc un braccio, prima di sgozzarlo.
Si volt, vedendo che non tutti i suoi uomini erano in grado di far fronte alla sproporzione di forze, che obbligava anche loro ad affrontare grossomodo tre nemici ciascuno. Per la gran parte, si valevano della coesione e della superiore disciplina dell'esercito romano, mantenendo i ranghi serrati in modo che ogni legionario potesse sostenere e proteggere con lo scudo l'azione del compagno a fianco. E stava funzionando, per il momento. I celtiberi non sapevano far altro che avventarsi sulla falange singolarmente o a piccoli gruppi, senza coordinarsi in un'azione unica, che grazie alla loro superiorit numerica avrebbe consentito loro di sfondare facilmente.
Grazie agli scudi serrati, che permettevano ai legionari di costituire una barriera, molti dei colpi nemici andarono a vuoto; i romani poterono cos protendere il gladio oltre la protezione e sorprendere i celtiberi con la guardia aperta, trafiggendoli con facilit. L'importante era non lasciare che si aprissero varchi, nei quali gli ispanici non avrebbero esitato a infilarsi, minando cos la compattezza dello schieramento. Per questo Muzio inizi a percorrere l'intera linea in orizzontale, dando una mano dove vedeva che la pressione si stava facendo insostenibile. Ma gli avversari continuarono a piombargli addosso e fu costretto a difendersi da pi direzioni.
Cerc di esortare i suoi a guadagnare terreno. Era il solo modo per opporsi alla superiorit numerica nemica, che alla lunga avrebbe consentito inevitabilmente ai celtiberi di prevalere. Poi, quando vide cadere il suo primo soldato, con l'elmo ammaccato da un violento colpo di falcata, si precipit a sostituirlo prima che il suo uccisore approfittasse del varco che si era creato. Riusc ad avere la meglio sorprendendolo sul fianco, ma poco dopo not un altro caduto sulla sua linea. I due soldati sui lati riuscirono a chiudersi e ad affiancarsi prima che gli ispanici passassero sopra al suo cadavere, ma poi uno dei due si distrasse per proteggere il compagno e sub un affondo che lo fece stramazzare a terra. Adesso quel settore era diventato molto vulnerabile e Muzio vi si diresse, abbandonando il suo posto, non senza aver fatto in modo che i ranghi si serrassero.
Dovette farsi largo a colpi di spada e a spintoni. Not che i celtiberi si erano accorti della falla e proprio in quel settore della linea stavano concentrando la maggiore pressione, formando una colonna di sfondamento in cui i guerrieri nelle file posteriori spingevano i compagni davanti per dar loro maggiore slancio. Prese con s due soldati dai ranghi successivi e li condusse contro il fianco della formazione ispanica. Mulinando il gladio ne min la compattezza, alleggerendo la pressione sui romani in evidente difficolt. Schizzi di sangue lo investirono quando infil la lama nel collo del pi esterno, spingendolo contro un compagno, che costrinse a sbilanciarsi colpendolo in pieno petto subito dopo. I suoi due subalterni fecero la loro parte, tenendo impegnati altri guerrieri sul fianco della colonna, e i soldati in linea poterono recuperare stabilit tornando a utilizzare i gladi, dopo alcuni drammatici istanti trascorsi solo a opporre gli scudi alla gragnola di colpi dei nemici.
Con la coda dell'occhio, Muzio not che era sopraggiunta anche l'altra centuria, i cui componenti si erano gettati subito contro i celtiberi emersi dalla cortina di fuoco. Si dedic allora con pi foga a scardinare la formazione ispanica, perch in quel momento ancora nessuno poteva venire in aiuto alla sua unit: i legionari del forte, infatti, sembravano ancora disorientati e dispersi ai quattro angoli del campo. Menando fendenti senza sosta, riusc a penetrare pi in profondit tagliando in due la colonna. Si ritrov circondato da nemici, ma ormai la linea romana era riuscita a riguadagnare terreno e li aveva sospinti a ridosso del vallo. Quindi gli ispanici, adesso, si trovavano ad agire in uno spazio ristretto e si ostacolavano a vicenda, senza poter sprigionare la loro celebre furia.
Muzio avanz verso la testa della colonna, per rinforzare la linea romana e schiacciare ancor pi i nemici contro il vallo. Not che qualcuno dei celtiberi iniziava a risalire il terrapieno per evitare di rimanere intrappolato. Si fece largo finch non fu alle spalle dei guerrieri pi a contatto con i romani. Uno spintone gli imped di vibrare un colpo a quello pi imponente, che aveva appena trafitto un legionario e che sembrava il capo della formazione. Cerc di recuperare l'equilibrio mentre il suo bersaglio, nel frattempo, puntava un altro romano.
Il celtibero si volt per esortare i suoi ad aiutarlo a sfondare. I loro sguardi si incrociarono per un istante.
Muzio aveva avuto il volto di Retogene ben impresso nella mente, per quei quattro anni. E non ebbe difficolt a riconoscerlo.
Il veterano sent il sangue andargli alla testa. Cap che anche il giovane capo celtibero lo aveva riconosciuto, sebbene un attimo dopo due uomini si fossero frapposti tra i due impedendo loro di avvicinarsi l'uno all'altro. Il romano rugg di rabbia e si scagli contro gli ispanici di troppo, tempestandoli di spinte, pugni e testate con la spada stretta tra le dita: nella calca che si era creata a ridosso del vallo, non c'era pi spazio per menare fendenti.
Intravide pi volte Retogene e pi volte qualcuno gli imped di raggiungerlo. Ma not che il celtibero gli rivolgeva sorrisi feroci, mentre anche lui cercava di sottrarsi alla pressione romana, che riduceva progressivamente lo spazio di manovra a disposizione degli assalitori. Pi Muzio si dava da fare per avvicinarsi a lui, pi il giovane sembrava allontanarsi. Il centurione raddoppi gli sforzi, ma la sua azione serv solo ad accelerare la rotta dei barbari, molti dei quali, pur di sfuggire ai gladi romani, si arrampicavano sul vallo e risalivano i terrapieni.
Retogene fu tra gli ultimi a ripiegare. Muzio lo intravide continuare a combattere con i romani che si erano spinti pi avanti, e a ucciderne anche quando i suoi badavano solo a sottrarsi alle loro spade. Dovette ammettere con s stesso che era un valoroso, un capo nato: il suo esempio spingeva gli ispanici intorno a lui a imitarlo, costituendo di fatto una barriera che frenava la spinta romana, dando ai compagni alle spalle la possibilit di ripiegare pi in ordine.
Quell'uomo si stava sacrificando per i commilitoni, e Muzio non pot fare a meno di ammirarlo. Il romano sferr un calcio allo stinco di un avversario che gli sbarrava la strada, lo azzopp e poi gli assest un violento colpo sull'elmo con il pomolo del gladio, ammaccando il metallo e facendo crollare l'uomo a terra. Retogene comparve di nuovo di fronte a lui. Muzio esit: se lo avesse ucciso, forse non avrebbe mai saputo se la sorella di Nevia era ancora viva e dove si trovava. La sua esitazione spinse il celtibero ad approfittarne: lo vide e, grazie allo spazio creatosi tra loro, prese lo slancio, caric la falcata e sferr un fendente nella sua direzione.
Il romano fece in tempo a scansarsi, ma la lama gli port via un pezzo di spallaccio, lasciandogli la spalla dolorante. Si biasim per aver permesso all'avversario di colpire e reag con un affondo quasi istantaneo, che per and a vuoto. Retogene cerc di approfittare del suo sbilanciamento, ma un compagno respinto da un legionario gli fin addosso, facendogli perdere l'attimo. Muzio si riprese e avanz ancora, ma adesso erano altri romani a ostacolarlo. Li spinse di lato e pass oltre, cercando di tenere gli occhi fissi sull'antagonista, che veniva a sua volta sballottato nella calca.
Finalmente, all'improvviso, se lo ritrov di fronte. Nessuno dei due disse una parola. Muzio sent montare dentro di s l'odio per tutto ci di cui l'ispanico lo aveva privato e il suo istinto di combattente, al pari di quello di sopravvivenza, lo spinse ad attaccarlo senza fare calcoli. Scintille sprizzarono dalle loro spade quando le lame si incrociarono, pi e pi volte con veemenza, tanto che intorno a loro si fece il vuoto. Il veterano incalz l'avversario, che fu costretto a difendersi parando i suoi colpi con la lama di traverso; l'azione dirompente del romano non gli diede il tempo di reagire.
 viva? Dimmelo:  viva? Almeno lei l'hai risparmiata?, gli grid sovrastandolo con tutta la sua mole, mentre Retogene indietreggiava piegandosi all'indietro sotto la forza dei suoi fendenti.
Certo che  viva. Aspettavo che venissi a prenderla!, gli rispose con voce affannata.
Muzio emise un ruggito di trionfo: aveva la possibilit di vendicarsi e, a un tempo, di riabilitarsi agli occhi di Nevia. Ma adesso desiderava solo ucciderlo. Intensific il ritmo dei colpi, senza pi badare a ci che accadeva intorno a loro. Retogene croll in ginocchio ma continu a difendersi con maestria, poi con una piroetta si spinse al di fuori della sua portata e riusc a rimettersi in piedi. Muzio gli fu di nuovo addosso senza dargli il tempo di contrattaccare, spingendolo ancor pi verso il vallo per poterlo bloccare spalle al muro.
Ma l'ispanico era rapido e guizzante, e riusciva a ripiegare dove voleva lui. Si spost lentamente verso la zona dove il vallo si poteva risalire, e dove si stavano canalizzando i fuggitivi. La calca intorno a loro torn a farsi pi folta ed entrambi ripresero a subire spintoni e urti. Muzio mantenne l'iniziativa, ma adesso Retogene poteva valersi della ressa per sfuggire pi facilmente ai suoi colpi. Il romano se ne rese conto e cerc di stargli il pi possibile attaccato, anche a rischio di esporsi ai suoi eventuali contrattacchi. Mantenne una posizione di vantaggio e a ogni impatto la lama che l'ispanico usava per difendersi finiva un po' pi vicina al viso del giovane barbaro. Muzio scaric tutta la sua rabbia con una gragnola di colpi senza sosta, finch la spada non cadde di mano a Retogene.
Il centurione emise un grido di trionfo e si prepar a vibrare il colpo finale. Non vide alcun accenno di paura sul volto del rivale, che anzi lo fissava negli occhi con un'aria di sfida. Ma proprio allora un romano fin addosso al veterano, sbilanciandolo. Quando recuper la posizione, Muzio vide che due iberici in fuga si erano frapposti tra lui e Retogene. Li insegu oltrepassando la linea del vallo e riusc a raggiungerne uno aprendogli la schiena con un fendente. L'uomo cadde a terra e per poco il romano non incespic sul suo corpo, mentre tentava di rimanere a ridosso del suo obiettivo principale. Raggiunse anche l'altro celtibero, cui vibr un colpo tra spalla e collo, facendolo piegare su s stesso. Poi si trov di nuovo a due passi da Retogene che, disarmato, correva come tutti gli altri commilitoni verso le pendici del monte di Numanzia.
Aument l'andatura e lo ebbe alla sua merc. La schiena del giovane guerriero era un facile bersaglio, adesso. Caric il braccio per menare il fendente quando sent la voce di Scipione che gridava: Lasciateli stare! Lasciateli tornare in citt! Non uccideteli pi!.
Incredulo, rimase col braccio sospeso a mezz'aria, continuando per a inseguire Retogene. Ma gli altri romani rallentarono e molti si bloccarono. In breve Muzio rimase uno dei pochi a inseguire gli ispanici.
Lasciateli stare! Pi saranno in citt e pi rapidamente finiranno i viveri! Tornate indietro, ve lo ordino!, sent ancora gridare.
Muzio fremette di rabbia. Aveva a portata di mano l'uomo che aveva cercato per quattro anni, e poteva finalmente soddisfare la sua brama di vendetta; ma se lo avesse fatto, avrebbe disobbedito a Scipione e lo avrebbe deluso, dandogli conferma che un soldato che si era macchiato di insubordinazione non meritava il suo perdono.
Continu a correre ancora brandendo il gladio, indeciso sul da farsi. Ma quando si accorse di essere rimasto l'unico a inseguire i nemici e di avere tutti gli occhi dei romani addosso, si ferm. E guard mestamente Retogene dirigersi indisturbato verso le porte della citt, dietro le quali scomparve poco dopo.

19.

Una convocazione del console non era mai una cosa di poco conto. Muzio entr nel padiglione del comandante con un minimo di apprensione, dopo l'attacco della notte precedente che lo aveva visto sull'orlo dell'insubordinazione. Sapeva bene di essere costantemente sotto osservazione, e sperava che Scipione non si fosse accorto di nulla.
Lo trov intento a consultare i rapporti degli ufficiali subalterni, tra i quali presumibilmente il suo, relativi ai combattimenti notturni. Attir la sua attenzione battendo i tacchi e il pugno sul petto, e solo allora il generale sollev lo sguardo.
Centurione!  curioso come l'unico rapporto nel quale non si evidenzia il ruolo decisivo che hai avuto nel respingere l'attacco di ieri sera sia proprio il tuo..., esord Scipione.
Muzio rimase sulla difensiva. Ho contribuito come tutti, signore, facendo del mio meglio, si giustific.
Tutt'altro, direi. La tua manovra ha tolto slancio ai nemici e ci ha dato il tempo di contrattaccare.  gi la seconda volta che ci levi dai guai.
Sono onorato della tua considerazione, signore. Ma ho fatto solo il mio dovere.
Purtroppo, hai visto tu stesso in che stato  la truppa, comment con una punta di amarezza il console. Quando arrivai a Cartagine, pensai che i soldati fossero stati gestiti malissimo, negli anni precedenti, e avessero perso gran parte della nostra efficienza. Ma a quanto pare, al peggio non c' mai fine. Con questi qui posso fare ben poco. Un pugno di barbari ci sta tenendo in scacco: se tutto l'esercito fosse come la mia coorte di amici, non solo avremmo respinto il loro attacco, ma li avremmo inseguiti fino alle porte della citt e saremmo entrati.
Muzio non poteva che essere d'accordo. Si limit ad annuire.
Proprio per questo ho bisogno di assumere pi informazioni possibili sui difensori, prosegu il comandante. Quanti sono ancora, di quali risorse dispongono, su quali aiuti possono contare. Pi notizie avr sul nemico, pi potr farlo apparire vulnerabile agli occhi della pavida truppa. E voglio che sia tu a ottenerle, Scorticatore.
Ancora quell'appellativo, pens Muzio. E non preludeva a nulla di buono.
Abbiamo preso dei prigionieri, lo inform Scipione. Lo so,  gente cui non  facile cavare qualcosa. Ma se c' qualcuno che pu riuscirci, quello sei tu. So che hai dei metodi molto... persuasivi. Quindi li affido a te. Non voglio sapere come otterrai quelle informazioni; basta che tu le ottenga. Ti aspettano al magazzino del campo.
Muzio avrebbe voluto dirgli la verit. Ma non sarebbe servito a nulla. Il console aveva deciso che doveva essere lui a dargli ci che gli serviva e avrebbe dovuto riuscirci, in un modo o nell'altro. Chin il capo e usc, dirigendosi al magazzino. Durante il tragitto, pens al paradosso che si era creato tra la lettera che aveva inviato a Nevia e ci che si accingeva a fare. A quanto pareva, non riusciva a lasciarsi alle spalle nulla del suo passato. Non poteva fare altro che il soldato nel modo disonorevole che lo aveva indotto a lasciare l'esercito.
Sper solo che, quando l'assedio fosse finito, anche quella guerra sporca e ignobile sarebbe terminata. E lui sarebbe tornato a essere ci che sognava di diventare quando era stato una recluta convinta di poter dare il proprio contributo per portare la civilt di Roma in tutto il mondo.
Nel magazzino trov tre celtiberi e, dagli inquieti sguardi d'odio che gli lanciarono non appena lo sentirono chiamare dai loro custodi, cap che la sua fama lo aveva preceduto. Sper tanto che fosse sufficiente per sciogliere loro la lingua. Avevano le braccia legate a un gancio che pendeva dal soffitto, gi pronti per quello che Scipione pensava che lui avrebbe fatto loro. Sul tavolo accanto, Muzio not una fila di coltellacci di varia foggia e tipologia, lunghi, larghi, corti, lisci e seghettati.
Il comandante aveva proprio pensato a tutto.
Sapeva bene che non temevano la morte. Ma sul dolore poteva far leva. Tuttavia, era consapevole che qualunque cosa avesse fatto loro, l'avrebbe fatto sprofondare ancor pi nell'abisso in cui era precipitato da tanto tempo, e che la ricerca di Muzia aveva contribuito a scavare. Ricord il trattamento che aveva riservato all'uomo sottratto a Mancino, e che gli aveva alienato definitivamente l'affetto di Nevia. Ricord il massacro compiuto ai danni della carovana di celtiberi che avevano catturato sua figlia. In quelle circostanze, era stato mosso dalla necessit di salvare la propria progenie. Adesso, invece, stava obbedendo a quegli stessi ordini che avevano fatto di lui un carnefice pi che un soldato: i villaggi distrutti, i bambini uccisi e le donne violentate dalle unit che aveva comandato, solo per ottemperare agli ordini dei comandanti, lo avevano reso comunque colpevole, anche se non aveva commesso il crimine che gli aveva attribuito Retogene.
Niente di nuovo, dunque. Era il suo destino: sarebbe rimasto sempre un aguzzino, agli occhi di tutti, amici, nemici e famiglia.
Trasse un profondo sospiro, afferr il coltello pi lungo e lo sventol sotto il naso dell'uomo che sembrava meno imperturbabile. Sper che la minaccia bastasse, ma quando not che gli altri due lanciavano al compagno sguardi intimidatori, cap che era improbabile. Non fosse altro che per mostrarsi all'altezza degli altri due, il guerriero avrebbe resistito. E l'avrebbe costretto a tenere fede alla sua immeritata fama.
Ho bisogno di sapere diverse cose, amico. Se mi aiuterai, ti risparmierai un sacco di guai. Sai chi sono e cosa mi piace fare, vero?. Sussurr in faccia all'uomo, premendo leggermente la punta del pugnale contro il petto del prigioniero e tracciando dei disegni immaginari.
L'ispanico, un giovane forse dell'et di sua figlia Nevia, alz lentamente lo sguardo e si forz a guardarlo negli occhi. Ma si vedeva che era terrorizzato, adesso. Tuttavia, questo non gli imped di sputagli in faccia. Era chiaro che voleva meritarsi la stima dei suoi due pi anziani compagni.
Muzio sospir. Sarebbe dovuto andare fino in fondo. Torn ad appoggiare la punta del coltello sul petto del prigioniero e spinse, chiedendosi come era possibile sollevare la pelle senza andare troppo in profondit e senza ucciderlo subito.
Be', lo avrebbe scoperto presto, si disse iniziando a scavare nell'epidermide.
Muzio esort per l'ennesima volta gli uomini dell'avanguardia ad affrettarsi, poi segnal alle sentinelle sulle torri di Lutia di far aprire le porte. La colonna di soldati che seguiva il suo contingente a debita distanza costituiva un valido strumento per corroborare la sua richiesta. La capitale dei lusoni, priva di difese naturali, era molto pi esposta di Numantia e difficilmente avrebbe resistito alla pressione delle truppe romane.
Non a caso, i battenti iniziarono a socchiudersi proprio quando giunse a ridosso delle mura. Non attese che arrivasse il grosso della colonna ed entr senza esitare alla testa dei suoi uomini. Lo stesso Scipione aveva fatto resistenza, quando gli aveva detto di volerlo precedere con l'avanguardia, considerandolo rischioso; ma non poteva permettersi di perdere tempo, se voleva scovare Retogene. Non aveva perso un solo istante, da quando il prigioniero gli aveva rivelato che il giovane celtibero si trovava nella citt di Lutia.
Trov ad attenderlo un gruppo di giovani cittadini. Non sembravano armati e non disponevano d'altro, per il momento, che delle espressioni d'odio con cui fissavano lui e gli altri romani. A quanto pareva, il senato filoromano che l'Urbe aveva scelto e imposto dopo aver sconfitto la gran parte delle trib celtibere riusciva ancora a tenerli a freno, se pur a fatica.
Sono qui per conto del console di Roma Publio Cornelio Scipione Emiliano. Voglio parlare immediatamente con una rappresentanza dei senatori della vostra comunit!, dichiar ad alta voce, facendo aprire a ventaglio i suoi uomini e guardandosi intorno per valutare l'atteggiamento degli abitanti. Aveva viaggiato tutta la notte a ritmo serrato e il sole stava affiorando proprio in quel momento dietro le mura, conferendo una luce ovattata alla scena; poche sagome dai contorni ancora incerti si muovevano nelle strade e, a parte quei facinorosi, tutti badavano a tenersi alla larga dal piazzale in cui Muzio aveva fatto schierare i suoi uomini.
I giovani non si mossero, ma una sentinella si avvi verso l'interno della citt. Uno dei ragazzi cerc di fermare il guerriero sbarrandogli provocatoriamente la strada, ma il soldato, dopo qualche momento di esitazione, lo spinse via puntandogli il giavellotto sulla tunica. Intanto Muzio scese da cavallo e, nel teso silenzio generale, si avvi verso gli spalti, risalendo la scala pi vicina ed entrando nella torre che sovrastava la porta. Risal ancora di un piano e poi sbuc sulla piattaforma, affiancando il guerriero che la presidiava. Osserv la colonna condotta da Scipione avvicinarsi: una massa scura nella tenue luce dell'alba, ancora troppo lontana, in verit, per farlo sentire al sicuro.
Il veterano ridiscese le scale e torn tra i suoi uomini, giusto in tempo per ricevere quella che doveva essere una delegazione del senato cittadino. Tre anziani celtiberi, vestiti con i loro migliori indumenti, erano comparsi nel piazzale. Muzio si avvicin. Siete autorizzati a parlamentare?, chiese.
I tre annuirono. Desideriamo collaborare con il console, dichiar il pi anziano.
Molto bene, rispose. Sappiamo che un guerriero di nome Retogene  venuto qui da Numanzia insieme a pochi altri arevaci, a chiedere rinforzi. Ebbene, il console vuole l'immediata consegna del ribelle, dei suoi uomini e di chiunque abbia intenzione di seguirlo.
I tre apparvero visibilmente in imbarazzo. Non ci risulta nessuno che sia arrivato da Numanzia... E poi non vedo come potrebbero aver eluso le vostre difese: non li avete circondati?.
La domanda era chiaramente provocatoria. Il fatto che Retogene fosse riuscito a superare la circonvallazione romana era senz'altro un indice della sua abilit, ma anche della scarsa attenzione delle guardie, che peraltro dovevano sorvegliare un circuito non ancora completato. Muzio era rimasto doppiamente sorpreso quando aveva saputo dell'impresa del suo antagonista. A rivelarglielo non era stato l'uomo che aveva torturato, morto troppo presto a causa della sua imperizia, ma uno degli altri due prigionieri, spaventato dall'orribile fine del compagno. Da lui aveva saputo che i settemila superstiti in citt erano davvero al limite con le riserve di cibo; proprio Retogene, a quanto gli aveva detto, gi prima dell'attacco si era offerto per andare a cercare aiuti a Lutia, dove il partito antiromano, soprattutto tra la giovent, era notoriamente ancora molto forte.
Erano pochi e sono riusciti a sgusciare fuori. E ora li voglio qui. Il console sta arrivando con un bel contingente di legionari e potreste pagar cara la vostra scelta di accogliere dei ribelli. Roma non vi ha permesso di occupare i vostri posti di responsabilit per favorire il tradimento, insist.
Ma qui nessuno vuole tradirvi! Noi siamo fedeli alleati di Roma!, protest un senatore.
Ah s? Anche quelli l?, replic Muzio indicando i giovani, che continuavano a sostare sul piazzale fissando in tralice i soldati romani. Qualcuno si avvicinava loro assumendo pose da combattimento ed espressioni di sfida; ma i suoi uomini erano tutti componenti della cohors amicorum e non si facevano intimorire facilmente: rimasero tutti immobili come statue.
Delle teste calde...  tutto sotto controllo, disse un delegato.
Sar tutto sotto controllo quando avremo occupato la citt con le truppe in arrivo. E sapete quale trattamento riserva Roma ai traditori, insist. Voglio Retogene, subito.
Nel frattempo, not che il gruppo di facinorosi si era ampliato, e che i giovani si facevano sempre pi intraprendenti. Gli parve anche di notare un luccichio affiorare dal fianco di una tunica. Qualcuno era armato, adesso. Poi ne vide spuntare altri dalle strade limitrofe. E not subito che portavano delle falcate.
Quando arriver il resto della colonna tutta quella gente sar morta... E voi con loro, minacci i senatori. Ma per il momento si trovava in inferiorit numerica: se i giovani avessero deciso di assalirli, Scipione non avrebbe fatto in tempo a salvarlo.
Ma voi lo sarete prima!, grid un ragazzo nei pressi, che evidentemente aveva sentito il dialogo. Un soldato romano usc dai ranghi e gli assest un violento colpo con la parte posteriore dell'asta del giavellotto, tramortendolo. Gli altri giovani pi vicini urlarono insulti contro i romani e un paio brandirono dei pugnali.
Muzio fece segno ai suoi uomini di non intervenire. In quel momento, in uno scontro avrebbero avuto la peggio. Poi not che le sentinelle stavano accostando i battenti della porta. L'aria stava cambiando e qualcuno dei giovani doveva averle convinte a chiudere dentro i nuovi arrivati. Non doveva accadere.
Voi, bloccate la porta, presto!, intim ai suoi uomini schierati sull'ala. Subito sei romani si precipitarono sulle sentinelle e le spinsero via, piazzandosi davanti ai battenti per presidiarli. Un celtibero abbozz una reazione, ma un soldato gli affond il gladio nell'addome facendolo stramazzare al suolo. Il gesto scaten le proteste degli altri guerrieri e dei giovani, che si fecero pi aggressivi, costringendo i romani a serrare le file e a restringere lo spazio che occupavano davanti alla porta. Adesso il piazzale era gremito di gente, e gli abitanti avevano assunto un atteggiamento minaccioso.
E Scipione non arrivava.
Avete visto cosa sta succedendo? Volete un massacro?, chiese ai tre senatori.
Uno di loro si morse il labbro pi volte, poi disse: Quel Retogene se n' andato, centurione.  solo venuto a prendere contatti col partito antiromano, poi  ripartito.  andato via un paio d'ore fa, per tornare a Numanzia.
Muzio sospir. E voi non avete fatto niente per fermarlo?, lo incalz.
I tre erano sempre pi imbarazzati. Non potevamo far nulla, noi senatori. In molti lo hanno accolto acclamandolo. Se lo avessimo arrestato, avremmo provocato una rivolta..., si giustific il pi anziano.
Muzio tir fuori il gladio e se lo batt sul palmo della mano. Se era vero quel che dicevano, aveva perso una nuova occasione per vendicarsi di quell'uomo. Il principale motivo per cui era andato a Lutia e aveva convinto Scipione a spostarsi l era venuto meno. Adesso rimaneva il motivo ufficiale: che il console doveva dissuadere personalmente i lusoni dal portare aiuto agli arevaci.
Ma quando vide che i giovani avevano sopraffatto i suoi uomini alla porta e chiuso i battenti, cap che lui avrebbe potuto non vederlo mai.
All'improvviso, Muzio si rese conto di essere circondato. Non c'erano pi vie di fuga, per lui e per i suoi uomini. Man mano che il sole aveva iniziato a illuminare la piazzetta davanti all'ingresso, si erano materializzati uno dopo l'altro decine, forse centinaia di cittadini, e molti erano armati di bastoni, roncole, picconi. Quando il romano al suo fianco fu colpito da un sasso e vacill, cap che avrebbe dovuto ripararsi anche dai proietti.
Per la gran parte era gentaglia senza alcuna esperienza di combattimento. Not molti vecchi e qualche ragazzino, perfino delle donne; ma erano troppi e sarebbe stato difficile aprirsi la strada perfino per dei soldati sperimentati come loro. Ma intanto, nessun celtibero osava lanciarsi all'assalto: la vista di un drappello di legionari romani perfettamente equipaggiati incuteva timore a una folla in maggioranza costituita da civili. Tuttavia si affrett a ordinare di serrare ancora i ranghi e di disporsi a testuggine, giusto in tempo per difendersi dalla gragnola di pietre che piovve addosso alla formazione.
Poi qualcuno prese coraggio e inizi a sferrare randellate sugli scudi. Un guerriero cerc di infilare un giavellotto tra l'uno e l'altro, ma l'asta fin spezzata dalla pressione dei bordi. Muzio rimase appena fuori dalla testuggine, protetto dagli scudi di due uomini, a sorvegliare gli eventi. I tre senatori, terrorizzati dalle possibili conseguenze della rivolta, cercarono di fermare alcuni concittadini, ma badarono bene a tenersi in posizione defilata per non rischiare di farsi coinvolgere nelle colluttazioni, e i loro interventi non ebbero alcuna efficacia.
Non reagite! Non reagite finch  possibile!, grid Muzio ai suoi, cercando di non far degenerare la situazione. Ma ormai i lusoni si aizzavano a vicenda e quelli in prima fila, quasi a contatto con i romani, sembravano sempre pi esaltati. Poi sent un grido. Si volt nella direzione da cui proveniva e vide che un celtibero era saltato sul tetto della testuggine e con un coltellaccio cercava di colpire negli interstizi tra gli scudi. I legionari agitarono la copertura per farlo cadere, ma l'uomo riusc a mantenersi in equilibrio.
All'improvviso fu colpito da un gladio. Il grido si fece di dolore e il barbaro fu scagliato via, a terra davanti alla prima fila di scudi. Piomb addosso ad alcuni compagni, che si misero a urlare a loro volta, ne scansarono il corpo e reagirono assalendo la formazione. La loro azione sembr costituire il segnale per l'attacco generale. Quasi nello stesso istante, tutti i lusoni presenti si avventarono contro i romani scagliando addosso alla testuggine tutto ci che avevano a disposizione. Qualcuno riusc a colpire un legionario, che croll a terra aprendo un varco nel quale si infilarono subito due barbari. Sotto la loro pressione, i romani furono costretti ad aprirsi e la contiguit degli scudi venne meno.
I ranghi della formazione iniziarono a scompaginarsi. Muzio accorse a sostenere il settore in difficolt, ma fatic a farsi largo tra la calca e assistette impotente allo sfaldamento definitivo. In breve, ogni legionario dovette combattere isolato. Adesso i romani avevano perso il solo vantaggio che avevano, quello della coesione. Non sarebbero riusciti a sopravvivere a lungo.
L'esercito! Sta arrivando. Ci stanno circondando!, sent gridare dall'alto. Poi ud le buccine risuonare all'esterno delle mura. Alz lo sguardo e vide che le sentinelle sulle torri stavano cercando di attirare l'attenzione dei concittadini, sbracciandosi e urlando a squarciagola. I lusoni se ne accorsero un po' alla volta e qualcuno inizi a ripiegare cercando di nascondersi tra le case pi vicine. Qualcun altro si stacc dai romani e rimase ad attendere con espressione disorientata. Altri non se ne accorsero affatto e continuarono a brandire le loro armi improvvisate, ma ormai non potevano pi valersi del sostegno della massa e furono facilmente respinti dai legionari.
Muzio non perse tempo: prese con s cinque uomini e li condusse verso la porta, dove intim alle sentinelle in basso di aprire i battenti. Quelle esitarono, ma nessuno venne in loro soccorso. Cos come era esplosa, la protesta si era subito ridimensionata di fronte alla notizia dell'arrivo di un intero esercito. La piazzetta and spopolandosi. Rimasero solo i feriti e i senatori, che adesso erano diventati una decina. Qualche giovane facinoroso rimase nei pressi, ma a debita distanza.
Muzio aiut i suoi ad aprire i battenti. Di fronte a lui, alla piena luce del mattino, comparve la colonna condotta da Scipione: circa duemila uomini che il condottiero stava facendo disporre lungo tutto il perimetro delle mura, con l'ordine e la disciplina tipici delle legioni di Roma. Erano uno spettacolo imponente che incuteva timore e Muzio tir un sospiro di sollievo. Fece la conta delle perdite, poi schier i suoi su due file parallele ai lati della porta e attese. Poco dopo, vide la sagoma inconfondibile di Scipione, sul suo cavallo bianco e con indosso il mantello rosso e l'elmo crestato, avanzare verso l'ingresso, scortato da una decina di cavalieri con le lance puntate in avanti.
Quando il console varc la soglia, si guard intorno ed esamin il campo di battaglia. Poi cerc con lo sguardo Muzio, fermandosi davanti a lui. Cosa abbiamo qui? Hanno cercato di assassinare i rappresentanti di Roma?, gli chiese ad alta voce.
Il veterano stava per rispondere, quando si fecero avanti due senatori che, chinando il capo davanti al console, lo anticiparono. Perdona i lusoni, signore... A causa di pochi giovani esaltati, ci sono stati degli scontri. Ma il senato  fedele a Roma e cos la gran parte della gente comune.
Scipione lo ignor e attese la risposta di Muzio. Signore, sostengono di non poterci consegnare i numantini venuti a cercare aiuti perch sono andati via. E i giovani rampolli della nobilt erano chiaramente orientati a venire in aiuto alla citt assediata. Abbiamo avuto due morti e otto feriti, spieg il veterano.
Ma sono solo dei ragazzi che scalpitano per combattere!, intervenne di nuovo un senatore. Hanno l'ardore della giovent, non date loro peso. Non sono loro a decidere la politica dei lusoni!.
Scipione rimase in silenzio per un po', infine dichiar: Questo ardore ha provocato una rivolta e causato la morte di cittadini romani. Dobbiamo scongiurare quest'evenienza in futuro, dato che voi non siete capaci di far rispettare i patti con Roma. Pertanto mi consegnerete subito quattrocento esponenti della vostra nobilt che abbiano meno di trent'anni.
I senatori apparvero sgomenti, disorientati, perfino terrorizzati. Non possiamo farlo, console. Non avremmo pi credibilit davanti al nostro popolo..., protest uno di loro.
Non ne avreste pi davanti a Roma, se non lo faceste. E Roma non vi proteggerebbe pi. Cosa preferite?, replic il comandante.
I senatori si guardarono l'un l'altro, assumendo un'espressione rassegnata.
Il foro di Lutia era gremito di gente. Scipione aveva voluto che tutti gli abitanti fossero presenti per assistere alla punizione degli ostaggi consegnati dal senato: quattrocento giovani che forse, in un prossimo futuro, sarebbero stati dei fieri nemici di Roma, prendendo il testimone dai numantini.
Il console aveva fatto schierare le sue truppe tutt'intorno al foro, per controllare la folla, e in un quadrato al centro della piazza, creando un cordone intorno ai prigionieri. Muzio si trovava sul patibolo, ben visibile a tutti, svettando insieme ad altri venti legionari sopra le teste dei condannati.
Aveva cercato di evitare lo sgradevole compito che lo attendeva. Anzi, aveva cercato di convincere il console a rimandare tutta la faccenda finch non fossero tornati davanti a Numanzia, ma Scipione non ne aveva voluto sapere: portarsi dietro quattrocento prigionieri avrebbe rallentato la colonna, in un'operazione in cui il fattore tempo rimaneva essenziale. Pertanto, aveva fatto erigere in fretta e furia il patibolo e aveva chiesto a Muzio di organizzare e mettere in atto la punizione nel pi breve tempo possibile.
Il centurione diede ordine che i primi dieci prigionieri venissero portati sulla tribuna. I soldati li disposero di fronte ai legionari schierati col veterano, allineati davanti a dieci ceppi di legno. I celtiberi avevano tutti le mani legate sul davanti e non sapevano cosa li aspettava. Nessuno lo sapeva, a parte Scipione, i pi alti ufficiali, Muzio e i suoi collaboratori sul palco. Tra la truppa ci si chiedeva cosa avesse in mente il console, e senza dubbio le stesse domande se le stavano ponendo anche i lusoni presenti. I pi erano sicuri che il generale avesse intenzione di farli decapitare.
Muzio fece inginocchiare i prigionieri di fronte ai ceppi, sui quali i celtiberi dovettero poggiare le mani legate. A ogni ostaggio erano stati assegnati due soldati: uno gli blocc gli avambracci sul legno, l'altro sfoder il gladio. Quando tutti i legionari e i condannati furono in posizione, il centurione sollev il braccio, si port un fischietto alla bocca e diede il segnale. Si ud un unico, forte colpo, proveniente da dieci lame calate all'unisono sul legno. Subito dopo, venti mani danzarono sulle assi del patibolo, mentre da altrettanti moncherini eruttavano copiosi schizzi di sangue. Poche, le grida di dolore, rispetto al numero degli ispanici puniti. Ma i giovani mutilati non poterono fare a meno di abbandonarsi a gemiti e lamenti, quando i legionari li fecero rialzare e li spinsero gi dal palco, lasciandoli liberi e dicendo loro di andarsi a far curare dai parenti presenti nel foro.
Tra gli spettatori ci fu un coro di grida di sgomento, e solo qualcuno di protesta. Si ud qualche pianto di donna, ma nel complesso la presenza di legionari tutt'intorno al foro dissuase i lusoni dal manifestare troppo apertamente il loro dissenso. I romani, dal canto loro, ebbero il buon senso di nascondere la loro soddisfazione: solo qualcuno si abbandon a un grido di giubilo, subito zittito da qualche compagno. Nel frattempo, la seconda decina di prigionieri aveva raggiunto la tribuna e i collaboratori di Muzio li avevano fatti inginocchiare, stavolta con maggiori difficolt: qualcuno dei celtiberi esit, uno cerc addirittura di ridiscendere il palco. Per dei guerrieri nati come loro era molto peggio perdere le mani che la vita; Scipione non aveva scelto a caso la loro punizione.
Sotto il palco, gli altri prigionieri iniziarono ad agitarsi. I legionari intorno a loro dovettero serrare i ranghi e un paio di centurioni presero a bastonate i pi refrattari. Ma a Muzio competeva solo ci che accadeva sul patibolo; Scipione intendeva fare in modo che lo spettacolo fosse esemplare e costituisse un monito per tutti i lusoni e per chiunque intendesse aiutare gli arevaci; ma nello stesso tempo voleva tornare quanto prima a Numanzia. Cos il centurione si prese personalmente la briga di aiutare i suoi legionari a tenere fermi i pi terrorizzati. Un attimo dopo altre venti mani caddero sulle assi, e il palco si tinse ancor pi di rosso.
Muzio scalci via i macabri cimeli, facendoli cadere di sotto, poi fece cenno di provvedere a un rapido avvicendamento. Dal pubblico si diffusero lamenti e pianti, mentre alcuni dei successivi condannati fecero resistenza e si misero a gridare, perdendo tutta la loro baldanza. I legionari dovettero pungolarli con i giavellotti per spingerli su, ma un celtibero vi si gett contro, facendosi trafiggere.
Muzio si strinse nelle spalle e guard in direzione del comandante in capo, che assisteva al supplizio a ridosso del quadrato. Scipione gli fece un cenno di diniego, parl con i suoi uomini pi vicini e questi si diressero verso gli spettatori, afferrando un giovane in prima fila che portarono verso il palco. Il celtibero, disorientato e impaurito, grid e scalci, ma poco dopo si ritrov sul palco insieme agli altri nove. Ne ridiscese senza mani anche lui, piangendo e disperandosi ancor pi degli altri per la sua malasorte.
Muzio tenne d'occhio la popolazione. Man mano che le punizioni si susseguivano, i suoi uomini acquisivano maggior efficienza e spietatezza, e i tempi si accorciavano, ma il rischio di esasperare la gente presente nel foro era sempre pi concreto. Adesso gli spettatori avevano smesso di lamentarsi e di piangere; i pi se ne stavano chiusi in un silenzio ostile e cupo, fissando i romani ancor pi dei loro concittadini condannati. Ciascuno di coloro cui erano state amputate le mani, tuttavia, si allontan circondato da un codazzo di amici e parenti, che si affrettarono a portarlo da un medico o da chiunque fosse in grado di arrestare il flusso di sangue. Pertanto, con l'andare del tempo la piazza si and svuotando e dopo un po' Muzio si rilass: i celtiberi non erano pi cos tanti da poter creare problemi e rallentare le operazioni.
Ormai un manto rosso aveva ricoperto la superficie del palco e i ceppi. Si rischiava di scivolare, e il centurione dovette stare bene attento a come si muoveva. Anche i legionari incaricati della punizione faticavano a trovare stabilit e in qualche caso i loro colpi non furono ben assestati, costringendoli a menare altri fendenti, prolungando cos il supplizio dei pi sfortunati. Ai piedi del palco si formarono mucchi di mani imbrattate di sangue. A Muzio sembr che fossero quelle di demoni che si protendevano dal terreno per afferrarlo e portarlo negli Inferi con loro.
Sent un brivido lungo la schiena. Adesso sarebbe stato ricordato anche per questo, da ispanici e da romani.
E da Nevia.

20.

Una distesa di relitti umani stazionava a breve distanza dalle fortificazioni romane intorno a Numanzia. Nevia rimase inorridita nel vedere le condizioni dei celtiberi che si trascinavano come ombre. Bambini smunti e smagriti, vecchi macilenti, donne ridotte pelle e ossa che piangevano e si lamentavano pregando i loro di. Li scrut uno a uno temendo e sperando al tempo stesso di scorgere Muzia, o perlomeno una ragazzina che somigliasse a lei ma con quattro anni di pi.
Per piet bella signora, dacci qualcosa da mangiare. Non per me, ma per il mio bambino.... Si sent improvvisamente tirare la manica e si accorse che una donna si era accostata al suo cavallo in atteggiamento supplice. In braccio teneva un fagottino, dentro il quale Nevia intravide la sagoma di un neonato. Ma subito dopo not il suo colorito di un bianco gelido; era improbabile che fosse vivo.
Arrio devi la traiettoria del proprio cavallo e si frappose tra lei e la celtibera, costringendo la donna ad allontanarsi. Mi chiedo cosa ci facciano qui questi disperati, osserv. Sembravano mendicanti in attesa degli scarti del cibo dei campi romani; se quelle erano le condizioni degli occupanti della roccaforte, la fine doveva essere vicina, si disse Nevia, ammirando il profilo della circonvallazione che cingeva la citt: le torri e i campi disposti sulle alture si stagliavano appena sotto la cinta muraria di Numanzia, la cui sagoma imponente dominava tutta la valle.
Se Muzia  davvero dentro Numanzia, il suo rapitore non potr mai sfuggire a questo spiegamento di forze, esclam Nevia. Erano giunti nel punto pi caldo dell'intera penisola dopo un viaggio fianco a fianco di cinque giorni, durante il quale la ragazza aveva riassaporato l'ebbrezza della libert e una compagnia finalmente piacevole. Avrebbe voluto che durasse di pi, se solo non fosse stata impaziente di ritrovare la sorella.
Se Muzia  davvero all'interno della citt, rischia di finire vittima di tutto ci che i romani infliggeranno ai difensori: l dentro sono destinati a crepare di fame, se non muoiono quando gli uomini di Scipione scaleranno le mura, obiett Arrio indicando con un cenno del mento i disperati che si stavano lasciando alle spalle.
Suppongo che mio padre farebbe qualcosa per evitarle la stessa fine dei difensori... Ha scritto di essere qui apposta..., ipotizz Nevia. In realt, riteneva pi probabile che il veterano si fosse unito all'esercito perch non sapeva far altro. Muzia poteva essere solo un pretesto, per lui.
Credo che Muzio potrebbe fare ben poco, in caso di conquista per assalto, osserv con amarezza Arrio. I legionari si metterebbero a uccidere chiunque incontrassero, come si usa fare in questi casi, e lui non potrebbe essere ovunque; e se poi muoiono per fame... be', potrebbe fare ancor meno. Scipione Emiliano  il conquistatore di Cartagine, e senza dubbio espugner anche questo posto: la sua fama di condottiero non conosce confini, al pari della sua efficienza e della sua spietatezza. Potrebbe non lasciare in piedi un solo edificio, come fece nella citt punica. E allora nessuno bader a distinguere tra difensori e prigionieri....
Nevia avvert una stretta allo stomaco. Ancora una volta, l'amico aveva ragione, e questo rendeva tutto terribilmente difficile. Si avvicin alla sentinella del campo principale e le chiese: Dobbiamo incontrare un veterano. Possiamo entrare?.
L'uomo la squadr perplesso. La zona  assolutamente vietata ai civili. Il console non ne vuole nessuno. E neppure qui fuori: non possiamo sprecare soldati per proteggervi, se dovesse capitarvi qualcosa.
Io sono la figlia dell'ex centurione primipilo Muzio Spurio. Lo conoscerai, no? Devo assolutamente parlargli!, insist lei.
La guardia assunse un'espressione di sufficienza. Chi non conosce lo Scorticatore?
Quello  un soprannome superato! Adesso  il Mozzatore!, intervenne l'altra sentinella, divertita. Dopo ottocento mani mozzate, se l' ben guadagnato!.
Nevia rabbrivid. A quanto pareva le mostruosit che il padre era capace di commettere non avevano limiti. Non aveva fatto in tempo a rientrare nell'esercito che gi aveva alimentato la sua fama di carnefice con nuovi orrori. Fiss Arrio, disorientata, e fu ricambiata da uno sguardo compassionevole.
Ebbene, potete chiamarlo o farci parlare con lui?, riprese Nevia rivolgendosi ai due soldati.
Ora non  possibile, ragazza, le spieg una delle sentinelle. Il centurione Muzio Spurio  il braccio destro del console Scipione, e ora  impegnato con una delegazione dei numantini, che dopo quello che tuo padre ha fatto a Lutia hanno perso le speranze e sono venuti a trattare la resa... Lo avrete visto, come sono ridotti quelli che li hanno seguiti.
E questa gente, perch  qui fuori?, chiese Arrio.
L'uomo si strinse nelle spalle e assunse un'espressione indifferente. Che vuoi che ti dica... probabilmente sperano che i loro rappresentanti trovino un accordo e sono usciti per essere i primi a farsi dare qualcosa da noi, nel caso non ci siano viveri sufficienti per tutti i numantini ancora vivi; o magari, sono state le autorit cittadine a mandarli qui perch sono quelli ridotti peggio....
A vederli, la strategia del console di non uccidere pi nessuno ha funzionato: sono proprio allo stremo e magari qualcuno creper davanti ai nostri occhi. Non c' neppure bisogno di tenere alta la guardia, di fronte a questi spettri, comment l'altra sentinella.
Nevia vide Arrio scendere da cavallo, aprire una borsa che teneva alla cintola, tirarne fuori delle monete e offrirle alla guardia pi vicina a lui. Questi sono per te, se dici al centurione che c' la figlia e che vuole parlargli. Se viene qui subito dopo la conclusione dell'incontro, per te e per chiunque possa andare ad avvertirlo ce ne saranno altri, disse.
Gli occhi dell'uomo brillarono di avidit. Devi darmene di pi gi ora: non posso muovermi finch dura il mio turno di guardia, quindi dovr dirlo a qualcun altro, spieg.
Arrio annu e gli consegn altro denaro. Quindi il soldato socchiuse i battenti, chiam un commilitone all'interno, gli diede solo una minima parte della somma che aveva percepito e gli spieg chi avvisare.
Nevia preg gli di che romani e numantini trovassero un accordo. Torn a fissare la massa dei derelitti, cercando ancora con gli occhi sua sorella. Ma erano tutti ridotti cos male che non avrebbe saputo riconoscerla. Poteva anche essere che quelli l fossero i pi provati dal blocco romano, ma era improbabile che i numantini rimasti dentro le mura potessero stare molto meglio di loro.
Se non si fossero arresi, ogni ora di ritardo sarebbe potuta essere fatale, per Muzia.
I componenti della delegazione dei numantini cercavano di darsi un contegno nei loro migliori indumenti, ma i loro volti smunti e le spalle incassate tradivano i patimenti che dovevano aver subto a causa del blocco. Scipione li attendeva assiso su una sedia curule davanti al suo praetorium, con al fianco i suoi legati di legione e i pi alti ufficiali. Alle sue spalle, aveva schierato a mezzaluna, in pieno assetto di guerra, un manipolo della sua cohors amicorum, di cui aveva affidato il comando a Muzio. Le insegne svettavano lungo la linea appena sopra le pelli di lupo indossate dai signiferi, conferendo al quadro d'insieme un impatto scenico degno del potere di Roma che il console voleva evocare.
Il pi vecchio dei delegati, che si era presentato col nome di Avaro ed era evidentemente il portavoce, doveva essere stato un prode guerriero, un tempo, pens Muzio scrutando uno a uno i cinque numantini. Era molto alto e aveva le spalle larghe, si muoveva in modo fiero e maestoso, ma l'et e l'inedia lo avevano incurvato, reso tremolante e scheletrico; poche le ciocche residue di capelli, lunghi e canuti, pochi i denti in bocca, tante le rughe sul viso.
Signore, vengo a chiederti piet per gli arevaci che, tra tutti, si sono mostrati degni nemici di Roma. Talmente degni da meritare un'onorevole pace. So che voi romani apprezzate il coraggio e lo spirito indomito. Spero che lo apprezziate al punto di arrivare a premiarlo, sostenne il vecchio celtibero.
Scipione rimase in silenzio a osservare Avaro e gli altri ispanici. Il parlottio delle truppe intorno divenne pi sommesso, fino a scomparire. Adesso tutti erano attenti alle trattative: si avvicinava il momento di fare bottino, e i soldati, costretti a sacrificarsi seguendo i duri metodi di servizio imposti dal nuovo comandante, o solo esasperati da tutti quegli anni di guerra inconcludente, non vedevano l'ora che fosse finita.
Cio... dovremmo premiarvi per tutti i grattacapi che ci avete creato, per i legionari che avete torturato e decapitato, per tutto il sangue romano che avete versato, per le risorse che avete costretto l'Urbe a sprecare?, disse infine Scipione, assumendo un'espressione tra l'indignato e il meravigliato.
Avaro sospir. Questa roccaforte  inespugnata, console. Per quanti sforzi abbiate prodotto, le nostre mura non sono mai state scalate o distrutte. Se ci arrendiamo ora, vi risparmiamo altri lutti e sofferenze, e diamo a te la possibilit di goderti il tuo trionfo: se resistessimo ancora, rischieresti di dover proseguire l'assedio finch il tuo mandato non giunger al termine, e cos dovrai lasciare il merito dell'eventuale vittoria al tuo successore. Non vuoi fregiarti del titolo di numantino, dopo quello di africano? Non vuoi essere il vincitore del popolo pi indomito tra quelli che i romani hanno affrontato? Allora dacci una pace equa, l'autonomia che meritiamo e cui aspiriamo, e saremo i primi a celebrare il tuo trionfo, onorando il nostro vincitore come il pi grande comandante della terra!.
Aveva una bella capacit retorica, senza dubbio, pens Muzio ammirato. Peccato che la massa di disperati al seguito dei delegati lasciasse intendere che Roma, di fatto, aveva gi vinto, senza bisogno di accettare condizioni. E adesso che vaccei prima e lusoni dopo erano stati messi fuori gioco, Numanzia non aveva pi speranze di ricevere rinforzi: gli arevaci erano rimasti il solo popolo in armi contro i romani nella penisola iberica. Muzio non ebbe dubbi che Scipione lo avesse gi capito.
Certo che voglio esserlo, e lo sar sicuramente a breve, rispose infatti il condottiero. Mi basta aspettare qualche altro giorno: nessuno verr pi ad aiutarvi, nessuno vi invier provviste, nessuno vi permetter di scappare da qui. Quindi, se volete la pace, arrendetevi senza porre condizioni: non vedo perch dovrei venire a cogliere sull'albero un frutto talmente maturo che tra poco cadr ai miei piedi.
Ma Numanzia non  mai caduta..., insist Avaro.
Cadr, stavolta, quando non ci sar pi nessuno sulle mura in grado di difenderla. Dillo, ai tuoi, che l'unica alternativa alla morte per fame  una resa incondizionata. Sar Roma a decidere cosa fare di voi, non voi!, chiar il generale.
Avaro continu a protestare e a tentare di estorcere al console qualche concessione, ma Muzio fu distratto da un soldato che cercava di attirare la sua attenzione. Sulle prime cerc di ignorarlo, ma quello insisteva e lo lasci avvicinare.
Centurione, fuori dal campo c' una ragazza che dice di essere tua figlia e che vuole parlare con te. Che le dico?, gli annunci a bassa voce l'uomo.
Muzio lo guard incredulo. ... da sola?
No, con un tizio.
Doveva essere Arrio, ovviamente. Se solo avesse immaginato che la sua lettera li avrebbe indotti a precipitarsi a Numanzia, non l'avrebbe mai scritta. Si diede dell'idiota, anche se una parte di lui era felice di vederla; ma avrebbe preferito farlo quando e se le avesse riportato la sorella. Quanto ad Arrio... la sua presenza lo faceva sentire moralmente in obbligo di chiedergli scusa, ma non era certo di averne la forza. Si sent confuso, e di una sola cosa era certo: non avrebbero dovuto essere l; era ancor pi pericoloso di quando lo avevano seguito la prima volta, e soprattutto, lui adesso aveva troppi vincoli per riuscire a proteggerli.
Cosa devo dire, signore?, insist il soldato.
Muzio si volt verso Scipione e Avaro. Ma proprio in quel momento il console si alz dalla sua sedia e dichiar stizzito: Ne ho abbastanza! Andatevene ad aspettare la morte, allora, se ancora pretendete di dettare voi le condizioni! E portatevi dietro tutti quei disperati cui avete permesso di seguirvi! Altrimenti ve li ammazzeremo uno a uno davanti agli occhi dopo averli torturati come voi avete fatto coi nostri soldati, e ne getteremo i cadaveri smembrati dentro le mura con le macchine da lancio!.
Avaro rimase per qualche istante immobile, sconcertato, prima di chinare il capo in un accenno di saluto e andarsene, con un'aria depressa che faceva il paio con le espressioni disperate dei suoi compagni di delegazione.
Dille che tra poco arrivo, ribatt finalmente Muzio al soldato in attesa della sua risposta. L avevano concluso e, se conosceva un po' i celtiberi, presto quello scacchiere sarebbe diventato estremamente pericoloso, per due civili. Doveva assolutamente farli andare via.
Dal forte, Arrio vide uscire un piccolo gruppo di anziani celtiberi e suppose che si trattasse della delegazione. Le loro espressioni tradivano frustrazione, perfino disperazione, e cap che le trattative non avevano avuto esito soddisfacente, almeno per loro. Si chiese quale conseguenze potesse avere tutto ci sulla sorte di Muzia. Ammesso che si trovasse in citt.
Li vide andare verso la loro gente, che li attendeva trepidante. Molti dei derelitti corsero loro incontro, trascinando le loro scarne membra, qualcuno barcollando, qualcun altro perfino avanzando carponi. I vecchi si fermarono solo quando furono in mezzo agli altri, a una distanza che non consent ad Arrio e Nevia di sentire le loro parole. Ma ci che dissero gett nella pi cupa disperazione i loro concittadini, molti dei quali si accasciarono a terra strappandosi i capelli e piangendo e urlando.
Arrio pens che non era di buon auspicio per Muzia.
Si volt a guardare Nevia, e cap subito che nutriva la stessa preoccupazione. Alle sue spalle, tuttavia, Arrio riconobbe immediatamente la sagoma di Muzio da lontano e non pot trattenere un istintivo fremito di paura. La vide stagliarsi sulla soglia della porta, imponente come sempre nonostante il trascorrere del tempo, anzi ancora pi dell'ultima volta: era equipaggiato di tutto punto, adesso, e sembrava la statua di Marte. Si avvicin a passo deciso non appena li not.
E non aveva un'espressione conciliante.
Cosa ci fate qui? Siete impazziti?, li aggred subito. Arrio fece automaticamente un passo indietro: l'aggressione che aveva subto l'ultima volta gli torn alla mente in un istante.
 stato come se ci avessi invitato tu... Non potevi pensare che sarei rimasta ad attendere senza far nulla. Muzia non  una tua parente e di te non mi fido, replic subito Nevia, rinnovando quella tensione che si era sviluppata tra loro durante le avventure vissute anni prima.
Io non ho invitato nessuno...Tanto meno lui, specific il padre, indicando con un cenno del capo Arrio. Ti ho solo avvertito di quello che avrei fatto. Tu hai il tuo posto accanto a tuo marito ed  l che dovresti stare....
Io sto dove ritengo giusto essere. E anche Arrio. Tu sei troppo corroso dall'odio per i celtiberi e incapace di amare, per salvare Muzia da solo, replic lei. Mia sorella avr pure bisogno della tua abilit per essere salvata, ma soprattutto, ha bisogno dell'amore della sorella e del padre. Io non so perch tu abbia intenzione di salvarla, ma certo non  per amore. Quello non sai neppure cos'.
Arrio not una traccia di mortificazione sul duro volto di Muzio. Eppure ti ho scritto perch lo faccio....
Tutte sciocchezze per scaricarti la coscienza. Non ti importa niente di me. Non ti importa niente di nessuno, insist la ragazza. L'unica cosa di cui ti importa  alimentare il tuo odio per i celtiberi con qualsiasi pretesto. Tu vuoi solo vendicarti di Retogene. E combattere; uccidere celtiberi; per questo sei qui.  stata la tua ipocrisia a indurti a scrivermi. Per quel che ne so, potresti anche arrivare a ucciderla, Muzia, se scoprissi che si  affezionata al suo rapitore e ha adottato i loro costumi. La tua istintiva ferocia ti farebbe dimenticare in un istante che  mia sorella.
Muzio sospir e guard Arrio. La pensi anche tu cos?.
Arrio riflett, prima di rispondere. Nevia era ormai condizionata dall'opinione che si era fatta del padre quattro anni prima e difficilmente l'avrebbe cambiata. Lui invece, nonostante avesse subto in modo diretto la rabbia animalesca del vecchio amico, ricordava anche il Muzio che aveva conosciuto in Africa, e non riusciva a considerarlo un mostro. Tuttavia, durante il viaggio insieme alla volta di Numanzia, aveva dovuto ammettere con Nevia che il pericolo che Muzio facesse fare una brutta fine alla bambina era concreto: di fronte a qualunque cosa gli ricordasse i suoi nemici, il veterano perdeva ogni barlume di ragione.
Penso che delle volte non sai dominare i tuoi istinti. E non hai la stessa motivazione che abbiamo noi per salvare mia figlia. Per questo siamo qui... Anche se neppure sappiamo se si trova l dentro, precis, indicando il profilo di Numanzia.
Retogene  qui, l'ho visto. E se Muzia  ancora viva, deve essere con lui, rispose Muzio. Ma questo  un affare che pu risolvere solo l'esercito. E che si risolver a breve. Scipione ha imposto una resa senza condizioni, oggi. Non ci resta che aspettare pochi giorni. Forse  questione di ore: avete visto voi stessi in che condizioni sono i numantini..., concluse, indicando a sua volta i disperati alle loro spalle, i cui lamenti, nel frattempo, erano saliti d'intensit.
Arrio si volt a guardarli, sconsolato. Si stavano incolonnando per tornare nella loro citt. Qualcuno, tuttavia, rifiutava di muoversi, preferendo lasciarsi morire davanti al forte romano. O forse non aveva la forza di rialzarsi.
Pens che Muzia rischiava di fare proprio quella fine. Se nella roccaforte avevano poco cibo, non lo avrebbero certo concesso ai prigionieri. Proprio per questo dobbiamo fare qualcosa, ribatt. Se  questione di ore, vuol dire che il tempo per Muzia sta per scadere.
Muzio proruppe in una sonora risata. Ah! E che vorresti fare? Andare l dentro a prenderla? Sono un centurione della cohors amicorum del console. Ho tutti gli occhi addosso e devo rendere conto del mio comportamento a Scipione, adesso, se voglio continuare ad avere un po' di influenza. Non ci resta che attendere che ci aprano le porte e poi, solo allora, correre a cercarla prima che i legionari si diano al saccheggio.
E sarebbe questo il tuo piano?, esclamarono quasi all'unisono Arrio e Nevia.
Non ci sono altre opzioni. Nel caso non lo abbiate capito, ci troviamo nel ben mezzo di uno scontro tra due eserciti e con delle solide difese nel mezzo. Oggi ho sperato che i delegati fossero venuti per arrendersi, ed ero pronto a precipitarmi dentro con la mia centuria, ma non  accaduto. Per accadr a breve, ne sono sicuro.
Potrebbe essere troppo tardi, insist Nevia, anticipando Arrio.
Conosco i celtiberi, specific Muzio. Si ubriacheranno e tenteranno un ultimo assalto, cercando un'onorevole morte in battaglia, che per loro  preferibile a quella per fame. Secondo me, c' solo da aspettare fino a domani. Mi far mettere in prima linea e durante lo scontro, mentre li sbaragliamo, ne approfitter per penetrare in citt con la mia unit prima degli altri.
Nevia fece ripetuti segni di diniego con la testa, disperata. Arrio pens che fosse troppo pericoloso.
Andatevene via. Qui sar rischioso per dei civili, da domani. Non sar tranquillo come oggi. Tornate a casa: se  ancora viva, ve la porter io... la vostra parente. Ma non vi voglio pi vedere; se sarete ancora qui domani, vi far arrestare come sabotatori, chiar Muzio.
Proprio in quel momento una delle sentinelle lo chiam. Ti cerca il console, centurione Muzio Spurio! Ti vuole subito!.
Il veterano rimase un istante in un imbarazzato silenzio. Lanci loro uno sguardo fugace, poi si volt e corse verso l'ingresso del forte.
Arrio not che Nevia stava osservando la colonna dei disgraziati che si dirigeva verso le pendici del monte di Numanzia per rientrare in citt.
Vuoi rivedere tua figlia?, gli chiese la ragazza.
Certo, rispose senza esitare.
Lei gli prese la mano e inizi a camminare. Allora vieni con me, dichiar decisa.
Solo quando fu a ridosso della cinta muraria di Numanzia, Nevia si rese conto di ci che aveva fatto d'impulso. Alcuni degli spettri cui si era accodata erano rimasti a languire lungo le pendici del monte, troppo stanchi e deboli per risalire la china. Sulle prime, aveva cercato di aiutarli a riprendere il cammino, ma non avevano voluto rialzarsi e Arrio l'aveva esortata a proseguire.
Nessuno faceva caso a loro. Ciascuno dei componenti di quella triste carovana guardava ottusamente davanti a s o stava a capo chino, mentre i delegati procedevano accusandosi a vicenda e recriminando di non aver saputo convincere Scipione. Nevia si volt e osserv la circonvallazione costruita dai romani, con i sette campi disposti lungo le fortificazioni, e si chiese se non avrebbe fatto meglio a dar retta al padre. Adesso erano soli, lei e Arrio, e non sarebbero potuti ricorrere al suo aiuto. Ma poi ricord a s stessa che anni prima era stato anche grazie a lei che se l'erano cavata, tutti e tre, quando erano stati catturati da Retogene: non era pi una sprovveduta, e anche Arrio aveva dimostrato di non esserlo.
Ormai era prossima all'ingresso: una porta sormontata da torrette di legno che interrompeva la linea di mura con pietrame a secco, sormontata da una palizzata. I battenti della porta si socchiusero e i delegati iniziarono a entrare. Dietro di loro, si trascinarono anche i superstiti della colonna, che scomparvero uno dopo l'altro oltre la soglia. Arrio raccolse un po' di terra e fango e li utilizz per sporcarsi la tunica, poi tenne il capo chino e le spalle incurvate, suggerendo a Nevia di fare altrettanto. Lei si scompigli i capelli e poi lo imit, badando a mantenersi nel centro della colonna per evitare che le sentinelle la notassero.
Sei sicura? Una volta varcata la soglia, non avremo pi vie di fuga, probabilmente, le chiese Arrio.
Tu vuoi farlo?, ribatt.
Assolutamente s, replic risoluto l'amico.
Allora il problema non si pone, conferm lei, prendendogli la mano e stringendogliela forte per farsi coraggio.
Arrivarono all'altezza dell'ingresso. Cercarono di varcarlo insieme a un gruppo di derelitti che si sostenevano a vicenda; una donna quasi trascinava un vecchio, un bambino tirava la madre, due anziani si appoggiavano l'uno all'altra. Arrio abbracci Nevia e fece finta di sostenerla. La ragazza lanci uno sguardo fugace al guerriero pi vicino, che sorvegliava l'afflusso della colonna all'interno, e not che non stava molto meglio dei disperati cui si era unita. Il suo sguardo vitreo indicava che non si sarebbe accorto neppure se accanto gli fosse passato un soldato romano equipaggiato di tutto punto.
Davanti a lei si apr la visione della citt, i cui edifici arrivavano fin quasi a ridosso delle mura. Erano tutti costituiti da un basamento in pietra con pareti di mattoni crudi, e i tetti, per lo pi piatti o leggermente inclinati in un verso, erano di canne rivestite d'argilla. Una folla confluiva di fronte all'entrata e attorniava i delegati, probabilmente per avere notizie della trattativa. I cittadini e i guerrieri sembravano in condizioni solo di poco migliori rispetto ai disperati che avevano cercato scampo altrove. Questi andarono ad accasciarsi ai margini delle mura e ben pochi furono coloro che andarono ad accoglierli e a rifocillarli. Solo qualcuno si prese la briga di portare loro dell'acqua e di consolarli. Nevia aguzz gli occhi sperando in un colpo di fortuna che le permettesse di scorgere Muzia, oppure il suo rapitore. Ma nell'arco di pochi istanti la calca si fece pressante.
Ma che razza di capo sei, Avaro, se non riesci a salvarci?, sent urlare in mezzo alla folla.
Ci hai condannato! Non  possibile che i romani non ci accordino la pace! Non ci hanno ancora conquistato!, url un altro.
E adesso con cosa ci sostentiamo? Non abbiamo le riserve che avete messo da parte voi nobili!.
Tirate fuori il cibo, se volete rendervi utili!.
Voi di sicuro vi siete accordati coi romani! Le vostre vite in cambio delle nostre... E ci lascerete morire di fame!.
Pensate solo a voialtri! Vigliacchi! Ci lascerete crepare!.
Un'ondata di indignazione pervase la folla e tutti si strinsero ancor pi intorno ai delegati. Nevia vide persone fino a un attimo prima rivoltarsi contro i propri rappresentanti, insultarli e spingere con vigore per raggiungerli. In un attimo, gli ambasciatori furono circondati e scomparvero in mezzo alla calca. Alcuni guerrieri cercarono di fare da scudo ai nobili, altri provarono a minacciare con i giavellotti i civili pi vicini a loro. Ma erano in troppi, ormai, ad agitarsi, e non riuscirono a impedire che Avaro e gli altri fossero investiti dalla furia della folla. Qualcuno cerc addirittura di scavalcare chi lo precedeva montandogli addosso, altri arrivarono ad aggredire gli stessi soldati, strappando loro di mano le armi e rivoltandole contro i legittimi proprietari. Alcuni finirono trafitti dalle lance dei guerrieri, ma altri si tennero prudentemente alla larga.
Andiamo via da qui. Spostiamoci verso le case. Si fa pericoloso, le sugger Arrio prendendola per mano e trascinandola con s verso il centro della citt. Dovettero andare controcorrente, fendendo la folla che continuava ad affluire nella piazza antistante l'ingresso, rischiando di esserne travolti. Un'ondata di spettri gli veniva incontro senza badare a loro, e dovettero procedere zigzagando finch non si furono allontanati dall'epicentro della protesta. Quando raggiunsero i primi edifici, la calca si dirad ma la loro attenzione fu attirata da altri spettri, che se ne stavano seduti con la schiena appoggiata alle pareti delle case e lo sguardo vacuo.
Per strada, Nevia not le carcasse spolpate di vacche, cavalli, cani. Vide un vecchio accovacciato a terra, intento a divorare avidamente qualcosa. Dalla coda che gli pendeva dalle mani cap che si trattava di un ratto. Un altro strappava le erbacce cresciute alla base di un edificio, per poi infilarsele in bocca e masticarle con i pochi denti che gli erano rimasti.
L'occhio le cadde su un cadavere. Giaceva in mezzo alla strada, senza che nessuno si fosse dato la pena di rimuoverlo. Si accorse che era una donna e solo in un secondo momento not che le mancava un pezzo di sterno. Ebbe un conato di vomito e dovette appoggiarsi ad Arrio, che le sostenne la fronte mentre rigettava.
L'amico la abbracci e la strinse forte, poi la aiut a rialzarsi. Nevia si volt a guardare cosa succedeva davanti all'ingresso. La folla era ancora tumultuante e quelli al centro erano chinati verso terra, agitando le braccia come forsennati. Dopo qualche istante, sopra le loro teste si lev un braccio che teneva qualcosa. Nevia strinse gli occhi per vedere meglio e cap che era un altro braccio, sanguinolento e con filamenti a un'estremit. Poi spunt una gamba, nelle stesse condizioni. E ancora un altro braccio... e un'altra gamba.
Stavano linciando... e smembrando i delegati.
Si appoggi di nuovo ad Arrio e non riusc pi a trattenersi. Scoppi in un pianto dirotto.

21.

Come la cerchiamo, adesso?, chiese Nevia ad Arrio, singhiozzando ancora. Era visibilmente turbata; da un momento all'altro aveva perso tutta la sua determinazione e si era trasformata in una ragazzina spaurita. Si era aggrappata a lui facendolo fremere di tenerezza... Continu ad accarezzarle i capelli finch lei non alz gli occhi ancora umidi e i loro volti si sfiorarono.
Come la troviamo, adesso?, insist lei.
Era proprio quella la domanda da porsi. Entrambi erano entrati a Numanzia senza avere un piano, anzi, senza avere la minima idea di come scovare Muzia.
Dobbiamo trovare Retogene, prima,  chiaro, rispose.
E come si fa?, lo incalz lei. Qui siamo negli Inferi. Regna la disperazione e sono diventati tutti delle bestie. Com' possibile che sia ancora viva? Come potremmo saperlo?, riprese a disperarsi.
Non ci resta che chiedere di Retogene.  un prode guerriero e, se  qui, tutti lo conosceranno.
Ma... ci uccider... O ci uccideranno..., obiett la ragazza.
Non trarrebbe alcun vantaggio dalla nostra morte. Da quella di tuo padre, ma non dalla nostra. E gli altri... neppure sanno che non siamo celtiberi, cerc di rassicurarla. In realt gli sembrava un piano disperato: ma non avevano il tempo, i mezzi e la forza, e neppure una traccia, per frugare la citt. Durante il viaggio non avevano pianificato nulla, nella convinzione che sarebbe stato Muzio a organizzare tutto e che comunque sarebbe stato della partita; ma adesso dovevano improvvisare, per giunta in una citt le cui condizioni erano di gran lunga peggiori di quanto avrebbero mai potuto immaginare.
Ma quando si guard intorno, Arrio vide solo desolazione. Trov improbabile che il vecchio barcollante che si trascinava l accanto sapesse fornire loro informazioni. Subito dopo, infatti, l'uomo lo prese per un braccio e lo supplic di dargli qualcosa da mangiare. Farfugliava, diceva cose senza senso e nel suo sguardo vacuo c'era una vena di follia. Dovette scrollarselo di dosso spingendolo via con foga pi volte, e solo quando lo fece finire a terra il vecchio si rassegn e si rivolse a un altro passante, che per non sembrava in condizioni molto migliori delle sue.
Frattanto, l'oscurit stava avvolgendo gradualmente le strade. I derelitti che vi si aggiravano parevano ai due romani delle ombre tremolanti, capaci di dissolversi come di aggredirli da un momento all'altro. L'atmosfera lugubre era accentuata dall'odore di morte che aleggiava nell'aria.
Finalmente videro una donna venire nella loro direzione. Camminava in modo accettabile e forse era sufficientemente lucida per poterle parlare. Arrio attese che si avvicinasse. Not che in mano aveva qualcosa. Quando fu a pochi passi da lui cap che era un fascio di erbacce.
Stava per rivolgerle la parola, quando dal portone accanto usc un'altra donna, che si avvent sulla concittadina cercando di strapparle le erbacce.
Dammele! Mi servono per i miei figli!, url la nuova arrivata.
Le ho prese per i miei, vattene!, replic l'altra, tirandola per i capelli. Iniziarono a lottare con foga inaudita davanti agli occhi di Arrio e Nevia. Si avvinghiarono e si rotolarono sulla terra battuta della strada, finch una delle due non riusc a bloccare supina l'altra e a piantarle i pollici negli occhi. Poi spinse finch la sua vittima non inizi a urlare, non pi di rabbia ma di dolore. Allora la vincitrice si rialz, le mani imbrattate di sangue, raccogliendo indisturbata le erbacce ormai sparse sul terreno, e corse via. L'altra rimase a gemere camminando carponi e invocando aiuto, con due orbite sanguinanti al posto degli occhi.
Nevia, l'espressione inorridita, si port le mani al viso mentre Arrio la conduceva via. Si inoltrarono nel cuore della citt, cercando di raggiungere il foro, dove speravano di trovare qualche indicazione, o qualcuno che fosse in grado di dargliene. Man mano che avanzavano, iniziarono a vedere pi gente, proveniente dalla porta davanti alla quale si era verificato il linciaggio dei delegati. Arrio si fece coraggio e affianc un guerriero che procedeva da solo.
Conosci Retogene? Lo stiamo cercando..., gli chiese.
Il celtibero lo guard in modo strano. Tutti conosco Retogene, da quando ha preso in mano la guida delle sortite... Perch lo cerchi?.
Dovette inventarsi qualcosa all'istante. Sono stato malato, negli ultimi tempi, ma ora sto bene e voglio mettermi ai suoi ordini.
L'uomo annu, apparentemente convinto. Dopo il fallimento dei delegati, ci ha convocato nel foro. Stiamo andando tutti l, per sapere che intenzioni ha. Adesso  lui che comanda, spieg.
Arrio tir un sospiro di sollievo. Se non altro, aveva trovato Retogene. Annu e lasci sfilare il guerriero, continuando a camminare.
Cosa hai intenzione di fare, adesso?, gli chiese Nevia.
Seguire Retogene in ogni sua mossa. Se mia figlia  ancora viva, ci porter da lei. Altrimenti, troveremo il modo di costringerlo a dirci dov', dichiar, sperando di risultare convincente.
Seguirono il flusso e arrivarono infine nella piazza centrale, che aveva ben poco a che vedere con il foro di una citt romana. Era solo un ampio piazzale con un podio nel mezzo e un altare, che doveva fungere da sacrario per i riti religiosi. Non c'erano templi, colonne o edifici pi imponenti degli altri.
Ma sul podio, Arrio riconobbe Retogene.
Una speranza irrazionale lo spinse a cercare Muzia accanto a lui; ma intorno al guerriero c'erano solo dei compagni in armi, che sottolineavano le sue parole con gesti di assenso. La piazza, nel frattempo, si andava animando con l'afflusso di centinaia di persone, uomini e donne, per lo pi in et per combattere. Arrio si sent stringere la mano da Nevia. La guard rivolgendole un sorriso forzato, ma pieno di speranza.
...Ve lo ripeto: io non sar mai schiavo dei romani n di nessun altro! Per quanto mi riguarda, la vita mi concede ancora una scelta: come morire! Posso farlo senza onore, crepando di fame e mangiando i miei stessi concittadini qui dentro, o con onore, ovvero combattendo, come ho fatto per tutta la mia esistenza!, gridava Retogene. Non butter via la mia intera vita macchiandola con una morte disonorevole o con la schiavit, come vorrebbero i romani per umiliarci, per fiaccare il nostro spirito! Se ce ne andremo combattendo, le generazioni successive si ricorderanno del nostro sacrificio e rinnoveranno la lotta per la libert. Se ci arrenderemo alla schiavit, i nostri figli e nipoti non avranno alcun esempio da seguire e nasceranno schiavi, se non nel corpo, nell'anima!.
I guerrieri presenti nella piazza lo acclamarono, tutti quanti. Tra le donne e i vecchi, o tra quelli che non davano l'idea di poter combattere, l'assenso fu pi tiepido; ma Arrio ritenne che fosse soprattutto perch non avevano la forza di inneggiare al giovane capo.
Non stiamocene dunque qui a cercare tutti gli espedienti, anche i pi ignominiosi, per sopravvivere qualche altro giorno!, riprese a parlare Retogene. Facciamogli vedere un'ultima volta di che pasta siamo fatti noi arevaci! Facciamoci ricordare anche da loro come i nemici pi tenaci, e sopravvivremo in eterno, nella memoria loro e in quella dei nostri discendenti! Lo so, lo so che non ce la fate, che siete senza forze, che non vi reggete in piedi... Lo so che avete sofferto i pi terribili patimenti! So che temete di farvi uccidere non appena metterete il naso fuori di qui: ma io dico, invece, che di romani ce ne porteremo via parecchi, prima di esalare l'ultimo respiro! Chiunque voglia venire con me torni a casa ora, saluti la propria famiglia, se ce l'ha, si ubriachi per bene con tutta la celia che gli  rimasta e si faccia trovare alla porta principale appena prima dell'alba. Vi condurr a una morte gloriosa, che coster cara a Roma!.
Stavolta le acclamazioni furono pi decise, anche da parte di chi probabilmente non avrebbe combattuto affatto. La popolazione sembrava con lui. Ma ci significava, pens Arrio, che il tempo a disposizione per scoprire dov'era Muzia e per salvarla, prima dell'irruzione dei legionari assetati di bottino, era pochissimo. Lo sguardo preoccupato che Nevia gli rivolse gli fece capire che anche lei ne era consapevole.
Avviciniamoci alla prima fila, lentamente. Andr anche lui a casa a ubriacarsi. E non appena uscir, noi entreremo a cercare Muzia, le disse.
La ragazza non se lo fece dire due volte. Raggiunsero una posizione a ridosso del podio, mantenendosi a breve distanza da Retogene finch la piazza non inizi a svuotarsi. Quando davanti alla tribuna rimasero poche persone, Arrio inizi a spostarsi ai margini del foro, dove era meno illuminato, per non farsi riconoscere. Retogene li aveva visti solo una volta, quasi quattro anni prima, ma avrebbe potuto ricordarsi di loro, tanto pi se si fossero fatti vedere insieme.
Dopo un po' il capo abbandon il podio e, attorniato da un pugno di guerrieri, si avvi lungo una delle strade che partivano dalla piazza. Arrio e Nevia attesero qualche altro istante poi si incamminarono a loro volta, mantenendosi a una distanza sufficiente a non essere avvistati. Con la sola volta celeste stellata a rendere visibile la via, i due tennero d'occhio il gruppo che, una svolta dopo l'altra, si andava assottigliando. Per fortuna, Retogene era il solo a indossare l'elmo e non ebbero difficolt a distinguerlo dagli altri; mantennero lo sguardo fisso sul lucore del metallo, che spiccava soprattutto nei tratti pi aperti alla luce della luna, e non lo persero mai di vista. Non badarono a chi incontravano o a chi li superava: ormai tutti correvano a rintanarsi nelle proprie case, chi per ubriacarsi, chi per attendere la propria sorte.
Finalmente il guerriero rimase solo. Il suo passo si fece ancor pi deciso e anche i due romani dovettero accelerare. Ecco, non appena entrer da qualche parte, ci fermeremo fuori ad aspettare che esca, poi entreremo anche noi, disse Arrio a Nevia, che annu.
Non dovettero attendere molto. Dopo aver svoltato a un incrocio, Retogene fece qualche altro passo e si ferm davanti a un casolare in mattoni circondato da un muretto, entr e buss alla porta. Pochi istanti dopo, sulla soglia comparve una ragazzina con una lucerna in mano.
Arrio sussult nel notare che aveva qualcosa di familiare. Nevia emise un sospiro e gli strinse l'avambraccio: anche lei aveva avuto la stessa impressione.
Non mi dite che c' anche lo Scorticatore con voi, qui in citt.... Una voce alle sue spalle spense ogni entusiasmo in Arrio. La ricordava bene.
Si volt e riconobbe Retogene.
Senza elmo.
Voglio un altro su quella torretta! Quattro occhi vedono meglio di due!, strill Muzio a un gruppo di legionari che chiacchieravano tra loro alla base di una delle torri della circonvallazione. Uno dei soldati si affrett a ubbidirgli, e pochi istanti dopo era al suo posto in alto.
Chi  il vostro centurione? Come mai vi siete tolti le loriche?, prosegu rivolgendosi a un altro gruppo. Stanotte si riposa equipaggiati di tutto punto, lo ha detto il console! Che aspettate?.
I soldati si sparpagliarono per tornare ai loro alloggi a riprendere la panoplia, mentre Muzio prosegu nel suo giro di ispezione delle fortificazioni alla guida di un drappello della sua centuria. Era certo che i celtiberi si sarebbero lanciati in un ultimo, disperato attacco quella notte stessa, o al massimo all'alba, e aveva convinto il generale supremo a diramare la massima all'erta: le armi romane non potevano certo sporcare una vittoria ormai certa con una brutta figura finale. Per quanto lo riguardava, voleva soprattutto essere pronto a contrattaccare per irrompere in citt tra i primi e cercare Muzia. Suo sorella e suo padre erano venuti fin l per lei e adesso pi che mai doveva tener fede al proprio impegno.
Non si gioca a dadi stasera! Avrete tutto il tempo di farlo quando vi disputerete il bottino, tra pochi giorni o forse tra poche ore! Adesso riposate, che tra poco potreste essere sugli spalti a combattere!, url a un altro gruppo di legionari che ingannava il tempo scommettendo le paghe. La fama per le sue gesta del passato e quella acquisita durante l'assedio, con lo sgradevole compito che gli era toccato svolgere a Lutia, lo avevano reso una celebrit tra la truppa e non aveva bisogno di ripetere gli ordini due volte, anche se coloro cui erano rivolti appartenevano a unit di cui non aveva il comando.
Not un settore della circonvallazione dove il fuoco aveva lasciato il segno. Alcuni pali erano parzialmente sgretolati e quelli andati completamente in fumo erano stati sostituiti con altri troppo bassi. Inoltre, il terrapieno non era stato riportato all'altezza del resto del vallo e i nuovi pali erano anche un po' storti, per la scarsa profondit con cui erano stati infilati.
Ne fu scandalizzato. Purtroppo, il console non poteva avere occhi ovunque e l'efficienza che aveva imposto non aveva raggiunto, evidentemente, tutti i reparti. Il responsabile di quel settore avrebbe passato dei guai, se Scipione lo avesse saputo. Anche perch era proprio nei pressi del campo che fungeva da quartier generale del comandante.
Muzio richiam l'attenzione di due uomini e disse loro: Procuratevi dei pali decenti nella riserva in magazzino e sostituite immediatamente quelli rovinati o lenti. Avvertite il vostro responsabile che ripasser tra un'ora: se il lavoro non mi avr soddisfatto lo denuncer al console!. Subito dopo, uno dei due legionari correva gi lungo la corte.
Riprese l'ispezione sperando che Nevia e Arrio fossero gi lontani; ogni centro abitato intorno a Numanzia era stato distrutto o presidiato dai romani, che ne avevano fatto degli avamposti contro eventuali attacchi da tergo di armate di soccorso. Scipione era un generale che non lasciava nulla al caso e Muzio era sicuro che, con lui, quella guerra infinita avrebbe finalmente avuto termine.
Si chiese cosa avrebbe fatto dopo. Probabilmente avrebbe seguito il console a Roma per celebrare il trionfo, ma il suo desiderio era di tornare in Spagna. Non solo per stare vicino alla figlia, ma anche per partecipare alla ricostruzione della terra che aveva contribuito a devastare. Tuttavia, si rendeva conto che la sua presenza nella penisola sarebbe stata motivo di scontento e avrebbe potuto essere considerata da molti celtiberi un insulto, una provocazione: con la fama che si era guadagnato per le atrocit che aveva commesso e, soprattutto, per quelle che non aveva commesso, ci sarebbe stato sempre qualcuno che gli avrebbe dato la caccia.
Tanto valeva andarsene, dunque. Ma terminare la carriera svolgendo servizio di guarnigione in un'altra provincia pacificata che non fosse la Spagna lo avrebbe reso ancor pi malinconico e frustrato. Lo avrebbe costretto a pensare ogni giorno, ogni ora, a tutti gli errori che aveva commesso, e a tutti gli orrori che aveva vissuto... e provocato. No, la sola conclusione che vedeva per la sua vita era sul campo di battaglia, agli ordini di qualche comandante ambizioso che volesse aprire un nuovo fronte oltre i confini di una provincia periferica, o di un governatore costretto a fronteggiare un'invasione...
Centurione Muzio Spurio! Ma cosa hai detto a tua figlia per averla spinta a unirsi ai celtiberi rientrati a Numanzia?. La domanda lo riscosse dai suoi pensieri come un violento pugno in faccia.
Si volt nella direzione da cui proveniva. Era un soldato che stava smontando dal servizio di guardia a una porta. Come dici, soldato?, ribatt, sicuro di non aver capito bene.
Io sono quello che ti ha mandato a chiamare... Ero di guardia quando tua figlia mi ha chiesto di te, gli spieg il legionario. E lo ero ancora quando ci hai parlato. Quando sei rientrato nel campo, l'ho vista unirsi ai numantini col suo amico. Dev'essere andata con loro in citt....
Muzio si avvicin a lui, lo afferr per il bordo della tunica e gli url in faccia: L'hai vista entrare? Ne sei sicuro?
N-no, non l'ho vista proprio entrare, balbett, disorientato il soldato. Ma l'ho seguita con lo sguardo per un po', incuriosito, finch non  stata troppo lontana per distinguerla. Ma di sicuro ha risalito le pendici del monte insieme a quei disperati....
Muzio lo lasci, sentendosi stordito. E adesso cosa avrebbe dovuto fare? Era venuto a Numanzia per salvare una figlia acquisita... e ora rischiava di perderne una vera.
Pensavate di passare inosservati, vero?. Retogene fiss i due romani con aria beffarda e Nevia si sent percorrere la schiena da un brivido intenso. Il celtibero gir loro intorno squadrandoli e poi riprese a parlare: Lo Scorticatore non dovrebbe fidarsi di due sprovveduti come voi.  stato un gioco da ragazzi individuarvi: solo due infiltrati potevano chiedere a un guerriero, per giunta uno dei miei, se conosceva Retogene. Qui tutti mi conoscono, ormai. Mi ha segnalato la vostra presenza e vi ho riconosciuti subito.
Ma Nevia lo ascoltava distrattamente: continuava a tenere lo sguardo fisso sulla porta della casa, dove aveva visto per un istante comparire quella che poteva essere sua sorella.
Retogene se ne accorse. S,  proprio lei. L'avete ritrovata, dichiar. E ora il padre dovr sudarsela. Dov'?.
Fu Arrio a rispondere.  rimasto fuori, con l'esercito. Non sa neanche che siamo qui. E poi, il padre della ragazzina sono io, non Muzio Spurio; lo ha saputo dopo che siamo fuggiti da te quattro anni fa.
Retogene inarc un sopracciglio, ma non perse l'espressione beffarda. Ma guarda un po'... Il grande soldato che voleva mettere in ordine la Spagna non ha saputo tenere in ordine casa sua... E magari quell'occhio mancante  proprio opera sua: ce l'avevi, quando ci siamo conosciuti... Eppure non credo che vi abbia lasciati da soli: almeno tu sei sua figlia, no?, domand, rivolgendosi a Nevia.
Lo sono. E Muzia rimane comunque mia sorella, precis la ragazza dopo qualche istante di esitazione. Ma lui  tornato a essere inquadrato nell'esercito ed  agli ordini diretti del console; pu allontanarsi dal campo contro il volere del comandante. Noi siamo qui per salvarla da morte certa, che  quello che aspetta tutti voi: lo hai detto tu stesso al foro, no? E se l'hai tenuta con te tutti questi anni devi esserti affezionato a lei....
L'ho tenuta per dare allo Scorticatore un buon motivo per cercarmi. E visto che non  sua figlia e lui lo sa, ora non mi serve pi, specific il celtibero.
Dovresti conoscere abbastanza Muzio Spurio per sapere che ti avrebbe cercato comunque, dopo quello che hai fatto al resto della sua famiglia e alle sue propriet, intervenne Arrio.  la vendetta che vuole, pi di ogni altra cosa. Quindi puoi averla tenuta con te solo perch le sei affezionato. E non vuoi che muoia, adesso. La vostra resa dei conti, tu e Muzio, potete averla sul campo di battaglia stanotte o domattina, se volete. Ma lasciate fuori noi. Noi vogliamo solo vivere in pace con lei.
Nevia immagin quale sforzo costasse all'amico dimenticare che Retogene aveva ucciso la donna che amava e suo figlio. Ma la salvezza dell'unica figlia che gli rimaneva era la priorit, per lui come per lei, adesso. Sper che lo fosse anche per Retogene.
Il guerriero sospir. Non disse nulla, ma fece loro cenno di seguirlo in casa. Spalanc la porta socchiusa ed entr. Nevia varc a sua volta la soglia e si ritrov in un ampio locale con un mobilio scarno ed essenziale. I suoi occhi cercarono subito Muzia, trovandola in un angolo, intenta a poggiare sul tavolo delle coppe e delle caraffe, da cui il guerriero entrato poco prima stava gi attingendo. Un fuoco al centro dello stanzone rischiarava appena l'ambiente, che rimaneva tuttavia in penombra.
Sussurr il suo nome e Arrio le fece eco. La ragazzina guard nella loro direzione strizzando gli occhi, con espressione dubbiosa. Poi si avvicin di qualche passo, li fiss ancora e il suo viso si accese dapprima di meraviglia, poi di gioia. Lasci cadere a terra la coppa che aveva in mano e corse ad abbracciare la sorella. Nevia la strinse forte, sollevandola da terra e accorgendosi di quanto fosse cresciuta. Era alta quasi quanto lei, ma le similitudini finivano l: poteva sentire le sue vertebre quasi graffiarle lo stomaco e il suo cuore scuoterle il petto. Quando la poggi sul pavimento, not quanto fosse magra ed emaciata, come i molti spettri che aveva incontrato a Numanzia. Aveva gli occhi profondamente cerchiati, le spalle e le braccia ossute e le guance scavate. Si muoveva come una donna anziana, curva sotto il peso degli anni e tremolante.
Arrio..., mormor Muzia con le lacrime agli occhi, e l'amico la strinse a sua volta, scoppiando in un pianto liberatorio. Poi la lasci andare e le accarezz le guance umide, scrutandola in volto, commosso. Quindi con un braccio cinse la vita di Nevia e con l'altro quella di Muzia, e le attir a s.
Finalmente... finalmente siamo riuniti, disse Arrio con la voce rotta dall'emozione. E Nevia sapeva cosa significava per lui.
Ma non Muzia. C' anche... mio padre?, chiese, improvvisamente intimorita dal pensiero.
Nevia guard Arrio, che le sorrise, facendole un cenno di diniego. La ragazza lasci che fosse lui a parlare. S e no..., rispose l'uomo. Voglio dire:  davanti alle mura con l'esercito, ma non devi preoccuparti di lui:  con noi che starai, quando saremo fuori di qui.
La ragazzina parve rasserenarsi, per poi rabbuiarsi immediatamente dopo.
Non mi porterete da lui, vero?, insist.
No. Il tuo posto non  con lui, precis ancora Arrio, sorridendole come solo un padre avrebbe potuto fare.
Ma Muzia non abbandon la sua espressione preoccupata. Stiamo morendo di fame e siamo circondati. Non ce la faremo mai a uscire di qui... Vivi, almeno, consider con amarezza.
Nevia si allontan da lei e si rivolse a Retogene, che nel frattempo aveva iniziato a sua volta ad attingere dalle coppe. Ci aiuterai a salvarci, Retogene?, gli chiese.
Non posso farvi uscire di qui adesso, replic il guerriero. Se vedono Muzia, possono ucciderla, farla a pezzi e mangiarsela:  quello che hanno fatto coi prigionieri e con i pi deboli, e che hanno tentato di fare anche con lei. Ho dovuto uccidere chi ci ha provato e poi nasconderla, dicendo che era morta di stenti. Se uscirete adesso, morirete tutti e tre. E io non posso scortarvi: ho tutti gli occhi addosso, dopo la mia proposta.
Che proposta?, intervenne Muzia.
Retogene sospir, poggi sul tavolo la coppa e le and incontro, accarezzandola dolcemente. Siamo alla fine, ragazzina, le spieg con tono sorprendentemente tenero. Io ho compiuto il mio percorso e stanotte guider il mio ultimo attacco. Comunque vada, noi due non ci rivedremo. Ma i tuoi di ci hanno offerto una possibilit per provvedere alla tua salvezza: saranno loro due a proteggerti, adesso.
E come lo faremo?, domand Arrio.
Retogene lo guard. Rimanete qui nascosti e aspettate che arrivino i romani. Vi lascer un paio di spade, nel caso che qualcuno dei cittadini approfitti della nostra sortita per fare lo sciacallo.
Nevia guard Arrio, che la fiss a sua volta. Poi entrambi annuirono. Muzia, invece, non guard loro, ma Retogene, cui gett le braccia al collo in un impeto improvviso. Il guerriero parve sorpreso: non doveva essere mai accaduto, in precedenza, e Nevia cap che quell'uomo l'aveva davvero protetta, con discrezione, pur facendole odiare quello che credeva il suo vero padre.
Il celtibero la tenne sollevata con facilit e con un solo braccio, poi si accost di nuovo al tavolo e sorseggi ancora la bevanda, mentre l'altro guerriero si era gi scolato una caraffa e si era abbandonato su una sedia con un'espressione stordita. Infine depose delicatamente Muzia a terra e invit il compagno a seguirlo, dirigendosi verso la porta.
Allo sguardo meravigliato di Nevia rispose: Ti stupisci che voglia rimanere sobrio? Io non ho bisogno di ubriacarmi per affrontare i romani in uno scontro all'ultimo sangue. E poi devo andare subito a radunare i volontari. Quindi apr la porta.
Muzia avanz verso di lui, ma a un cenno di Retogene, Nevia le prese la mano e la strinse a s, sentendola singhiozzare. Arrio, raggiunse il celtibero non appena ebbe varcato la soglia. La ragazza riusc a carpire le sue parole.
Per quel che vale... Muzio Spurio non era presente nel tuo villaggio quando tuo padre fu ucciso. Te lo dice con certezza uno che ha subto questo da lui. Quindi puoi crederci, gli sussurr, indicando la benda sull'occhio.
Retogene lo fiss con espressione neutra per un istante, poi sospir e gli volt le spalle, scomparendo nel buio della notte.

22.

Signore, va bene o no?. Il soldato gli si piant davanti per attirare la sua attenzione.
Muzio si riscosse dalle proprie elucubrazioni. Guard il punto dove fino a un'ora prima c'era stata una breccia e annu con scarsa convinzione. Potevate fare di meglio: quei pali non sono alti come gli altri e la terra non  compattata, comment pi astioso di quanto avrebbe voluto.
Non c' stato tempo, signore... E poi, in magazzino c'erano solo i pali di scarto, si giustific il legionario. Se vuoi, domattina andiamo nelle foreste qui vicino a procurarci altra legna per farne di pi lunghi....
Muzio pens che probabilmente non ce ne sarebbe stato bisogno. Sentiva che, in un modo o nell'altro, sarebbe finito tutto molto presto. Fece un segno di diniego e se ne and. Voleva stare solo a riflettere, ma fino a quel momento tutti gli avevano chiesto qualcosa, oppure era stato lui a notare qualcosa che non andava e aveva imposto provvedimenti. Avrebbe dovuto andare a riposare, dopo quasi un'intera notte in piedi lungo il vallo a rimbrottare i soldati sfogando la sua frustrazione, ma si sentiva troppo agitato per chiudere occhio: l'iniziativa di Nevia e Arrio lo aveva spiazzato e messo in difficolt.
Era stato pi volte tentato, nel corso della notte, di andare dal console a chiedergli l'autorizzazione per costituire un manipolo di uomini con cui osare un'infiltrazione notturna in citt. Aveva pensato di presentargliela come un'azione che puntava ad aprire le porte al grosso dell'esercito per provocare la caduta della roccaforte, sebbene la sua intenzione prioritaria fosse quella di cercare sua figlia; e avrebbe anche insistito, se fosse stato convinto di poter avere successo. Ma sapeva bene quanto scarse fossero le probabilit di ritrovarla in mezzo a una selva di nemici disperati, e Scipione sapeva altrettanto bene che non c'era bisogno di rischiare altri uomini per una conquista ormai imminente. Il comandante aveva posto un blocco serrato proprio per arrivare al punto in cui erano giunti adesso e non doveva far altro che attendere.
Aveva perfino considerato l'ipotesi di prendere con s gli uomini che lo ammiravano di pi, i suoi sottoposti di vecchia data, e di condurli in un'operazione segreta; ma cos ne avrebbe fatto degli insubordinati, comunque fossero andate le cose: Scipione aveva restaurato le pi ferree regole della tradizione ed era di quelli che punivano i subalterni perfino se avevano successo, come quel console, Tito Manlio Torquato, che due secoli prima aveva fatto giustiziare il figlio per aver attaccato i latini, e prevalso, senza la sua autorizzazione.
Il senso di impotenza che lo aveva assalito da quando aveva appreso la notizia lo stava consumando. Adesso probabilmente Retogene aveva a disposizione anche Nevia, per vendicarsi di ci che credeva gli avesse fatto. Avrebbe voluto avere davanti a s decine e decine di celtiberi per sfogare su di loro la sua frustrazione.
E quando sent un grido di dolore e poi uno di allarme provenire dall'alto, si rese conto che ne avrebbe avuto l'occasione. L'alba era imminente e il cielo, dove i puntini delle stelle stavano cedendo il passo al chiarore diffuso, fu solcato dalle traiettorie dei dardi nemici, i cui impatti contro la palizzata risuonarono come un cupo e folle assolo di percussioni. Il sibilo delle frecce che oltrepassavano il vallo si fece sempre pi frequente, cos come le urla di coloro che ne rimanevano vittime. Muzio cerc istintivamente riparo a ridosso del vallo, dove finirono per accalcarsi tutti i legionari che si trovavano in giro o di guardia a quell'ora mattutina. Ma molti non avevano fatto in tempo a equipaggiarsi completamente, per affrontare ci che si sarebbe scatenato di l a poco. Altri ancora erano stati svegliati dal rumore e stavano uscendo dagli alloggi gi in pieno assetto da battaglia; ma la pioggia di proietti li blocc in un settore distante dal vallo, dove sarebbero stati inutili per fronteggiare l'imminente assalto.
Cerc di organizzare la difesa, distribuendo i soldati lungo la barriera nel modo meno irrazionale possibile. Sciolse gli assembramenti facendo spostare i legionari per presidiare ogni settore fin dove i suoi occhi potevano controllare.
Signore, non ho lo scudo n l'elmo!, protestava qualcuno.
Peggio per te! Li affronterai senza protezione; lo avevo detto a tutti di riposare gi equipaggiati!, rispondeva invariabilmente.
Guard in alto e grid a una sentinella: Li vedi? Su quali settori puntano?.
Il soldato, che stava cercando di aiutare un compagno trapassato da una freccia, rispose: Vedo le loro ombre: hanno formato due colonne; una sembra puntare al centro del vallo tra i due campi, l'altra all'intersezione tra il vallo e il campo del console!.
Niente altro intorno?, lo incalz.
No, non mi pare.
Muzio riflett. Non era un'azione di disturbo, n una che puntasse a cogliere qualche successo. Altrimenti avrebbero compiuto attacchi diversivi altrove, come in altre occasioni, per distruggere un punto del vallo, o avrebbero sottoposto l'intera circonvallazione a pressione per obbligare i difensori a disperdere le forze. No, volevano solo morire combattendo... portandosi dietro pi romani che potevano.
Voi, l! Dite ai reparti nelle retrovie di convergere in questo settore! Tutti quanti!, url ai legionari che erano rimasti piantati in posizione arretrata per timore dei proietti, e qualcuno spar prontamente nell'ombra.
Poi la pioggia di dardi si interruppe. Muzio sapeva bene cosa significava. I celtiberi erano gi avanzati a ridosso del vallo ed erano pronti con le scale. Le loro selvagge urla di guerra gliene diedero subito la conferma.
Fece salire pi uomini possibile sugli spalti. Poi esort nuovamente anche quelli pi arretrati ad avanzare per rinforzare la linea. Infine risal anche lui il terrapieno e si affacci oltre il parapetto.
Lo spicchio di sole che iniziava ad affiorare oltre le alture pi a oriente gli consent di distinguere le migliaia di sagome che correvano brandendo le falcate e i giavellotti, e perfino le espressioni dei guerrieri nelle prime file. I loro tratti erano deformati non solo dalla disperazione e dall'odio, ma anche dall'esaltazione e dall'incoscienza.
Erano ubriachi. E questo significava che ogni celtibero, adesso, valeva per due. Avrebbero combattuto all'ultimo sangue, stavolta, senza ritirate tattiche. Sarebbe stata una vittoria a caro prezzo, per Scipione.
Arrio guard la lama della falcata sperando di non doverla usare. Probabilmente Nevia era pi abile di lui con le spade, ma neanche lei sarebbe riuscita a cavarsela e a salvare Muzia se davvero qualcuno avesse voluto ucciderli.
Fiss la ragazza, che saggiava il filo della lama con competenza. La sua espressione era determinata e Arrio seppe che almeno lei non andava tranquillizzata. Spost l'attenzione sulla figlia, che si era addormentata in grembo alla sorella: insieme formavano un affresco che avrebbe desiderato osservare ogni giorno.
Gliel'hai detto, vero?, lo provoc Nevia.
Che cosa?, le chiese, pur sapendo a cosa si riferiva.
Tu vuoi ancora bene a quell'animale di mio padre... nonostante quello che ti ha fatto... e nonostante quello che ha fatto alla donna che amavi... o a me, disse a bassa voce Nevia, per non svegliare Muzia.
Io non odio nessuno, Nevia... Tanto meno un uomo che mi ha permesso di amare e avere figli, salvandomi la vita tanto tempo fa, le spieg paziente. E non odio neppure Retogene, per quanto ti sembri strano: ha subto un grave torto da bambino, un trauma terribile anzi, e ritiene di doversi vendicare. Siamo tutti vittime di questa guerra infinita, tutti quanti, anche i presunti carnefici. Anche tuo padre, che ha compiuto per dovere talmente tanti orrori che gli sono entrati dentro e lo hanno cambiato, perfino consumato....
Anche io sono una vittima..., si lament la ragazza.
Certo che lo sei, ma non perch hai perso una madre e un fratello, e non perch, di fatto, non hai avuto un padre. Sei una vittima perch non riesci ad avere una vita normale, neppure con tuo marito; perch ti senti un soldato mancato, per la smania di imitare tuo padre e di mettere in atto la sola cosa che ha saputo insegnarti, ovvero a combattere. Poi attese la sua replica.
Nevia si rabbui ancora di pi. Ti sarebbe piaciuto che rimanessi con mio marito a fare figli?, ribatt dopo qualche istante di tetro silenzio.
Arrio esit. Non dico questo... Dico che vivere in una zona di guerra ti ha resa irrisolta, confusa su ci che vuoi davvero. Ti ha privata di un ruolo ben determinato, che stai ancora cercando. E ti ha tolto la possibilit di amare, perch in guerra non ci si pu permettere di farlo, prov a spiegarle.
Insomma, non ti sembro proprio una donna... Certo, non sono all'altezza di mia madre, ai tuoi occhi. Quindi avresti preferito che rimanessi con Aulo, invece di avermi tra i piedi.
Io... Non  cos. Sono felice che abbiamo vissuto quest'avventura insieme. Ma ti vorrei felice, e non lo sei, le spieg, avvicinandosi a lei.
Non lo ero con Aulo, di sicuro, replic Nevia. Lo sono molto pi qui, con Muzia. E con..., poi si volt dall'altra parte.
Non fin la frase e Arrio si accorse di essere emozionato, senza saperne bene il motivo. Segu qualche istante di imbarazzato silenzio, durante il quale l'uomo si avvicin ancora e accarezz la testa di Muzia, che continuava a riposare. Fu tentato di fare altrettanto con Nevia, ma percep il suo irrigidimento e si concentr sulla figlia. Le sue condizioni gli riempivano il cuore di tenerezza: avrebbe voluto scappare subito di l e riempirla di ogni leccornia, per tornare a farla essere quella bambina paffutella che ricordava.
Si accovacci davanti a loro, in modo che il suo viso fosse alla stessa altezza di quello di Muzia. Continu ad accarezzarla, ma adesso voleva soprattutto far capire a Nevia quanto fosse contento che avesse abbandonato ancora il marito. Non sapeva come dirglielo. In quella ragazza sembravano esserci due nature in conflitto: la donna che aspirava a essere, e la fiera combattente che il padre aveva forgiato, sia educandola alle armi che con la sua assenza. E Arrio non sapeva quale lato di lei avrebbe incoraggiato esternando i suoi sentimenti.
Tu mi vedi come un'altra figlia, vero? E non mi vedrai mai in altro modo, scommetto: una figlia scapestrata che non mette mai la testa a posto..., dichiar Nevia a bruciapelo.
Arrio sollev lo sguardo. I loro occhi si incontrarono, e rimasero a lungo a fissarsi in silenzio. Stava per risponderle di no, che la vedeva in tutt'altro modo, quando la ragazza, guardando alle sue spalle, lanci un grido.
Arrio si volt e incontr le facce di due spettri che si sporgevano oltre il davanzale della finestra e li fissavano avidamente.
Le urla e l'espressione del numantino in cima alla scala la dicevano lunga sul suo stato: il guerriero si era ubriacato di celia fino a non capire pi nulla. Mulinava la falcata come se dovesse scacciare dei demoni intorno a s, risalendo i gradini con ampi balzi che lo avevano portato in pochi istanti alla stessa altezza degli spalti. Nonostante fosse in posizione di vantaggio, Muzio dovette tenersi a distanza per evitare di essere investito dai suoi colpi, e non pot impedirgli di superare le merlature e di irrompere sulla piattaforma.
Un legionario fu meno pronto di lui. Essendo privo di scudo, cerc di ripararsi dai fendenti della falcata col braccio sinistro, che gli fu troncato in un attimo. Il centurione pot per approfittare della momentanea distrazione del celtibero per attaccarlo sul fianco, trafiggendolo col gladio. Tuttavia, sebbene la lama fosse penetrata in profondit nel costato, il guerriero emise un ruggito e diede un violento scossone, strappandogliela di mano. Poi continu a brandire la sua arma, con quella di Muzio conficcata nel corpo, e a uccidere un altro legionario che gli si era avvicinato convinto di potergli dare facilmente il colpo di grazia.
Il centurione raccolse la spada del romano caduto e incroci la lama con l'invasato. Nel frattempo, altri celtiberi avevano guadagnato gli spalti e i romani avevano difficolt ad arginarne l'impeto. Dovette affrontare una forza quasi sovrumana e par due fendenti solo all'ultimo momento, vicino al viso; ma sapeva di essere pi lucido e attese che il celtibero caricasse di nuovo il braccio per spostarsi sul fianco scoperto e ritardarne l'azione, guadagnandosi la possibilit di colpire a sua volta. Lo centr al costato, dal lato opposto a quello in cui il nemico aveva ancora la lama conficcata; stavolta il guerriero si ferm, barcollando. Ma ancora non cadde.
Muzio si avvicin ancora, afferr le impugnature di entrambi i gladi che l'uomo aveva in corpo, lo sollev, lo port verso il parapetto, guard di sotto, si mise di fronte a una scala dove stavano salendo altri celtiberi e lo butt gi. Un attimo dopo, i suoi compagni rovinarono a terra e la scala gli croll addosso.
Poi raccolse un gladio e una falcata e si rivolse ai celtiberi gi sugli spalti. Ne aggred alla schiena uno che stava infierendo su un legionario gi morto, con una furia omicida che tradiva il suo stato di confusione. Lo trafisse col gladio e gli stacc la testa con la falcata che teneva nella mano sinistra. Quindi si addoss di nuovo al parapetto, squarciando con un doppio colpo incrociato il petto di un guerriero appena emerso sulla sommit della scala.
Si fece aiutare da un altro soldato per far precipitare anche gli altri guerrieri sui pioli, e di nuovo si rivolse a quelli che combattevano come forsennati sugli spalti. Con un fendente di falcata spacc in due il piccolo scudo rotondo di un celtibero e con il gladio gli recise il braccio destro. Us ancora l'arma iberica per parare l'affondo di un nemico e quella romana per trafiggerlo. Stava per avventarsi su un nuovo avversario, quando not che la pressione di un gruppo di ispanici aveva inclinato la palizzata nel punto che poco prima aveva fatto sottoporre a restauro. Vide i pali scivolare lungo il terrapieno e la terra aprirsi sotto i piedi degli assalitori. Tutti i celtiberi che si accorsero della breccia confluirono in quel punto e sciamarono dentro la circonvallazione.
Muzio abbandon immediatamente gli spalti. Non era pi l che si giocava il confronto. Non chiam nessuno con s, per lasciare che i legionari sul vallo fronteggiassero i nemici che ancora usavano le scale. Poi corse verso le tende, esortando i soldati che stavano sopraggiungendo a convergere sulla breccia. Ma ormai i celtiberi si erano portati avanti e la loro colonna sembrava un fiume in piena in procinto di travolgere tutto ci che incontrava.
I romani dovettero andargli incontro alla spicciolata, man mano che arrivavano sul posto. Il centurione cerc di formare i ranghi per esercitare pressione sul fianco nemico, ma adesso sembrava davvero che i ruoli si fossero invertiti: gli ispanici erano compatti come di solito erano i romani, questi ultimi attaccavano alla rinfusa secondo la modalit tipica dei barbari.
Muzio radun quanti pi uomini pot prima che i nemici si spingessero troppo in profondit, poi guid il contrattacco. Affront guerrieri con gli occhi fuori dalle orbite, che sembravano non vederlo neppure, falcate che mulinavano a caso ma senza sosta, figure dalla forza sovrumana, ma scomposte e incaute nell'atteggiamento. Ripet pi volte ai suoi uomini di mantenere la calma e di lasciarli sfogare, aspettando il momento opportuno per colpire.
Dovette evitare dozzine di fendenti e affondi, che gli ispanici menavano con una rapidit impensabile per un combattente normale. Grid ai suoi di non sprecare energie e di reagire solo a colpo sicuro, dando l'esempio con pochi ed essenziali movimenti, che ogni volta causavano un vuoto nelle file avversarie. Pian piano l'impeto dei celtiberi si spense e gli assalitori non riuscirono pi a guadagnare terreno. Ogni volta che qualcuno di loro cadeva, tendevano a stringersi l'uno all'altro limitando lo spazio a disposizione per le loro disperate evoluzioni con le falcate, ostacolandosi cos a vicenda e consentendo ai romani di estendere la linea fino a circondarli.
Nessuno di loro, per, rinunciava a combattere. Neppure quando crollava a terra ferito. Muzio vide un celtibero staccare un piede a un legionario con un fendente orizzontale pur stando in ginocchio, con un ampio squarcio sul petto. E solo quando un altro romano gli spacc il cranio pot dirsi fuori combattimento. Un altro affront Muzio senza un braccio n una spada, semplicemente buttandosi addosso al suo gladio con il solo scopo di essere trafitto. Un altro ancora, finito ai margini dello scontro con una ferita alla testa, afferr l'impugnatura della falcata con entrambe le mani e rivolse la lama verso di s, squarciandosi il petto.
Ormai i romani sembravano aver ripreso il controllo. In altre circostanze, i nemici avrebbero provato a scappare o avrebbero gettato le armi; ma i celtiberi inebriati dalla celia non ne volevano sapere, e cadevano uno dopo l'altro sul posto, non prima di essere riusciti a uccidere o ferire almeno un romano ciascuno. E quasi nessuno offriva la schiena agli avversari. Solo qualcuno, forse meno ubriaco degli altri, provava a ripiegare, riguadagnando il vallo per sottrarsi ai colpi dei legionari.
Muzio ne trafisse due che erano rimasti senza spada e combattevano a mani nude. Un altro, disarmato, sollev un romano caduto e avanz verso di lui facendosi scudo del cadavere. Urlando e ruggendo glielo gett addosso facendolo sbilanciare, poi si lanci su di lui togliendosi l'elmo e usandolo come oggetto contundente; glielo sbatt addosso ripetutamente, obbligando il veterano a ripararsi, finch non riusc a sfilarsi e a trapassargli il viso da una guancia all'altra.
Il centurione si rimise in piedi e vide che era finita. I celtiberi erano rimasti in pochi e i romani si divertivano con quelli non intenzionati a ripiegare, circondandoli e punzecchiandoli con i gladi o i giavellotti. Tir un sospiro di sollievo, ma il fiato gli si mozz in gola quando sent urla di guerra alle sue spalle. Si volt e vide l'altra colonna di nemici avanzare verso di loro, spazzando via i legionari che incontrava sul suo cammino.
L'altro gruppo di assalitori aveva sfondato, e sullo slancio rischiava di travolgere anche loro. Li osserv e gli parvero forsennati quanto quelli che aveva appena sconfitto.
E alla loro testa riconobbe Retogene.
Parlano latino! Siete romani... E quella ragazzina  cibo migliore delle ortiche!, esclam uno dei due individui alla finestra. Poi l'uomo che aveva parlato fece brillare la lama di un coltello alla luce del braciere e si iss sullo stipite, scavalcandolo e calandosi dentro.
L'urlo di Nevia aveva svegliato Muzia, che si guardava intorno frastornata. La sorella si alz sistemandola sulla sedia e, brandendo la falcata, and decisa incontro all'intruso. Ma ora anche l'altro era riuscito a entrare. Muzia lanci un grido di terrore. Nevia si volt a guardarla, concedendo cos all'uomo di guadagnare terreno. Quando torn con lo sguardo su di lui, il coltello danzava davanti ai suoi occhi. L'istinto di sopravvivenza e le reminiscenze di ci che le aveva insegnato il padre le consentirono di evitare il fendente alla gola, torcendo il busto all'indietro e mandando a vuoto il colpo.
Con la coda dell'occhio vide Arrio contrastare l'altro predone; ma una violenta spinta lo fece andare gambe all'aria. Avrebbe voluto aiutarlo, ma aveva il suo daffare con l'aggressore che l'aveva presa di mira. Mentre recuperava l'equilibrio, lo vide avvicinarsi a Muzia. Cerc di sbarrargli la strada, ma ormai lui l'aveva superata e stava stringendo la ragazzina in un angolo. Poi la cinse con un braccio e le punt il coltello alla gola.
Adesso ci fate uscire con la ragazzina e vi lasciamo in pace... Altrimenti diventate pasto per tutti anche voi..., minacci l'ispanico.
Nevia si sent in preda alla disperazione. Si volt verso Arrio, che se ne stava immobile di fronte al suo avversario, controllandone le mosse. Poi l'amico si spost lentamente fino a mettersi spalle alla porta e disse, brandendo la falcata: Di qui non esce nessuno, con un'espressione crudele che Nevia non gli aveva mai visto.
E allora la uccido subito. E poi uccido voi, rispose il razziatore.
Vi fu qualche istante di teso silenzio. Nevia non sapeva cosa fare. Muzia singhiozzava. Arrio non si spostava dalla porta.
Ora, quando mi avviciner, tu ti sposterai, amico, altrimenti alla porta questa ragazzina non arriver viva, lo minacci l'uomo.
Ma Arrio non si mosse.
Il predone inizi ad avanzare, sempre cingendo alla vita Muzia. Pass accanto a Nevia, che non os fare nulla, poi si affianc al compare e insieme continuarono a procedere verso la porta, con la ragazzina nel mezzo.
Apri la porta e ti lasceremo stare, te e la tua ragazza. Tanto questa bambina  pi morta che viva. Le faremo un favore, dichiar l'altro.
Nevia deglut, fissando Arrio. Adesso le davano le spalle e avrebbe potuto aggredirli; ma difficilmente Muzia ne sarebbe uscita viva. E anche Arrio sarebbe stato spacciato, se non li avesse assecondati. L'amico la guard a lungo, poi si spost e afferr la maniglia. Nevia si sent sgomenta: possibile che li lasciasse andar via cos?
Poi, all'improvviso, il romano si gett in mezzo ai due celtiberi, dritto su Muzia. Le fu addosso con due balzi e la trascin a terra con s, proteggendola col proprio corpo e offrendo la schiena ai predoni. Nevia cap che adesso toccava a lei. Avanz di due passi e affront uno degli ispanici, che si accorse di lei e le oppose il pugnale. Ma Nevia aveva la falcata e quando le due lame impattarono, l'uomo non riusc a tenere stretta in pugno la sua arma, che cadde sul pavimento.
La ragazza stava per ucciderlo, quando si rese conto che l'altro era in procinto di affondare il coltello nella schiena di Arrio. Con un calcio, scagli lontano il pugnale caduto a terra e con la spada sferr un fendente. La lama fin proprio sul polso del celtibero, la cui mano rotol sul pavimento insieme all'arma che stringeva, inondando di sangue il corpo di Arrio.
Questo spavent ancor pi Muzia, che riprese a strillare. Il padre la strinse forte a s cercando di impedirle la vista di quello spettacolo cruento, mentre Nevia dovette vedersela con l'altro aggressore, che nel frattempo si era catapultato a raccogliere il proprio coltello nell'angolo in cui era finito. L'uomo cerc di guadagnare una via di fuga mulinando l'arma, ma Nevia approfitt della maggiore lunghezza della sua lama per inchiodarlo contro il muro mantenendosi a distanza di sicurezza. E quando l'ispanico si fece sotto fintando un attacco sulla destra e lanciandosi a sinistra, fu sufficientemente pronta da spostare il braccio e menare un fendente esterno che apr la gola del predone.
L'uomo si accasci ai suoi piedi e lei si precipit da Arrio e Muzia, che erano ancora a terra, entrambi imbrattati di sangue, la bambina singhiozzante e il padre intento a rassicurarla con abbracci e carezze.
Nevia si inginocchi accanto a loro.  finita, Muzia. Non ci faranno pi del male, le disse, tirando un sospiro di sollievo.
Arrio si mise a sedere, e aiut la figlia a fare altrettanto. Poi si guard intorno e vide l'uomo che Nevia aveva appena ucciso. Cerc l'altro ma non c'era. Nevia, invece, not la porta di casa socchiusa.
Nonostante la ferita, se n'era andato via.

23.

Muzio rimase per qualche istante disorientato, mentre guardava l'uomo che aveva inseguito per anni. Osserv il guerriero aggredire il primo romano che aveva avuto il fegato di farsi avanti e limitarsi, inspiegabilmente, a immobilizzarlo puntandogli la spada alla gola per poi interrogarlo. Il legionario fece un cenno di diniego col capo e solo allora il celtibero lo trafisse. Quindi Retogene ne affront un altro, prevalse facilmente e quando lo sbatt a terra fece lo stesso, inginocchiandosi accanto a lui con la lama poggiata sulla gola. Il soldato gli indic la direzione in cui si trovava Muzio e il giovane barbaro lo sgozz, prima di rialzarsi e deviare nel settore in cui stava il veterano.
I loro sguardi si incontrarono e Muzio cap che stava cercando lui.
Non avrebbe potuto chiedere di meglio. All'improvviso perse interesse per la battaglia, per Scipione, per Muzia, per Nevia e per Arrio. Contava solo la vendetta, la vittoria personale in quella faida che si protraeva per lui da quattro anni, per l'altro da una vita.
Ma proprio allora uscirono dal forte del console altre unit legionarie: Scipione, evidentemente, aveva mobilitato le sue truppe facendole convergere nel settore minacciato e questo avrebbe messo fine al velleitario tentativo dei numantini. I celtiberi si resero conto di essere spacciati e rallentarono l'azione, deviando poi verso il vallo: cercavano il campo aperto per evitare di essere stretti tra le varie colonne romane, e poter sprigionare il massimo del loro impeto.
Ma ora Muzio aveva occhi solo per Retogene. Gli parve che l'ispanico gli facesse segno di raggiungerlo, mentre conduceva i suoi verso la breccia. Non si fece pregare. Senza neppure dar ordine ai suoi uomini di seguirlo, part al contrattacco seguendo i movimenti del rivale. Questi, da parte sua, falci un legionario con un fendente al volto, senza staccare gli occhi dal veterano, quindi travolse con una spinta dello scudo un altro soldato, conquistando il terrapieno dove la palizzata era divelta.
Gli uomini intorno a lui urlavano e si muovevano in modo sconclusionato, ebbri di celia e bramosi di morte; ma Retogene manteneva una compostezza che lasciava intendere che fosse sobrio. I romani che stazionavano nei pressi della breccia per finire i superstiti della prima colonna nemica si trovarono aggrediti da una turba di guerrieri celtiberi e scomparvero all'istante sotto le loro falcate, che si risollevarono dalla mischia con le lame tinte di rosso. I barbari indugiarono nel massacro, dando modo agli altri romani di avvicinarsi; ma il loro scopo non era fuggire, solo combattere in uno spazio pi aperto, e non se ne preoccuparono. Retogene, da parte sua, si tenne fuori dalla mischia, battendo la spada sullo scudo per richiamare l'attenzione di Muzio, che nel frattempo si avvicinava a lui. Il capo celtibero si mosse solo quando l'arrivo dei rinforzi romani costrinse i suoi a ripiegare oltre la breccia, verso le pendici del monte numantino.
Muzio avanz ancora, oltrepassando la breccia. Subito dopo trov il rivale ad aspettarlo. Il celtibero lo accolse con un sorriso perfido e poi gli si scagli contro senza una parola, un urlo, un movimento superfluo. Era perfettamente lucido. Sferr un affondo, ma Muzio si fece trovare pronto e oppose la propria falcata, provando a colpirlo sul fianco col gladio; ma Retogene us lo scudo con abilit, spingendo via la lama e aprendogli la guardia. Poi tent subito di approfittarne menando un fendente di traverso che gli sfior la lorica, spezzandogli qualche anello.
Muzio contrattacc mulinando entrambe le armi e costringendolo ad arretrare. Nel frattempo, gli altri legionari sopraggiunsero ad affiancarlo, ma puntarono decisi sugli altri celtiberi intorno e alle spalle di Retogene. La battaglia si era trasferita tra il vallo e la citt, ma nessuno arriv a disturbare il loro duello. Erano nel mezzo di un combattimento campale, ma era come se fossero soli.
L'ispanico si dimostr abile a schivare, o a parare sia con spada che con scudo, i suoi colpi continui. Poi fint un contrattacco con la falcata, ma men un fendente con il bordo dello scudo, che si piant con violenza sull'avambraccio sinistro di Muzio, facendogli mollare la presa della falcata. Il romano rimase con il solo gladio, che gli serv per parare i successivi, incalzanti colpi dell'avversario, rapido a riassumere l'iniziativa. Le lame si incrociarono e le nocche si sfiorarono. I loro volti si ritrovarono l'uno di fronte all'altro, a poche spanne. Si fissarono negli occhi. Di nuovo quel sorriso perfido, da parte dell'ispanico. Poi Retogene assest un colpo con lo scudo alla spalla di Muzio, che dovette ritrarsi barcollando e aprendo di nuovo la guardia.
Il celtibero gli fu subito addosso, incalzandolo con la spada. E mentre Muzio parava un nuovo fendente mettendo il gladio di traverso, l'altro gli sferr un colpo alla testa con lo scudo. Il romano si sent esplodere la tempia, dove il metallo dell'elmo si era ammaccato contro il cranio, e barcoll ancora all'indietro, faticando a reggersi in piedi. Retogene lo incalz alternando veloci affondi di scudo e di spada, che Muzio faceva sempre pi fatica a contrastare. Ancora stordito, non aveva la prontezza di riflessi per evitarli e si limitava a opporre il gladio, ma a ogni colpo la sua resistenza si indeboliva.
Doveva tener duro ancora un po', finch non avesse recuperato lucidit, si disse Muzio facendosi forza: non avrebbe mai immaginato che Retogene fosse un guerriero tanto abile. Era abile quanto lui, ambidestro come lui... ma aveva i riflessi e la rapidit di un uomo pi giovane di trent'anni. Quando un nuovo colpo gli spinse la lama del gladio sul viso, provocandogli un bruciore intenso su naso e guancia, Muzio cap che non ce l'avrebbe fatta a recuperare efficienza in tempo. Ma non voleva neppure scappare oltre il vallo, dove Retogene si sarebbe trovato da solo tra tanti romani. Sarebbe stato un atto di vigliaccheria e l'indegna fine di una faida. Era una faccenda che dovevano risolvere tra loro e gli altri sembravano saperlo: nessuno si era immischiato nella loro singolar tenzone, fino a quel momento.
Indietreggiando ancora, incespic in qualcosa che si rivel un cadavere. Cadde pesantemente di schiena, subendo un nuovo impatto che gli tolse il fiato per qualche istante. Retogene gli fu subito accanto, pronto a vibrare il colpo fatale con la sua spada. Non ebbe bisogno di caricare troppo il braccio: Muzio era sdraiato alla sua merc, la guardia aperta e la mano che stringeva il gladio adagiata sul terreno, sul fianco opposto a quello in cui incombeva l'ispanico.
Muzio vide la lama sospesa sopra il suo viso.  finita, qualunque cosa tu abbia fatto alla mia famiglia, sibil Retogene con un altro sorriso, stavolta di trionfo. Il metallo rimase sospeso a poche spanne da lui per un lungo, inspiegabile istante. Fu l'istinto di sopravvivenza a indurre il romano a darsi lo slancio, a ruotare il busto e a sferrare un colpo col gladio, centrando l'ascella destra del celtibero, che emise un urlo soffocato e croll in ginocchio accanto a lui.
Muzio si tir su, incredulo, osservando il suo avversario chinare il capo e abbandonare spada e scudo a terra, le braccia lungo i fianchi. Ma ancora in ginocchio. Dalla ferita sgorgava un torrente di sangue.
Ansimando, Retogene mormor: Che aspetti? Non perdere tempo. Finisci il lavoro. Qui... e in citt. Ti aspettano in una casa alle spalle del foro.
Confuso, il romano lo fiss. Ma Retogene non sollev la testa.
Ogni istante che perdi...  un rischio in pi... che fai correre a loro tre, ribad il celtibero.
Loro tre... Quindi c'era anche Muzia!
Ma non aveva molto su cui basarsi per trovarli. Dove, esattamente?, lo incalz.
L'ispanico si sforz di lanciargli un sorriso di sfida, e Muzio cap che non gli avrebbe detto pi nulla.
Smise di chiedersi perch Retogene aveva esitato, prima di ucciderlo; gli afferr l'elmo per tenerlo fermo e vibr un affondo in pieno petto, trapassandolo da parte a parte. Poi estrasse la lama coperta di viscere e filamenti, mentre il giovane si accasciava a terra con un rantolo. Infine, prese la sua falcata nella mano sinistra e guard davanti a s. I romani gi risalivano le pendici del monte per saccheggiare la citt indifesa, insieme agli ultimi superstiti che non avevano avuto il coraggio di farla finita sul campo di battaglia.
Sapeva bene cosa succedeva in una citt appena conquistata. Doveva essere pi veloce di loro, si disse iniziando a correre.
Andiamo via?, Nevia accarezz Muzia, ancora spaventata per l'aggressione di poco prima, e si rivolse ad Arrio.
L'uomo sospir. Guard a sua volta la figlia e si commosse nel vederla cos spaventata, gracile e indifesa. Avrebbe dato qualunque cosa per portarla subito fuori dalla citt. Anche l'altro occhio. Ma adesso diventava ancor pi difficile.
Da questa casa, intendi? Ho l'impressione che fuori, per strada, sia ancor pi pericoloso. Sono talmente disperati da ammazzarsi tra loro. E se anche i romani irrompessero in citt, per strada non distinguerebbero certo tra celtiberi e connazionali, dichiar.
Ma se rimaniamo qui  certo che quel tizio cui ho tagliato la mano torner, con altra gente. Non fosse altro che per vendicarsi, ma tu sai bene che verr anche per altro, insist lei.
Arrio fiss la mano troncata, che giaceva sul pavimento in una pozza di sangue con l'impugnatura della spada ancora stretta tra le dita. Quelli rimasti dentro le mura saranno tutti come i disperati che ci hanno aggredito, precis. Se fossimo soli, potremmo provarci, ma esporre cos lei..., spieg, indicando con un cenno del capo Muzia.
E cosa vorresti fare, allora? Entreranno, lo sai, e saranno molti di pi di noi.
Io ho paura, Nevia... L'ultima volta che sono uscita, Retogene mi ha dovuto riportare dentro. Volevano mangiarmi tutti..., intervenne singhiozzando la ragazzina.
Arrio si avvicin a lei e la accarezz. Nessuno ti far del male, piccola. Ci siamo noi qui a proteggerti.
Retogene  un grande guerriero. Con lui mi sono sentita al sicuro. Torner ad aiutarci?, gli chiese Muzia, dubbiosa.
Arrio trasse un profondo sospiro. La strada per guadagnarsi la sua fiducia era ancora lunga, a quanto pareva. Sper di poterla percorrere. Se anche non tornasse, ce la caveremo, non temere. Gli vuoi bene?
A Retogene? Certo. Mi ha insegnato tante cose... Sicuramente mi vuole pi bene di mio padre, rispose sicura la ragazzina.
Arrio si morse le labbra. Avrebbe voluto dirglielo, che suo padre le voleva bene pi di chiunque altro e che ce l'aveva di fronte. Ma non era certo che fosse una buona idea rivelarglielo prima che finisse tutto. La bambina aveva subto gi abbastanza traumi ed era gi sufficientemente confusa senza che lui le presentasse un'altra realt con cui dover fare i conti. Guard Nevia, che si limit a rimanere in silenzio, lasciando a lui la scelta.
Sei una bambina alla quale non si pu non voler bene, tesoro, fin per dirle, abbracciandola stretta. Quindi Retogene si  affezionato a te, nonostante sia un nemico del popolo romano.
Mio padre non si  mai affezionato a me.  un uomo cattivo che ha fatto cose terribili a tutti, e anche ai genitori di Retogene, insist la ragazzina.
Arrio fece una smorfia di disappunto. Il celtibero aveva tenuto in vita Muzia anche per metterla contro quello che credeva essere il padre: intendeva farlo soffrire trasformandola in ci che il romano combatteva. Ma poi magari le si era anche affezionato. E quando lui gli aveva rivelato che Muzio non era il suo vero padre, gli aveva sottratto uno degli strumenti principali della sua vendetta. Adesso, a Retogene non rimaneva che affrontare e uccidere il suo nemico di sempre.
Ma questo significava che Muzio poteva non arrivare mai a proteggerli. Dovevano solo sperare che i romani arrivassero il prima possibile alla ricerca del bottino e che non li scambiassero per celtiberi.
Di tuo padre parleremo quando staremo tutti meglio. Adesso dobbiamo pensare a difenderci, piccola, concluse, aiutandola a rialzarsi. Tu conosci questa casa: dove posso trovare un martello e dei chiodi, che tu sappia?.
Muzia ci pens su, poi si diresse verso la cucina e sollev il coperchio di una madia, dove Arrio vide riposti degli attrezzi. Prese quello che gli serviva, poi si avvicin a una sedia e la sbatt al muro, facendola a pezzi. Subito dopo fece altrettanto con un'altra, utilizzando il legno di entrambe per sprangare le due finestre da cui sarebbero potuti entrare i predoni. Disse a Nevia di spostare il tavolo davanti alla porta, ne spezz le gambe e lo inchiod in orizzontale a mezza altezza. Infine si fece aiutare dalla ragazza a trascinare davanti alla porta tutti i mobili disponibili nel locale, dalla madia alla credenza della cucina.
Apriremo quando sentiremo parlare latino, l fuori, dichiar quando ebbe finito, rivolgendosi soprattutto a Nevia. Dobbiamo solo resistere fino all'arrivo dei romani: poi i celtiberi avranno altro cui pensare.
Spero che tu abbia ragione, gli rispose la ragazza, conservando la sua espressione perplessa. Ma se i romani non arrivano in giornata, stanotte proveremo ad andare via. Non resisteremmo fino a domani; quelli hanno fame, e stanotte avremmo una possibilit di raggiungere e varcare le mura: dopo la battaglia, non saranno rimasti in molti a presidiarle.
Arrio non pot che darle ragione. Soprattutto quando, poco dopo, sentirono delle voci appena fuori.
Parecchie voci. Che intimavano di aprire la porta.
E non erano in lingua latina.
Muzio risal le pendici del monte numantino come se avesse le ali ai piedi. Aveva raggiunto e superato diversi legionari che lo avevano preceduto, ma che, al contrario di lui, si fermavano a infierire sui fuggitivi e sui feriti, facendo loro pagare le umiliazioni inflitte all'esercito romano in quella guerra infinita; e probabilmente, anche i disagi che erano stati costretti a subire da quando la loro resistenza aveva reso necessaria l'elezione a console di un comandante inflessibile come Scipione Emiliano.
Qualcuno dei legionari, poi, tornava addirittura indietro, nel dubbio che i comandanti non avessero diramato l'ordine di contrattacco generale, o per il timore di trovarsi isolati di fronte al nemico asserragliato in citt. Ma altri erano talmente bramosi di bottino che facevano finta di niente e continuavano a risalire il pendio insieme ai celtiberi. Ma lo facevano a loro rischio e pericolo, come lui d'altronde: chi voleva saccheggiare per primo una citt sul punto di crollare sapeva bene di doversi esporre, e questo neppure un generale autorevole come Scipione poteva evitarlo.
Era proprio in quella zona d'ombra tra sconfitta nemica e resa della citt che Muzio intendeva agire per salvare Nevia e gli altri. Vide che i celtiberi pi rapidi a scappare erano gi davanti alla porta principale di Numanzia e bussavano e gridavano alle sentinelle sulle torri di farli entrare. Comprensibilmente, le guardie temevano che, aprendo il portone, sarebbero penetrati anche gli inseguitori, e i battenti rimasero chiusi. Ai piedi delle mura andarono dunque assiepandosi numerosi guerrieri. Muzio conosceva abbastanza il popolo che combatteva da anni per sapere che non si trattava, necessariamente, di quelli meno coraggiosi, che non avevano avuto il fegato di immolarsi in battaglia; erano quelli che ritenevano di essere stati risparmiati dai loro di in combattimento per morire accanto ai loro familiari, o per provvedere alla salvezza delle persone che gli erano pi care.
Si rese conto di essere ormai uno dei romani che si erano spinti pi avanti. Era quasi sulla sommit del monte e i numantini non si curavano di lui. Avevano tutti la faccia rivolta agli spalti, mentre imploravano i connazionali di farli entrare.
Centurione, cosa facciamo, attendiamo che aprano e facciamo irruzione? L'esercito ci seguir e noi saremo ricordati come i primi ad aver varcato le mura della citt pi inespugnabile della Spagna.... Un legionario lo aveva notato e ne aveva approfittato per attribuire a lui la responsabilit di ci che sarebbe avvenuto da quel momento in poi: se avessero proseguito l'azione senza l'approvazione formale del console, un soldato avrebbe sempre potuto giustificarsi asserendo che aveva eseguito gli ordini di un superiore.
Muzio sapeva come andavano quelle cose. D'altra parte, difficilmente da solo sarebbe riuscito a eludere le insidie che, a dispetto del caos che regnava tra le file nemiche, lo attendevano al di l delle mura.
Siamo qui. Non possiamo tornare indietro. Raduna chiunque sia nei pressi e stiamo pronti a irrompere insieme ai fuggitivi, se aprono, gli ordin, e quello non esit ad attirare l'attenzione di tutti i legionari a portata d'orecchio.
A quel punto Muzio rallent il passo e attese di avere intorno a s un gruppo di legionari, che condusse a ridosso dei celtiberi alla base delle mura. Qualcuno li not e la ressa aument. Ma nessuno os andar loro incontro per fermarli: l'unico scopo dei fuggitivi era rientrare in citt, ormai, e raggiungere i propri cari prima che lo facesse il nemico. Esattamente quello che intendeva fare Muzio.
Finalmente i battenti della porta si schiusero. I cittadini all'interno intendevano tenerli socchiusi, ma la pressione dall'esterno li obblig a spalancarli, e subito i guerrieri sciamarono dentro, sparpagliandosi in pi direzioni senza pensare a erigere una barriera nei confronti degli inseguitori. Tuttavia Muzio e i suoi dovettero schierarsi a testuggine per ripararsi dai giavellotti e dalle frecce che piovvero loro addosso dagli spalti. Due legionari caddero trafitti prima di riuscire a ripararsi, ma i difensori erano pochi e si tratt di radi proietti, che non impedirono l'avanzata.
A quel punto i romani si erano gi mischiati ai celtiberi rientrati e nessuno os pi bersagliarli. I fuggitivi si affrettarono a dileguarsi tra gli edifici, e i legionari poterono inoltrarsi senza trovare alcuna opposizione. Sulle prime, rallentarono fino a fermarsi, contemplando lo stato in cui versava la citt. I miasmi di morte accompagnavano il triste spettacolo che si trovarono di fronte dentro le mura: cadaveri e carcasse giacevano disseminati nel piazzale e sulle strade, con nugoli di uccelli intenti a strapparne i miseri resti.
Muzio not un uomo inginocchiato accanto a un corpo senza vita. Aveva la testa affondata nella cassa toracica del cadavere e con la bocca stava strappando brandelli di carne. Perfino lui rabbrivid. Un altro si trascinava nei pressi. Raggiunse il primo, lo spost e si mise ad attingere al macabro pasto al posto suo. L'altro reag spingendolo via a sua volta e subito dopo si misero a lottare. I loro movimenti, tuttavia, erano fiacchi, lenti, come quelli di due atleti estenuati da una contesa che andava avanti da ore.
Ma i romani erano soldati. Erano abituati a scene cruente e il disorientamento dur poco. Ben presto Muzio dovette faticare per tenerli insieme; all'altezza dei primi edifici, infatti, iniziarono a essere distratti dalla prospettiva di bottino e si sparpagliarono entrando a piccoli gruppi nelle case abbandonate, soprattutto dove vedevano porte aperte. Il centurione ricorse al suo fischietto per richiamarli all'ordine, ma solo in pochi gli diedero retta.
Non stette a perderci tempo. Gliene bastava una manciata, per garantire la salvezza dei suoi congiunti. Da un incrocio poco oltre spunt fuori un piccolo corteo. Muzio ne scrut i componenti e gli parvero inoffensivi: erano in gran parte anziani e si trascinavano a stento. Quando videro i romani, si fermarono e solo uno di loro avanz, se pur con circospezione.
Centurione,  una fortuna trovarti qui!, gli grid quando era ancora lontano.
Muzio rimase in guardia, il gladio puntato in avanti. Cosa volete? Arrendervi?, chiese.
Il vecchio si spinse ancor pi avanti, fermandosi a una decina di passi da lui. Proprio cos. Solamente, chiediamo al console un giorno per permettere a quelli di noi che non desiderano finire schiavi di porre fine alla propria vita.
Muzio valut la proposta. Per le sue esigenze era molto vantaggiosa: la sospensione delle ostilit gli avrebbe dato modo di cercare con pi calma Nevia e gli altri e avrebbe scongiurato disordini, che sarebbero potuti essere rischiosi per sua figlia. Inoltre, essere latore della richiesta lo avrebbe giustificato agli occhi di Scipione, che in caso contrario avrebbe potuto biasimare la sua iniziativa di entrare in citt.
Tu, vai al campo principale e avvisa il console della proposta. E torna subito a riferire, ordin a uno dei soldati. Il legionario, consapevole di dover perdere il bottino che pregustava, assunse un'espressione delusa, ma non pot far altro che obbedire, apprestandosi a tornare indietro.
In quel momento da una casa accanto usc un romano con espressione disgustata, impugnando il gladio da cui gocciolava sangue fresco. Si avvicin a Muzio e gli disse: Questi sono pazzi, signore. Si stanno mangiando a vicenda. Ho appena fatto fuori un uomo e una donna che stavano strappando le carni a una ragazza... E non si erano neppure dati la pena di ucciderla, prima: era ancora viva.
Muzio rabbrivid. Si precipit dentro e, nella penombra, vide due cadaveri riversi a terra. Accanto a loro, una giovane si teneva il fianco insanguinato e singhiozzava; quando lo not, scatt all'indietro, terrorizzata. Non era Nevia.
No, non aveva tempo, si disse uscendo dall'edificio; n di attendere che i celtiberi consegnassero la citt il giorno dopo, e neppure che il soldato tornasse con la risposta del console.
Doveva trovarli prima che finissero vittime della follia dei superstiti.

24.

Nevia sent lo stomaco contrarsi, quando i primi colpi iniziarono a risuonare contro la porta. Il piano di Retogene era fallito. A quell'ora, forse, il capo celtibero era morto, oppure fuggito. In ogni caso, n lui n suo padre erano in grado di intervenire: dovevano cavarsela da soli.
Non sapere con quanta gente avrebbero avuto a che fare, non vederli neppure, accentuava la sua agitazione. Era come sentirsi minacciati nel buio da un numero indefinito di demoni. Capiva solo che erano in parecchi.
Muzia le corse incontro, terrorizzata, e si strinse a lei. Nevia le accarezz la nuca, poi si allontan, le prese le mani e le disse: Non temere. Per ora non possono entrare. Sono deboli, si stuferanno e poi se ne andranno. E allora dovremo solo aspettare i romani. Adesso vatti a sedere e cerca di pensare a quello che desideri fare quando saremo tornati alla nostra vita.
La ragazzina esit un po', ma alla fine le diede retta; si accovacci a terra in un angolo, con il capo tra le ginocchia. Era gi tanto, pens Nevia, che non si facesse prendere dal panico: stare per anni con un guerriero forte e autorevole come Retogene l'aveva senza dubbio temprata.
Arrio, nel frattempo, stava accanto alla porta, con l'orecchio teso ad ascoltare quello che dicevano fuori tra un botto e l'altro. Quando i colpi si fecero pi forti e frequenti, si allontan dalla porta e venne verso di lei.
Cosa dicono?, gli chiese la ragazza.
Che i loro guerrieri si sono fatti massacrare. Quindi suppongo che anche Retogene sia caduto, le spieg l'amico. Pare che entro domani i numantini si arrenderanno. Ma ora questi qui vogliono mangiare... e approfittarne per fare la pelle agli ultimi romani, prosegu, quasi sussurrando per non farsi sentire da Muzia.
I rumori cambiarono. Adesso stavano percuotendo la porta con qualcosa di solido e pesante. Il legno e i mobili accatastati vibrarono sotto i colpi, ma per il momento la barricata sembrava reggere. Poi qualcuno cominci a battere contro le finestre. L lo sbarramento era molto meno robusto. Arrio and a piazzarsi accanto a una delle due aperture, esortando Nevia a mettersi a ridosso dell'altra.
Stai pronta a intervenire con la spada, appena sfondano e qualcuno prova a intrufolarsi da l, si raccomand.
Nevia annu e si spost; se non fosse stata preoccupata per Muzia, che la angustiava, si sarebbe sentita eccitata dall'avventura che stava vivendo al fianco di Arrio. Nulla di tutto ci sarebbe potuto accaderle se fosse rimasta accanto a un uomo come Aulo. Rivisse la esaltante fuga da Obila di quattro anni prima, e si rese conto che i momenti pi intensi della sua vita li aveva trascorsi accanto ad Arrio... E anche i pi teneri, quando lui si faceva sempre trovare pronto e presente, di fronte alle necessit della loro famiglia. Gli lanci uno sguardo complice, di cui lui si accorse in ritardo, soffermandosi a guardarla in silenzio per un lungo istante, prima di restituirle un sorriso e un lento e compiaciuto cenno di assenso.

Rimasero in piedi, ciascuno accanto a una finestra, per lungo tempo, mentre il legno con cui avevano sbarrato le aperture vibrava e i chiodi alla parete si allentavano. Intanto, gli assalitori continuavano a percuotere la porta e le finestre e a lanciare insulti, invocazioni agli di, maledizioni ai romani.
La prima finestra a cedere fu quella di Nevia. La tavola con cui l'avevano bloccata si stacc di schianto, crollando sul pavimento davanti ai suoi piedi. Subito dopo un palo le pass davanti al viso. Arrio si precipit ad afferrarlo, tirandolo dentro e sfilandolo dalle mani di chiunque lo stesse usando, poi torn al suo posto. Sebbene fosse curiosa di vedere cosa la aspettava e sapere quanti nemici avrebbe dovuto affrontare, Nevia rimase di lato, con il braccio sollevato e la spada pronta a colpire.
Non dovette attendere molto. Un volto emaciato dall'espressione crudele fece capolino oltre lo stipite. I loro sguardi si incontrarono per un istante, poi l'uomo infil dentro anche un braccio armato di randello e met busto. Nevia cal il fendente, che centr il collo dell'assalitore, squarciandolo fin quasi a staccarlo dal corpo. L'uomo rimase accasciato sul davanzale, sussultando e sprizzando sangue. Poco dopo, qualcuno lo tir via, tra grida di rabbia e di sfida.
La ragazza cerc e trov lo sguardo di approvazione di Arrio, che per dovette rivolgere subito l'attenzione alla propria finestra: alcuni chiodi cedettero e le travi con cui l'aveva bloccata si staccarono da una parte. Si affrett a riattaccarle, ma ressero solo qualche colpo, prima che lo sbarramento finisse sul pavimento. Arrio si lev subito dalla traiettoria di un giavellotto che penetr immediatamente dopo, quindi vibr un colpo che tranci l'asta.
Nevia dovette smettere presto di seguire le sue gesta. Vide affiorare dalla sua finestra un altro celtibero e men un nuovo fendente, spiccandogli la testa dal busto, prima di accorgersi che aveva solo finito il lavoro di prima. Il capo che rotol sul pavimento, infatti, era dell'uomo che aveva ucciso in precedenza.
Si rese conto con sgomento che stavano usando il suo cadavere per farsi scudo.
Muzio fece cenno ai suoi di seguirlo e si precipit verso il foro. Ma era indeciso su quale direzione prendere, dopo; Retogene gli aveva dato solo indicazioni generiche, per giocare con lui e con le vite degli altri: la sola vendetta che gli era rimasta.
Dovette condividere il suo segreto con i legionari. Chiunque mi aiuti a trovare tre romani avr la mia paga. Sono un uomo, una ragazza e una ragazzina di poco pi di dieci anni. Sono in una delle case dietro al foro:  tutto quello che so. Sapeva bene quanto facesse gola la paga di un centurione, e sper di averli invogliati.
Due soldati manifestarono delle perplessit. Signore,  come cercare un ago in un pagliaio... Ci metteremo tanto, senza alcuna garanzia di trovarli. Qui sembrano tutti impazziti e pi rimaniamo in citt da soli e pi corriamo rischi..., obiett uno.
Con tutto il rispetto, signore, presto arriveranno i nostri camerati e ci sar ben poco da raggranellare: questa gente non ha pi niente, e il poco che  rimasto abbiamo l'opportunit di prendercelo noi... Ma solo se agiamo subito, dichiar l'altro.
Muzio strinse i pugni. Forse avrebbe potuto provare a costringerli: in fin dei conti, si trattava di salvare cittadini romani. Ma poich aveva agito di sua iniziativa, non poteva far valere la sua autorit senza esporsi al rischio che protestassero e lo mettessero in cattiva luce presso il console.
Ad annuire furono sei soldati: davvero pochi per setacciare anche solo una parte di citt, e decisamente insufficienti per fronteggiare eventuali e assai probabili aggressioni da parte di quei disperati. Ma non poteva permettersi di perdere altro tempo a convincere i recalcitranti, che lasci liberi di andare a cercare bottino ovunque volessero. Poi prese con s quelli che avevano aderito alla sua proposta e ricominci a correre verso il foro.
Quando arriv nel piazzale, vi trov diverse persone intente a pregare intorno a un altare. Molti strisciavano, al limite delle forze, altri non davano segni di vita, la gran parte piangeva, si lamentava o si disperava. Ma non ci bad e li oltrepass; in ogni caso erano tutti ridotti talmente male da non costituire una minaccia. Individu tre strade alle spalle della piazza. Prese con s un legionario e distribu i restanti nelle altre due vie.
Romani! Romani! Sono venuti a ucciderci!.
No, io mi arrendo! Salvate i miei bambini!.
No, ti uccideranno, come hanno fatto con i nostri guerrieri! Ammazzali tu, prima che lo facciano loro!.
No, ne verranno altri e ci stermineranno, se osiamo toccarli!.
Aveva sperato di passare inosservato, ma non riusc a lasciare la piazza senza che tutta la gente presente lo circondasse. Qualcuno era minaccioso, ma la gran parte lo implorava solo di risparmiare almeno i figli. Tuttavia, all'improvviso un vecchio che non sembrava in s aggred uno dei suoi soldati. Il legionario, impaurito, us subito il gladio trafiggendolo senza esitare. L'uomo si accasci a terra e molti suoi concittadini si ritrassero d'istinto. Altri assunsero un'espressione d'odio. Un ragazzo raccolse una pietra e la scagli addosso a Muzio. Altri lo imitarono e in breve si scaten una fitta sassaiola contro i romani da ogni lato della piazza.
Il centurione fiss l'imboccatura delle stradine dove poteva trovarsi Nevia. Era a pochi passi, ma adesso sembrava pi lontana che mai.
Arrio fu tentato di accorrere in aiuto di Nevia. Ma se avesse abbandonato il proprio presidio della finestra, gli assalitori non avrebbero esitato a entrare da l. Doveva lasciare che se la cavasse da sola. La vide respingere il cadavere che stavano usando per ripararsi. Ma una spada guizz appena sopra di esso, sfiorandole la sommit della testa. La ragazza fece istintivamente un balzo all'indietro, e un uomo ebbe il tempo di spingere il corpo dentro e di seguirlo subito dopo, catapultandosi sul pavimento.
Vai tu alla mia finestra!, le grid, mentre lui si scagliava sull'intruso spingendolo verso l'apertura da cui era entrato, per ostruire la strada ad altri assalitori. Con la coda dell'occhio controll che Nevia gli obbedisse, poi incalz l'avversario mulinando in modo disordinato la propria spada. Ma non era bravo quanto la ragazza, e riusc solo a mantenere l'ispanico in una situazione di precario equilibrio. Quando vide che un altro celtibero stava cercando di entrare, strinse ancor pi il suo antagonista contro la finestra. Ma l'uomo era abile con la spada e mentre i fendenti di Arrio perdevano via via mordente, i suoi mantenevano forza; all'ennesimo impatto, la falcata cadde di mano al romano, che si ritrov disarmato di fronte all'avversario, e con un altro che si accingeva a entrare.
Muzio inizi a mulinare il gladio per farsi largo e gli altri romani gli si schierarono intorno con gli scudi sollevati. Ma uno di loro fu colpito alla testa e stramazz a terra tramortito. Il centurione fu tentato di lasciarlo l, ma quei soldati avevano scelto di seguirlo e adesso ne aveva la responsabilit; si ferm e, in mezzo alla pioggia di pietre, lo aiut a rialzarsi; quindi riprese a camminare sostenendolo con un braccio, mentre con l'altro reggeva lo scudo sopra le loro teste.
Finalmente uscirono tutti ammaccati dalla piazza, e Muzio ordin ai legionari di dividersi come avevano stabilito. Consegn quello ferito a una coppia che mand a destra, altri due soldati fuorno indirizzati a sinistra e lui scelse per s e per l'uomo che si era tenuto accanto la via centrale. Gli ordin di controllare gli edifici che sorgevano sul lato sinistro della strada e lui si sarebbe occupato di quelli a destra. Non esit a prendere a spallate la prima porta che incontr. La sfond dopo alcuni tentativi, irruppe in casa e grid il nome di Nevia, poi quello di Muzia. Nessuno rispose, ma a terra not due cadaveri nella penombra: erano un uomo e una donna e avevano dei coltelli in mano. Cap che si erano uccisi a vicenda.
Il portone successivo era aperto. Entr con decisione, tenendo la spada puntata in avanti, ma quando vide un uomo affondare il viso nel corpo di una donna morta e staccarne brandelli di carne, usc disgustato. Trov due case disabitate, ma quando stava per sfondare un'altra porta, sent urla provenire da dietro una curva. Riprese a camminare facendo segno al compagno, che in quel momento usciva da un'abitazione di fronte, di seguirlo.
E quando svolt, vide un gruppo di persone accalcarsi davanti all'entrata di un edificio.
Nevia vide Arrio disarmato e lanci un urlo. Fece per accorrere in suo aiuto, frapponendosi tra lui e l'avversario, ma si rese conto che un ispanico stava entrando anche dalla sua finestra. E intanto, not che anche la porta stava cedendo. Rimase per un istante indecisa, poi vide che Arrio afferrava il palo che aveva tirato dentro in precedenza e sferrava un colpo in orizzontale verso il celtibero, colpendolo alle caviglie e sbilanciandolo in avanti. Poi gli diede una ginocchiata allo stomaco, facendolo stramazzare a terra, trov il tempo di raccogliere la falcata che aveva perso e gli assest un fendente sulla schiena.
Nevia non pot permettersi di rimanere a contemplare l'opera dell'amico. Un altro avversario si era appena materializzato nel locale. Dovette confinarlo verso la finestra da cui era entrato incrociando la lama con lui. Poi si accorse che un altro aspettava solo di avere spazio sufficiente per irrompere dentro a sua volta; quando si avvicin alla finestra, quest'ultimo cerc di colpirla con la sua spada. Cap, dunque, di doversi guardare da due nemici. E quello con cui duellava all'interno era troppo forte perch lei potesse sperare di prevalere in breve tempo.
Le venne un'idea. Si mosse in modo da costringere l'avversario contro il muro accanto all'apertura, e si tenne appena oltre la portata della lama dell'uomo che agiva dall'esterno, spingendolo ad affondare pi volte la spada, ma sempre a vuoto. Poi fece uno scarto improvviso e con un balzo si pose alle spalle dell'antagonista, costringendolo a saltare verso la finestra. Come sperava, quello fuori si accorse troppo tardi che si trattava del compagno e affond la lama nel suo corpo, facendolo stramazzare sul pavimento.
Nevia si prepar ad affrontare l'irruzione del nuovo nemico, ma la porta cedette e si rese conto di dover fronteggiare un'irruzione di gruppo. All'improvviso, per, da fuori sent esclamare: I romani!.
Tir un sospiro di sollievo. Erano salvi.
Muzio sent che il cuore gli batteva forte. Se dei celtiberi disperati si stavano accalcando intorno a un edificio, era probabile sapessero che l dentro c'erano dei romani. Ne cont tredici, ma in gran parte erano disarmati o avevano dei randelli. C'erano anche delle donne, tra loro. Sper solo di non essere arrivato troppo tardi.
Gli ispanici si accorsero di lui e del suo compagno e si misero a gridare. Per lo pi sembravano spaventati, come nel foro. Ed erano tutti larve umane. Ma non poteva permettersi di rischiare. Lasci che fosse l'istinto di guerriero a guidarlo. Corse verso di loro e due uomini gli si fecero incontro; erano i soli con le spade, gli parve, e non esit a vibrare fendenti decisi non appena li ebbe a portata di lama. Era troppo pi veloce e robusto di loro e li centr subito, uno dopo l'altro; stramazzarono a terra, e lui non si preoccup neppure di appurare se li avesse uccisi o solamente feriti.
A quel punto gli altri badarono solo a scappare. In un attimo si sparpagliarono in tutte le direzioni, lasciandogli la via sgombra. Muzio pot cos raggiungere la porta, che era stata forzata. Entr speranzoso e scrut nella penombra. Ma vide solo un bambino che piangeva su un cagnolino steso sul pavimento, in una pozza di sangue, mentre teneva abbracciato un altro cane, appena pi grande. Accanto a lui, altri tre cadaveri erano quasi addossati all'ingresso, e una donna se ne stava inginocchiata a singhiozzare su uno dei corpi.
L'ispanica sollev il capo e solo allora not la presenza di Muzio. Lo fiss a lungo, prima di dire: Potevi arrivare prima, romano. Forse avresti salvato mio marito; voleva arrendersi, per noi. Ha solo tentato di difendere i cani di nostro figlio....
Il veterano soffoc un ruggito di rabbia e usc, pi frustrato che mai. E immagin che, da qualche parte, stesse accadendo la stessa cosa a Nevia.
La pressione sulla casa si era improvvisamente allentata. Arrio rifiat, notando che l'uomo in procinto di entrare dalla finestra aveva rinunciato, rivolgendosi ai nuovi arrivati.
I romani, finalmente.
Un impulso irrefrenabile lo spinse a correre in direzione di Nevia e ad abbracciarla. Sorprendentemente, lei gli si strinse forte addosso. Le sollev il mento con l'indice perch i loro volti fossero a contatto, ma in quel momento sent rumori di combattimento all'esterno. I legionari stavano cercando di farsi largo tra gli assedianti e, all'improvviso, si rese conto di non poter dare per scontato che riuscissero a prevalere. In fin dei conti, lui e Nevia non avevano idea di quanti fossero i celtiberi che avevano assalito l'edificio, n sapevano se ne erano arrivati altri nel frattempo: poteva anche esserci l'intera cittadinanza superstite, l fuori.
Non era ancora il momento di gioire. Prov ad avvicinarsi alla finestra per capire cosa stesse succedendo, ma scorse solo sagome che entravano fugacemente nel suo campo visivo, per poi sparire subito dopo. Gli parve di vedere almeno un legionario romano, anche se attorniato da celtiberi indemoniati. Sent il clangore di spade che cozzavano, urla di incitamento e poi risate e insulti, che lo fecero rabbrividire.
Ecco, scappa, codardo, scappa... Non li aiuti i tuoi amici?, sent urlare. E non in latino.
Guard Nevia e vide che anche lei aveva capito. Stavolta non esit: avvicin le proprie labbra alle sue e la baci con vigore, appassionatamente.
Lei lo assecond con passione, e non si stacc finch non sentirono un nuovo, violento colpo alla porta, seguito da un tonfo.
Si voltarono a guardare l'ingresso. Il battente era ai loro piedi, e sulla soglia si deline la sagoma di un uomo con la spada in mano. Nei suoi occhi sembrava ardere il fuoco, come se fosse un demone degli inferi venuto a reclamare la loro morte.
Alle sue spalle, altre figure li fissavano con espressione altrettanto feroce.
Muzio riprese a controllare le case, ma in modo pi furioso di prima. Molte erano aperte e disabitate, di altre dovette sfondare le porte. Ma non trovava altro che individui in fin di vita, cadaveri in decomposizione, superstiti ridotti pelle e ossa, terrorizzati e disperati. Ormai aveva capito che i pochi ancora in grado di camminare erano in giro in cerca di cibo o di un modo per fuggire. Quelli che trovava nelle abitazioni stavano solo aspettando che la morte li venisse a prendere.
Irruppe nell'ennesimo locale dove aleggiava un fetore di decomposizione e vi trov una donna accasciata a terra, in mezzo ai resti di qualcuno che poteva essere stato un bambino. Sembrava intontita, lo sguardo vacuo, apparentemente indifferente alla sua presenza. Il respiro affannoso testimoniava che ne aveva ancora per poco. Muzio fece per andarsene, ma la celtibera comp uno scatto sorprendente e gli afferr le caviglie.
Uccidimi... uccidimi, ti prego... me lo merito... Guarda cosa ho fatto a mio figlio!, lo supplic, cercando di trattenerlo.
Muzio la scalci e usc, inorridito, senza badare al pianto dirotto in cui era scoppiata la donna, alle sue imprecazioni alternate a nuove suppliche.
Stava per entrare in un altro edificio, quando vide comparire in fondo alla strada uno dei legionari.
Signore, credo di averli trovati!, gli grid il soldato. Venite con me! Dobbiamo essere il pi possibile. I celtiberi sono parecchi.
I tuoi compagni?, gli domand, facendo segno all'altro legionario di unirsi a loro due.
Non ce l'hanno fatta. Dover difendere il commilitone ferito ci ha distratto. Loro erano di pi e sono rimasto solo io: non potevo far altro che scappare....
Muzio esit. Poteva rivelarsi una pista falsa, come era accaduto solo pochi istanti prima. Ma valeva la pena seguirla e si incammin con il soldato. Svoltarono l'angolo e risalirono la strada parallela. E poco dopo a Muzio si par davanti una scena simile a quella che lo aveva illuso. Cont una decina di persone, ma qualcuno entrava e usciva dalla casa.
Stavolta non intendeva perdere tempo. Fece disporre in linea con lui i due compagni, si pose nel mezzo e caric l'assembramento.
Nevia si dispose accanto ad Arrio, stringendo la spada in pugno. Senza dirsi nulla, arretrarono all'unisono, fino a schierarsi in fondo alla stanza, appena davanti a Muzia. Nevia si volt a controllare la sorella. Incontr il suo sguardo terrorizzato e cerc di rassicurarla con un sorriso. Poi vide Arrio fare lo stesso, e si sent per la prima volta parte di una famiglia che potesse definirsi davvero sua.
Gli altri celtiberi sciamarono nel locale. Erano tutti seminudi, con indosso stracci lerci e strappati, ricoperti di piaghe e ferite, sporchi, con la barba incolta e le guance scavate: dei mostri che a stento si reggevano in piedi, ma che nella comune brama di cibo e di vendetta avevano trovato la forza per conquistare quel piccolo caposaldo in cui si era consumata la loro ultima resistenza. Nevia rimase per qualche istante indecisa se rivolgere la propria spada verso di loro, in un ultimo, inutile tentativo di resistenza, o verso Muzia, per scongiurarle qualunque cosa le avrebbero fatto dopo la loro morte.
Se devo morire giovane,  questo il modo che sceglierei: al tuo fianco e per mia figlia, le sussurr Arrio. Il suo volto era illuminato da un sereno sorriso.
Lo stesso vale per me. Adesso fermali. Io penso a Muzia, gli rispose in latino.
Un velo di sgomento si dipinse sul volto dell'amico. Ma annu. Sapeva quello che andava fatto, per il bene di sua figlia. Non erano pi di fronte a uomini, ma a belve feroci.
Da fuori giunsero delle urla. Gli ispanici sulla soglia fecero qualche passo indietro e guardarono all'esterno. Romani!, esclam uno di loro rientrando istintivamente dentro.
I celtiberi di fronte a Nevia si voltarono. Abbiamo degli ostaggi!, disse quello davanti a lei. Spranga la porta, possiamo.... Le parole gli morirono in gola. La ragazza lo trafisse in mezzo alla schiena, e Arrio la imit immediatamente dopo con quello che gli era pi vicino. Poi estrassero le spade e colpirono anche il terzo celtibero penetrato nell'abitazione, trapassandogli l'addome non appena si volt verso di loro.
Poi si scagliarono insieme contro gli altri che si accalcavano intorno alla soglia, sorprendendoli e spingendoli verso l'esterno prima che potessero chiudere la porta. Ma all'improvviso, si sentirono respingere da una forza superiore. Caddero a terra quasi nello stesso momento, e quando Nevia sollev lo sguardo, sull'uscio vide l'imperiosa, imponente e inconfondibile sagoma del padre torreggiare sui celtiberi, che nell'arco di pochi istanti caddero tutti sotto la sua spada mulinante. Poco dopo Muzio Spurio, seguito da altri due legionari, si fece largo tra i loro cadaveri, si avvicin a lei e le tese la mano, per aiutarla a rialzarsi.

EPILOGO.

Un lungo corteo di celtiberi sfil davanti al campo di Scipione Emiliano dopo essere uscito dalla porta principale di Numanzia. Arrio Salvio cinse Nevia con un braccio e Muzia con l'altro e contempl dagli spalti le loro espressioni devastate, che testimoniavano con agghiacciante efficacia la lunga lotta che il loro popolo aveva sostenuto per la libert. Sembravano non solo sconfitti, ma letteralmente consumati da quella guerra infinita; erano relitti di una lotta epica ed epocale, che non si era mai veramente spenta da quando Roma aveva messo piede nella penisola iberica e che i celtiberi combattevano da ancor prima, quando i padroni della Spagna erano i cartaginesi.
La loro fierezza era stata finalmente fiaccata. Uomini, donne e bambini superstiti camminavano sostenendosi l'un l'altro, scheletrici e claudicanti, vestiti come straccioni, punzecchiati dalle lance dei soldati romani che li mantenevano in colonna, obbligando a rialzarsi chi crollava a terra e indirizzandoli verso gli alloggiamenti dove, dopo essere stati rifocillati, avrebbero atteso il trasferimento a Cartagena per essere venduti al mercato degli schiavi.
Non vedo i guerrieri sopravvissuti. Solo vecchi, donne, bambini e gente che difficilmente avrei visto con un'arma in mano, anche prima di patire gli stenti dell'assedio, comment Arrio, rivolgendosi a Muzio Spurio, che li aveva appena raggiunti dopo aver dato le ultime disposizioni alla sua unit.
Gli uomini nelle migliori condizioni saranno esibiti nel trionfo di Scipione Emiliano, gli spieg. Li ha gi fatti prelevare e rinchiudere nel campo pi meridionale.
Solo allora Arrio not le falere che l'amico aveva appese sul petto. Sono nuove?, gli chiese.
Il console ha voluto onorarmi con la sua stima. Me le ha conferite ieri sera mentre vi rifocillavate, rispose Muzio con evidente orgoglio.
Arrio guard Muzia, che gli restitu un sorriso felice, appena stemperato dalla vicinanza di Muzio, che ancora le incuteva timore; dopo aver mangiato in abbondanza e dopo un sonno ristoratore, un buon bagno e con vestiti nuovi, aveva assunto un altro aspetto, rivelando di poter diventare una donna splendida come la sorellastra.
A proposito: io ho di nuovo fame..., dichiar la ragazzina.
Muzio sorrise ancora. Ne ero sicuro. Per questo mi sono permesso di far portare nel vostro alloggio una parte della colazione destinata al console. Tanto lui non ne mangia mai che una piccola parte. Vi accompagno: sono certo, Muzia, che non vedi l'ora di assaggiare una bella frittata col latte.... Quindi si avvi lungo il terrapieno, facendo loro cenno di seguirlo. Nevia si mosse per prima, mettendogli una mano sulla spalla. Muzio si ferm per un attimo a guardarla e padre e figlia si sorrisero, per poi riprendere a camminare in silenzio.
Non c'era bisogno di dirsi altro, pens Arrio seguendoli. C'era cos tanto di cui parlare, tra loro, che era meglio non dir nulla: qualunque tentativo di spiegarsi avrebbe rischiato di resuscitare un passato che tutti volevano lasciarsi alle spalle. Quello che era successo il giorno prima a Numanzia era sufficiente per mettere fine non solo alla guerra infinita tra romani e celtiberi, ma anche alle incomprensioni tra tutti loro.
Il campo ferveva di attivit, con i legionari in riga, tutti in trepidante attesa di avviarsi verso la citt per procurarsi il bottino. Molti di loro si distrassero solo per salutare e omaggiare il veterano, che riempirono di complimenti. A quanto pareva, Muzio era davvero benvoluto nell'esercito, e il premio che aveva appena conquistato ne era un'ulteriore testimonianza.
Entrarono nella tenda dove avevano cenato e dormito la notte precedente e, come aveva detto il centurione, trovarono il tavolo imbandito di ogni leccornia. Muzia si gett sul dolce cui aveva fatto cenno il centurione, con dei modi piuttosto selvaggi che tradivano non solo la fame, ma anche i lunghi anni di permanenza tra i barbari.
Adesso tocca a te educarla, disse Muzio ad Arrio. E sono certo che lo farai nel migliore dei modi... con l'aiuto di mia figlia, aggiunse sorridendo a entrambi.
Ad Arrio venne in mente che non aveva visto sorridere l'amico per lungo, lunghissimo tempo. E quella mattina era accaduto spesso.
Annu con convinzione. Tu che farai, amico mio?, gli chiese poi con un tono conciliante, per fargli capire che la porta di casa sua sarebbe sempre stata aperta, per lui.
L'unica cosa in cui posso risultare utile a qualcuno, replic con un sorriso forzato il veterano, lanciando una fugace occhiata a Nevia, per poi indicare il campo romano, voltarsi e andarsene.
La ragazza lo guard andare via, poi si strinse ad Arrio accarezzando la testa di Muzia, ancora intenta a mangiare. Lui la baci sulla guancia e avanz di qualche passo; dopo aver lanciato un'ultima occhiata alla massiccia sagoma del vecchio amico che si allontanava senza voltarsi indietro, cap che non lo avrebbe pi rivisto e chiuse i lembi della tenda.
Aveva la sua famiglia, finalmente. E Muzio non ne avrebbe mai fatto parte.
Si accovacci davanti a Muzia, quel tanto che bastava per mantenere il proprio viso all'altezza del suo. Poi guard con aria interrogativa Nevia, che annu.
Era arrivato il momento di dirle la verit, finalmente.
...
.
...
FINE.